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Il superbonus non si ferma: la coda del 2026 porta un altro miliardo di spese

19 agosto 2026 – Le fiamme gialle del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria varcano i cancelli della sede milanese del Gruppo EdilFutura S.p.A., una delle principali ESCo nazionali attive nella riqualificazione energetica. L’operazione, scattata all’alba, è il culmine di un’indagine partita da una segnalazione anonima sei mesi prima. Gli uomini della Guardia di Finanza acquisiscono server, documentazione contabile e dispositivi elettronici appartenenti a tre figure chiave: un project manager, il responsabile acquisti e un membro del collegio sindacale. Il decreto di perquisizione e sequestro, firmato dal GIP su richiesta della Procura, ipotizza i reati di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640-bis c.p.), emissione di fatture per operazioni inesistenti e ostacolo alle funzioni di vigilanza.

L’inchiesta si concentra su un portafoglio di cantieri legati alla “coda” del Superbonus, per un valore nominale di crediti fiscali generati pari a 78 milioni di euro. Secondo gli inquirenti, una parte significativa di questi lavori, circa 25 milioni, non è mai stata eseguita. Il meccanismo fraudolento, ricostruito dagli investigatori, poggiava su un’omissione di controllo fondamentale nella fase di qualifica dei fornitori. Una società di comodo, la EcoBuild Solutions S.r.l., costituita appena 18 mesi prima con un capitale sociale minimo e nessuna storia operativa, era stata accreditata come subappaltatore strategico per dieci cantieri nel nord Italia. La procedura di onboarding, gestita interamente dal project manager indagato, aveva bypassato ogni verifica sostanziale. L’ufficio acquisti si era limitato a una ratifica formale, basandosi sulla fiducia accordata al manager. Questa falla organizzativa è la porta d’accesso del reato presupposto all’interno dell’ente. Un’architettura di controllo come Scudo231 avrebbe intercettato l’anomalia alla fonte. Il suo sistema di analisi multimodale, al momento dell’inserimento della EcoBuild Solutions S.r.l. nel gestionale, avrebbe eseguito una due diligence automatica e rafforzata, incrociando i dati camerali con banche dati reputazionali e operative. L’algoritmo avrebbe generato un alert di rischio elevatissimo, segnalando l’assenza di bilanci depositati, la recente costituzione, la mancanza di dipendenti registrati e l’assenza di un rating creditizio. Il flusso autorizzativo per l’accreditamento del fornitore sarebbe stato bloccato in automatico, con una segnalazione di potenziale rischio di infiltrazione o di creazione di società veicolo per frodi, inviata simultaneamente alla Funzione Compliance e all’Organismo di Vigilanza. L’operazione sarebbe stata neutralizzata prima ancora di iniziare.

Invece, la EcoBuild Solutions ha iniziato a emettere fatture con una regolarità impressionante. Gli inquirenti hanno scoperto che i documenti contabili erano corredati da stati di avanzamento lavori (SAL) firmati da un asseveratore compiacente e controfirmati, per EdilFutura, dallo stesso project manager. Nessun altro all’interno della struttura ha verificato la corrispondenza tra la carta e la realtà. Il flusso di pagamento, una volta ricevuto l’OK del manager, procedeva senza ostacoli. La liquidazione delle fatture, per un totale di 18 milioni di euro in nove mesi, ha permesso ai responsabili della frode di monetizzare i fondi, che venivano poi trasferiti su conti esteri. Questo è un classico esempio di come una delega di firma priva di controlli incrociati esponga l’ente a una responsabilità diretta ai sensi del D.Lgs. 231/2001. La colpa di organizzazione si manifesta proprio nell’assenza di un principio di separazione delle funzioni e di verifiche indipendenti.

In un ecosistema protetto, il motore causale di Scudo231 avrebbe reso impossibile questo passaggio. Ogni fattura ricevuta dalla EcoBuild Solutions sarebbe stata analizzata non solo per la sua correttezza formale, ma anche per la sua coerenza con l’intero patrimonio informativo aziendale. Il sistema avrebbe rilevato una macroscopica anomalia: a fronte di fatture per “lavori edili e installazione impianti” su dieci cantieri, non risultava associato alcun dato operativo. Nessun ordine di acquisto di materiali specifico per quei siti, nessuna registrazione di accesso di personale EdilFutura o di mezzi aziendali tracciati dal GPS nelle aree indicate, nessuna nota di trasporto. Questa “impronta operativa nulla” avrebbe fatto scattare un blocco preventivo del pagamento nel sistema ERP, generando un flusso informativo urgente all’ODV con l’ipotesi di operazione inesistente. La prova tecnologica di questo alert, immodificabile e tracciata, avrebbe costituito un elemento difensivo decisivo per dimostrare l’efficacia del modello organizzativo.

