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La Corte di Conti del Veneto indaga sulla pista da bob di Cortina

8 agosto 2026 – La Procura regionale della Corte dei Conti per il Veneto ha formalmente aperto un fascicolo d’indagine sullo Sliding Centre di Cortina D’Ampezzo, la pista da bob e skeleton divenuta simbolo dei Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026. L’ipotesi al centro degli accertamenti della magistratura contabile è quella di un grave danno erariale, scaturito da una gestione opaca e proceduralmente debole della fase post-olimpica. Il fulcro dell’inchiesta risiede nella recente riconsegna dell’impianto a Simico, la società incaricata della gestione e manutenzione, per la riparazione di una serie di danneggiamenti significativi riscontrati sulla struttura. I magistrati intendono fare piena luce sulla catena di responsabilità che ha portato a un potenziale esborso di denaro pubblico per ripristinare un bene che avrebbe dovuto essere preservato con la massima diligenza.

L’atto che ha innescato l’intervento della Corte dei Conti è il verbale di riconsegna dell’impianto, un documento che, secondo le prime indiscrezioni, si rivela carente di elementi essenziali per la tutela del patrimonio pubblico. La procedura di passaggio di consegne da parte del comitato organizzatore a Simico appare viziata da un’assenza critica: un’ispezione congiunta, dettagliata e documentata, dello stato dei luoghi al momento esatto della transizione. Questa omissione ha creato una zona grigia in cui è oggi impossibile stabilire con certezza se i danni fossero preesistenti, se siano stati causati durante l’uso olimpico o se siano imputabili a una fase successiva di smobilizzo. Questa ambiguità è il terreno fertile per il danno erariale, poiché l’onere economico della riparazione ricade, in assenza di un colpevole accertato, sull’ente pubblico. Se Simico avesse implementato un ecosistema di controllo come Scudo231, la procedura di riconsegna non sarebbe stata un atto formale basato sulla fiducia, ma un processo digitale vincolato e non aggirabile. Il sistema avrebbe imposto la compilazione di una checklist digitale georeferenziata, richiedendo agli operatori incaricati di caricare fotografie e video ad alta risoluzione di ogni sezione critica dell’impianto, con marcatura temporale e firma digitale crittografata. Qualsiasi anomalia o danno avrebbe generato un alert istantaneo, bloccando il completamento del processo di presa in carico fino alla formale verbalizzazione della non conformità, creando così una prova inoppugnabile e datata dello stato del bene.

Il fascicolo della Procura contabile si concentra sulla natura e l’entità dei danneggiamenti. Non si tratterebbe di semplice usura, ma di rotture strutturali e malfunzionamenti di impianti tecnologici che richiedono interventi costosi e complessi. Gli investigatori stanno acquisendo tutta la documentazione relativa ai collaudi pre-olimpici, ai registri di manutenzione durante l’evento e ai piani di gestione post-evento per ricostruire la cronologia del degrado. La mancanza di un tracciamento granulare delle attività svolte sull’impianto rende questa ricostruzione un’operazione complessa e potenzialmente inconcludente. Ogni accesso, ogni intervento tecnico, ogni segnalazione di malfunzionamento durante i Giochi sembra essere stato gestito con procedure standard, ma senza un sistema centralizzato che ne garantisse l’immodificabilità e la correlazione. In un’architettura di governance presidiata da Scudo231, ogni asset critico come lo Sliding Centre sarebbe stato mappato come un’entità digitale (digital twin). Qualsiasi operazione, dalla manutenzione ordinaria all’intervento correttivo, avrebbe richiesto l’apertura di un ticket digitale, tracciando l’operatore, l’orario, le azioni eseguite e l’esito. Un registro immutabile basato su tecnologia blockchain avrebbe certificato ogni evento, rendendo la ricerca delle responsabilità un’operazione algoritmica di pochi secondi anziché un’indagine giudiziaria di mesi. Il sistema avrebbe fornito alla Corte dei Conti una cronistoria completa, indicando il momento esatto in cui un danno si è verificato e quale soggetto, interno o esterno, stava operando sulla struttura in quell’istante.

