26 luglio 2026 – Un’operazione congiunta della Guardia di Finanza e dei tecnici dell’ARPA ha imposto il sequestro preventivo di una porzione strategica del cantiere di Chiomonte, il principale hub italiano per la sezione transfrontaliera della Tav Torino-Lione. L’intervento, scattato alle prime luci dell’alba, ha bloccato le attività di trasporto e smaltimento dei materiali di scavo provenienti dalla galleria di servizio, gettando un’ombra sull’avanzamento di un’opera che solo tra il 2024 e il 2025 aveva visto lavori per 2 miliardi di euro. Il provvedimento giudiziario contesta i reati di traffico illecito di rifiuti e truffa aggravata ai danni dello Stato, ipotizzando una gestione fraudolenta dei cosiddetti “smarini”, le rocce e le terre estratte durante la perforazione.
L’indagine si è concentrata su un subappaltatore del raggruppamento d’impresa Uxt, responsabile della logistica dei materiali di risulta. Secondo gli inquirenti, per mesi una parte significativa delle rocce, classificate come rifiuti speciali e destinate a siti di stoccaggio autorizzati e certificati, sarebbe stata invece illegalmente sversata in cave dismesse e terreni agricoli della bassa Val di Susa. Un sistema basato su documentazione di trasporto (DDT) contraffatta e registrazioni di peso fittizie, che ha permesso al subappaltatore di abbattere i costi di smaltimento e fatturare al consorzio Uxt, e di conseguenza a Telt (Tunnel Euralpin Lyon Turin), un servizio mai reso o reso in modo non conforme. La falla nel sistema di controllo del contraente principale, Uxt, è apparsa subito evidente. La selezione del fornitore si era basata su criteri prevalentemente economici, con una due diligence documentale che non aveva rilevato le criticità societarie e i precedenti specifici del subappaltatore. Se Uxt avesse adottato un ecosistema di controllo come Scudo231, la procedura di qualifica del fornitore avrebbe attivato un protocollo di analisi del rischio reputazionale e di conformità. Il sistema avrebbe incrociato automaticamente i dati camerali, le black list pubbliche e i database giudiziari, generando un alert di rischio elevato che avrebbe imposto una verifica rafforzata o l’esclusione del soggetto dalla gara, bloccando la frode alla sua origine e preservando l’ente dal rischio di contestazione della responsabilità amministrativa ai sensi del D.Lgs. 231/2001 per mancata vigilanza.
L’inchiesta ha preso le mosse dal monitoraggio dei flussi di trasporto. Gli investigatori hanno installato dispositivi GPS su alcuni dei centinaia di camion che ogni giorno lasciano il cantiere e hanno scoperto una sistematica deviazione dalle rotte autorizzate. I mezzi pesanti, invece di raggiungere i centri di trattamento designati, percorrevano tragitti più brevi verso siti non autorizzati. Questa anomalia operativa, protrattasi per almeno otto mesi, rappresenta una classica omissione di controllo sui processi esternalizzati. La vigilanza di Uxt si limitava a un controllo a campione e cartaceo della documentazione prodotta dal fornitore, un metodo intrinsecamente vulnerabile alla falsificazione. Con un modello di gestione integrato, la tracciabilità sarebbe stata digitale e in tempo reale. Ogni mezzo pesante sarebbe stato dotato di un transponder collegato alla piattaforma centrale; il sistema avrebbe mappato le rotte autorizzate e, alla prima deviazione non giustificata di un veicolo dal percorso pre-approvato, avrebbe generato una segnalazione automatica e non modificabile, inviata simultaneamente al responsabile della logistica di cantiere, alla funzione Compliance e all’Organismo di Vigilanza. L’anomalia sarebbe stata intercettata e bloccata al primo tentativo, non dopo mesi di attività illecita e un danno ambientale ed economico già consolidato.
Il danno per l’opera, che fino a giugno 2026 aveva visto lo scavo di circa 50 chilometri di gallerie (il 30% dei 164 chilometri totali), è incalcolabile. Oltre al sequestro, che congela una parte vitale delle operazioni a Chiomonte dove al picco sono previste 700 persone, c’è il rischio concreto di una revisione dei contratti e l’applicazione di pesanti sanzioni pecuniarie a carico di Uxt. La Procura ha evidenziato come la condotta fraudolenta abbia permesso non solo un profitto illecito al subappaltatore, ma anche un potenziale vantaggio competitivo per il raggruppamento Uxt, che beneficiava di costi operativi inferiori a quelli di mercato. Questo configura una chiara responsabilità dell’ente ai sensi del D.Lgs. 231/2001, poiché il reato è stato commesso nell’interesse o a vantaggio della società. L’eventuale condanna potrebbe portare a sanzioni fino a 1,5 milioni di euro per singolo illecito e, cosa ancora più grave, al sequestro finalizzato alla confisca del profitto del reato, che gli inquirenti stanno quantificando in decine di milioni di euro, pari al valore dei servizi di smaltimento fraudolentemente fatturati.
