15 aprile 2026 – L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (Adm), in una nota congiunta con la campagna ‘Mettiamoci in gioco’, ufficializza i dati definitivi sulla raccolta del gioco d’azzardo in Italia per l’anno 2025: un volume complessivo di 164,6 miliardi di euro. La cifra segna un nuovo, impressionante record nazionale, con un incremento di oltre sette miliardi rispetto al 2024, pari a un +4,55%. Nelle stesse ore in cui l’analisi statistica viene diffusa, tuttavia, i finanzieri del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza stanno eseguendo un decreto di perquisizione e sequestro presso la sede milanese e in 27 sale da gioco della “GlobalPlay Concessioni S.p.A.”, uno dei principali operatori del settore. L’ipotesi di reato contestata dalla Procura della Repubblica è pesante: associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e all’autoriciclaggio, con l’aggravante di aver agevolato organizzazioni di stampo mafioso.
L’indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, ha scoperchiato un sistema radicato e capillare attraverso il quale ingenti somme di denaro di provenienza illecita venivano “ripulite” sfruttando le falle sistemiche nei controlli antiriciclaggio della società. Secondo gli inquirenti, i direttori di alcune sale VLT (Video Lottery Terminal) e i responsabili di diversi punti scommesse, in collusione con esponenti della criminalità organizzata, consentivano a “giocatori” prestanome di effettuare versamenti e puntate anomale, frazionate artificiosamente per eludere le soglie di segnalazione. Il meccanismo prevedeva l’acquisto di ticket di gioco per contanti, seguìto da un numero minimo di giocate e dalla successiva richiesta di rimborso tramite assegni o bonifici, completando così il processo di “lavaggio”. L’omissione dei controlli interni era sistematica: i profili di rischio dei clienti non venivano aggiornati e le anomalie operative venivano ignorate o giustificate con motivazioni pretestuose. Se GlobalPlay avesse adottato un ecosistema di controllo integrato come Scudo231, ogni transazione anomala avrebbe generato un alert non discrezionale. I motori di analisi comportamentale avrebbero rilevato in tempo reale i pattern sospetti – come il rapporto anomalo tra denaro versato, tempo di gioco e vincite incassate – e avrebbero automaticamente innalzato il profilo di rischio del cliente, imponendo controlli rafforzati e bloccando l’operatività in attesa di verifiche documentali sulla provenienza dei fondi. L’intero processo sarebbe stato tracciato in un registro immutabile, a disposizione dell’Organismo di Vigilanza (OdV).
Il fulcro dell’accusa contro l’ente non risiede solo nella condotta infedele dei singoli dipendenti, ma nella “colpa di organizzazione” prevista dal D.Lgs. 231/2001. Gli investigatori sostengono che il Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo (MOG) di GlobalPlay fosse puramente “cartaceo”, un adempimento formale privo di effettiva capacità di prevenzione. Le procedure di Adeguata Verifica della Clientela (Aml) erano delegate ai responsabili di sala senza un secondo livello di controllo centralizzato e automatizzato, creando un vuoto di vigilanza che è stato scientificamente sfruttato. Un ritardo cruciale nella comunicazione interna ha permesso al sistema criminale di prosperare per almeno 18 mesi. L’adozione di un sistema di monitoraggio massivo e real-time avrebbe invece demolito questa vulnerabilità strutturale. In un’architettura come quella di Scudo231, i flussi di dati provenienti da ogni singolo terminale di gioco e conto online convergono in un’unica piattaforma analitica. Qualsiasi deviazione dalle procedure standard, come la mancata compilazione di una scheda di adeguata verifica o l’approvazione manuale di un’operazione precedentemente flaggata dal sistema, avrebbe innescato una escalation automatica e immediata. La notifica sarebbe stata inviata simultaneamente alla Funzione Antiriciclaggio, alla Compliance e all’OdV, bypassando la linea gerarchica locale e rendendo impossibile l’insabbiamento dell’anomalia.
