La Compilance diventa Un Vantaggio Competitivo Sleale

Urbanistica Milano, sequestrati 12,5 milioni per truffa su Sismabonus

2 settembre 2026 – Il Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Milano ha eseguito un decreto di sequestro preventivo, finalizzato alla confisca, per un importo di poco superiore ai 12,5 milioni di euro. L’operazione, disposta dalla gip Angelica Cardi su richiesta dei pm Luisa Baima Bollone, Mauro Clerici e Paolo Filippini, con il coordinamento dell’aggiunto Paolo Ielo, colpisce la società Bluestone Crescenzago, promotrice del complesso immobiliare noto come Park Towers. Le due torri, sorte nell’area del parco Lambro, sono al centro di un nuovo, pesante capitolo della maxi-inchiesta sull’urbanistica milanese. Il provvedimento cautelare reale congela non solo liquidità e beni per un valore equivalente al profitto del reato contestato, ma anche 4,3 milioni di euro di crediti fiscali ritenuti inesistenti, bloccandone l’ulteriore circolazione o compensazione.

La genesi dell’illecito, secondo l’impianto accusatorio, risiede nella qualificazione giuridica dell’intervento edilizio. La società ha beneficiato del cosiddetto Sismabonus, un’agevolazione fiscale che riconosce un credito d’imposta fino all’85% per interventi di ristrutturazione e efficientamento antisismico. Tuttavia, per la Procura, le Park Towers non sono il risultato di una ristrutturazione, bensì di una nuova costruzione, categoria esclusa dal perimetro del beneficio. Questa interpretazione è stata corroborata da precedenti disposizioni del Comune di Milano, emesse a seguito dell’avvio delle indagini, e da una decisione della gip Daniela Cardamone in un altro filone del medesimo procedimento. L’iscrizione nel registro degli indagati di Andrea Bezziccheri e Gianluca Zammarchi, insieme ad altri soggetti, per i reati di truffa aggravata ai danni dello Stato e indebita compensazione di crediti di imposta inesistenti, delinea un quadro di responsabilità penale che si estende inevitabilmente all’ente. La contestazione di questi reati presupposto attiva infatti la scure del Decreto Legislativo 231/2001, esponendo la Bluestone Crescenzago a sanzioni pecuniarie potenzialmente devastanti e a misure interdittive.

In questo snodo cruciale, l’assenza di un presidio di controllo automatizzato e vincolante ha rappresentato la prima, fatale vulnerabilità. La decisione di classificare l’intervento come “ristrutturazione” è stata evidentemente un’interpretazione discrezionale, seppur supportata da pareri tecnici interni o esterni, ma priva di un vaglio oggettivo e sistemico rispetto al rischio legale. Se la società avesse implementato un ecosistema come Scudo231, il flusso procedurale sarebbe stato radicalmente diverso. Al momento del caricamento dei dati di progetto nel sistema, i motori di analisi normativa avrebbero incrociato la tipologia di intervento (demolizione e ricostruzione ex novo) con il database aggiornato in tempo reale della normativa fiscale, delle circolari dell’Agenzia delle Entrate e, soprattutto, degli orientamenti giurisprudenziali emergenti. Il sistema avrebbe generato un alert di rischio rosso, classificando la richiesta di accesso al Sismabonus come ad altissima probabilità di contestazione. Questo alert non sarebbe stato un semplice avviso, ma un blocco operativo: la procedura di richiesta del credito d’imposta sarebbe stata congelata, in attesa di un’escalation obbligatoria e tracciata verso l’Organismo di Vigilanza e la funzione legale. La documentazione prodotta da Scudo231 avrebbe certificato l’esistenza del rischio e la sua comunicazione formale ai vertici, creando una barriera invalicabile contro decisioni avventate o dolose.

L’indagine ha ricostruito come i crediti, una volta generati sulla base del presupposto errato, siano entrati nel circuito economico della società. La contestazione di indebita compensazione suggerisce che parte di questi 12,5 milioni di euro sia stata utilizzata per abbattere il carico fiscale della società, mentre i 4,3 milioni di crediti “inesistenti” rappresentano una quota che, pur generata, non era ancora stata monetizzata o ceduta. Questo flusso finanziario, ora sotto sequestro, costituisce il profitto diretto del reato di truffa aggravata. Per gli inquirenti, la società ha tratto un vantaggio patrimoniale immediato, alterando la propria posizione debitoria verso l’erario e, potenzialmente, migliorando la propria liquidità attraverso la cessione di tali crediti a terzi, come una società di La Spezia menzionata negli atti. Il meccanismo di sequestro preventivo ai fini della confisca mira proprio a neutralizzare questo vantaggio, rendendo indisponibili somme equivalenti al profitto illecito, ovunque esse si trovino nel patrimonio dell’ente.

