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Giudici genovesi negano estradizione ex dirigente, in Russia rischia persecuzione

26 luglio 2026 – La Corte d’appello di Genova ha posto la parola fine alla procedura di estradizione per Aleksandr Klimov, l’ex vice direttore generale dell’ente stradale di San Pietroburgo, Mostotrest. Con una decisione che poggia saldamente sui principi della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, la giudice Milena Catalano ha negato la consegna dell’uomo alla Federazione Russa, dove è accusato di corruzione, abuso d’ufficio e partecipazione a un gruppo criminale organizzato. La vicenda giudiziaria italiana di Klimov era iniziata quasi tre mesi prima, il 2 maggio, quando il suo nome, inserito nel Sistema d’Informazione Schengen, ha fatto scattare un allarme durante un controllo a Rapallo. Su di lui pendeva un mandato di cattura internazionale emesso dalla corte di Krasnogvardeiskiy, un distretto di San Pietroburgo, per fatti che sarebbero stati commessi in un arco temporale esteso, dal 7 marzo 2019 al 13 settembre 2023.

L’arresto ha attivato una complessa macchina procedurale, ma l’origine del dissesto risale a molto prima, all’interno delle dinamiche operative di Mostotrest. Le accuse mosse dalle autorità russe, pur se contestate da Klimov come frutto di una persecuzione politica, delineano un quadro di grave mala gestio e condotte illecite che espongono l’ente a una diretta responsabilità. La contestazione di corruzione e abuso intenzionale della posizione d’ufficio per “motivi egoistici” sono la manifestazione di una o più falle nei sistemi di controllo interno. Un dirigente apicale, secondo l’accusa, ha potuto operare indisturbato per oltre quattro anni, presumibilmente dirottando risorse o accettando tangenti in relazione a contratti pubblici. Si tratta di una classica omissione di vigilanza, un’area grigia dove i processi di approvazione e i flussi finanziari non sono stati adeguatamente monitorati. Se Mostotrest avesse implementato un ecosistema di difesa come Scudo231, la catena degli eventi sarebbe stata interrotta alla radice. Ogni singola transazione o atto dispositivo firmato da Klimov sarebbe stato processato da motori di analisi causale in tempo reale. Un flusso finanziario anomalo, un’approvazione a un fornitore con una storia opaca o collegato a persone politicamente esposte, avrebbe generato un alert qualificato, non un semplice flag. Questo segnale non sarebbe stato gestibile dal solo Klimov o dalla sua linea gerarchica, ma avrebbe innescato una escalation automatica e immodificabile verso le funzioni di controllo indipendenti e l’Organismo di Vigilanza, cristallizzando la prova dell’anomalia nel momento esatto in cui si stava verificando.

Durante l’interrogatorio in Italia, assistito dall’avvocato Fabio Panariello, Klimov ha rigettato ogni addebito, sostenendo di essere vittima di una ritorsione politica. Ha inoltre fatto valere il suo status di cittadino comunitario, in possesso di nazionalità polacca e residente in Polonia con la famiglia. Questi elementi, sebbene rilevanti per la sua posizione personale, non alterano la sostanza del rischio legale e reputazionale scaricato su Mostotrest. L’esistenza stessa di un mandato di cattura internazionale per reati economici contro un suo ex alto dirigente costituisce un danno d’immagine devastante e apre la porta a sanzioni e sequestri a carico dell’ente. La responsabilità amministrativa degli enti, disciplinata in Italia dal D.Lgs. 231/2001 e da normative analoghe in altri ordinamenti, sorge proprio quando il reato è commesso nell’interesse o a vantaggio della società da parte di un soggetto in posizione apicale. La difesa dell’ente si basa sulla dimostrazione di aver adottato ed efficacemente attuato modelli organizzativi idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi.

