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Visto di conformità senza controlli, confiscati i beni del commercialista

28 febbraio 2026 – Alle prime luci dell’alba, i militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Milano si presentano simultaneamente presso la sede della Studio Tributario Alfa S.r.l. STP in centro città e presso la residenza privata del suo socio fondatore e amministratore unico, il Dott. Marco Bellini. In mano hanno un decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari su richiesta della Procura della Repubblica. L’oggetto del provvedimento è la confisca, fino alla concorrenza di 78 milioni di euro, di beni immobili, disponibilità finanziarie e quote societarie riconducibili a Bellini e alla sua stessa società di professionisti. L’ipotesi di reato contestata all’ente è la responsabilità amministrativa ai sensi del D.Lgs. 231/2001, in relazione ai reati tributari commessi dal suo amministratore nell’interesse e a vantaggio della società stessa.

L’indagine, coordinata dal Pubblico Ministero Dott.ssa Elena Ferri, ha disvelato un meccanismo tanto semplice quanto devastante. Per oltre tre anni, dal 2022 al 2025, lo Studio Alfa, per il tramite del suo dominus Bellini, ha apposto in modo seriale il visto di conformità su dichiarazioni fiscali e comunicazioni di cessione di crediti d’imposta, in particolare quelli legati a bonus edilizi e a crediti per ricerca e sviluppo, senza eseguire alcuna delle verifiche documentali imposte dalla legge. L’attività istruttoria, basata su analisi dei flussi finanziari, intercettazioni e acquisizioni documentali presso l’Agenzia delle Entrate, ha dimostrato che la società ha certificato la “bontà” di crediti fiscali per un valore nominale di quasi 150 milioni di euro, a fronte di lavori mai eseguiti o di spese di ricerca e sviluppo fittizie, sostenute da società rivelatesi mere cartiere. Lo Studio Alfa percepiva una commissione percentuale sul valore del credito “vistato”, generando così un profitto illecito diretto, quantificato dagli inquirenti proprio nei 78 milioni di euro oggetto del sequestro.

Il punto di rottura del sistema di controllo interno, o meglio la sua totale assenza, è emerso con chiarezza dalle carte dell’inchiesta. Il Dott. Bellini operava in un regime di totale autonomia, accentrando su di sé la gestione dei clienti più “remunerativi” e l’apposizione finale del visto. I collaboratori più giovani dello studio erano relegati a compiti meramente esecutivi di data entry, senza alcuna visibilità sul processo complessivo né autorità per sollevare eccezioni. Un giovane praticante, interrogato come persona informata sui fatti, ha dichiarato: “Vedevo passare pratiche con documentazione palesemente incompleta, a volte solo una bozza di fattura. Quando ho provato a chiedere spiegazioni al Dott. Bellini, mi è stato risposto di occuparmi del mio e che a quei controlli ci pensava lui personalmente”. Questa omissione di vigilanza e la deliberata elusione della segregazione dei compiti hanno costituito il cuore del problema.

Se lo Studio Alfa avesse implementato un ecosistema come Scudo231, questo scenario non si sarebbe potuto verificare. La procedura di apposizione del visto di conformità sarebbe stata digitalizzata e vincolata a un workflow non modificabile. Ogni pratica avrebbe richiesto il caricamento obbligatorio di specifici documenti probatori (contratti d’appalto, stati di avanzamento lavori certificati da terzi, fatture quietanzate, rendicontazione dettagliata delle spese di R&S). In assenza anche di un solo documento chiave, il sistema avrebbe fisicamente impedito il passaggio allo step successivo, bloccando la pratica e generando un alert automatico all’Organismo di Vigilanza (OdV). L’approvazione finale di pratiche sopra una soglia di valore predefinita avrebbe richiesto un doppio controllo vincolante, con l’intervento digitale di un altro professionista abilitato, rendendo impossibile l’accentramento del rischio sulla singola figura di Bellini.

L’analisi dei flussi informativi interni allo studio ha rivelato un’altra falla fatale. Non esisteva alcun canale protetto e tracciato per la segnalazione di anomalie. Il timore reverenziale verso il fondatore e la mancanza di una procedura di whistleblowing hanno di fatto inibito qualsiasi potenziale controllo dal basso. La cultura aziendale, plasmata da Bellini, era orientata al fatturato a ogni costo, neutralizzando sul nascere ogni scrupolo di natura etica o procedurale. La responsabilità dell’ente, ai sensi del D.Lgs. 231, si fonda proprio sulla cosiddetta “colpa di organizzazione”: l’aver consentito, tramite un assetto organizzativo carente, la commissione del reato da parte del suo apicale.

