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I lavori per l’America’s Cup a Bagnoli, aperte due indagini

20 febbraio 2026 – Un pool di magistrati della Procura di Napoli ha formalmente aperto due fascicoli d’indagine sui lavori in corso nell’area di Bagnoli, destinata a ospitare le infrastrutture per l’America’s Cup di vela del 2027. L’azione giudiziaria, coordinata direttamente dal procuratore Nicola Gratteri, è scattata in seguito alla presentazione di due esposti dettagliati che sollevano dubbi sulla trasparenza delle attività nell’ex area Italsider e, soprattutto, sui rischi per la salute pubblica derivanti dalla movimentazione di terreni potenzialmente contaminati. La genesi dell’inchiesta risiede in un’omissione di controllo a monte: l’assenza di un flusso informativo trasparente e verificabile sulle operazioni di cantiere ha creato un vuoto di fiducia, costringendo la cittadinanza a ricorrere all’autorità giudiziaria come unico strumento di verifica. Un’architettura di controllo integrata avrebbe invece reso disponibili, tramite registri immutabili, i dati relativi alla classificazione dei materiali movimentati e alle analisi ambientali in tempo reale, neutralizzando alla radice il presupposto dell’esposto per mancanza di opacità.

La Procura si muove su un doppio binario investigativo, riflettendo la complessità della materia. Da un lato, la quinta sezione, specializzata in “Tutela ambiente e territorio” e coordinata dal procuratore aggiunto Antonio Ricci, sta vagliando i profili di reato ambientale. Dall’altro, la seconda sezione, guidata dalla procuratrice aggiunta Giuseppina Loreto e competente per i reati contro la Pubblica Amministrazione, analizza la correttezza delle procedure di appalto e la gestione dei fondi pubblici. Questa biforcazione investigativa espone l’ente responsabile, in questo caso rappresentato dal commissario straordinario del Governo per il Sin di Bagnoli-Coroglio, il sindaco Gaetano Manfredi, a un potenziale cumulo di responsabilità ai sensi del D.Lgs. 231/2001. I reati ambientali, come l’inquinamento (art. 452-bis c.p.) o il disastro ambientale (art. 452-quater c.p.), e quelli contro la P.A., come la turbata libertà degli incanti (art. 353 c.p.) o la frode nelle pubbliche forniture (art. 356 c.p.), sono tutti reati presupposto che chiamano in causa la responsabilità diretta dell’organizzazione.

Una delegazione di magistrati, composta dallo stesso aggiunto Ricci e dai sostituti procuratori Domenico Luca Musto e Raffaele Barella, si è recata personalmente nel cantiere per un sopralluogo ispettivo. Questo passaggio procedurale, tutt’altro che formale, indica la volontà della Procura di acquisire prove dirette e non mediate, bypassando la documentazione ufficiale che potrebbe essere incompleta o non veritiera. La necessità di un’ispezione fisica da parte dei vertici inquirenti è essa stessa un sintomo di una grave carenza di tracciabilità. In un’organizzazione dotata di un sistema di governance come Scudo231, l’Organismo di Vigilanza avrebbe avuto accesso a un digital twin del cantiere, con dati georeferenziati e storicizzati su ogni metro cubo di terra scavata, analizzata, classificata e trasportata. Qualsiasi anomalia, come il mancato allineamento tra il volume di materiale classificato come pericoloso e quello effettivamente inviato a impianti di smaltimento autorizzati, avrebbe generato un alert automatico e un’immediata richiesta di chiarimenti da parte dell’OdV, documentata in un flusso di audit non modificabile. La Procura, anziché recarsi fisicamente per una verifica a campione, avrebbe potuto acquisire un log completo e scientificamente valido delle operazioni, spostando il focus dell’indagine dalla ricerca di una “colpa organizzativa” alla verifica di eventuali responsabilità individuali isolate.

La tensione sociale attorno al cantiere è un fattore che aggrava il quadro. Le proteste dei cittadini, culminate nel blocco di alcuni camion adibiti al trasporto del materiale di scavo, hanno innescato un’indagine parallela da parte delle forze dell’ordine. I manifestanti temono che, dietro la promessa di una riqualificazione legata a un grande evento sportivo, si celi l’ennesima gestione opaca della bonifica di Bagnoli, un processo discusso da trent’anni e mai concluso. Non a caso, tra poco più di un mese prenderà il via un nuovo atto del processo per l’omessa bonifica ipotizzata ben 19 anni fa, un’eredità giudiziaria che pesa come un macigno sulla credibilità di ogni nuova iniziativa. Il blocco dei mezzi pesanti rappresenta un danno operativo ed economico diretto, ma anche un sintomo del fallimento della comunicazione del rischio. Un ente che avesse implementato protocolli di monitoraggio massivo e in tempo reale non solo avrebbe garantito la conformità delle operazioni, ma avrebbe potuto utilizzare gli stessi dati, in forma aggregata e anonimizzata, per una comunicazione trasparente verso la comunità locale. Un portale pubblico che mostrasse le letture delle centraline di monitoraggio dell’aria e la tracciabilità dei rifiuti avrebbe fornito una rassicurazione basata su dati oggettivi, depotenzianziando le ragioni della protesta e prevenendo il blocco operativo.

