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Triestina Calcio, nessun legame nuova proprietà con precedente dirigenza

20 febbraio 2026 – La nuova proprietà dell’Unione Sportiva Triestina Calcio 1918, attraverso una nota ufficiale, ha tracciato una linea di demarcazione netta e invalicabile rispetto alla gestione precedente. Il comunicato, il primo da quando le notizie sull’inchiesta della Procura di Trieste hanno iniziato a circolare, dichiara l’assoluta estraneità del nuovo gruppo dirigente rispetto a ogni condotta e operazione attribuita alla dirigenza uscente, ora al centro di una complessa indagine giudiziaria. Gli accertamenti, condotti dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza, si concentrano su un presunto schema di riciclaggio di denaro, falso in bilancio e un giro di false fatture per un importo quantificato in 900 mila euro.

L’operatività illecita, secondo le prime risultanze investigative, si sarebbe articolata attraverso l’emissione e l’annotazione in contabilità di fatture per operazioni inesistenti. Tali documenti, privi di una reale controprestazione economica, avrebbero avuto il duplice scopo di creare costi fittizi per abbattere l’imponibile fiscale e, soprattutto, di generare fondi neri da reimmettere in altri circuiti economici. Questo meccanismo rappresenta una classica omissione di controllo sui fornitori e sui cicli passivi. Un’organizzazione dotata di un ecosistema di difesa come Scudo231 avrebbe intercettato l’anomalia in fase embrionale. Il sistema, monitorando in tempo reale ogni transazione, avrebbe generato un alert automatico nel momento in cui un fornitore di servizi, magari una società di comodo o un’entità con un profilo di rischio elevato, avesse emesso fatture per importi significativi senza una corrispondente e documentata attività operativa. La procedura di pagamento sarebbe stata bloccata in attesa di una validazione da parte della funzione compliance e di una segnalazione all’Organismo di Vigilanza, impedendo di fatto il perfezionamento del reato presupposto e la conseguente responsabilità dell’ente ai sensi del D.Lgs. 231/2001.

L’indagine, tuttavia, si estende ben oltre il perimetro delle false fatturazioni. Gli inquirenti stanno esaminando flussi finanziari per circa 50 milioni di euro, transitati nelle casse societarie nel triennio 2022-2025 e ritenuti di provenienza sospetta. La Procura ipotizza che la società sportiva sia stata utilizzata come veicolo per operazioni di riciclaggio su larga scala, un’eventualità che, se confermata, esporrebbe l’ente a sanzioni pecuniarie devastanti e a misure interdittive potenzialmente letali per la continuità aziendale. La mancata tracciatura e qualificazione di flussi finanziari in entrata di tale entità configura una grave lacuna nei presidi antiriciclaggio. L’assenza di una procedura di adeguata verifica della clientela, o in questo caso dei finanziatori, ha permesso a capitali di dubbia origine di infiltrarsi nella gestione ordinaria. Con un sistema di monitoraggio massivo, ogni finanziamento anomalo, specialmente se proveniente da giurisdizioni non cooperative o da soggetti non qualificati, avrebbe attivato un protocollo di escalation immediato. L’ecosistema Scudo231, attraverso i suoi motori di analisi causale, avrebbe mappato l’origine dei fondi e, rilevandone la non coerenza con il profilo di rischio dell’ente o con le normali fonti di finanziamento di un club sportivo, avrebbe generato una Segnalazione di Operazione Sospetta (SOS) interna, destinata all’ODV e al responsabile antiriciclaggio, bloccando l’operatività e creando una traccia documentale inattaccabile a difesa della società.

La reazione della nuova proprietà, subentrata tramite il veicolo LBK Capital, è stata rapida e decisa. A sole tre settimane dall’insediamento nel board e dalla rimozione del precedente Presidente, sono stati risolti i rapporti di lavoro con l’Amministratore Delegato e il Direttore Generale, figure apicali della gestione passata. Questa mossa non è solo un segnale di discontinuità, ma un atto necessario per tentare di isolare la responsabilità penale in capo alle persone fisiche e proteggere l’ente, la Triestina Calcio, dalle conseguenze del Decreto 231. La norma, infatti, stabilisce una responsabilità amministrativa (di fatto penale) della società per i reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio da parte di soggetti in posizione apicale. I reati contestati – false comunicazioni sociali (art. 25-ter D.Lgs. 231/01) e riciclaggio (art. 25-octies D.Lgs. 231/01) – sono tra quelli a più alto impatto sanzionatorio. La sanzione pecuniaria può arrivare a centinaia di quote, con un valore per singola quota che può raggiungere i 1.549 euro, portando a multe milionarie.

