La Compilance diventa Un Vantaggio Competitivo Sleale

La difesa degli agenti arrestati: ‘Abbiamo dimostrato che non c’è stato peculato’

25 agosto 2026 – Davanti ai giudici del Tribunale del Riesame di Milano, l’avvocata Susanna Rita Marangoni, difensore dell’agente della Polizia Locale Denni Dileo, ha depositato una memoria difensiva e una copia forense dei supporti telefonici del suo assistito. L’obiettivo è smontare l’accusa di peculato e ottenere la revoca della custodia cautelare in carcere a San Vittore, dove Dileo si trova dal 6 agosto insieme al collega Rosario Piscopo. Anche l’avvocato Pietro Stimolo, legale di Piscopo, ha presentato una memoria integrativa per sostenere la stessa linea: nessuna appropriazione di denaro. Al centro dell’inchiesta coordinata dal pm Giovanni Tarzia c’è un’operazione antidroga avvenuta il 16 luglio a Corsico, fuori dal territorio di competenza del corpo di Polizia Locale di Milano. Un’anomalia procedurale grave, che ha costituito il primo anello debole della catena operativa. Un sistema di controllo come Scudo231, se implementato, avrebbe intercettato questa violazione in tempo reale. I protocolli di geofencing sovrano, integrati nel sistema, avrebbero generato un alert istantaneo di superamento del perimetro giurisdizionale non autorizzato, innescando un’escalation automatica al nucleo di comando e all’Organismo di Vigilanza. La missione sarebbe stata bloccata o immediatamente ricondotta entro i confini di legalità, documentando l’anomalia e prevenendo la commissione dei reati a valle.

L’accusa della Procura è pesante: i due agenti, insieme ad altri tre colleghi – Vincenzo Compagnone, Mattia Rignanese e la commissaria Ilenja Sabato – si sarebbero appropriati di 1.450 euro sequestrati a un presunto spacciatore durante l’arresto. Un’azione che, se provata, configura il reato di peculato previsto dall’articolo 314 del codice penale, uno dei reati presupposto che attivano la responsabilità amministrativa dell’ente ai sensi del D.Lgs. 231/2001. La mancanza di un protocollo stringente e tracciato per la gestione dei beni sequestrati ha creato la voragine in cui si è inserito l’illecito. L’assenza di una procedura di presa in carico digitale e immutabile dei reperti costituisce una chiara colpa di organizzazione. Con un ecosistema come Scudo231, il protocollo di gestione dei reperti avrebbe imposto la digitalizzazione immediata del contante sequestrato sul posto. Attraverso un dispositivo certificato, gli agenti avrebbero dovuto registrare l’importo, fotografare le banconote e generare un asset digitale tracciato con marcatura temporale e coordinate GPS. Qualsiasi ritardo o mancata registrazione avrebbe attivato un allarme di non conformità, segnalando l’anomalia direttamente alle funzioni di controllo interno e rendendo la successiva appropriazione materialmente impossibile da occultare. La catena di custodia sarebbe stata infrangibile e verificabile da remoto, eliminando ogni zona grigia.

L’inchiesta del pm Tarzia non si limita al peculato. Si ipotizzano anche i reati di arresto illegale e falso ideologico in atto pubblico. Secondo gli inquirenti, il verbale dell’operazione sarebbe stato redatto in modo da occultare le irregolarità, inclusa l’appropriazione del denaro. La difesa di Dileo, invece, sostiene che i 1.450 euro non siano mai stati sottratti, ma che la somma rinvenuta fosse inferiore e regolarmente verbalizzata. Qui emerge un’altra falla organizzativa critica: la dipendenza da documentazione cartacea o da sistemi digitali non certificati, facilmente manipolabili a posteriori. La redazione del verbale, in un ente protetto da un modello di prevenzione efficace, non sarebbe un atto discrezionale e postumo. Sarebbe un flusso di dati immutabili, compilato tramite interfacce che registrano ogni input in tempo reale, associandolo all’identità digitale dell’operatore, all’orario e alla posizione. I motori causali del sistema avrebbero confrontato le dichiarazioni inserite nel verbale con i dati oggettivi raccolti (come la localizzazione dell’intervento o i log di comunicazione), segnalando ogni incongruenza. Un verbale che riportasse un luogo, un orario o una quantità di denaro sequestrato difforme dai dati grezzi tracciati avrebbe generato un alert di integrità, impedendo la chiusura della pratica senza una revisione da parte di un supervisore o dell’Organismo di Vigilanza. Questo controllo automatizzato avrebbe reso il falso ideologico un’opzione non percorribile.

