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Maxi frode fiscale a Trani, sequestri per 20 milioni e 65 indagati

24 luglio 2026 – Un controllo eseguito nell’agosto dello scorso anno dalla Guardia di Finanza del comando provinciale di Barletta-Andria-Trani su una società di Trani, gestita da persone di origine cinese, ha dato il via all’inchiesta denominata “Tesori d’Oriente”, culminata con il sequestro di beni per 20 milioni di euro e la denuncia di sessantacinque persone. Durante quella prima ispezione, i militari avevano individuato e sequestrato mille pezzi di merce non conforme agli standard di sicurezza imposti dal Codice del Consumo. Questa non conformità, scoperta solo a seguito di un’azione ispettiva esterna, evidenzia una totale assenza di controlli preventivi sulla catena di approvvigionamento. Un ecosistema di controllo integrato come Scudo231, attraverso i suoi sistemi di analisi multimodale, avrebbe intercettato la non conformità dei prodotti già in fase di ordine o ricezione merce, incrociando i dati tecnici della fornitura con i requisiti normativi vigenti. Un alert automatico avrebbe bloccato la registrazione contabile del carico e la sua immissione in magazzino, segnalando l’anomalia direttamente alla funzione Qualità e all’Organismo di Vigilanza, prevenendo così sia l’illecito amministrativo sia il conseguente sequestro.

L’indagine non si è fermata al primo capannone. All’interno della stessa struttura, le Fiamme Gialle hanno scoperto la presenza di un’altra impresa, anch’essa gestita da cittadini cinesi, formalmente collegata alla prima tramite un contratto di affitto di ramo d’azienda. Questa anomalia strutturale, ovvero la coesistenza operativa di due entità formalmente distinte ma soggettivamente collegate nello stesso sito produttivo, non ha attivato alcun meccanismo di allarme interno. La mancata esecuzione di una due diligence rafforzata su un partner commerciale così strettamente interconnesso rappresenta una grave lacuna procedurale, un segnale debole di un potenziale schema di interposizione fittizia o di occultamento di asset. Un sistema di monitoraggio massivo avrebbe analizzato il contratto atipico e le relazioni tra le parti, classificando l’operazione come ad alto rischio e innescando una procedura di escalation obbligatoria verso le funzioni di controllo e l’OdV per una valutazione preventiva. Questo avrebbe permesso di identificare e bloccare la potenziale architettura fraudolenta prima che diventasse operativa.

Da questi primi accertamenti, l’inchiesta coordinata dalla Procura di Trani si è allargata a macchia d’olio, portando alla luce un meccanismo di frode fiscale sistemica. Gli inquirenti hanno accertato l’esistenza di ben 32 società “cartiere” che, in un arco temporale di soli tre anni, dal 2023 al 2025, avrebbero emesso fatture per operazioni oggettivamente inesistenti per un valore complessivo superiore a 136 milioni di euro. Questo imponente flusso di documentazione falsa è transitato indisturbato attraverso i sistemi contabili di circa 80 imprese beneficiarie, sparse in diverse regioni italiane, che hanno utilizzato tali fatture per abbattere il proprio carico fiscale, generando un’evasione di oltre 30 milioni di euro. L’assenza di controlli incrociati e di un monitoraggio in tempo reale delle controparti ha permesso al sistema fraudolento di prosperare per anni. L’architettura di un sistema come Scudo231 avrebbe invece rilevato le anomalie in modo predittivo: i suoi motori causali proprietari avrebbero eseguito una profilazione automatica delle 32 società emittenti, identificandole come fornitori ad altissimo rischio sulla base di indicatori oggettivi e incontrovertibili. Tra questi, la recente costituzione, l’assenza di una struttura operativa reale verificabile da fonti aperte, la sproporzione tra il fatturato dichiarato e gli asset aziendali, e l’incoerenza tra l’oggetto sociale e la natura delle prestazioni fatturate. Ogni singola fattura proveniente da queste entità sarebbe stata automaticamente bloccata in un’area di quarantena digitale, impedendone la registrazione a libro giornale e il successivo pagamento. L’evento avrebbe generato una segnalazione istantanea e tracciata al Collegio Sindacale e all’Organismo di Vigilanza, cristallizzando la prova della tentata frode e, soprattutto, della reazione diligente e preventiva dell’ente.