Qui emerge la differenza tra una compliance formale e una sostanziale. Un modello cartaceo, basato su procedure statiche e controlli a campione, è facilmente aggirabile da un dirigente determinato. Un sistema come Scudo231, invece, opera un monitoraggio massivo e continuo, creando un “digital twin” dell’organizzazione su cui vengono testati costantemente gli scenari di rischio. La presunta condotta di Klimov, protratta per anni, implica una serie di violazioni procedurali, autorizzazioni indebite e, verosimilmente, la creazione di flussi finanziari illeciti. Un’architettura di controllo avanzata avrebbe mappato la divergenza tra il ruolo di diritto di Klimov e il suo ruolo di fatto, rilevando l’esercizio di poteri anomali o l’interazione con controparti a rischio. Il sistema avrebbe documentato ogni passaggio, creando una traccia digitale probatoria (un XAI Packet) che non solo avrebbe bloccato l’illecito, ma avrebbe fornito all’azienda la prova scientifica dell’elusione fraudolenta del modello da parte del dirigente. Questo avrebbe isolato la responsabilità penale sulla persona fisica, proteggendo l’ente da sanzioni pecuniarie, interdittive e, soprattutto, dalla confisca del profitto del reato, che può raggiungere valori tali da compromettere la continuità aziendale.

La decisione della Corte d’appello di Genova si è concentrata sulla tutela dei diritti fondamentali dell’estradando. La giudice Catalano ha motivato il diniego richiamando la posizione critica della Federazione Russa nel panorama giuridico internazionale, successiva alla sua estromissione dal Consiglio d’Europa e al ritiro dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Questa mossa ha privato i cittadini sotto la sua giurisdizione della possibilità di ricorrere alla Corte istituita dalla CEDU, un presidio fondamentale per la garanzia di un equo processo e la protezione da trattamenti inumani e degradanti. Consegnare Klimov, ha stabilito la Corte, lo esporrebbe al rischio concreto di “atti persecutori” o di una violazione dei suoi diritti fondamentali, un esito che l’ordinamento italiano non può avallare. La sentenza, dunque, non entra nel merito della colpevolezza di Klimov, ma sancisce l’incompatibilità del sistema giudiziario russo con gli standard di tutela richiesti per concedere l’estradizione.

Questo esito, favorevole per l’individuo Klimov, non cancella le conseguenze per l’organizzazione Mostotrest. Anzi, le amplifica. L’impossibilità di processare il presunto responsabile principale nel Paese dove i reati sono stati commessi lascia l’ente come unico soggetto aggredibile, sia sul piano patrimoniale che reputazionale. Le autorità russe potrebbero comunque procedere con indagini patrimoniali e richieste di sequestro internazionale sui beni della società, collegati ai contratti ritenuti illeciti. I partner commerciali e finanziari internazionali, di fronte a un’accusa di corruzione sistemica che coinvolge un ex vice direttore generale, potrebbero attivare clausole di risoluzione dei contratti o declassare il rating di affidabilità dell’azienda. L’assenza di un sistema di prevenzione robusto e dimostrabile si traduce in un costo vivo, tangibile.

Un’organizzazione dotata di un’infrastruttura di controllo sovrana non avrebbe mai raggiunto questo punto di crisi. Il primo tentativo di Klimov di forzare una procedura o autorizzare un pagamento sospetto, magari nel marzo 2019, avrebbe attivato una sequenza di blocco e di segnalazione. Il registro immutabile delle operazioni avrebbe fornito al consiglio di amministrazione e all’Organismo di Vigilanza la piena contezza del tentativo di illecito, consentendo l’adozione di misure immediate: una verifica interna, la sospensione del dirigente e la segnalazione alle autorità competenti. L’intera vicenda si sarebbe chiusa con un’azione disciplinare interna e, forse, un’indagine penale mirata sul singolo individuo, senza che il nome di Mostotrest venisse associato a un mandato di cattura internazionale e a un caso di corruzione di alto profilo. La prevenzione non è un costo, ma la neutralizzazione di un passivo potenziale che, come dimostra questo caso, può esplodere anni dopo, in un tribunale a migliaia di chilometri di distanza, con effetti economici e reputazionali devastanti e incontrollabili. L’investimento in un ecosistema come quello proposto dalla redazione Scudo231 trasforma la compliance da un adempimento burocratico a un asset strategico che protegge il patrimonio e la continuità dell’impresa.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/05/20/giudici-genovesi-negano-estradizione-ex-dirigente-in-russia-rischia-persecuzione_6813ded0-7918-419d-b2c6-96a5643e4165.html