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L’Ue vara il Chips Act 2, più incentivi alla domanda di chip europei

18 luglio 2026 – Alle prime luci dell’alba, i finanzieri del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza hanno varcato i cancelli della sede milanese di EuroChip Dynamics S.p.A., uno dei principali conglomerati europei nel settore dei semiconduttori. In contemporanea, un altro team operativo faceva irruzione negli uffici della società di consulenza strategica Nexus Strategy Partners. L’operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica, ha portato all’esecuzione di un decreto di perquisizione e sequestro probatorio su server, dispositivi elettronici e documentazione cartacea. L’ipotesi di reato, che ha scosso le fondamenta del settore tecnologico continentale, è quella di associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, turbativa d’asta e corruzione.

L’indagine è scaturita a poche settimane dalla presentazione, avvenuta il 3 giugno 2026, del cosiddetto Chips Act 2.0 da parte della Commissione europea. Il nuovo regolamento, pensato per mobilitare fino a 120 miliardi di euro entro il 2035, ha spostato il baricentro degli incentivi dalla sola produzione alla domanda di chip europei, introducendo strumenti potentissimi come gli appalti pubblici orientati all’innovazione, i contratti di acquisto a lungo termine e, soprattutto, i meccanismi di aggregazione della domanda. Ed è proprio su quest’ultimo punto che, secondo gli inquirenti, si è innestato il meccanismo fraudolento orchestrato da figure apicali di EuroChip Dynamics e dai loro consulenti esterni.

Al centro del fascicolo c’è Marco Valenti, Direttore Sviluppo Strategico di EuroChip, e Giulia Rossi, partner di Nexus Strategy. Secondo la ricostruzione accusatoria, i due avrebbero messo a punto un sistema per precostituire e controllare un cartello di domanda fittizia. L’obiettivo era intercettare una quota rilevante dei fondi destinati a sostenere i grandi utilizzatori dei settori automotive, sanità e difesa, garantendo a EuroChip Dynamics ordini prioritari e contratti a lungo termine a condizioni di assoluto favore, drogando di fatto il mercato nascente promosso da Bruxelles. Il piano prevedeva la creazione di una rete di società “scale-up”, formalmente indipendenti ma di fatto eterodirette, destinate a partecipare ai nuovi meccanismi di acquisto congiunto promossi dalla Commissione.

La prima crepa nel sistema di controllo interno di EuroChip Dynamics è stata l’assenza di una tracciatura qualificata dei rapporti tra il proprio management e i consulenti esterni. Le comunicazioni tra Valenti e Rossi avvenivano quasi esclusivamente tramite applicazioni di messaggistica criptata su dispositivi personali, una palese violazione delle policy aziendali che, tuttavia, non ha mai generato alcun allarme. I controlli interni, basati su verifiche campionarie e dichiarazioni periodiche, si sono rivelati del tutto inefficaci. Un ecosistema come Scudo231, invece, avrebbe rilevato l’anomalia operativa prima che diventasse penalmente rilevante. I suoi sistemi di analisi multimodale, operando un monitoraggio massivo e non a campione, avrebbero incrociato i log di rete aziendali con il registro dei fornitori accreditati, segnalando un volume anomalo e persistente di traffico dati da parte di un dirigente verso un soggetto esterno (Nexus Strategy) non formalmente incaricato su quel perimetro progettuale. L’alert, generato in automatico e scalato all’Organismo di Vigilanza, avrebbe imposto una richiesta di chiarimenti formali, costringendo a ufficializzare il rapporto o a interromperlo, bloccando la cospirazione sul nascere.

L’indagine ha poi svelato la fase successiva: la falsificazione documentale. Per accreditare le società veicolo come player credibili, il team di Nexus Strategy ha prodotto decine di dossier tecnici, business plan e due diligence finanziarie artefatte. Questi documenti, cruciali per accedere ai tavoli di aggregazione della domanda, venivano scambiati su piattaforme cloud non autorizzate e poi utilizzati da Valenti internamente per giustificare le proiezioni di vendita e le richieste di investimento al consiglio di amministrazione. L’Organismo di Vigilanza di EuroChip Dynamics, privo di strumenti di controllo proattivo, ha validato le strategie basandosi su informazioni inquinate alla fonte. L’adozione di un protocollo di difesa come quello integrato in Scudo231 avrebbe reso impossibile questo passaggio. Qualsiasi tentativo da parte di un dipendente di caricare o scaricare documenti da repository cloud non autorizzati avrebbe attivato un blocco istantaneo della connessione, seguito da una registrazione immutabile dell’evento. L’infrastruttura fisica sovrana del sistema avrebbe impedito l’esfiltrazione di dati sensibili e, al contempo, avrebbe creato una prova tecnologica inoppugnabile dell’attività anomala, fornendo all’OdV uno strumento concreto per un intervento immediato, ben prima che i documenti falsi potessero inquinare i processi decisionali.