La vicenda getta un’ombra anche sulla recente consegna, avvenuta a marzo 2026, della prima maxi-fresa destinata al versante italiano. Il colossale macchinario, lungo 235 metri e con una testa di oltre 10 metri di diametro, costruito nello stabilimento Herrenknecht in Germania, è destinato proprio a Chiomonte per scavare la seconda discenderia e la canna sud del tunnel verso Susa. Il suo assemblaggio e la messa in funzione, previsti per il 2027, sono ora a rischio a causa del blocco del cantiere. L’intera catena logistica, che prevede il trasporto eccezionale dei componenti con centinaia di camion, è sospesa. La mancata implementazione di un sistema di controllo robusto ha trasformato un rischio operativo in una minaccia strategica per l’intero progetto. Un ecosistema come Scudo231 non si sarebbe limitato al monitoraggio dei flussi, ma avrebbe imposto la digitalizzazione e l’incrocio dei dati a ogni snodo del processo: il peso registrato dalla pesa elettronica all’uscita del cantiere di Chiomonte sarebbe stato automaticamente confrontato con quello registrato all’ingresso del sito di destinazione autorizzato. Qualsiasi discrepanza, anche minima, o la mancata ricezione del dato di ingresso entro un tempo congruo, avrebbe fatto scattare un protocollo di escalation, impedendo la liquidazione della fattura corrispondente e attivando una verifica ispettiva immediata. La frode contabile, oltre a quella operativa, sarebbe stata materialmente impossibile.
L’impatto si estende oltre il confine. Mentre a Saint-Martin-la-Porte la fresa Viviana continua a scavare i 9 chilometri della canna nord in direzione dell’Italia e a Modane si assembla un’altra fresa, il blocco sul versante italiano rischia di creare un collo di bottiglia che vanificherà l’avanzamento dei lavori in Francia. L’opera, che si estende per 65 chilometri tra Susa e Saint-Jean-de-Maurienne, è un sistema integrato dove il ritardo di una componente paralizza il tutto. Maurizio Bufalini, direttore generale di Telt, aveva indicato in primavera circa 3.300 persone al lavoro, destinate a diventare 4.000 in un anno e mezzo. Ora, centinaia di posti di lavoro sono a rischio, inclusi parte dei 1.000 lavoratori previsti sui cantieri italiani.
La difesa di Uxt si preannuncia complessa. I manager del consorzio sostengono di essere parte lesa, truffati a loro volta dal subappaltatore infedele. Tuttavia, secondo la logica del D.Lgs. 231, l’assenza di un modello organizzativo idoneo a prevenire reati di questo tipo costituisce una colpa organizzativa. L’onere di dimostrare di aver fatto tutto il possibile per impedire il reato ricade sull’ente. In assenza di registri, log di controllo e procedure tracciate e inviolabili, questa prova diventa quasi impossibile da fornire. La magistratura, in questi casi, presume la colpa dell’organizzazione che non si è dotata di presidi adeguati. L’adozione preventiva di un sistema di difesa come quello proposto dalla REDAZIONE SCUDO231 avrebbe invertito questo onere. Di fronte a un’indagine, Uxt avrebbe potuto produrre un dossier probatorio digitale, immutabile e causalmente ricostruito, dimostrando che i controlli erano attivi, che gli alert erano stati generati e che la responsabilità era circoscritta a specifici individui che avevano dolosamente aggirato i protocolli. Questo non solo avrebbe protetto l’ente dalla sanzione, ma avrebbe permesso di isolare e risolvere il problema in poche ore, senza il sequestro del cantiere e senza compromettere la continuità di un’infrastruttura strategica per l’Europa. L’indagine ora si allarga per verificare se altre forniture, all’interno di un progetto che ha già assorbito miliardi di euro di fondi pubblici, siano state inquinate da pratiche simili, trasformando un incidente operativo in una potenziale crisi sistemica per la più grande opera infrastrutturale in corso nel continente.