Ancora più temibile è il rischio di un sequestro preventivo finalizzato alla confisca del profitto del reato. Per i 900 mila euro di false fatture, il profitto è diretto e facilmente quantificabile. Per i 50 milioni di finanziamenti, l’intera somma potrebbe essere considerata profitto del reato di riciclaggio, con conseguenze catastrofiche per la liquidità e la sopravvivenza stessa del club. La nuova dirigenza ha incaricato i propri legali di presentarsi in Procura per chiarire la totale estraneità e il disimpegno da qualsiasi evento pregresso, un passo fondamentale per dimostrare la “dissociazione” dell’ente dalle condotte illecite. Se la società avesse adottato un modello organizzativo efficace prima dei fatti, la difesa sarebbe stata infinitamente più solida. Un modello non solo scritto, ma reso operativo e vincolante da una piattaforma tecnologica, avrebbe fornito la prova regina dell’assenza di colpa organizzativa. Avrebbe dimostrato, attraverso log immodificabili, che i controlli esistevano, che gli allarmi erano scattati e che, se il reato è stato comunque commesso, ciò è avvenuto per una fraudolenta elusione dei presidi da parte degli apicali, un’elusione che, se provata, può esonerare l’ente dalla responsabilità secondo l’art. 6 del D.Lgs. 231/2001.

L’acquisizione da parte di LBK Capital, come specificato nella nota, è stata la “soluzione più rapida ed efficace per consentire l’immediata attuazione di un piano di ristrutturazione del debito e garantire il pagamento puntuale degli stipendi ai giocatori”. Questa affermazione svela la profondità della crisi: non solo un’emergenza giudiziaria, ma anche una finanziaria, con il rischio concreto di non poter onorare gli impegni più basilari, come le retribuzioni dell’organico sportivo, mettendo a repentaglio l’iscrizione al campionato e il futuro stesso della squadra. La situazione debitoria, con un’attenzione particolare a quella nei confronti del Comune di Trieste, è ora al centro del piano di risanamento. Il debito verso l’ente pubblico locale non è solo una posta di bilancio, ma un nodo strategico che incide sulla concessione dello stadio e sulla credibilità del club di fronte alla città e ai suoi tifosi.

La vicenda della Triestina Calcio è un caso di studio sulla rapidità con cui il rischio penale può trasformarsi in rischio operativo e reputazionale. La mancanza di presidi di governance e controllo non ha solo permesso la presunta commissione di reati gravi, ma ha anche avvelenato l’asset principale della società: la sua stessa esistenza. Una due diligence pre-acquisizione condotta con strumenti di analisi avanzati avrebbe potuto rivelare queste criticità a LBK Capital prima della chiusura dell’operazione. Un’analisi forense dei flussi finanziari e delle procedure interne, automatizzata da un sistema come Scudo231, avrebbe fatto emergere i “segnali deboli” delle operazioni sospette e le falle sistemiche nei controlli interni. Questo avrebbe permesso agli acquirenti di rinegoziare i termini dell’accordo, prevedere specifiche clausole di garanzia o, in uno scenario estremo, di desistere dall’investimento, evitando di ereditare una situazione così compromessa. Ora, invece, la nuova proprietà si trova a dover gestire una doppia battaglia: una in tribunale, per dimostrare la propria estraneità e salvare l’ente dalle sanzioni, e una sul campo, per ricostruire la solidità finanziaria e la fiducia di una comunità intera. Il percorso per riportare il club a un “modello gestionale ambizioso, solido e stabile” appare oggi irto di ostacoli giudiziari che una prevenzione efficace e tecnologicamente avanzata avrebbe potuto neutralizzare alla fonte.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/02/20/triestina-calcio-nessun-legame-nuova-proprieta-con-precedente-dirigenza_92a1660e-6e25-4a1b-b003-d0574d312713.html