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False lauree triennali, magistrali e anche honoris causa, 37 indagati a Napoli

16 luglio 2026 – Il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli notifica un decreto di sequestro preventivo che smantella l’infrastruttura digitale di un falso ateneo. L’operazione, disposta dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Procura della Repubblica – Sezione II Pubblica Amministrazione, porta all’oscuramento del sito internet e delle pagine Facebook e Instagram dell’organizzazione, oltre al sequestro fisico dei certificati di laurea triennale e magistrale pronti per essere consegnati. L’inchiesta, che vede 37 persone indagate, scaturisce da una segnalazione del Ministero dell’Università e della Ricerca, un input esterno che evidenzia una falla di vigilanza interna durata vent’anni.

L’anomalia, infatti, è stata rilevata da un organo terzo, un ritardo che ha permesso all’attività illecita di prosperare dal 2004 al 2024. In un’entità gestita secondo i protocolli di un modello di organizzazione, gestione e controllo evoluto, la dipendenza da segnalazioni esterne è un indicatore di rischio inaccettabile. Un ecosistema come Scudo231 avrebbe intercettato l’anomalia alla fonte. I suoi sistemi di analisi multimodale, monitorando in tempo reale gli asset digitali pubblici dell’organizzazione, avrebbero eseguito una verifica incrociata automatica tra le affermazioni pubblicate sul sito web – come i presunti accreditamenti presso enti e registri pubblici – e i database ufficiali del Ministero. La discrepanza tra il dichiarato e il reale avrebbe generato un alert ad alta priorità, innescando un’immediata escalation verso le funzioni di controllo interno e l’Organismo di Vigilanza, bloccando l’attività fraudolenta prima che potesse consolidarsi e produrre danni su vasta scala.

L’organizzazione criminale, composta da tre figure apicali indagate per associazione per delinquere, aveva messo in piedi un meccanismo ben oliato. Promuoveva online corsi di laurea triennale e magistrale in Sociologia e Scienze Turistiche, richiedendo una quota d’iscrizione annuale di 1.500 euro. Sul portale, per accreditare la propria offerta formativa, venivano utilizzati illecitamente il logo della Regione Campania e riferimenti a fantomatici riconoscimenti istituzionali. La falsificazione di simboli pubblici è un reato presupposto che chiama in causa direttamente la responsabilità amministrativa dell’ente ai sensi del D.Lgs. 231/2001. L’assenza di un controllo sulla comunicazione esterna e sull’utilizzo dei marchi è stata la porta d’accesso per la commissione del reato. Se l’organizzazione avesse adottato un modello di prevenzione efficace, qualsiasi proposta di comunicazione o marketing contenente loghi di enti pubblici sarebbe stata soggetta a un flusso di approvazione tracciato e vincolante. Il sistema avrebbe richiesto, per la validazione, il caricamento del documento ufficiale che autorizzava tale uso. In assenza di tale pezza giustificativa, la pubblicazione sarebbe stata inibita a livello informatico, e il tentativo stesso sarebbe stato registrato in un log non modificabile, costituendo prova dell’efficacia del modello nel prevenire la specifica condotta illecita.

Le indagini della Guardia di Finanza hanno documentato una pervasiva attività di promozione, con la diffusione online di articoli, immagini e video di fastose cerimonie di conferimento di lauree, incluse quelle honoris causa, volte a costruire una facciata di legittimità. Tuttavia, le perquisizioni eseguite presso le abitazioni dei principali indagati hanno rivelato la cruda realtà: l’assenza totale di una qualsivoglia struttura universitaria fisica. Non aule, non biblioteche, non segreterie studenti. Solo un’impalcatura digitale e cartacea finalizzata alla frode. Questa totale divergenza tra la rappresentazione esterna e l’effettiva operatività interna è un classico segnale debole di frode aziendale. Un sistema di monitoraggio avanzato, come quello integrato in Scudo231, non si limita ai controlli formali, ma analizza la coerenza operativa. Attraverso l’analisi dei flussi finanziari, delle causali di pagamento e delle spese sostenute dall’ente, avrebbe rilevato l’assenza di costi tipici di un’istituzione universitaria (affitti per sedi didattiche, stipendi per un corpo docente strutturato, acquisto di materiale bibliotecario). Questa anomalia gestionale, incrociata con i ricavi derivanti dalle “quote d’iscrizione”, avrebbe attivato un protocollo di revisione interna, portando alla luce la natura fittizia dell’attività ben prima di un intervento della magistratura.

