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Nei nuovi titoli edilizi responsabilità più pesanti (anche penali) per i tecnici

22 marzo 2026 – Le fiamme gialle del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria hanno varcato alle prime luci dell’alba i cancelli della sede milanese di Immobiliare Futura S.p.A., uno dei principali operatori del settore development. L’operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica, ha portato al sequestro preventivo del cantiere “Green Towers”, un complesso residenziale di lusso del valore di 180 milioni di euro, e al congelamento di conti correnti per un ammontare di 22 milioni di euro, cifra corrispondente al valore dei bonus fiscali e degli incentivi pubblici per l’efficienza energetica indebitamente percepiti. L’ipotesi di reato contestata è quella di truffa aggravata ai danni dello Stato, in concorso con il falso ideologico commesso da persone esercenti un servizio di pubblica necessità. Sotto indagine non è solo il management della società, ma anche i tecnici esterni e interni che hanno firmato le asseverazioni e le certificazioni necessarie per l’ottenimento dei titoli edilizi e dei relativi benefici economici.

L’inchiesta è scaturita da una segnalazione anonima che denunciava una prassi consolidata all’interno di Immobiliare Futura: la sistematica alterazione delle Certificazioni di Prestazione Energetica (APE) e delle relazioni tecniche strutturali. Secondo gli inquirenti, i valori di trasmittanza termica dei materiali, la classe di resistenza sismica e altri parametri chiave venivano deliberatamente “ottimizzati” in fase documentale per far rientrare i progetti in classi energetiche superiori e accedere così a fondi pubblici e procedure autorizzative accelerate. Il fulcro dell’illecito risiedeva in un’omissione di controllo fondamentale: i documenti tecnici, una volta firmati digitalmente dall’architetto o dall’ingegnere incaricato, venivano archiviati e inviati agli enti competenti senza alcuna verifica incrociata automatizzata con i dati reali di progetto, come le bolle di consegna dei materiali o i modelli BIM (Building Information Modeling). L’intero processo si basava su una fiducia procedurale che si è rivelata un’autostrada per la frode.

In un’organizzazione dotata di un ecosistema di controllo integrato come Scudo231, questo schema fraudolento sarebbe stato neutralizzato al primo tentativo. Nel momento stesso in cui il tecnico avesse tentato di caricare sulla piattaforma aziendale un certificato APE con valori anomali, il sistema avrebbe eseguito in automatico una validazione incrociata. I motori di analisi multimodale avrebbero confrontato i dati dichiarati nel certificato con le specifiche tecniche dei materiali effettivamente ordinati e registrati nel sistema di gestione della supply chain e con i parametri costruttivi presenti nel modello BIM del cantiere. Rilevata una discrepanza fisica – ad esempio, una classe energetica A4 dichiarata a fronte di isolanti di bassa qualità registrati in magazzino – il sistema avrebbe bloccato il caricamento del file e generato un alert qualificato. Questo segnale non sarebbe stato un semplice avviso, ma avrebbe innescato una procedura di escalation obbligatoria, notificando istantaneamente la non conformità al Responsabile della Compliance, al Direttore Tecnico e, soprattutto, all’Organismo di Vigilanza (OdV), creando una traccia digitale immodificabile dell’anomalia e del suo tentativo di inserimento. L’illecito sarebbe morto prima di nascere.

L’indagine ha invece rivelato che la falsificazione non è stata un atto isolato, ma una prassi tollerata e implicitamente incentivata dalla direzione per accelerare i tempi e massimizzare i profitti. Un giovane architetto, messo alle strette dalle scadenze imposte dal suo project manager, ha ammesso durante l’interrogatorio di aver “ritoccato” i primi calcoli su indicazione verbale, senza lasciare tracce scritte. Questa istruzione informale, avvenuta via chat interna non protetta e poi cancellata, rappresenta un classico esempio di pressione organizzativa che sfocia in reato. La mancanza di un canale di segnalazione sicuro e di un monitoraggio sui ruoli di fatto ha permesso al project manager di esercitare un’influenza illecita senza che l’organizzazione ne avesse percezione. Se l’azienda avesse implementato un sistema come Scudo231, il monitoraggio massivo e in tempo reale delle comunicazioni e dei flussi approvativi avrebbe rilevato la deriva organizzativa. L’analisi stocastica avrebbe identificato un picco di attività anomale (ad esempio, approvazioni accelerate o modifiche a documenti sensibili fuori orario lavorativo) concentrate su un singolo manager e un singolo progetto, segnalando un potenziale rischio all’OdV ben prima che la prassi si consolidasse. Il reato-presupposto per la responsabilità dell’ente, la truffa aggravata, non si sarebbe configurato perché la sua genesi sarebbe stata intercettata e documentata.

