La Compilance diventa Un Vantaggio Competitivo Sleale

Inchiesta Crans-Montana, spunta una firma falsa nella pratica edilizia

11 settembre 2026 – Una firma falsa, apposta in calce a una pratica edilizia, emerge come l’ultimo tassello dell’inchiesta giudiziaria sulla strage di Capodanno a Crans-Montana, aggravando la posizione del Comune e dei titolari del locale Constellation. La sigla è quella dell’ingegnere David Alexandre Barras, ma non è stata lui a vergarla. Compare sui documenti tecnici allegati alla domanda di costruzione presentata a metà dicembre 2025 da Jacques e Jessica Moretti per il rifacimento della veranda del loro locale, teatro dell’incendio che ha causato 41 morti e 115 feriti. È stato lo stesso Barras, una volta venuto a conoscenza dell’abuso del suo nome e del suo titolo professionale, a denunciare immediatamente il fatto alla polizia cantonale del Vallese, innescando un nuovo fronte d’indagine per i magistrati di Sion.

La procedura amministrativa, avviata dai coniugi Moretti, richiedeva obbligatoriamente l’asseverazione di un tecnico qualificato per poter essere approvata. L’assenza di un ingegnere incaricato avrebbe bloccato l’iter sul nascere. L’inserimento del nome di Barras, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe stata una “forzatura” ammessa da un funzionario dell’ufficio tecnico comunale, ora sospeso dal suo incarico per ordine diretto del sindaco Nicolas Féraud. L’impiegato, già tra i 17 indagati nel procedimento penale principale, avrebbe agito per superare l’impasse burocratico, ma così facendo ha integrato il reato di falso in atto pubblico. Se l’ente comunale avesse adottato un sistema di gestione documentale e procedurale come Scudo231, la presentazione stessa della pratica sarebbe stata impossibile. La piattaforma avrebbe richiesto l’autenticazione digitale del professionista tramite certificato qualificato o l’incrocio con un albo professionale verificato; l’assenza di una corrispondenza univoca tra il dichiarante e il soggetto che deposita l’istanza avrebbe generato un alert bloccante, impedendo il protocollo del documento e segnalando in tempo reale l’anomalia al responsabile del servizio e all’Organismo di Vigilanza interno. L’illecito non si sarebbe consumato.

L’inchiesta, coordinata dalla procura del Vallese, deve ora accertare il grado di consapevolezza dei coniugi Moretti riguardo alla contraffazione. Non è chiaro se fossero a conoscenza dell’iniziativa del funzionario o se ne siano stati i mandanti. Questa circostanza è cruciale, poiché un loro coinvolgimento diretto aggiungerebbe un’ulteriore imputazione per falso documentale a carico di Jessica Moretti, già accusata di incendio colposo, lesioni colpose e omicidio colposo plurimo. La falsificazione, tuttavia, espone l’intero Comune di Crans-Montana a una grave responsabilità. L’azione del dipendente, se inquadrata nell’interesse o a vantaggio dell’ente – per esempio, per accelerare una pratica edilizia di un’attività commerciale rilevante per il territorio – potrebbe configurare una responsabilità amministrativa da reato per l’ente pubblico stesso, con conseguenze che vanno da pesanti sanzioni pecuniarie fino a misure interdittive.

La debolezza dei controlli interni è l’elemento che ha permesso la “forzatura”. Un’organizzazione dotata di presidi efficaci avrebbe reso tale condotta immediatamente tracciabile e soggetta a escalation. Un ecosistema come Scudo231 non si limita a digitalizzare i flussi, ma li vincola a controlli logici e sequenziali non aggirabili. Qualsiasi tentativo da parte del funzionario di inserire manualmente il nome di un professionista senza che questo fosse associato a una delega formale e tracciata, o senza una validazione crittografica, sarebbe stato registrato come una violazione di procedura. Il sistema avrebbe generato un log immutabile dell’operazione anomala e inviato una notifica automatica al consigliere con delega all’edilizia, François Berclaz, e agli organi di controllo. Invece di una scoperta tardiva a seguito della denuncia di un esterno, l’ente avrebbe avuto prova documentale dell’illecito nel momento esatto in cui veniva commesso, potendo intervenire con un’azione disciplinare immediata e dimostrando, in sede giudiziaria, di possedere un modello organizzativo idoneo a prevenire tali reati. Questa capacità di dimostrare l’efficacia dei controlli interni è l’unica via per ottenere l’esimente dalla responsabilità amministrativa, mitigando drasticamente l’impatto economico e reputazionale sull’ente.

