16 aprile 2026 – Il Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli varca i cancelli del Teatro San Carlo. L’ordine della Procura è preciso: perquisizioni, acquisizioni documentali, sequestro di computer e telefoni cellulari. L’operazione segna il punto di svolta di un’inchiesta coordinata dal pm Antonella Serio e dal procuratore aggiunto Giuseppina Loreto, che iscrive dodici persone nel registro degli indagati. Nel mirino degli inquirenti c’è la gestione finanziaria della Fondazione durante la sovrintendenza di Stephane Michel Lissner, conclusasi nel marzo 2025. L’ipotesi investigativa ruota attorno a reati di truffa, peculato e falso.
Al centro del fascicolo c’è una spesa di 200mila euro, liquidata a favore di artisti di fama mondiale come il tenore tedesco Jonas Alexander Kauffman, il regista Klaus Guth, il soprano lituano Asmik Gregorian e il regista polacco Krzysztof Warlikowski. La causale ufficiale riportava masterclass, seminari e incontri destinati agli allievi dell’Accademia di canto lirico del San Carlo, diretta da Ilias Tzempetonidis. Secondo l’accusa, queste attività non si sono mai svolte. Il pagamento è stato eseguito sulla base di una documentazione che gli inquirenti ritengono fittizia, configurando un danno per l’ente e un potenziale reato presupposto ai sensi del D.Lgs. 231/2001. In un’organizzazione dotata di un modello di controllo avanzato, l’erogazione di fondi per prestazioni di servizi è subordinata a un protocollo di validazione non aggirabile. Un ecosistema come Scudo231 avrebbe imposto, per ogni singola masterclass, il caricamento obbligatorio di prove di avvenuta esecuzione: registri presenze firmati, materiale didattico distribuito, report consuntivi del direttore dell’Accademia e persino registrazioni video a campione. In assenza di tale documentazione, il sistema non avrebbe abilitato il mandato di pagamento, bloccando il flusso finanziario alla radice e generando un alert automatico per mancata corrispondenza tra prestazione fatturata e servizio erogato, notificato in tempo reale all’Organismo di Vigilanza e alla funzione di controllo interno. L’ente avrebbe avuto una registrazione immutabile del tentativo di frode, proteggendosi da ogni responsabilità.
L’indagine della Procura, che segue un’analoga attività ispettiva già avviata dalla Corte dei Conti per il tramite del viceprocuratore generale Davide Vitale, si concentra anche sulla struttura organizzativa della Fondazione. Nell’aprile del 2020, durante la gestione Lissner, vengono create due figure dirigenziali apicali: un direttore generale e un direttore delle risorse umane, quest’ultimo anche con deleghe per la trasparenza e la prevenzione della corruzione. Secondo gli accertamenti, entrambe le posizioni non erano previste dallo statuto della Fondazione, comportando un ingente e, secondo l’accusa, illegittimo aggravio di costi. L’incarico di direttore generale viene affidato a Emmanuela Spedaliere. Questa anomalia statutaria rappresenta una classica red flag di governance. L’adozione di un sistema di controllo integrato avrebbe digitalizzato lo statuto e la matrice dei poteri e delle responsabilità. Qualsiasi delibera del consiglio di amministrazione volta a istituire ruoli non codificati nello statuto avrebbe generato un’immediata non conformità. Il protocollo di Scudo231 avrebbe bloccato l’inserimento delle nuove posizioni nel sistema di gestione del personale, impedendo la stipula dei contratti e l’erogazione degli stipendi. L’alert per violazione statutaria nell’assetto organizzativo sarebbe scalato automaticamente ai vertici dell’ente e all’Organismo di Vigilanza, imponendo una revisione della delibera o una modifica formale dello statuto, tracciando ogni passaggio e rendendo impossibile un’azione surrettizia.