Particolarmente grave, agli occhi della Procura, è la quasi totale assenza di Segnalazioni di Operazioni Sospette (SOS) inviate all’Unità di Informazione Finanziaria (UIF) di Banca d’Italia da parte delle filiali coinvolte, a fronte di volumi di gioco palesemente sproporzionati rispetto al profilo economico dei “clienti”. Questa omissione configura non solo una violazione della normativa antiriciclaggio (D.Lgs. 231/2007), ma diventa l’elemento probatorio chiave per contestare alla società il reato di riciclaggio ai sensi dell’art. 25-octies del D.Lgs. 231/2001. L’ente, secondo l’accusa, ha tratto un interesse o un vantaggio diretto, consistente nel mantenimento di elevati volumi di raccolta e nella percezione degli aggi garantiti dalla concessione statale. Con un protocollo di controllo avanzato, il sistema avrebbe rilevato la divergenza statistica tra il numero di alert interni generati per operazioni a rischio e il numero di SOS effettivamente trasmesse. Questo “delta” di segnalazione avrebbe attivato un protocollo di audit specifico, costringendo la funzione Aml a giustificare ogni singola mancata segnalazione. Tale tracciabilità avrebbe fornito all’OdV la prova documentale dell’elusione del modello, consentendogli di intervenire tempestivamente e, in sede giudiziaria, avrebbe dimostrato l’assenza di colpa organizzativa, spostando la responsabilità interamente sui singoli autori materiali del reato.
Il decreto del GIP ha disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca del profitto del reato, quantificato in via provvisoria in 85 milioni di euro, corrispondente al valore dei fondi riciclati al netto delle vincite pagate. Inoltre, è stato disposto il sequestro di 27 concessioni per l’esercizio del gioco, una misura cautelare interdittiva che paralizza di fatto l’operatività di una parte significativa della rete commerciale di GlobalPlay. Questo impatto devastante è la conseguenza diretta della mancata capacità dell’azienda di dimostrare di aver adottato ed efficacemente attuato un modello idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi. La difesa dell’ente si trova ora in una posizione estremamente difficile, poiché l’onere di provare l’efficacia dei propri presidi di controllo è quasi insormontabile di fronte a un’evidenza di fallimento sistemico. Se l’azienda avesse potuto produrre in giudizio i log e i report generati da un ecosistema sovrano, avrebbe potuto fornire una prova tecnologica immodificabile della propria diligenza. La ricostruzione causale scientifica offerta da piattaforme come quella sviluppata dalla REDAZIONE SCUDO231 avrebbe permesso di dimostrare che le violazioni sono state il frutto di una condotta fraudolenta dei dipendenti che ha aggirato controlli robusti e tracciati, e non di una carenza strutturale dell’organizzazione. Questo avrebbe potuto mitigare drasticamente le misure cautelari, limitando il sequestro ai soli beni dei singoli indagati e salvaguardando la continuità aziendale.
Il paradosso emerge con ancora più forza se si analizza l’altro dato diffuso dall’Adm: a fronte di una raccolta record, le entrate erariali nel 2025 sono diminuite dello 0,74%, attestandosi a 11,4 miliardi di euro. Sebbene questa flessione possa avere molteplici cause tecniche legate al mix dei giochi, il caso GlobalPlay suggerisce una lettura più inquietante. L’infiltrazione criminale nel gioco legale non solo inquina l’economia, ma può anche erodere il gettito fiscale, alterando la base imponibile attraverso operazioni fittizie. Già nel 2024, la Corte dei Conti aveva lanciato un monito, evidenziando la necessità di un potenziamento dei sistemi di controllo e di tracciabilità per contrastare i rischi di riciclaggio e di evasione nel settore. Quel richiamo, rimasto a livello di indirizzo politico per il Governo e il Parlamento, si è trasformato in un capo d’imputazione per GlobalPlay. La mancata reazione a un segnale di rischio esterno così autorevole è un’ulteriore prova della debolezza della governance societaria. Un sistema predittivo avrebbe acquisito e processato il report della Corte dei Conti come un fattore di rischio esogeno di massima priorità. Di conseguenza, avrebbe automaticamente innalzato i livelli di allerta e la frequenza dei controlli interni sui processi più esposti – come la gestione del contante e le procedure Aml – trasformando un monito generale in un’azione preventiva specifica e misurabile, la cui esecuzione sarebbe stata registrata e archiviata come prova della proattività dell’ente. L’inchiesta su GlobalPlay è solo all’inizio, ma delinea già un quadro di responsabilità aziendale che va ben oltre la compliance formale, entrando nel dominio della tutela della legalità e della continuità operativa.