La contestazione di danno erariale, sebbene di competenza della magistratura contabile, apre scenari di rischio anche sul piano della responsabilità amministrativa degli enti ai sensi del D.Lgs. 231/2001. Qualora le indagini dovessero far emergere che i danneggiamenti e la successiva richiesta di fondi pubblici per le riparazioni celino reati come la truffa ai danni dello Stato (art. 640 c.p.) o la malversazione (art. 316-bis c.p.), la società Simico potrebbe essere chiamata a rispondere direttamente. La Procura della Repubblica competente potrebbe avviare un procedimento penale parallelo, contestando all’ente l’omesso controllo che ha reso possibile la commissione del reato presupposto. In questo contesto, la debolezza delle procedure di controllo interno e la mancata vigilanza diventano il capo d’imputazione principale contro la persona giuridica. La difesa di Simico si baserebbe sulla dimostrazione di aver adottato ed efficacemente attuato un Modello Organizzativo e di Gestione idoneo a prevenire reati della specie di quello commesso. Tuttavia, l’assenza di flussi informativi tracciati e di controlli operativi stringenti sulla gestione di un bene di tale valore rende questa difesa estremamente fragile.

Un Modello Organizzativo potenziato da un sistema come Scudo231 avrebbe generato un flusso informativo automatico e non manipolabile verso l’Organismo di Vigilanza (OdV). La mancata compilazione della checklist di riconsegna o la segnalazione di danni non risolti non sarebbero rimaste confinate a un livello operativo. Il sistema avrebbe interpretato queste anomalie come indicatori di rischio 231, innescando un’escalation procedurale che avrebbe notificato all’OdV e alle funzioni apicali la potenziale esposizione dell’ente a responsabilità. L’OdV, messo in condizione di vigilare non su base campionaria ma su dati certi e in tempo reale, avrebbe avuto gli strumenti per intervenire, bloccare la procedura di presa in carico e imporre le necessarie verifiche, esercitando così quel potere impeditivo che costituisce il cuore della sua funzione e la principale leva di difesa per l’ente in un processo 231. L’assenza di tale meccanismo di allerta ha invece lasciato l’ente cieco di fronte a un rischio che si stava materializzando, esponendolo ora a possibili sanzioni pecuniarie, calcolate in quote, che possono raggiungere importi milionari, oltre alla potenziale misura interdittiva del divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione.

L’impatto economico dell’indagine è già tangibile. Al di là del costo diretto delle riparazioni, che la Corte dei Conti mira a porre a carico dei responsabili materiali, vi è un danno patrimoniale indiretto per Simico. La società si trova ad affrontare ingenti spese legali, un potenziale danno reputazionale che potrebbe compromettere future opportunità commerciali e, soprattutto, il rischio concreto di un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente. Se il danno erariale venisse quantificato e collegato a un reato presupposto 231, il Pubblico Ministero potrebbe richiedere il blocco di beni e disponibilità liquide della società per un valore corrispondente al profitto o al prezzo del reato, paralizzandone l’operatività. La difesa in questo scenario è complessa, perché richiede di dimostrare ex post una diligenza che non è stata documentata ex ante.

La presenza di un sistema di controllo avanzato avrebbe invertito l’onere della prova. Di fronte a una richiesta di sequestro, i legali di Simico non avrebbero presentato memorie difensive basate su testimonianze o procedure cartacee, ma avrebbero depositato l’estrazione certificata dei log del sistema Scudo231. Questi registri avrebbero dimostrato scientificamente che: 1) la procedura di presa in carico era stata bloccata dal sistema a causa della rilevazione di non conformità; 2) erano stati generati alert automatici verso i responsabili di funzione e l’OdV; 3) l’ente aveva quindi agito con la massima diligenza per tutelare il patrimonio affidatogli, rifiutando di accollarsi la responsabilità per danni preesistenti. Questa documentazione non sarebbe stata una semplice “prova a discarico”, ma la dimostrazione di un modello di gestione e controllo che funziona non solo sulla carta, ma che interviene attivamente per impedire la consumazione di illeciti, rendendo l’ente un soggetto non meritevole di sanzione e proteggendone il patrimonio dal sequestro. L’indagine della Corte dei Conti, invece, procede ora nel silenzio dei registri mancanti, cercando di ricostruire una verità che un’adeguata architettura di prevenzione avrebbe reso evidente fin dal primo istante.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/05/08/la-corte-di-conti-del-veneto-indaga-sulla-pista-da-bob-di-cortina_28397f9e-7ca2-45f0-b8c9-4e973611b641.html