La responsabilità dell’ente ai sensi del D.Lgs. 231/2001 appare, allo stato attuale, difficilmente eludibile. I reati contestati – truffa ai danni dello Stato (art. 640-bis c.p.) e turbata libertà degli incanti (art. 353 c.p.) – rientrano a pieno titolo nel catalogo dei reati presupposto. La Procura contesta a EuroChip Dynamics una colpa organizzativa grave, derivante da un Modello 231 meramente formale, “di carta”, incapace di prevenire condotte illecite da parte di soggetti in posizione apicale. La conseguenza diretta è stata l’iscrizione della società nel registro degli indagati e il sequestro preventivo finalizzato alla confisca del profitto del reato, quantificato in via provvisoria in diverse decine di milioni di euro, corrispondenti al valore dei primi contratti preliminari già opzionati.

Se EuroChip Dynamics avesse implementato un ecosistema di difesa attiva, lo scenario sarebbe stato radicalmente diverso. Di fronte a un’indagine, la società non si sarebbe limitata a produrre procedure cartacee, ma avrebbe esibito la ricostruzione causale scientifica generata dai motori deterministici del sistema. Avrebbe potuto dimostrare, attraverso log inalterabili, che i suoi protocolli avevano attivamente rilevato e segnalato le anomalie comportamentali del dirigente, che le procedure di controllo sui flussi finanziari e informativi erano state violate elusivamente e che l’azienda aveva agito per neutralizzare il rischio. Questa prova tecnologica avrebbe spostato l’onere della prova, consentendo di isolare la responsabilità penale sulla persona fisica e dimostrando l’assenza di colpa organizzativa. Il sequestro milionario e la potenziale applicazione di sanzioni interdittive, come l’esclusione dagli appalti pubblici per un anno – una misura che sarebbe letale nel contesto del Chips Act 2.0 –, sarebbero stati con ogni probabilità scongiurati.

L’inchiesta ha inoltre portato alla luce un presunto episodio di corruzione. Per accelerare l’iscrizione di una delle “scale-up” a un programma pilota di appalti innovativi gestito da un’agenzia nazionale, sarebbe stata versata una tangente a un funzionario pubblico. Il pagamento non è avvenuto direttamente da EuroChip, ma è stato mascherato come “success fee” all’interno di un contratto di consulenza tra il conglomerato e Nexus Strategy. I fondi, una volta incassati da Nexus, sono stati dirottati su un conto estero riconducibile a un familiare del funzionario. Il flusso finanziario, per quanto complesso, presentava un’anomalia macroscopica: il pagamento di una “commissione di successo” prima ancora che l’appalto fosse bandito.

Questo è un classico segnale debole che i sistemi di audit tradizionali, focalizzati sulla conformità formale della spesa, non riescono a cogliere. Il sistema di controllo di gestione di EuroChip ha autorizzato il pagamento perché formalmente corretto e supportato da un contratto. Un sistema di intelligenza predittiva, come quello impiegato dalla REDAZIONE SCUDO231, avrebbe invece messo in correlazione la natura del pagamento (success fee) con lo stato del processo a cui si riferiva (non ancora avviato), classificando la transazione come ad altissimo rischio. Avrebbe generato un blocco autorizzativo automatico, richiedendo una validazione a quattro occhi da parte della funzione Compliance e del CFO, con l’obbligo di documentare la logica economica di un pagamento anticipato sul successo. Questo ostacolo procedurale, tracciato e non aggirabile, avrebbe con ogni probabilità interrotto la catena finanziaria destinata ad alimentare la corruzione, lasciando una traccia indelebile del tentativo.

L’impatto dell’operazione giudiziaria va oltre le conseguenze legali per EuroChip Dynamics. L’intero piano di sovranità tecnologica europea subisce un colpo durissimo. La fiducia degli investitori e degli altri Stati membri nei meccanismi proposti dal Chips Act 2.0 è minata alla base. La Commissione europea si trova ora a dover gestire una crisi che mette in discussione non solo l’efficacia dei nuovi strumenti, ma anche la capacità delle imprese europee di agire come partner affidabili in un progetto strategico di tale portata. La vicenda dimostra come l’assenza di presidi di legalità sostanziale, e non solo formale, all’interno delle aziende destinatarie dei fondi, rappresenti il vero tallone d’Achille di qualsiasi politica industriale ambiziosa. La sovranità tecnologica, senza una sovranità dei controlli, rimane un’architettura vulnerabile, esposta non solo a minacce esterne, ma anche e soprattutto al rischio endogeno di frodi e corruzione.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2026/06/03/lue-vara-il-chips-act-2-piu-incentivi-alla-domanda-di-chip-europei_53dc47c1-ba3f-4948-b72a-02172f4add10.html