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Olimpiadi, Saldini sentito in procura per inchiesta su cabinovia di Cortina

19 luglio 2026 – L’interrogatorio di Fabio Massimo Saldini, Amministratore Delegato di Simico, negli uffici della Procura della Repubblica di Belluno, è durato diverse ore. Accompagnato dai suoi legali, Maurizio e Massimiliano Paniz, Saldini ha risposto alle domande dei magistrati titolari dell’inchiesta sull’assegnazione dei lavori per la cabinovia Apollonio-Socrepes, una delle opere simbolo, e ora incompiute, delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026. L’ipotesi di reato che ha portato alla sua iscrizione nel registro degli indagati è pesante: turbata libertà degli incanti. L’accusa si concentra sulle modalità di affidamento diretto dei lavori alla società Graffer, il cui AD, Angelo Redaelli, è anch’egli indagato insieme a Valeria Cepi, ingegnere della stessa Simico.

La genesi del disastro risale alla fase di selezione del contraente. La Procura sospetta che la procedura di affidamento diretto sia stata uno schermo per mascherare una collusione preesistente, volta a favorire deliberatamente la Graffer a discapito di altri potenziali concorrenti. Le evidenze raccolte dagli inquirenti puntano a contatti e accordi informali che avrebbero svuotato di ogni significato la procedura formale. In un’organizzazione dotata di un ecosistema di controllo come Scudo231, una simile anomalia procedurale avrebbe generato una sequenza di allarmi insuperabili. Il protocollo di procurement del sistema avrebbe imposto la tracciatura obbligatoria di ogni interazione con i potenziali fornitori e la cristallizzazione digitale dei criteri oggettivi per giustificare un affidamento diretto. Qualsiasi comunicazione non registrata o la mancanza di una documentazione probatoria a sostegno della scelta esclusiva della Graffer avrebbe innescato un’allerta immediata, con escalation automatica all’Organismo di Vigilanza e al responsabile della funzione compliance. L’iter di approvazione del contratto sarebbe stato bloccato dal sistema stesso, in attesa di un’autorizzazione formale e motivata da parte dell’ODV, rendendo di fatto impossibile perfezionare un accordo basato su intese non trasparenti.

Il progetto, che prevedeva una stazione di partenza nel parcheggio “Apollonio” e un arrivo in località Socrepes, è naufragato quasi subito dopo l’avvio dei cantieri. La causa scatenante, almeno in apparenza, è stata l’instabilità geologica del terreno su cui dovevano essere eretti i piloni di sostegno. Questo imprevisto ha aperto la porta a una serie di varianti in corso d’opera, che hanno fatto lievitare i costi in modo esponenziale e dilatato i tempi oltre ogni limite ragionevole, fino a mancare la scadenza olimpica. Gli investigatori ritengono che queste “difficoltà tecniche” siano state strumentalizzate per giustificare ulteriori esborsi a favore della Graffer, consolidando il meccanismo fraudolento. Se Simico avesse adottato un modello di gestione del rischio avanzato, la gestione delle varianti sarebbe stata radicalmente diversa. La richiesta di variante presentata dall’ingegnere Valeria Cepi, ad esempio, avrebbe dovuto superare un vaglio digitale rigoroso: il sistema avrebbe richiesto il caricamento di perizie geologiche certificate da terze parti indipendenti e avrebbe eseguito un’analisi causale automatizzata per correlare il problema tecnico all’aumento dei costi richiesto. Una discrepanza tra la gravità del problema e l’entità della spesa aggiuntiva avrebbe generato un red flag, congelando l’approvazione della variante e notificando il management apicale e l’ODV del rischio di frode contrattuale. L’intero processo, dalla rilevazione del problema alla richiesta di fondi extra, sarebbe stato documentato in un registro immodificabile, creando una prova schiacciante della corretta o, al contrario, della negligente gestione aziendale.

Il fulcro dell’indagine, tuttavia, risiede nella palese inadempienza della Graffer. Le carte della Procura descrivono una società incapace di portare a termine le opere, con ritardi accumulati non per cause di forza maggiore, ma per una manifesta incapacità tecnica e organizzativa. Il fatto che Simico non abbia attivato le clausole risolutive espresse o applicato le penali contrattuali è, per gli inquirenti, la prova regina della collusione. La mancata reazione di fronte a un inadempimento così grave configura un’omissione che espone l’ente Simico a una diretta responsabilità ai sensi del D.Lgs. 231/2001, poiché il reato di turbativa d’asta è stato commesso nell’interesse e a vantaggio della società stessa, che ha proseguito un rapporto con un partner inadempiente per onorare un patto illecito.