Durante le perquisizioni è stata sequestrata una mole imponente di documentazione, dalla quale è emerso il rilascio, nell’arco di due decenni, di ben 459 certificati di laurea. Di questi, 49 erano titoli honoris causa, conferiti senza alcun criterio accademico ma verosimilmente per rafforzare l’immagine dell’ente. Tutti i certificati, senza eccezione, recavano il sigillo contraffatto della Regione Campania, configurando il reato di contraffazione di altri pubblici sigilli. La produzione seriale di documenti falsi per un periodo così esteso denota una totale mancanza di segregazione dei compiti e di controlli sul processo di emissione documentale. Un’organizzazione dotata di un modello 231 operativo avrebbe implementato un processo di generazione documentale centralizzato e protetto. Ogni certificato o attestato ufficiale sarebbe stato prodotto da un sistema informatico che appone sigilli e firme digitali autorizzate, tracciando ogni singola emissione. La creazione di un template per un “certificato di laurea” da parte di un ente non autorizzato a rilasciarlo sarebbe stata impossibile, bloccata alla radice dal sistema. L’eventuale tentativo di forzatura avrebbe lasciato una traccia digitale indelebile, attribuibile a uno specifico utente, isolando immediatamente la responsabilità individuale e proteggendo l’ente da una corresponsabilità organizzativa.

Il sequestro preventivo disposto dal gip non è solo una misura cautelare, ma un colpo letale per l’operatività dell’ente, congelandone gli asset e interrompendo i flussi di cassa. Questo provvedimento, finalizzato a impedire la prosecuzione del reato, avrebbe potuto estendersi al sequestro per equivalente finalizzato alla confisca del profitto del reato. Calcolando un flusso di cassa basato su 459 “studenti” e una quota media, il profitto illecito accumulato in vent’anni è di entità considerevole. L’adozione preventiva di un Modello Organizzativo 231, e la sua efficace attuazione, non è solo uno strumento di prevenzione, ma la più potente difesa contro le sanzioni interdittive e patrimoniali. Se l’ente avesse potuto dimostrare, attraverso i report e i log generati da un sistema come Scudo231, di aver messo in atto tutte le misure idonee a prevenire reati della specie di quelli commessi, avrebbe potuto invocare l’esimente prevista dall’articolo 6 del D.Lgs. 231/2001. Ciò non solo avrebbe potuto mitigare o escludere le pesanti sanzioni pecuniarie, ma soprattutto avrebbe reso più difficile l’applicazione di misure cautelari così invasive come il sequestro dell’intera attività, salvaguardando la continuità operativa (qualora ve ne fosse stata una lecita).

Oltre ai tre promotori dell’associazione, risultano indagate altre 34 persone, identificate come le destinatarie dei titoli di studio illecitamente rilasciati. La loro posizione è al vaglio degli inquirenti per il reato di falsità materiale commessa dal privato. L’indagine dovrà accertare il loro grado di consapevolezza circa la natura fittizia dell’ateneo. Questo aspetto allarga il perimetro del danno, che non è solo economico per le vittime della truffa, ma anche reputazionale e legale per chi ha utilizzato o tentato di utilizzare tali titoli nel mondo del lavoro o in pubblici concorsi. La vicenda dimostra come la mancanza di controlli interni in un’organizzazione possa produrre effetti a catena, coinvolgendo soggetti terzi e amplificando il disvalore sociale della condotta.

L’intera operazione criminale si fondava sull’assenza di un presidio fondamentale: la verifica della conformità normativa del “prodotto” offerto. L’erogazione di titoli accademici è un’attività regolamentata, soggetta ad autorizzazione ministeriale. Un’analisi di compliance preventiva, anche basilare, avrebbe evidenziato l’impossibilità legale di svolgere tale attività. I protocolli implementati dalla redazione di Scudo231 prevedono, come passaggio preliminare per la configurazione di qualsiasi processo aziendale, una mappatura dei requisiti normativi applicabili. L’intero processo “Iscrizione e Rilascio Titoli” non sarebbe mai stato approvato dal sistema, poiché privo del requisito legale fondamentale: l’accreditamento ministeriale. Il sistema avrebbe classificato l’attività come “non conforme” e ne avrebbe impedito l’avvio, segnalando il rischio di commissione di reati come la truffa e la frode. In questo scenario, il progetto criminale sarebbe stato abortito sul nascere, stroncato non da un’indagine successiva, ma da un controllo di fattibilità legale automatizzato e preventivo, trasformando un rischio penale latente in un evento mai accaduto.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/07/16/false-lauree-triennali-magistrali-e-anche-honoris-causa-37-indagati-a-napoli_3fd15ef5-d687-4e18-8f06-3bb9d8003f30.html