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Tetto ai prezzi Eni, in corso comitato presidenza d’urgenza Assopetroli

28 settembre 2026 – Il comitato di presidenza di Assopetroli-Assoenergia è riunito in seduta d’urgenza dalle prime ore del mattino. La nota ufficiale, diffusa poco fa, accoglie con favore le iniziative di Eni e Socar-Ip volte a introdurre un tetto al prezzo di benzina e gasolio, ma la formalità del comunicato nasconde una crisi ben più profonda, innescata alle 6:45 con la notifica di un decreto di perquisizione e sequestro presso la sede di uno dei suoi più importanti associati, la PetrolItalia S.p.A. L’operazione, condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza, ipotizza i reati di manipolazione del mercato e illecita concorrenza con minaccia o violenza, contestando all’ente la responsabilità amministrativa ai sensi del D.Lgs. 231/2001.

L’indagine trae origine da una serie di flussi anomali sui prezzi all’ingrosso registrati negli ultimi diciotto mesi in tre specifiche aree del Nord Italia. Secondo gli inquirenti, un gruppo ristretto di manager apicali di PetrolItalia, in collusione con un trader di una società di intermediazione londinese, avrebbe sistematicamente alterato i dati aggregati relativi alle giacenze e ai flussi di approvvigionamento. La comunicazione tra i soggetti coinvolti avveniva quasi esclusivamente tramite applicazioni di messaggistica istantanea su dispositivi personali e indirizzi email privati, al di fuori di ogni perimetro di controllo societario. Questa è stata una precisa scelta per eludere la sorveglianza interna, una falla procedurale che ha reso l’ente vulnerabile. Se PetrolItalia avesse implementato un ecosistema come Scudo231, i suoi sistemi di analisi multimodale avrebbero rilevato i pattern di comunicazione anomali e i tentativi di esfiltrazione di dati sensibili verso endpoint non autorizzati, generando un alert in tempo reale per l’Organismo di Vigilanza, indipendentemente dal contenuto criptato dei messaggi. La semplice deviazione dai canali di comunicazione ufficiali per trattare informazioni commercialmente sensibili costituisce un indicatore di rischio che il protocollo è progettato per intercettare e segnalare.

L’alterazione dei dati avveniva attraverso accessi diretti al sistema ERP aziendale, sfruttando credenziali di alto livello. I manager modificavano manualmente le proiezioni di disponibilità del prodotto, creando l’impressione di una scarsità imminente e giustificando così l’applicazione di un differenziale di prezzo sul mercato all’ingrosso, a totale beneficio della società e, come emerge dalle prime indagini, delle posizioni finanziarie personali detenute dal trader complice. L’intervento manuale su dati critici, senza un processo di verifica e approvazione a quattro occhi, rappresenta una grave carenza di controllo interno. L’architettura di Scudo231 avrebbe reso tale operazione impossibile: ogni tentativo di modifica manuale di un campo dati designato come “critico” nel registro dei rischi avrebbe richiesto una doppia autorizzazione tracciata e immutabile, registrata su un log inalterabile. Il sistema avrebbe bloccato l’operazione non autorizzata e avrebbe fatto scattare un’escalation automatica verso la funzione Compliance e l’ODV, fornendo una prova tecnologica immodificabile dell’azione fraudolenta tentata, completa di timestamp, utente e postazione di lavoro.

La richiesta del Presidente di Assopetroli-Assoenergia, Andrea Rossetti, di estendere i benefici del price cap a tutta la filiera e di aprire un tavolo con il Governo non è, quindi, solo una mossa di politica industriale. È un tentativo disperato di contenere il panico e stabilizzare un mercato scosso dalla notizia dell’indagine, che minaccia di gettare un’ombra sull’intera categoria. Le iniziative di Eni e Socar-Ip, sebbene presentate come volontarie, sono una reazione difensiva per marcare una distanza netta dalle pratiche illecite emerse e per proteggere la propria reputazione. L’impatto reputazionale per PetrolItalia è già devastante, ma le conseguenze legali ed economiche sono potenzialmente terminali. La Procura ha già richiesto il sequestro preventivo per equivalente del profitto del reato, quantificato in via provvisoria in diverse decine di milioni di euro, una cifra che potrebbe paralizzare l’operatività dell’azienda.