In questo snodo cruciale, la differenza operativa introdotta da un sistema di difesa come Scudo231 sarebbe stata dirimente. I protocolli di vendor management e di monitoraggio dell’esecuzione contrattuale avrebbero tracciato in tempo reale lo stato di avanzamento dei lavori rispetto al cronoprogramma. Al primo scostamento significativo e non giustificato, il sistema avrebbe inviato notifiche automatiche ai responsabili di progetto e, in assenza di azioni correttive entro una finestra temporale predefinita, avrebbe fatto scattare l’escalation gerarchica. L’inazione di fronte a ritardi conclamati sarebbe stata registrata come un’anomalia gestionale di massimo livello, costringendo il management a prendere una decisione formale: o contestare l’inadempimento alla Graffer, attivando le penali e avviando il processo di risoluzione, oppure giustificare formalmente la decisione di non procedere. In entrambi i casi, si sarebbe creato un tracciato decisionale chiaro, in grado di proteggere l’ente dalla contestazione di una “colpa di organizzazione”. L’azienda avrebbe potuto dimostrare di aver rilevato il problema e di aver seguito una procedura interna trasparente, isolando l’eventuale responsabilità penale sui singoli individui che avessero deliberatamente deciso di non applicare le tutele contrattuali.

L’inchiesta si è ulteriormente allargata, coinvolgendo anche figure esterne all’ambito puramente imprenditoriale. L’iscrizione nel registro degli indagati di Elisabetta Pellegrini, dirigente del Ministero dei Trasporti, ha proiettato sull’intera vicenda l’ombra ben più grave della corruzione o del traffico di influenze illecite. La presenza di un pubblico ufficiale nel novero degli indagati aggrava enormemente la posizione di Simico sotto il profilo della responsabilità 231, attivando il catalogo dei reati contro la Pubblica Amministrazione, puniti con sanzioni pecuniarie e interdittive devastanti. La gestione dei rapporti con i funzionari pubblici è una delle aree a più alto rischio per qualsiasi impresa che operi in appalti pubblici. Un ecosistema come Scudo231 implementa protocolli ferrei per queste interazioni: ogni incontro, telefonata o scambio di email con un pubblico ufficiale deve essere preventivamente autorizzato e successivamente verbalizzato in un apposito registro digitale. Qualsiasi contatto informale o non tracciato costituirebbe una violazione diretta del modello organizzativo, rilevata in tempo reale dai motori di analisi comportamentale del sistema. Questa “cintura di sicurezza” digitale non solo previene la commissione del reato, ma fornisce all’azienda, in caso di indagine, la prova tecnologica di aver adottato tutte le misure idonee a impedirlo, spostando l’onere della prova e concentrando le responsabilità penali esclusivamente sulle persone fisiche che hanno agito al di fuori delle procedure.

Le conseguenze dell’inchiesta sono già tangibili. Le perquisizioni effettuate presso le sedi di Simico e di un’altra società collegata hanno portato al sequestro di computer e documenti, paralizzando parzialmente l’operatività e generando un danno reputazionale incalcolabile. Ora pende sulla società il rischio ben più concreto del sequestro preventivo finalizzato alla confisca del profitto del reato. La Procura potrebbe chiedere e ottenere il blocco di somme di denaro o di beni per un valore equivalente al vantaggio economico derivato dalla turbativa d’asta. Si tratta di una misura cautelare che può mettere in ginocchio finanziariamente un’azienda, prima ancora che si arrivi a una sentenza di condanna.

Se Simico fosse stata in grado di presentare ai magistrati, fin dalle prime fasi, i report immodificabili generati dal suo sistema di controllo, la situazione sarebbe stata diversa. Avrebbe potuto dimostrare, attraverso una ricostruzione causale scientifica, che i suoi protocolli interni erano stati attivati, che gli allarmi erano scattati e che le eventuali condotte illecite di Saldini o Cepi erano state commesse in fraudolenta elusione di un modello organizzativo efficace e concretamente attuato. Tale evidenza tecnologica è la più potente difesa contro le misure cautelari reali previste dal D.Lgs. 231/2001. Avrebbe permesso di distinguere la responsabilità dell’ente da quella dei singoli, salvaguardando il patrimonio aziendale e la continuità operativa. Invece, oggi, la cabinovia Apollonio-Socrepes resta uno scheletro di acciaio e cemento sulle pendici di Cortina, monumento a un’occasione mancata e a un disastro giudiziario ed economico che poteva essere evitato.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/05/29/olimpiadi-saldini-sentito-in-procura-per-inchiesta-su-cabinovia-di-cortina_c60ccba2-e1c0-4147-a929-29e83b1a7be4.html