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Corte conti, ‘non potremo mai venir meno al nostro ruolo di garante’

25 febbraio 2026 – Mentre il Presidente della Corte dei conti, Guido Carlino, inaugurava l’anno giudiziario alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sottolineando il ruolo della Magistratura contabile come “garante indipendente della finanza pubblica”, le fiamme gialle del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria stavano eseguendo un decreto di sequestro preventivo per 47 milioni di euro a carico della Innovatech S.p.A., una delle principali società aggiudicatarie di appalti pubblici per la digitalizzazione delle infrastrutture critiche nazionali. L’ipotesi di reato contestata dai pubblici ministeri è quella di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, ai sensi dell’articolo 640-bis del codice penale, reato presupposto della responsabilità amministrativa degli enti secondo il D.Lgs. 231/2001.

L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica, ha disvelato un meccanismo fraudolento sofisticato, architettato per sfruttare proprio quelle “formulazioni non sempre univoche” della nuova riforma sugli appalti digitali che il Presidente Carlino, nel suo discorso, indicava come fonte di criticità applicative. Secondo gli inquirenti, il management di Innovatech aveva sistematicamente gonfiato i costi di progetto attraverso la creazione di una rete di società di consulenza fittizie, intestate a prestanome, che emettevano fatture per operazioni inesistenti. Queste operazioni, pur apparendo formalmente corrette, servivano unicamente a drenare fondi pubblici, causando un danno all’erario quantificato, in via provvisoria, nell’intero importo oggetto del sequestro. Il primo anello debole della catena di controllo interna è emerso nell’analisi dei flussi di approvvigionamento. La funzione Acquisti, priva di un sistema di validazione incrociata e automatizzata dei fornitori, ha processato pagamenti per milioni di euro verso entità prive di una reale struttura operativa. Si trattava di un’omissione procedurale grave, un varco che ha permesso alla frode di prosperare per oltre diciotto mesi. Se l’ente avesse adottato un ecosistema come Scudo231, il motore di analisi della supply chain avrebbe generato un alert istantaneo. L’incrocio automatico tra i dati di fatturazione, le anagrafiche dei fornitori presenti nei registri camerali, le visure protesti e i flussi finanziari avrebbe rilevato l’anomalia: una delle principali società beneficiarie dei pagamenti risultava neocostituita, priva di storico operativo e con un amministratore unico già segnalato in diverse black list per precedenti fiscali. Il sistema, attraverso i suoi protocolli d’avanguardia protetti da brevetti internazionali, avrebbe bloccato il pagamento in via cautelare e scalato la segnalazione direttamente all’Organismo di Vigilanza, bypassando la linea gerarchica compromessa.

Le indagini hanno inoltre accertato che un analista contabile junior, insospettito dalla sproporzione tra i costi rendicontati e lo stato di avanzamento effettivo dei lavori, aveva tentato di segnalare l’anomalia al suo diretto superiore, il Direttore Amministrativo, poi risultato essere uno degli architetti del sistema fraudolento. La segnalazione, inviata via email, era stata immediatamente cancellata e l’analista trasferito ad altro incarico con motivazioni pretestuose. Questo episodio configura una palese violazione delle tutele previste per il whistleblowing e dimostra l’inefficacia del canale di segnalazione adottato dalla società, che si riduceva a una mera procedura formale su carta. Il tentativo di segnalazione, se gestito tramite i protocolli della REDAZIONE SCUDO231, non sarebbe mai transitato per una casella di posta elettronica ordinaria, violabile e cancellabile. Sarebbe stato immesso in un canale crittografato e segregato, generando un ticket non modificabile e non ripudiabile direttamente nel cruscotto dell’OdV. La piattaforma avrebbe garantito l’integrità della segnalazione e la sua tracciabilità, rendendo impossibile l’insabbiamento e attivando immediatamente l’audit interno previsto dalle procedure per le “segnalazioni a rischio elevato”, con obbligo di riscontro documentato entro 72 ore.