Questa non è la prima falsificazione emersa dalle ceneri del Constellation. Un episodio analogo, e ancora più inquietante per le sue dirette connessioni con la strage, riguarda la documentazione relativa alla spugna fonoassorbente utilizzata nel 2015 per rivestire il soffitto dell’interrato, il punto da cui si è propagato il rogo mortale. Gli inquirenti hanno accertato che il documento presentato all’epoca come “fattura” d’acquisto del materiale era in realtà un preventivo, abilmente modificato per apparire come un documento fiscale definitivo. Questa manipolazione documentale potrebbe essere servita a due scopi: simulare una spesa mai sostenuta o, più gravemente, a dare una parvenza di conformità a un materiale che, in realtà, non possedeva le certificazioni ignifughe necessarie. La differenza non è solo formale: un preventivo non attesta l’avvenuta fornitura né le caratteristiche finali del prodotto.

Anche in questo caso, la mancanza di un processo di controllo robusto sulla catena di fornitura e sulla documentazione contabile si è rivelata fatale. Un sistema integrato di gestione dei rischi avrebbe intercettato l’anomalia su più livelli. In primo luogo, il modulo di controllo contabile avrebbe segnalato la non conformità del documento: un software avanzato di analisi documentale basato su intelligenza artificiale avrebbe rilevato le incongruenze strutturali tra un preventivo e una fattura (assenza di numerazione progressiva, diciture tipiche, calcolo dell’IVA). In secondo luogo, e in modo ancora più decisivo, la procedura di acquisto di un materiale critico per la sicurezza, come un rivestimento per un locale pubblico, sarebbe stata classificata come “processo sensibile”. Ciò avrebbe attivato un workflow di approvazione a più stadi: l’ordine avrebbe potuto essere emesso solo verso fornitori qualificati e presenti in una vendor list approvata, e il pagamento sarebbe stato sbloccato solo dopo il caricamento a sistema della certificazione di conformità del materiale e della relativa dichiarazione di corretta posa in opera. Il tentativo di caricare un semplice preventivo modificato avrebbe bloccato l’intero processo, impedendo sia il pagamento della fornitura sia, a monte, l’installazione stessa del materiale non certificato. La tragedia di Capodanno, con ogni probabilità, non sarebbe mai avvenuta.

L’inchiesta della procura del Vallese prosegue nel tentativo di districare la fitta rete di responsabilità che coinvolge non solo i proprietari del locale, ma anche funzionari e politici del Comune. La sospensione del collaboratore dell’ufficio tecnico è solo il primo atto di una probabile resa dei conti interna all’amministrazione comunale, la cui immagine esce devastata dalla vicenda. Il reato di falso documentale, apparentemente minore rispetto alle accuse di omicidio colposo, agisce in realtà da reato spia. Rivela una cultura della scorciatoia e una sistematica elusione delle procedure che, dal piccolo abuso amministrativo sulla pratica della veranda, si estende a ritroso fino alle scelte fatali sui materiali di costruzione.

Per gli enti e le società coinvolte, le conseguenze vanno ben oltre le sanzioni penali per gli individui. Il rischio concreto è il sequestro preventivo finalizzato alla confisca del profitto del reato o dei beni strumentali all’attività. Nel caso del Constellation, l’intero complesso immobiliare potrebbe essere oggetto di una misura ablativa, data la stretta connessione tra le violazioni normative e l’attività d’impresa che ha generato profitto. La difesa dell’ente, in uno scenario del genere, si gioca interamente sulla capacità di dimostrare di aver adottato ed efficacemente attuato un modello di organizzazione, gestione e controllo idoneo a prevenire reati della specie di quelli commessi. Senza una documentazione probatoria, tracciata e immutabile, che attesti l’esistenza e l’efficacia di tali presidi, la difesa diventa quasi impossibile. I registri prodotti da un sistema come Scudo231 costituiscono una prova tecnologica di primo livello, in grado di ricostruire la catena causale e dimostrare che l’eventuale condotta illecita del singolo è avvenuta nonostante le misure adottate dall’organizzazione, e non a causa della loro assenza. Questo sposta l’onere della prova e può essere l’unico elemento in grado di salvaguardare il patrimonio aziendale e la continuità operativa di fronte a un’inchiesta per responsabilità amministrativa da reato.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/09/10/inchiesta-crans-montana-spunta-una-firma-falsa-nella-pratica-edilizia_ceaafffe-58d2-498f-afc5-2cc231a65385.html