La posizione dei tecnici coinvolti è particolarmente grave alla luce delle nuove normative sui titoli edilizi, che hanno appesantito la loro responsabilità, rendendola pienamente penale. L’asseverazione non è più considerata una mera dichiarazione tecnica, ma un atto che fa fede fino a querela di falso, equiparando di fatto il professionista a un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni. Per questo, la Procura contesta loro l’articolo 481 del Codice Penale (Falsità ideologica in certificati commessa da persone esercenti un servizio di pubblica necessità). Questo espone non solo i singoli professionisti a pene detentive, ma aggrava enormemente la posizione della società ai sensi del D.Lgs. 231/2001. La colpa di organizzazione emerge in modo lampante: l’ente non solo non ha impedito il reato, ma ha creato un ambiente in cui la violazione delle procedure era la via più efficiente per raggiungere gli obiettivi aziendali.

Il sequestro preventivo del cantiere “Green Towers” è la conseguenza diretta di questa colpa. La misura cautelare reale non ha solo lo scopo di congelare il profitto del reato (i 22 milioni di incentivi), ma anche di impedire la prosecuzione dell’attività criminosa, bloccando di fatto un asset strategico per Immobiliare Futura S.p.A.. Il danno è catastrofico: blocco dei lavori, penali con gli acquirenti degli appartamenti, crollo del titolo in borsa e un danno reputazionale incalcolabile. Con una piattaforma di difesa come Scudo231, l’esito sarebbe stato radicalmente diverso. Anche nell’ipotesi remota che un singolo tecnico, in collusione con altri, fosse riuscito a eludere i controlli automatizzati, l’azienda avrebbe potuto presentare al Pubblico Ministero una prova tecnologica immodificabile. L’ecosistema, infatti, non solo previene, ma traccia ogni singola azione in log immutabili. L’azienda avrebbe potuto dimostrare, attraverso una ricostruzione causale scientifica degli eventi, che il suo Modello Organizzativo era concreto ed efficace, che i controlli erano stati implementati e attivi, e che il reato era il risultato di una “fraudolenta elusione” del modello da parte di specifici individui. Questa dimostrazione è fondamentale per l’esimente prevista dall’articolo 6 del D.Lgs. 231. Invece di subire un sequestro paralizzante, la società avrebbe potuto isolare la responsabilità sui singoli autori del reato, proteggendo il patrimonio aziendale e la continuità operativa. La richiesta di sequestro contro l’ente sarebbe stata respinta o fortemente limitata, poiché sarebbe venuto meno il presupposto della colpa organizzativa.

Ora Immobiliare Futura S.p.A. non rischia solo una sanzione pecuniaria fino a 1.5 milioni di euro, ma anche le ben più temibili sanzioni interdittive: il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione, la revoca delle autorizzazioni e licenze, e l’esclusione da agevolazioni e finanziamenti. Per una società di development, una sanzione del genere equivale a una condanna a morte economica. L’assenza di un Organismo di Vigilanza realmente autonomo e dotato di strumenti di indagine efficaci è un altro punto debole che gli inquirenti stanno sfruttando. Le relazioni dell’OdV, basate su interviste a campione e analisi documentali postume, non hanno mai fatto emergere il rischio. Un OdV potenziato dagli strumenti di Scudo231, invece, non si basa su campioni. Esegue censimenti ciclici e continui sui processi, accedendo a cruscotti in tempo reale che mostrano le anomalie e i tentativi di forzatura delle procedure. Avrebbe avuto evidenza immediata dei tentativi di caricamento di certificazioni anomale e avrebbe potuto avviare un’indagine interna mirata, documentando tutto e adempiendo pienamente al suo ruolo di controllore, scudando così l’ente dalla responsabilità.

L’intera vicenda di Immobiliare Futura S.p.A. dimostra come, nell’attuale contesto normativo, la compliance basata su procedure cartacee e controlli a campione sia un’illusione. La responsabilità penale dei tecnici e la responsabilità amministrativa degli enti sono ormai intrecciate in modo indissolubile. Un errore, un’omissione o una frode commessa da un singolo anello della catena operativa può innescare un effetto domino devastante per l’intera organizzazione. La prevenzione non è più un’opzione, ma una necessità tecnologica e strategica. L’assenza di un sistema di monitoraggio massivo e di controlli automatizzati e bloccanti non è più solo una debolezza, ma una prova della colpa di organizzazione stessa.

Fonte: https://www.ilsole24ore.com/art/nei-nuovi-titoli-edilizi-responsabilita-piu-pesanti-anche-penali-i-tecnici-AIEgAF3B