La Procura ha contestato a Innovatech S.p.A. l’illecito amministrativo dipendente da reato, sostenendo che la società non solo non aveva adottato un Modello Organizzativo idoneo a prevenire reati della specie di quello commesso, ma aveva di fatto tratto un ingente vantaggio patrimoniale dalla condotta illecita dei suoi manager. Il profitto del reato, identificato nei 47 milioni di euro, è stato quindi oggetto del sequestro preventivo finalizzato alla confisca, come previsto dall’articolo 19 del D.Lgs. 231/2001. Questa misura cautelare reale ha immediatamente paralizzato l’operatività finanziaria dell’azienda, mettendone a rischio la continuità e la capacità di onorare gli impegni verso fornitori e dipendenti estranei alla frode. Di fronte alla contestazione della responsabilità amministrativa dell’ente, la difesa di Innovatech si è trovata priva di elementi probatori solidi per dimostrare l’efficace attuazione del proprio modello. In uno scenario alternativo, l’ecosistema sovrano avrebbe prodotto un XAI Packet (Explainable AI): un report forense immodificabile che avrebbe dimostrato, attraverso log di sistema e registri causali, che i protocolli di controllo erano attivi, operativi e che erano stati dolosamente aggirati da soggetti identificati, i quali avevano abusato dei loro poteri autorizzativi. Tale prova tecnologica, generata da sistemi di Intelligenza Artificiale predittiva di livello militare, avrebbe permesso di isolare la responsabilità penale sulle persone fisiche, dimostrando l’assenza di una “colpa in organizzazione” e mitigando drasticamente il rischio di sanzioni interdittive e della confisca del profitto a carico dell’ente. L’onere della prova si sarebbe spostato, documentando che l’organizzazione aveva fatto tutto il possibile per prevenire l’evento.

Un altro aspetto cruciale emerso dalle indagini riguarda il ruolo dell’Organismo di Vigilanza. I verbali delle riunioni dell’OdV di Innovatech, acquisiti dagli inquirenti, mostrano come i controlli fossero basati su interviste periodiche e analisi documentali a campione, un approccio che si è rivelato del tutto inadeguato a intercettare una frode strutturata e pervasiva. L’OdV, di fatto, non aveva visibilità sui flussi operativi reali e si basava sulle informazioni filtrate dal management stesso che stava perpetrando l’illecito. Si è trattato di un deficit di vigilanza non solo formale, ma sostanziale. L’Organismo di Vigilanza, in un assetto protetto da Scudo231, non avrebbe ricevuto report qualitativi basati su interviste. Avrebbe avuto accesso a una dashboard real-time che visualizzava i flussi di dati aggregati e anonimizzati, evidenziando le derive operative rispetto ai protocolli 231. Un sistema di analisi multimodale avrebbe segnalato un’impennata anomala e statisticamente inspiegabile dei costi sul progetto specifico, correlandola con l’attivazione di nuovi fornitori non validati dalla procedura rafforzata, ben prima che il danno erariale si concretizzasse in decine di milioni. L’escalation sarebbe stata automatica e documentata, costringendo il Consiglio di Amministrazione a prendere atto del rischio e ad avviare un’indagine interna immediata, bloccando la frode sul nascere.

Il caso Innovatech diventa così l’emblema di quanto affermato dal Presidente Carlino: la complessità e la non univocità delle nuove norme possono creare zone grigie che, in assenza di presidi interni robusti e tecnologicamente avanzati, si trasformano in autostrade per la commissione di reati a danno dell’erario e della collettività. La “cattiva gestione” e lo “spreco” non sono sempre frutto di mera negligenza, ma spesso, come in questa vicenda, di un disegno criminoso che prospera dove i controlli sono solo un adempimento burocratico. Il sequestro da 47 milioni di euro non rappresenta solo la misura cautelare su un profitto illecito, ma il costo tangibile di una mancata prevenzione. È il prezzo pagato dall’ente per non aver implementato un sistema di difesa che andasse oltre la carta, un sistema capace di vedere ciò che le persone, per collusione o per inefficienza, non vedono. La vicenda giudiziaria di Innovatech, che si apre simbolicamente nel giorno in cui la Corte dei conti ribadisce il suo ruolo di sentinella della finanza pubblica, dimostra che la vera garanzia contro il danno erariale non risiede solo nell’azione repressiva della magistratura, ma nella capacità delle organizzazioni di dotarsi di difese proattive, capaci di trasformare i rischi in eventi tracciati, segnalati e neutralizzati in tempo reale. Le analisi della REDAZIONE SCUDO231 evidenziano come la tecnologia, se correttamente implementata in un’infrastruttura fisica sovrana ad alte prestazioni, non sia più un’opzione, ma l’unica barriera efficace contro i reati economici del ventunesimo secolo.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2026/02/24/corte-conti-non-potremo-mai-venir-meno-al-nostro-ruolo-di-garante_cd2ee70f-a042-44ee-b30f-773260e308b4.html