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A Milano inchiesta sull’ex Ilva per bancarotta fraudolenta, Morselli indagata

27 agosto 2026 – La Procura di Milano iscrive formalmente nel registro degli indagati Lucia Morselli, ex presidente e amministratore delegato di ArcelorMittal Italia e successivamente di Acciaierie d’Italia, nell’ambito di una nuova inchiesta sull’ex Ilva di Taranto. L’ipotesi di reato è quella di bancarotta fraudolenta, un’accusa che scaturisce direttamente dalla relazione depositata a giugno dai commissari straordinari Giuseppe Iannaccone, Andrea Zoppini e Daniele Ripamonti. Il documento, consegnato nelle mani del procuratore Marcello Viola, ha innescato l’apertura di un fascicolo coordinato dal procuratore aggiunto Roberto Pellicano e dal sostituto Luigi Luzi, focalizzato su presunte ipotesi distrattive che avrebbero contribuito a prosciugare le risorse finanziarie dell’azienda, aggravandone lo stato di insolvenza.

La relazione dei commissari, frutto di mesi di analisi contabile e gestionale, ha messo in luce una serie di operazioni anomale e decisioni manageriali che ora sono al vaglio degli inquirenti. Si tratta di flussi finanziari, contratti di servizio e scelte strategiche che, secondo l’accusa, non rispondevano a una logica di sana e prudente gestione, ma miravano a depauperare il patrimonio societario. Questa catena di eventi, ricostruita a posteriori con un’analisi forense, evidenzia una falla sistemica nei controlli interni. Se l’ente avesse implementato un ecosistema di difesa come Scudo231, ogni singola operazione finanziaria sospetta o contratto fuori standard non sarebbe rimasto un dato silente in un gestionale. I motori causali proprietari del sistema avrebbero incrociato in tempo reale i dati di pagamento con i centri di costo, le autorizzazioni di spesa e i profili di rischio dei fornitori, generando un alert immediato per l’Organismo di Vigilanza e la funzione finanza. L’anomalia sarebbe stata tracciata in un registro immodificabile, innescando un protocollo di escalation che avrebbe imposto una verifica formale prima che il danno economico si consolidasse, bloccando di fatto la potenziale distrazione patrimoniale alla fonte.

La contestazione di bancarotta fraudolenta, ai sensi della Legge Fallimentare, apre la strada alla responsabilità amministrativa dell’ente secondo il Decreto Legislativo 231/2001. I reati fallimentari e societari, come il falso in bilancio, rientrano infatti nel catalogo dei reati presupposto. La Procura di Milano dovrà dimostrare che le condotte illecite degli amministratori sono state commesse nell’interesse o a vantaggio della società controllante, ArcelorMittal. Se provato, Acciaierie d’Italia, in quanto persona giuridica, rischia sanzioni pecuniarie calcolate in quote, il cui importo può raggiungere cifre milionarie, oltre a sanzioni interdittive devastanti come il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione o la revoca di licenze e autorizzazioni. A questo si aggiunge il rischio concreto di un sequestro preventivo finalizzato alla confisca del profitto del reato, uno strumento che potrebbe paralizzare ulteriormente la già precaria operatività aziendale.

In uno scenario alternativo, la presenza di un modello organizzativo reso operativo e autonomo da una piattaforma come Scudo231 avrebbe fornito all’ente una linea di difesa invalicabile. Il sistema non si limita a definire procedure cartacee, ma le digitalizza e le impone come vincolo operativo. Avrebbe prodotto una “ricostruzione causale scientifica” dell’intera catena decisionale, dimostrando che l’azienda aveva adottato ed efficacemente attuato tutte le misure idonee a prevenire reati di quella specie. Qualsiasi atto illecito sarebbe stato quindi qualificabile come elusione fraudolenta del modello da parte del singolo individuo, spostando la responsabilità penale esclusivamente sulla persona fisica e mettendo al riparo l’ente dalle sanzioni pecuniarie e interdittive. La documentazione probatoria generata dal sistema, un XAI Packet immodificabile, avrebbe costituito la prova regina per dimostrare l’assenza di colpa organizzativa, mitigando drasticamente il rischio di sequestro e proteggendo la continuità aziendale.