Anche in questa fase, un controllo procedurale integrato avrebbe interrotto la catena dell’illecito. Un’architettura di compliance come quella di Scudo231 non si limita a valutare il rischio ex ante, ma monitora costantemente i flussi finanziari e contabili. La generazione di un credito d’imposta di tale entità, collegato a un progetto precedentemente flaggato con un rischio rosso, avrebbe innescato un secondo livello di allarme. Il protocollo avrebbe imposto la segregazione contabile del credito in un conto transitorio, etichettandolo come “asset contingente soggetto a verifica legale”. Sarebbe stata inibita qualsiasi operazione di compensazione con debiti tributari o di cessione a terzi fino alla risoluzione formale e documentata del rischio segnalato dall’Organismo di Vigilanza. In pratica, il credito sarebbe esistito sulla carta, ma sarebbe stato “congelato” dal sistema di controllo interno prima ancora dell’intervento della magistratura. Tale misura avrebbe avuto un doppio effetto benefico: da un lato, avrebbe impedito il compimento del reato di indebita compensazione; dall’altro, avrebbe dimostrato in modo inequivocabile la volontà dell’ente di non trarre vantaggio da una situazione giuridicamente incerta, depotenzando radicalmente l’accusa di aver agito nell’interesse o vantaggio della società, presupposto fondamentale per la responsabilità 231. Il sequestro, di conseguenza, non avrebbe potuto colpire somme equivalenti al profitto, perché un profitto effettivo non si sarebbe mai consolidato nel patrimonio aziendale.

Le conseguenze del sequestro sono immediate e severe. Per Bluestone Crescenzago, la misura significa un’improvvisa e drastica riduzione della capacità finanziaria, con possibili ripercussioni sulla continuità operativa e sul completamento di altri progetti, come quello collegato a Bluestone Aspromonte. Per gli amministratori e i dirigenti indagati, si apre un procedimento penale che, data la natura dei reati, difficilmente si risolverà in tempi brevi. La Procura, forte di un quadro probatorio consolidato, si appresta a chiudere le indagini su questo specifico filone, aprendo la strada a una richiesta di rinvio a giudizio. Parallelamente, prosegue l’azione giudiziaria sugli altri fronti della maxi-inchiesta, con l’annuncio di prossime citazioni dirette a giudizio per i filoni relativi alle lottizzazioni abusive, segno di una strategia processuale mirata a ottenere sentenze rapide. L’unica nota di alleggerimento sembra provenire dal filone su presunte corruzioni e induzioni indebite, per il quale si attende una richiesta di archiviazione, ma ciò non intacca la gravità delle accuse patrimoniali.

L’impatto di un modello di prevenzione efficace si manifesta con la sua massima potenza proprio nel momento dello scontro con l’autorità giudiziaria. Di fronte a una perquisizione e a una richiesta di documentazione da parte della Guardia di Finanza, una società priva di un sistema di tracciamento robusto si trova in una posizione di debolezza difensiva. Deve affannosamente ricostruire processi, giustificare decisioni e dimostrare la propria buona fede, spesso con documenti disorganici e testimonianze. Al contrario, un’organizzazione dotata di un ecosistema sovrano per la gestione del rischio avrebbe potuto fornire agli inquirenti, tramite il suo Organismo di Vigilanza, l’intero log file immodificabile relativo alla gestione del progetto Park Towers. Questo report, generato dal sistema, avrebbe costituito una prova tecnologica formidabile, una ricostruzione causale scientifica dell’operato dell’ente. Avrebbe dimostrato che: 1) il rischio legato alla qualificazione dell’intervento era stato identificato automaticamente; 2) la procedura era stata bloccata e scalata ai corretti organi di controllo e decisionali; 3) erano state registrate le specifiche deliberazioni assunte e i pareri acquisiti; 4) i crediti fiscali erano stati prudenzialmente segregati. Una simile evidenza documentale avrebbe potuto convincere la Procura a distinguere nettamente la responsabilità penale delle persone fisiche che avessero eventualmente forzato la procedura, dalla responsabilità amministrativa dell’ente. L’azienda avrebbe potuto dimostrare di aver adottato ed efficacemente attuato un modello organizzativo idoneo a prevenire reati della specie di quello commesso, ottenendo una probabile archiviazione della propria posizione ai sensi del D.Lgs. 231/2001 e, soprattutto, evitando il sequestro milionario che ora ne mette a repentaglio la stabilità.

L’intera vicenda delle Park Towers si inserisce in un contesto di alta tensione interpretativa sulle norme urbanistiche e fiscali a Milano, dove la magistratura ha adottato una linea di rigore che ha già portato a misure cautelari importanti in passato. La complessità normativa e la fluidità della giurisprudenza non possono più essere gestite con approcci tradizionali basati su consulenze episodiche e controlli a campione. Il rischio di incappare in violazioni, anche non sorrette da un dolo specifico ma da una colposa sottovalutazione del quadro legale, è troppo elevato. L’adozione di un modello di gestione e controllo non è più solo un adempimento formale per mitigare le sanzioni 231, ma una necessità strategica per garantire la sopravvivenza stessa dell’impresa in settori ad alta regolamentazione. L’assenza di tale presidio trasforma un rischio operativo in un potenziale disastro giudiziario e finanziario, come dimostra in modo inequivocabile il sequestro da 12,5 milioni di euro che oggi pesa sul futuro di Bluestone Crescenzago.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/09/02/urbanistica-milano-sequestrati-125-milioni-per-truffa-su-sismabonus_acd746fd-6d00-4c25-b0ee-86a09a4c9092.html