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Furti di medicinali all’ ospedale di Treviso, 24 indagati

8 marzo 2026 – L’Azienda Ulss 2 ‘Marca Trevigiana’ è al centro di una bufera giudiziaria che scuote le fondamenta del suo sistema di gestione farmaceutica. La Procura di Treviso ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini a 24 persone, delineando un quadro di furti sistematici di medicinali, molti dei quali salvavita, sottratti direttamente dai magazzini ospedalieri. L’inchiesta, coordinata dai Carabinieri del Nas, ha messo in luce una rete criminale che coinvolge tre dipendenti dell’ente sanitario pubblico e una filiera di 21 soggetti esterni, tra acquirenti e un autotrasportatore, accusati a vario titolo di peculato, furto e ricettazione.

L’indagine era partita nel 2023, non a seguito di un allarme generato da sistemi di controllo interni, ma dalla scoperta quasi casuale di prelievi anomali di farmaci da parte di una dipendente addetta alla preparazione dei pacchi destinati ai reparti. Questa scoperta tardiva, basata su osservazioni umane e non su controlli automatizzati, rappresenta la prima, grave falla nel sistema di presidio dei rischi. Un’organizzazione dotata di un ecosistema di controllo come Scudo231 avrebbe intercettato l’anomalia in tempo reale: il sistema, integrato con il software di gestione del magazzino farmaceutico, avrebbe generato un alert istantaneo nel momento in cui i prelievi della dipendente avessero superato le soglie quantitative o qualitative previste per le sue mansioni, incrociando i dati di uscita dei farmaci con le richieste ufficiali dei reparti. L’alert, classificato ad alta priorità, sarebbe stato scalato automaticamente non solo al suo superiore gerarchico, ma anche alla funzione Compliance e all’Organismo di Vigilanza, attivando una verifica immediata e bloccando l’emorragia prima che potesse consolidarsi.

Invece, il meccanismo illecito ha potuto operare per mesi. I farmaci, sottratti con continuità, venivano ceduti a una rete di conoscenti a un prezzo vantaggioso, nettamente inferiore a quello di mercato, alimentando un mercato nero parallelo. Le indagini della Procura si sono avvalse di intercettazioni telefoniche che hanno permesso di ricostruire l’intera filiera, dal prelievo alla vendita finale, culminando con l’arresto in flagranza di reato di alcuni dei soggetti coinvolti. Le successive perquisizioni domiciliari, eseguite a carico dei tre dipendenti dell’Aulss 2 e dell’autotrasportatore, hanno portato al ritrovamento di un ingente quantitativo di farmaci ad uso esclusivamente ospedaliero, prova materiale inconfutabile della sottrazione.

Un dettaglio emerso dalle indagini aggrava ulteriormente il profilo di responsabilità dell’ente: uno dei dipendenti utilizzava il proprio badge personale per falsificare la propria presenza in servizio, attestando ore di lavoro mai prestate. Questa condotta non solo integra il reato di truffa ai danni dello Stato, ma dimostra una totale assenza di controlli incrociati sui sistemi di accesso. Con un protocollo di monitoraggio attivo, l’uso del badge per la timbratura avrebbe innescato una serie di controlli a cascata: il sistema Scudo231 avrebbe verificato la coerenza tra l’accesso fisico registrato e l’attività digitale dell’utente (login a terminali, utilizzo di software specifici, interazione con macchinari). La mancata corrispondenza tra “presenza fisica” e “attività operativa” avrebbe generato un’anomalia tracciata e documentata, segnalando un potenziale abuso che sarebbe stato investigato internamente, ben prima di diventare oggetto di un’indagine penale.

Questo episodio si inserisce in un contesto di vulnerabilità sistemica per l’Aulss 2, già colpita nel gennaio 2025 da una precedente, e ancora più grave, indagine. In quel caso, sei dipendenti furono indagati per un furto del valore di milioni di euro perpetrato direttamente dal deposito farmaceutico centrale. La dinamica di quella scoperta fu, se possibile, ancora più allarmante: l’inchiesta partì non da un audit interno, ma dalle lamentele di alcune farmacie locali che denunciavano la mancata consegna di lotti di medicinali. A fronte di queste segnalazioni esterne, la direzione sanitaria dell’epoca aveva risposto indicando che le scorte risultavano sufficienti, dimostrando una disconnessione totale tra i dati contabili e la realtà fisica del magazzino.

