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Riciclaggio, circuiti bancari non ufficiali in crescita grazie alla tecnologia

4 settembre 2026 – Le unità del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza varcano i tornelli della sede milanese di FinTech Global Solutions S.p.A. (FGS), notificando un decreto di sequestro preventivo per un valore di 87 milioni di euro. L’operazione, denominata “Digital Silk Road”, congela i conti correnti e blocca l’operatività della piattaforma di pagamenti digitali, contestando all’ente la responsabilità amministrativa ai sensi del D.Lgs. 231/2001 per il reato di riciclaggio (art. 648-bis c.p.) commesso, secondo l’accusa, nell’interesse e a vantaggio della società stessa da parte di suoi dirigenti. L’indagine disvela un sofisticato sistema di underground banking che ha sfruttato la tecnologia di FGS come un’autostrada per ripulire i proventi derivanti da frodi informatiche e corruzione internazionale.

Tutto ha inizio diciotto mesi prima, nel marzo 2025, con l’onboarding di un cluster di dodici società clienti, tutte con sede legale in giurisdizioni a fiscalità privilegiata e presentate da un unico intermediario. Le procedure di Know Your Customer (KYC) di FGS, basate su controlli a campione e verifiche documentali standard, non rilevano anomalie significative. I documenti appaiono formalmente ineccepibili. L’omissione fatale risiede nella natura stessa del controllo: parziale e reattivo, incapace di analizzare le correlazioni tra entità apparentemente distinte. Se FGS avesse implementato un ecosistema come Scudo231, il processo di onboarding sarebbe stato radicalmente diverso. I suoi sistemi di analisi multimodale avrebbero eseguito un censimento massivo e non a campione, incrociando in tempo reale i dati delle dodici società. L’intelligenza predittiva avrebbe immediatamente segnalato con un alert di criticità massima la presenza di un unico “dominus” occulto, la sovrapposizione di amministratori e l’assenza di una reale operatività economica, bloccando preventivamente l’apertura dei conti e trasmettendo una segnalazione di operazione sospetta qualificata all’Organismo di Vigilanza (ODV) e alla funzione Antiriciclaggio.

Superato il primo, debole, sbarramento, il flusso di denaro comincia a muoversi. La rete criminale non opera con bonifici di grande importo, che avrebbero fatto scattare le soglie di allarme dei sistemi AML tradizionali di FGS. Al contrario, utilizza una tecnica di “polverizzazione” dei flussi: migliaia di micro-transazioni, di importo compreso tra i 500 e i 1.500 euro, veicolate attraverso la piattaforma di FGS verso le dodici società “scatola vuota”. Questo schema, noto come smurfing, è stato potenziato dalla tecnologia, rendendo le operazioni quasi istantanee e difficilissime da tracciare per un software basato su regole statiche. Il sistema di FGS, calibrato su vecchi paradigmi, non ha la capacità di correlare migliaia di eventi apparentemente insignificanti in un unico disegno criminoso. Questa è una classica “colpa di organizzazione”: l’adozione di un presidio tecnologico palesemente inadeguato a fronteggiare i rischi specifici del proprio business.

In un’architettura di controllo avanzata, questo schema sarebbe stato intercettato alla fonte. Un motore causale proprietario, come quello integrato in Scudo231, non si sarebbe limitato a controllare il singolo importo, ma avrebbe analizzato il comportamento stocastico dei flussi. Avrebbe identificato il pattern anomalo – alta frequenza, bassa varianza degli importi, origine frammentata e destinazione concentrata su un piccolo numero di beneficiari correlati – come una firma inequivocabile di attività di riciclaggio. L’alert non sarebbe stato un semplice avviso, ma un blocco operativo automatico dei conti destinatari, con contestuale congelamento dei fondi e un’escalation informativa immediata e non modificabile verso i vertici aziendali e l’ODV, completa di una ricostruzione grafica del flusso finanziario sospetto. L’ente avrebbe avuto prova documentale di aver agito per prevenire il reato, non per subirlo passivamente.