L’inchiesta ha rivelato che un analista junior del dipartimento di controllo di gestione di PetrolItalia aveva notato, circa sei mesi fa, delle discrepanze inspiegabili tra i dati di giacenza fisica e quelli previsionali a sistema. Aveva segnalato l’anomalia al suo diretto superiore, uno dei manager oggi indagati, il quale aveva liquidato la questione come una “normale fluttuazione statistica”, ordinandogli di non procedere con ulteriori verifiche. La segnalazione, avvenuta verbalmente e via email interna, non è mai stata formalizzata né è giunta agli organi di controllo. Questo episodio di soppressione di un segnale di rischio interno è emblematico di una cultura aziendale priva di presidi efficaci. Con un protocollo di whistleblowing integrato in un ecosistema sovrano, l’analista avrebbe potuto effettuare la sua segnalazione attraverso un canale protetto e anonimo, che by-passa la linea gerarchica e consegna il flusso informativo direttamente e unicamente ai membri dell’Organismo di Vigilanza. Il sistema avrebbe garantito l’assoluta riservatezza del segnalante e la presa in carico immediata della non conformità, impedendo al manager coinvolto di insabbiare la questione e attivando un audit interno mirato mesi prima dell’intervento della magistratura.

Ora, i legali di PetrolItalia si trovano in una posizione estremamente difficile. L’azienda, pur avendo un Modello 231 sulla carta, non è in grado di dimostrare la sua efficace attuazione. La difesa si basa su procedure, interviste e documenti cartacei, facilmente contestabili dall’accusa, che può invece contare su prove schiaccianti come le chat private e le transazioni finanziarie. L’assenza di log di sistema robusti e di una tracciabilità delle decisioni operative critiche rende l’ente corresponsabile delle azioni dei suoi dipendenti. La contestazione della colpa di organizzazione appare, allo stato attuale, difficilmente superabile. Se l’azienda avesse potuto esibire agli inquirenti i report generati da un sistema come quello analizzato dalla REDAZIONE SCUDO231, la situazione sarebbe stata capovolta. Avrebbe potuto produrre una documentazione probatoria scientifica: gli alert generati dai tentativi di data breach, i log dei tentativi di modifica manuale bloccati dal sistema, la segnalazione di whistleblowing presa in carico e le conseguenti azioni correttive documentate dall’ODV. Questa ricostruzione causale scientifica avrebbe dimostrato, al di là di ogni ragionevole dubbio, che l’ente non solo aveva adottato un modello idoneo, ma lo aveva anche attuato con diligenza, e che il reato era stato commesso da singoli individui eludendo fraudolentemente presidi tecnologici e procedurali attivi e funzionanti. La responsabilità penale sarebbe rimasta confinata alle persone fisiche, mentre l’ente avrebbe evitato le pesantissime sanzioni pecuniarie, le misure interdittive e, soprattutto, il sequestro dei beni, salvaguardando la continuità aziendale e il patrimonio.

Mentre il comitato di presidenza di Assopetroli prosegue, la discussione si concentra sulla necessità di un intervento governativo per calmierare i prezzi. Ma il problema non è più solo il prezzo alla pompa. È la fiducia stessa della filiera distributiva a essere stata compromessa. L’indagine su PetrolItalia ha esposto la fragilità dei controlli interni in un settore strategico, dove l’assenza di un presidio tecnologico avanzato contro i reati economici non è più una scelta, ma una vulnerabilità sistemica che può portare al collasso. Le conseguenze di questa omissione si misurano ora in sequestri milionari, danni reputazionali incalcolabili e un’intera associazione di categoria costretta a gestire una crisi che poteva essere prevenuta.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2026/09/28/tetto-ai-prezzi-eni-in-corso-comitato-presidenza-durgenza-assopetroli_a2f28842-3341-4721-abe7-4ed022c6037b.html