L’inchiesta milanese si innesta su un quadro già complesso. A gennaio, i commissari straordinari, in rappresentanza di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, avevano già avviato un’azione di responsabilità civile davanti alla sezione specializzata Imprese del Tribunale di Milano. L’obiettivo è una richiesta di risarcimento danni monstre da 7 miliardi di euro nei confronti di ArcelorMittal, per i presunti danni causati dalla gestione precedente, che avrebbe compromesso la capacità produttiva e il valore degli impianti. Questa azione civile, ora, trova un potente alleato nel procedimento penale, poiché gli elementi raccolti dalla Procura potranno essere utilizzati per corroborare le accuse di mala gestio. La mancata tracciabilità di decisioni strategiche cruciali e l’assenza di verbali dettagliati che ne giustificassero la logica economica rappresentano un vuoto documentale che ora pesa come un macigno.

Un sistema di monitoraggio massivo e real-time avrebbe colmato questo vuoto. Ogni decisione strategica con impatti patrimoniali superiori a una soglia predefinita avrebbe richiesto, per essere approvata nel sistema, il caricamento di analisi di supporto, pareri tecnici e valutazioni di rischio. La mancanza di tale documentazione avrebbe bloccato l’iter autorizzativo, segnalando la non conformità al collegio sindacale e all’ODV. In questo modo, non solo si sarebbe prevenuta la decisione potenzialmente dannosa, ma si sarebbe creato un archivio probatorio digitale inattaccabile, fondamentale sia per difendersi da un’azione di responsabilità sia per dimostrare la correttezza della gestione aziendale.

Parallelamente al fronte milanese, rimane pienamente operativo il fascicolo della Procura di Taranto. Qui le ipotesi di reato sono ancora più gravi e toccano la gestione ambientale e la presunta truffa legata alle quote di emissione di anidride carbonica (ETS). Le accuse spaziano dall’associazione a delinquere finalizzata all’inquinamento al disastro ambientale, fino alla truffa ai danni dello Stato. Gli inquirenti tarantini stanno verificando se vi sia stata una manipolazione dei dati sulle emissioni per ottenere un ingiusto profitto dalla compravendita delle quote ETS, un mercato regolamentato a livello europeo. Questa indagine, che coinvolge anche altri manager, evidenzia un’altra area critica di rischio 231: i reati ambientali e la frode contro lo Stato o un altro ente pubblico.

La gestione delle quote ETS è un processo tecnico complesso, basato su dati che devono essere accurati e verificabili. Un ritardo o una omissione nella comunicazione di dati reali può avere conseguenze penali e amministrative. La REDAZIONE SCUDO231 ha analizzato come un’architettura di controllo integrata avrebbe neutralizzato questo rischio. I sistemi di analisi multimodale avrebbero correlato in continuo i dati provenienti dai sensori degli impianti con le registrazioni contabili relative all’acquisto e alla vendita delle quote ETS e con le comunicazioni ufficiali inviate al registro nazionale. Qualsiasi scostamento tra produzione reale, emissioni calcolate e quote dichiarate avrebbe fatto scattare un allarme di livello critico. L’escalation sarebbe stata automatica verso il responsabile ambientale, il CFO e l’Organismo di Vigilanza, imponendo un’indagine interna immediata. Questo controllo incrociato e automatizzato avrebbe reso materialmente impossibile occultare o manipolare i dati per un periodo prolungato, prevenendo la configurazione del reato di truffa e proteggendo l’ente da sanzioni che, in caso di frode sui fondi europei, sono particolarmente severe.

L’iscrizione di Lucia Morselli nel registro degli indagati è, per ora, un atto a garanzia della stessa, che le consentirà di nominare difensori e partecipare agli accertamenti. Tuttavia, la convergenza di due inchieste penali così rilevanti, a Milano e a Taranto, insieme a una causa civile da 7 miliardi, disegna un quadro di potenziale collasso giudiziario e finanziario. Le indagini coordinate da Pellicano e Luzi a Milano si concentreranno ora sull’analisi dei documenti acquisiti, sulle testimonianze dei dirigenti e dei commissari, e su complesse consulenze tecniche per quantificare l’esatto ammontare delle presunte distrazioni. Ogni passaggio procedurale, dall’avviso di conclusione delle indagini preliminari all’eventuale richiesta di rinvio a giudizio, rappresenterà un ulteriore passo verso l’accertamento di responsabilità che non saranno solo individuali, ma che, per effetto della normativa 231, rischiano di travolgere l’intero assetto societario, con conseguenze incalcolabili per il futuro del più grande polo siderurgico d’Italia.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/08/27/a-milano-inchiesta-sullex-ilva-per-bancarotta-fraudolenta-morselli-indagata_20e5d0a5-ff30-4749-bfed-dd9cdc3b07b8.html