In un’organizzazione protetta da un modello di controllo reale, il praticante non avrebbe dovuto confrontarsi direttamente con il suo superiore. Attraverso il canale di segnalazione crittografato e anonimo integrato in Scudo231, avrebbe potuto inviare una segnalazione circostanziata direttamente all’OdV. Il sistema avrebbe garantito l’anonimato del segnalante e generato un ticket immodificabile, con data e ora certe, obbligando l’OdV a eseguire un’istruttoria formale. L’inerzia dell’OdV sarebbe stata a sua volta tracciata e registrata, esponendo i suoi membri a responsabilità. Questa semplice funzionalità avrebbe innescato un’indagine interna mesi, se non anni, prima dell’intervento della magistratura, bloccando la frode sul nascere.

La difesa dello Studio Alfa ha tentato di produrre in giudizio un Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo, redatto da un consulente esterno nel 2021. Tuttavia, il Pubblico Ministero ha facilmente smontato la sua valenza, dimostrando che si trattava di un mero “modello cartaceo”, mai effettivamente attuato, diffuso o aggiornato. Non vi era prova di alcuna formazione specifica erogata al personale, né di flussi informativi periodici verso l’Organismo di Vigilanza, il cui Presidente, un avvocato esterno, ha ammesso di aver ricevuto solo verbali pro-forma una volta l’anno. Il GIP, nelle motivazioni del sequestro, scrive: “Il modello organizzativo prodotto appare come un mero simulacro, un paravento documentale privo di alcuna efficacia deterrente, volto unicamente a precostituire una difesa apparente in caso di contenzioso”. Questa constatazione ha aperto la strada non solo al sequestro preventivo finalizzato alla confisca, ma anche alla possibile applicazione di sanzioni interdittive, come il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione, che per uno studio professionale di quel livello equivarrebbe a una condanna a morte.

L’adozione di un sistema di gestione integrato avrebbe radicalmente cambiato l’esito processuale per l’ente. Invece di un documento statico, la difesa avrebbe potuto produrre l’intero log storico, immodificabile e certificato, del sistema Scudo231. Avrebbe potuto dimostrare che le procedure di controllo esistevano, erano vincolanti e che Bellini le aveva deliberatamente aggirate utilizzando credenziali altrui o esercitando pressioni indebite, azioni che il sistema stesso avrebbe tracciato come anomalie. Si sarebbe potuta fornire la prova tecnologica dell’efficace attuazione del modello, dimostrando che la colpa non era “di organizzazione”, ma era stata confinata alla condotta fraudolenta del singolo apicale che aveva eluso il modello. Questo, secondo la giurisprudenza consolidata, è uno degli elementi chiave per ottenere l’esclusione della responsabilità dell’ente, salvaguardandone il patrimonio e la continuità operativa. Il sequestro di 78 milioni di euro non avrebbe colpito la società, ma sarebbe stato mirato esclusivamente sul patrimonio personale del responsabile.

L’impatto del sequestro è stato immediato e devastante. I conti correnti della Studio Tributario Alfa S.r.l. STP sono stati congelati, rendendo impossibile pagare stipendi, fornitori e affitti. La notizia, immediatamente diffusa dalle agenzie di stampa, ha provocato una fuga di clienti e collaboratori, distruggendo in poche ore una reputazione costruita in vent’anni. La società, pur non essendo ancora stata condannata, è di fatto già fallita. Il danno non è solo finanziario, ma anche e soprattutto reputazionale, con conseguenze a catena sull’intero portafoglio clienti, anche su quelli completamente estranei alla frode.

La logica del D.Lgs. 231 è proprio quella di incentivare l’adozione di modelli organizzativi che prevengano il reato. La sanzione non ha una finalità puramente punitiva, ma mira a colpire l’ente la cui carenza organizzativa ha reso possibile il crimine. Un’architettura di controllo preventivo, basata su flussi di dati in tempo reale e controlli automatizzati, non è un costo, ma un investimento strategico per la sopravvivenza stessa dell’impresa. L’ecosistema Scudo231, monitorando costantemente le operazioni e generando prove digitali opponibili a terzi, trasforma il modello 231 da un obbligo formale a uno scudo patrimoniale attivo. Avrebbe rilevato la concentrazione anomala di pratiche ad alto rischio su un unico soggetto, l’assenza di documentazione di supporto e la sistematica violazione dei protocolli di controllo, generando un flusso di allarmi verso l’OdV che nessuno avrebbe potuto ignorare. La storia dello Studio Alfa sarebbe stata quella di una crisi interna gestita e risolta, non quella di un crollo giudiziario sotto gli occhi di tutti.

Fonte: https://www.ilsole24ore.com/art/visto-conformita-senza-controlli-confiscati-beni-commercialista-AIzwKkeB