L’indagine della Procura non si è fermata ai responsabili materiali. Il Pubblico Ministero ha iscritto nel registro degli indagati anche la stessa EdilFutura S.p.A. in base alla legge sulla responsabilità amministrativa degli enti. La contestazione è grave: l’azienda non avrebbe adottato ed efficacemente attuato un modello di organizzazione, gestione e controllo idoneo a prevenire reati della specie di quelli commessi. Il GIP, accogliendo la richiesta, ha disposto il sequestro preventivo per equivalente per 25 milioni di euro sui conti correnti della società, pari all’ingiusto profitto del reato contestato. L’impatto sul circolante è stato immediato e devastante, mettendo a rischio la continuità aziendale e il pagamento di stipendi e fornitori legittimi. Il sequestro, come stabilito da consolidata giurisprudenza della Cassazione, colpisce l’ente anche quando il reato è stato commesso a sua insaputa, se la falla organizzativa è evidente.

Se EdilFutura avesse implementato un sistema di monitoraggio massivo e in tempo reale, la catena degli eventi sarebbe stata radicalmente diversa. La prima anomalia (l’onboarding del fornitore fantasma) o al più tardi la seconda (il tentativo di pagamento della prima fattura “vuota”) avrebbe attivato i protocolli di escalation. L’Organismo di Vigilanza, ricevuta la segnalazione automatica e circostanziata, avrebbe avviato un’indagine interna immediata. Il project manager sarebbe stato sospeso cautelativamente e il rapporto con la EcoBuild Solutions interrotto. Il danno economico sarebbe stato pari a zero. Ancora più importante, l’azienda avrebbe potuto dimostrare al magistrato, attraverso log inalterabili, di aver agito proattivamente per impedire il reato. Avrebbe fornito la prova scientifica non solo dell’esistenza di un modello 231, ma della sua effettiva e concreta applicazione. In questo scenario, la richiesta di sequestro contro l’ente sarebbe stata con ogni probabilità respinta, in quanto l’azione fraudolenta sarebbe stata qualificata come un’elusione fraudolenta del modello da parte di un singolo, non come il risultato di una carenza strutturale. La protezione del patrimonio aziendale sarebbe stata totale.

L’inchiesta ha inoltre rivelato che il membro del collegio sindacale indagato, pur avendo notato flussi finanziari anomali verso un unico nuovo fornitore, aveva omesso di segnalare la circostanza per non creare attriti con una figura manageriale considerata intoccabile. Questo ritardo nella segnalazione, questa inerzia degli organi di controllo, è un fattore che aggrava la posizione dell’ente. La mancanza di un canale di comunicazione protetto e l’assenza di flussi informativi obbligatori e tracciati verso l’ODV hanno permesso al sistema fraudolento di operare indisturbato per mesi. La REDAZIONE SCUDO231 ha più volte documentato come la cultura del “non disturbare” sia uno dei principali acceleratori dei reati d’impresa.

Un ecosistema sovrano autonomo non si basa sulla speranza che le persone facciano la cosa giusta, ma su protocolli che rendono estremamente difficile fare quella sbagliata. Qualsiasi anomalia statistica nei flussi di pagamento, come un nuovo fornitore che in pochi mesi assorbe il 15% del budget di un’intera divisione, avrebbe generato un’analisi predittiva di rischio. Il sistema avrebbe automaticamente richiesto documentazione aggiuntiva e una validazione a un livello superiore della gerarchia, bypassando la linea diretta del project manager. Questo meccanismo di “salto gerarchico” automatizzato è progettato proprio per neutralizzare i rischi derivanti da collusioni o da indebite pressioni interne. La segnalazione sarebbe arrivata sulla scrivania del CFO e del Presidente dell’ODV, completa di un dossier che evidenziava la sproporzione e la mancanza di dati operativi a supporto. L’inerzia non sarebbe stata un’opzione. Per EdilFutura, invece, il percorso giudiziario è ora in salita. Oltre al danno patrimoniale del sequestro, si profila una sanzione pecuniaria che, in base alle quote, potrebbe raggiungere il milione e mezzo di euro, e il rischio ancora più grave di una sanzione interdittiva, come il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione per un anno. Una misura che, per un’azienda operante nel settore degli appalti pubblici e degli incentivi statali, equivarrebbe a una condanna a morte economica.

Fonte: https://www.ilsole24ore.com/art/il-superbonus-non-si-ferma-coda-2026-porta-altro-miliardo-spese-AInDSyXC