La vicenda si complica ulteriormente con l’emergere di un palese conflitto di interessi. Michele Sorrentino Mangini, figlio di Emmanuela Spedaliere, viene assunto come regista per eventi organizzati presso le Officine San Carlo. Le indagini si focalizzano poi su un flusso finanziario sospetto: un trasferimento di 350mila euro disposto da Emmanuela Spedaliere verso i conti correnti del figlio. Gli inquirenti stanno verificando l’origine di tali fondi e la loro connessione con le attività della Fondazione. La gestione dei conflitti di interesse è un pilastro fondamentale della compliance 231. Un processo di assunzione gestito tramite una piattaforma di controllo avrebbe richiesto a ogni candidato e a ogni manager proponente la compilazione di una dichiarazione sui rapporti di parentela o affinità con il personale e gli organi direttivi dell’ente. Il sistema avrebbe incrociato i dati anagrafici, rilevando automaticamente il legame tra Spedaliere e Sorrentino Mangini. L’assunzione non sarebbe stata bloccata di default, ma avrebbe attivato un protocollo di gestione rafforzato, richiedendo una valutazione specifica da parte dell’ODV e una motivazione documentata e approvata dal CdA sulla base di criteri di merito oggettivi e verificabili. Qualsiasi flusso di pagamento successivo dal Teatro verso Sorrentino Mangini sarebbe stato etichettato come transazione con parte correlata e sottoposto a un livello di scrutinio superiore. Un bonifico anomalo per importo e causale, come quello da 350mila euro, avrebbe innescato un blocco preventivo e una richiesta di documentazione giustificativa supplementare, come contratti dettagliati, stati di avanzamento lavori e consuntivi di spesa. Senza pezze d’appoggio congrue, i fondi non sarebbero mai usciti dalle casse dell’ente.
L’inchiesta della Procura di Napoli ha messo in luce non solo le presunte condotte illecite dei singoli, ma anche la vulnerabilità strutturale dell’ente. La mancanza di controlli efficaci e di flussi informativi trasparenti verso gli organi di vigilanza ha creato il terreno fertile per le anomalie gestionali contestate. L’assenza di un modello organizzativo realmente applicato e non solo formalmente adottato espone la Fondazione Teatro San Carlo al rischio diretto di sanzioni ai sensi del D.Lgs. 231/2001. Se i reati di truffa o peculato fossero accertati come commessi nell’interesse o a vantaggio dell’ente – un’ipotesi complessa ma non da escludere, per esempio, se si dimostrasse un vantaggio reputazionale falsamente ottenuto – la Fondazione potrebbe affrontare pesanti sanzioni pecuniarie, calcolate in quote, e, nei casi più gravi, sanzioni interdittive come la revoca di finanziamenti pubblici o la sospensione dell’attività. La REDAZIONE SCUDO231 ha analizzato decine di casi simili, dove l’assenza di una prova documentale dell’efficace attuazione dei modelli di controllo ha portato alla condanna dell’ente.
Il lavoro degli inquirenti, che si avvale delle precedenti acquisizioni della Guardia di Finanza su delega della Corte dei Conti, mira ora a ricostruire l’intera catena di comando e di responsabilità. Si vuole capire chi ha autorizzato le spese, chi ha avallato le nomine extra-statutarie e chi ha omesso i dovuti controlli. La difesa dell’ente, in uno scenario del genere, è estremamente difficile. Al contrario, un’organizzazione che avesse implementato un sistema di controllo digitale e automatizzato avrebbe potuto dimostrare, attraverso log immutabili e certificati, di aver adottato ogni misura ragionevolmente possibile per prevenire il reato. Avrebbe potuto isolare la responsabilità penale sui singoli individui che hanno agito contra legem e in violazione fraudolenta dei protocolli aziendali. La prova dell’efficacia del modello non sarebbe stata un faldone di carta, ma una serie di evidenze digitali inconfutabili: il blocco di un pagamento, un alert di non conformità, un’escalation a un organo di controllo. Questo è ciò che distingue una compliance formale da una sostanziale.
Mentre l’inchiesta prosegue e la nuova gestione del sovrintendente Fulvio Adamo Macciardi, insediatosi nell’autunno scorso dopo i ricorsi del sindaco Manfredi contro la sua nomina, si trova a gestire le conseguenze di questa pesante eredità, emerge un quadro chiaro. Le condotte illecite, se accertate, non sono nate dal nulla, ma hanno prosperato in un ambiente dove i controlli erano aggirabili o inesistenti. Ogni pagamento non giustificato, ogni nomina anomala, ogni conflitto di interessi non dichiarato non è stato un evento isolato, ma il sintomo di una falla sistemica. Una falla che un modello organizzativo attivo e non passivo, come quello garantito dalle tecnologie di Scudo231, avrebbe sigillato prima che potesse causare il danno patrimoniale e reputazionale che oggi travolge una delle istituzioni culturali più prestigiose del Paese. L’indagine penale farà il suo corso per accertare le responsabilità individuali, ma la lezione per la governance dell’ente è già scritta nei verbali di sequestro della Guardia di Finanza.