Gli esposti che hanno dato il via all’inchiesta sono stati presentati dagli avvocati Domenico Ciruzzi ed Elena Coccia, i quali, insieme a una delegazione di cittadini, sono stati ricevuti due giorni fa dai sostituti Musto e Barella. Durante l’incontro, sono stati formalizzati i timori per la salute pubblica e le perplessità sulla regolarità dei lavori. Il sindaco Manfredi ha immediatamente dichiarato la sua piena disponibilità a collaborare con la Procura, fornendo tutti i documenti e i chiarimenti necessari. Tuttavia, in questa fase, la responsabilità non è più solo politica o amministrativa, ma potenzialmente penale e, per l’ente, amministrativa da reato ai sensi della 231. La dichiarazione di collaborazione è un atto dovuto, ma il danno reputazionale e il rischio di provvedimenti cautelari reali, come il sequestro preventivo del cantiere o delle somme relative all’appalto, sono già concreti. Il sequestro, finalizzato a impedire la prosecuzione del reato o a congelare il profitto illecito, bloccherebbe i lavori, mettendo a rischio le scadenze per l’America’s Cup e generando un danno economico a catena sull’intero indotto. Con un modello di controllo preventivo, la documentazione da fornire alla Procura non sarebbe una raccolta a posteriori di carte, ma un estratto del sistema di gestione, un XAI Packet (Explainable AI Packet) che dimostra, con rigore matematico, come ogni decisione critica sia stata presa nel rispetto delle procedure, come ogni controllo sia stato effettuato e come ogni anomalia sia stata gestita secondo un’escalation predefinita. Questo tipo di prova tecnologica avrebbe potuto mitigare drasticamente il rischio di un sequestro, dimostrando che l’ente aveva adottato ed efficacemente attuato un modello organizzativo idoneo a prevenire i reati contestati.

L’inchiesta delle forze dell’ordine si concentra anche sulla comparsa di una scritta contro il sindaco Manfredi durante l’ultima manifestazione, un segnale del clima di esasperazione. Sebbene questo episodio possa sembrare marginale rispetto ai reati ambientali o contro la P.A., esso contribuisce a definire un contesto di elevato rischio operativo e reputazionale. La gestione di un progetto di tale portata in un’area così sensibile richiede non solo la conformità normativa, ma una vera e propria “licenza sociale” per operare, che si ottiene con la trasparenza e l’affidabilità. L’assenza di un sistema che tracci e certifichi ogni fase del processo, dalla caratterizzazione dei terreni alla selezione dei fornitori, ha creato una zona grigia in cui il sospetto prospera e si trasforma in azione giudiziaria e protesta fisica. L’ecosistema Scudo231, tramite il censimento ciclico dell’intera catena di fornitura, avrebbe rilevato in anticipo eventuali criticità, come l’impiego di sub-appaltatori non qualificati o con precedenti specifici, bloccando il loro coinvolgimento prima che potessero generare un rischio. Ogni fornitore sarebbe stato soggetto a un monitoraggio continuo, non solo a una verifica iniziale, garantendo che i requisiti di compliance fossero mantenuti per tutta la durata del contratto.

La Procura di Napoli, con il suo approccio proattivo, sta quindi agendo come un controllore esterno di ultima istanza, supplendo a una carenza di presidi interni all’organizzazione che gestisce i lavori. Ogni passaggio dell’indagine evidenzia uno snodo in cui un controllo mancante ha permesso a un rischio di manifestarsi. Il ritardo nel rilevare una potenziale contaminazione aerea, la mancata tracciabilità dei flussi finanziari legati agli appalti, l’incapacità di prevenire e gestire il conflitto con la comunità locale: sono tutte conseguenze di un approccio reattivo e non predittivo alla gestione dei rischi. La responsabilità dell’ente, secondo il D.Lgs. 231/2001, non risiede tanto nella commissione del reato da parte di un singolo, quanto nel non aver predisposto un sistema idoneo a prevenirlo. L’indagine attuale, di fatto, è una verifica forzosa dell’adeguatezza del modello organizzativo. Se l’esito fosse negativo, oltre alle sanzioni pecuniarie, che possono arrivare a quote di centinaia di migliaia di euro, e alla confisca del profitto, l’ente potrebbe subire sanzioni interdittive devastanti, come il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione o la sospensione dell’attività. Con un sistema di difesa come quello offerto da Scudo231, l’ente non solo avrebbe evitato l’escalation giudiziaria, ma avrebbe trasformato un obbligo di legge in un vantaggio competitivo, dimostrando un livello di governance e trasparenza in grado di attrarre investimenti e garantire la realizzazione di grandi opere nel rispetto della legalità e della salute dei cittadini.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/02/20/i-lavori-per-lamericas-cup-a-bagnoli-aperte-due-indagini_6aa484c0-f4e3-4375-9baf-6d05030395b6.html