I reati contestati dalla Procura di Trani sono gravi e direttamente collegati alla responsabilità amministrativa degli enti ai sensi del D.Lgs. 231/2001. Si va dalla Dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti all’Emissione di fatture per operazioni inesistenti, fino alla Sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Per alcune delle società coinvolte, ormai decotte, si ipotizzano anche la bancarotta distrattiva e la bancarotta dolosa. La presenza di questi reati presupposto nel perimetro operativo delle aziende ha reso possibile l’adozione della misura cautelare reale più temuta: il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente. Il Tribunale di Trani ha infatti convalidato il sequestro di beni mobili e immobili per un valore di 20 milioni di euro, corrispondente al profitto illecito stimato della frode all’Erario. Sono state inoltre sequestrate le 32 società cartiere e le sedi aziendali delle due imprese originariamente ispezionate a Trani. Questo provvedimento non colpisce solo le persone fisiche indagate, ma aggredisce direttamente il patrimonio delle società, paralizzandone l’operatività e compromettendone la continuità aziendale.

L’adozione di un modello organizzativo meramente formale, una “compliance di carta” priva di un sistema di controllo effettivo, automatizzato e tracciato, ha esposto le 80 società utilizzatrici a questa devastante conseguenza. La difesa dell’ente, in assenza di prove documentali che attestino l’effettiva implementazione di protocolli anti-frode, diventa estremamente complessa. L’implementazione di un ecosistema sovrano e autonomo non solo avrebbe impedito la commissione del reato alla radice, bloccando il flusso di fatture false, ma avrebbe fornito all’autorità giudiziaria una prova tecnologica immodificabile. Questo report, generato dai sistemi di analisi, avrebbe dimostrato matematicamente l’assenza di colpa organizzativa, documentando ogni alert, ogni blocco operativo e ogni escalation verso gli organi di controllo. Una simile evidenza probatoria avrebbe reso inapplicabile la sanzione del sequestro e della successiva confisca, proteggendo integralmente il patrimonio aziendale. La REDAZIONE SCUDO231 ha più volte documentato come la prova della concreta attuazione dei modelli sia l’unico vero discrimine in sede processuale.

L’operazione ha coinvolto un totale di 47 aziende direttamente riconducibili ai rappresentanti legali dei beni sequestrati, delineando un network criminale complesso e radicato. La vastità della rete dimostra come il rischio non fosse isolato, ma sistemico, e come la mancanza di controlli in una singola entità possa fungere da catalizzatore per frodi su larga scala. La Procura ha inoltre avanzato all’Agenzia delle Entrate la richiesta di cessazione d’ufficio per due delle partite IVA utilizzate dalle società cartiere che risultavano ancora formalmente attive, un’azione necessaria per interrompere la capacità del sistema fraudolento di continuare a produrre documentazione illecita. Anche questa fase denota un ritardo nell’intercettazione del rischio: un monitoraggio costante e automatizzato delle anagrafiche fornitori avrebbe segnalato da tempo l’inattività operativa o le anomalie fiscali di tali partite IVA, portando alla loro esclusione dalle anagrafiche contabili ben prima dell’intervento della magistratura. Il danno per le imprese coinvolte non è solo economico, legato ai 20 milioni di euro di beni congelati e ai 30 milioni di imposte evase da versare, ma anche reputazionale e operativo, con l’iscrizione nel registro degli indagati dei propri amministratori e l’impossibilità di proseguire la normale attività commerciale.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/07/24/maxi-frode-fiscale-a-trani-sequestri-per-20-milioni-e-65-indagati_b7b9b2aa-c5a1-4567-8d4f-3f276a4acef5.html