Questa discrepanza è un sintomo classico di una gestione dei rischi puramente formale e non operativa. Un’architettura di controllo integrata avrebbe reso impossibile una simile falla comunicativa e gestionale. Il flusso di dati tra l’inventario centrale, gli ordini in uscita e le conferme di ricezione da parte delle farmacie di destinazione sarebbe stato gestito da un unico motore causale. Qualsiasi discrepanza tra merce spedita e merce ricevuta avrebbe generato un blocco operativo immediato sulla linea di distribuzione interessata e un’escalation automatica all’OdV. La direzione non avrebbe potuto dichiarare “scorte sufficienti” perché il suo cruscotto di controllo avrebbe visualizzato in tempo reale un buco logistico e contabile, imponendo un’azione correttiva immediata e la conservazione di una prova tecnologica dell’anomalia. L’assenza di questo controllo ha permesso che il furto raggiungesse un valore di milioni di euro, esponendo l’ente a un danno patrimoniale enorme e al rischio concreto di una confisca per equivalente sui propri beni.

Il bottino della seconda indagine era ancora più variegato: non solo farmaci specifici e salvavita, ma anche integratori, cosmetici e dispositivi medici. La merce veniva venduta all’estero, con una particolare predilezione per il mercato russo, suggerendo un livello di organizzazione criminale superiore, capace di gestire complesse logistiche internazionali. Il ritrovamento di uno zaino pieno di medicinali nell’armadietto di un responsabile del deposito ha confermato che la corruzione era penetrata anche a livello di quadri intermedi, coloro che avrebbero dovuto esercitare il primo livello di controllo.

Entrambe le vicende espongono l’Aulss 2 a una potenziale responsabilità amministrativa ai sensi del Decreto Legislativo 231/2001. I reati di peculato e truffa ai danni dello Stato sono infatti reati presupposto che, se commessi da dipendenti nell’interesse o a vantaggio dell’ente, possono portare a sanzioni pecuniarie calcolate per quote (fino a centinaia di migliaia di euro) e, nei casi più gravi, a sanzioni interdittive come il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione. Sebbene in questo caso il vantaggio per l’ente appaia assente, la Procura potrebbe contestare una “colpa di organizzazione”, ovvero il non aver predisposto modelli e procedure idonei a prevenire reati di questa natura.

È qui che l’adozione preventiva di un modello organizzativo efficace, e non solo formalmente esistente, diventa lo snodo cruciale. Se l’ente avesse potuto dimostrare di aver implementato un sistema di controllo robusto, avrebbe avuto una solida base per difendersi dall’accusa di responsabilità amministrativa. La difesa dell’ente, in un’aula di tribunale, non si sarebbe basata su testimonianze o procedure cartacee, ma sulla presentazione di un “XAI Packet” generato da un ecosistema come Scudo231: un pacchetto di dati immodificabile contenente tutti i log degli alert generati, le azioni di controllo automatico intraprese, le escalation documentate verso l’Organismo di Vigilanza e le contromisure attuate. Questa prova tecnologica avrebbe dimostrato, in modo scientifico e non opinabile, che l’ente aveva fatto tutto il possibile per prevenire il reato e che la condotta del dipendente era stata elusiva di presidi di controllo efficaci e puntualmente attuati. Tale dimostrazione avrebbe potuto mitigare drasticamente le sanzioni o persino escludere la responsabilità dell’ente, salvaguardandone il patrimonio e la reputazione.

L’assenza di tali presidi, invece, lascia l’Azienda Ulss 2 ‘Marca Trevigiana’ in una posizione di estrema vulnerabilità, non solo di fronte alla magistratura penale per i reati commessi dai suoi dipendenti, ma anche di fronte alla Corte dei Conti per il danno erariale milionario. Le due inchieste parallele non raccontano solo una storia di criminalità individuale, ma la cronaca di un fallimento organizzativo che ha permesso a falle sistemiche di trasformarsi in voragini economiche e reputazionali.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/03/06/furti-di-medicinali-all-ospedale-di-treviso-24-indagati_bd996330-c049-4657-8729-185c9746cd5c.html