L’indagine della Procura della Repubblica rivela un ulteriore, decisivo, anello debole: l’intervento umano. Alcuni alert di livello inferiore, generati dal vecchio sistema di FGS per via del volume complessivo di transazioni su alcuni conti, sono stati ripetutamente “forzati” e autorizzati da un dirigente, Andrea Valli, responsabile della divisione pagamenti internazionali. Le sue giustificazioni, registrate sommariamente nel sistema, parlano di “esigenze di business” e “clienti strategici”. In realtà, Valli era parte integrante del sodalizio criminale. La sua posizione apicale gli ha permesso di bypassare i pochi e inefficaci controlli, creando una falla deliberata nel sistema di difesa dell’azienda. La sua condotta, secondo il GIP, si è tradotta in un vantaggio diretto per FGS, che ha incassato commissioni milionarie su quelle transazioni, fondando così la contestazione ai sensi del D.Lgs. 231/2001.

Questo scenario di collusione interna rappresenta il punto di rottura che un modello organizzativo puramente cartaceo non può gestire. Al contrario, un’infrastruttura sovrana di controllo avrebbe reso la sua azione impossibile o, quantomeno, immediatamente tracciabile e neutralizzata. Qualsiasi tentativo di override di un blocco di sistema da parte di Valli sarebbe stato registrato come un evento di sicurezza di massima gravità. Il sistema avrebbe richiesto una seconda autorizzazione da parte di una funzione di controllo non gerarchicamente dipendente (ad esempio, il Compliance Officer o direttamente l’ODV), secondo il principio della segregazione delle funzioni. In assenza di tale contro-approvazione, il blocco sarebbe rimasto attivo. Ogni singolo click, ogni giustificazione inserita da Valli, sarebbe stata cristallizzata in un log immutabile, geolocalizzato e marcato temporalmente, creando una prova scientifica della sua condotta dolosa e, contestualmente, della reazione corretta e pre-programmata dell’organizzazione. L’ecosistema Scudo231 avrebbe dimostrato che non era l’organizzazione ad essere carente, ma un suo singolo elemento ad aver agito contro le procedure che l’organizzazione stessa si era data e che aveva reso tecnologicamente vincolanti.

Il sequestro di 87 milioni di euro non è una sanzione, ma una misura cautelare finalizzata alla confisca. Per FGS, significa l’immediata paralisi finanziaria. L’azienda non può pagare stipendi, fornitori, né onorare i propri impegni. Il danno reputazionale è catastrofico: i clienti fuggono, le banche partner revocano le linee di credito. La Procura ha inoltre richiesto l’applicazione della sanzione interdittiva del divieto di esercitare l’attività per un anno, una misura che, se accolta, equivarrebbe a una condanna a morte per l’impresa. Il fulcro dell’accusa è che FGS non ha adottato ed efficacemente attuato un modello organizzativo idoneo a prevenire reati della specie di quello commesso. La difesa dell’azienda si presenta ardua: dovrà dimostrare, a posteriori, la bontà dei propri controlli, una bontà smentita dai fatti.

Qui emerge il valore probatorio di un sistema di difesa attiva. Se FGS avesse potuto presentare al magistrato i report generati da un’architettura come quella di Scudo231, la situazione processuale sarebbe stata capovolta. Invece di difendersi dall’accusa di “colpa di organizzazione”, avrebbe potuto fornire la prova tecnologica immodificabile (il cosiddetto XAI Packet) che dimostrava l’esatto contrario: l’esistenza di un modello predittivo e reattivo che aveva funzionato, identificando l’anomalia e tentando di bloccarla. La responsabilità penale si sarebbe concentrata esclusivamente sul dirigente infedele, Andrea Valli, e la società avrebbe potuto chiedere di essere riconosciuta come parte lesa dal comportamento del proprio dipendente. Il sequestro preventivo contro l’ente non avrebbe avuto fondamento, poiché sarebbe venuto meno il presupposto del profitto del reato attribuibile alla società. L’impatto economico sarebbe stato limitato ai fondi direttamente transitati e bloccati, non esteso all’intero patrimonio aziendale, salvaguardando la continuità operativa e il futuro dell’impresa. La tecnologia, da fattore che ha abilitato il crimine, si sarebbe trasformata nell’unica, vera, difesa dell’organizzazione.

Fonte: https://www.ilsole24ore.com/art/riciclaggio-circuiti-bancari-non-ufficiali-crescita-grazie-tecnologia-AJvSun2