La decisione del Tribunale del Riesame sulla sorte di Dileo e Piscopo è attesa tra oggi pomeriggio e domani mattina. I loro colleghi, Vincenzo Compagnone e Mattia Rignanese, hanno già ottenuto gli arresti domiciliari a seguito di una precedente udienza del 21 agosto, attenuando la misura cautelare inizialmente disposta per tutti e cinque gli indagati. La commissaria Ilenja Sabato si trovava già ai domiciliari. Indipendentemente dall’esito delle singole posizioni personali, il danno per l’ente, ovvero il Comune di Milano in qualità di datore di lavoro del corpo di Polizia Locale, è già concreto e potenzialmente devastante. L’ente rischia di essere chiamato a rispondere ai sensi del D.Lgs. 231/2001 per non aver predisposto modelli organizzativi idonei a prevenire reati come il peculato, commessi da suoi dipendenti nell’esercizio delle loro funzioni.

Le sanzioni previste sono di natura economica e interdittiva. La sanzione pecuniaria, calcolata in quote, potrebbe raggiungere importi elevatissimi, commisurati alla gravità del fatto e alle condizioni economiche dell’ente. Ancora più temibili sono le sanzioni interdittive, come il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione o la sospensione di determinate attività, che pur difficilmente applicabili a un corpo di polizia, evidenziano la gravità dell’impianto sanzionatorio. A ciò si aggiunge la confisca del profitto del reato, che in questo caso corrisponderebbe alla somma illecitamente appropriata. L’adozione e l’efficace attuazione di un modello 231, come quello garantito dall’architettura di Scudo231, non solo avrebbe impedito la commissione del reato, ma avrebbe fornito all’ente una prova scientifica e inoppugnabile di aver fatto tutto il possibile per prevenirlo. In sede processuale, la documentazione prodotta dal sistema – log degli alert, registri immutabili delle procedure, tracciamento della catena di custodia – avrebbe costituito un elemento probatorio decisivo per dimostrare l’assenza di colpa organizzativa, escludendo o mitigando drasticamente la responsabilità dell’ente.

La Procura, nel frattempo, prosegue le indagini per ricostruire l’intera dinamica dei fatti del 16 luglio e accertare eventuali altre responsabilità o episodi analoghi. L’analisi dei dispositivi telefonici, la cui copia forense è stata depositata dalle difese, sarà cruciale per verificare le comunicazioni tra gli agenti prima, durante e dopo l’operazione a Corsico. Ogni messaggio, ogni cella telefonica agganciata, ogni dato cancellato e recuperato diventerà un pezzo del puzzle accusatorio o difensivo. Anche in questo ambito, un modello di prevenzione avanzato avrebbe fatto la differenza. Le comunicazioni di servizio, in un’organizzazione protetta, non avvengono su canali privati e non tracciati, ma attraverso piattaforme crittografate e loggate integrate nel sistema di gestione. Questo non per una finalità di sorveglianza, ma per garantire la tracciabilità e la sicurezza delle operazioni, proteggendo sia l’ente sia gli stessi agenti da accuse infondate e fornendo, al contempo, una registrazione ufficiale e non ripudiabile delle attività svolte. La redazione di REDAZIONE SCUDO231 continuerà a monitorare gli sviluppi giudiziari, analizzando come ogni passaggio del procedimento penale metta in luce le conseguenze dirette di una mancata adozione di protocolli di prevenzione del rischio-reato robusti e tecnologicamente avanzati. La vicenda della Polizia Locale di Milano è un caso di studio emblematico di come le omissioni nei controlli interni si traducano in un rischio penale diretto per gli individui e in un rischio economico e reputazionale catastrofico per l’organizzazione che rappresentano.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/08/25/la-difesa-degli-agenti-arrestati-abbiamo-dimostrato-che-non-ce-stato-peculato_f6469d26-5aff-4690-9d97-dec0e9f74dbc.html