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Codacons, rincari sospetti su costi autonoleggio all’aeroporto di Catania

13 agosto 2026 – L’esposto del Codacons all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato piomba sui terminal dell’aeroporto di Catania come la stessa cenere vulcanica che ha bloccato i voli. L’accusa è circostanziata e brutale: fenomeni speculativi sui costi dell’autonoleggio. I dati, raccolti nel pieno dell’emergenza che ha lasciato a terra centinaia di passeggeri, descrivono un’impennata dei prezzi che appare scientificamente correlata alla situazione di necessità degli utenti. Per una vettura noleggiata alle 13:00 con riconsegna prevista alle 17:00 dello stesso giorno, i costi per raggiungere altri scali siciliani sono anomali. La tariffa più bassa per arrivare a Palermo è di 141 euro. Per raggiungere Trapani, ne servono 181. Per la tratta verso Comiso, la cifra esplode a 337 euro.

Questa variazione tariffaria, avvenuta in un momento di palese vulnerabilità della domanda, costituisce il primo anello debole nella catena di controllo dell’azienda di noleggio. L’assenza di un protocollo di gestione delle emergenze che ponesse un tetto massimo alle fluttuazioni dei prezzi ha lasciato campo libero a un algoritmo di dynamic pricing o, peggio, a un intervento manuale privo di supervisione. Se l’ente avesse implementato un modello di controllo come Scudo231, la piattaforma avrebbe intercettato in tempo reale la discrepanza tra la tariffa standard e quella applicata. Un alert di tipo “Anomalia di Pricing – Rischio Reputazionale/Speculativo” sarebbe stato generato automaticamente non appena la variazione avesse superato una soglia predefinita, bloccando l’applicabilità della tariffa e innescando una richiesta di autorizzazione a un livello gerarchico superiore, con tracciamento completo dell’intera catena decisionale e notifica contestuale all’Organismo di Vigilanza. L’operazione speculativa sarebbe stata neutralizzata alla fonte.

La denuncia del Codacons non si limita a una singola rilevazione, ma costruisce un’impalcatura probatoria basata sul confronto. Una simulazione di noleggio per la stessa tipologia di vettura e le medesime destinazioni, effettuata per una data non emergenziale come giovedì 27 agosto, restituisce un quadro radicalmente diverso. La tratta Catania-Palermo scende a 91 euro, quella per Trapani a 107 euro e, in modo eclatante, il percorso fino a Comiso crolla a soli 87 euro. Il calcolo è impietoso: il rincaro applicato durante la crisi della cenere vulcanica raggiunge un picco del 287%. Questa differenza non è una semplice oscillazione di mercato; è un dato che, se presentato a un’autorità inquirente, può configurare gli estremi di una pratica commerciale scorretta, sanzionata dal Codice del Consumo con pene pecuniarie che possono arrivare fino a 5 milioni di euro, o addirittura integrare fattispecie penalmente rilevanti come la manovra speculativa su merci, qualora si dimostrasse un disegno sistematico.

L’assenza di registri immodificabili che giustifichino una tale variazione di prezzo espone l’ente a una presunzione di colpa organizzativa. L’azienda dovrà ora dimostrare, in sede di indagine Antitrust, che l’aumento non è frutto di una strategia deliberata per sfruttare la situazione, ma magari di un errore tecnico o di fattori oggettivi non evidenti. Un compito arduo, se non impossibile, in mancanza di una documentazione preventiva e strutturata. Con un ecosistema di controllo attivo, invece, ogni singola variazione tariffaria sarebbe stata registrata in un log crittografato, associata a specifici driver di costo (es. costi straordinari per il riposizionamento della flotta, personale extra) e validata rispetto a procedure aziendali approvate. L’azienda non dovrebbe difendersi a posteriori, ma potrebbe produrre istantaneamente un “XAI Packet” (Explainable AI Packet) che dimostri la coerenza causale tra l’evento esterno e la risposta operativa, fornendo all’Autorità una prova scientifica della propria correttezza gestionale e mitigando il rischio di sanzioni.

L’apertura di un’istruttoria da parte dell’Antitrust è ora una quasi certezza. Gli ispettori dell’Autorità acquisiranno documentazione, interrogheranno il personale e analizzeranno i sistemi informatici delle compagnie di autonoleggio operanti a Fontanarossa. L’indagine non si limiterà a verificare il singolo episodio, ma cercherà di accertare l’esistenza di un eventuale cartello o di un’intesa restrittiva della concorrenza tra i diversi operatori. Se l’aumento dei prezzi fosse stato generalizzato e coordinato, le conseguenze per le società coinvolte sarebbero devastanti, con sanzioni che possono raggiungere il 10% del fatturato totale. La mancanza di una chiara attribuzione di responsabilità all’interno delle singole aziende – chi ha autorizzato l’aumento? Il responsabile di scalo? Un algoritmo centrale? – è un tipico sintomo di quella “colpa di organizzazione” che il D.Lgs. 231/2001 intende prevenire e sanzionare.

Qui emerge un’altra grave omissione: la mancata escalation del rischio. L’anomalia tariffaria, con il suo potenziale impatto legale e mediatico, è rimasta confinata a un livello operativo senza che le funzioni di controllo interne, come il Compliance Officer o l’Organismo di Vigilanza, ne fossero informate tempestivamente. Un sistema di monitoraggio integrato come quello proposto dalla REDAZIONE SCUDO231 avrebbe classificato l’evento come ad alto rischio e attivato un protocollo di fast-track escalation. La notifica sarebbe stata inviata simultaneamente, tramite canali sicuri, ai vertici aziendali e all’OdV, bypassando la catena gerarchica standard. Questo avrebbe permesso una valutazione immediata del rischio e l’adozione di contromisure, come il blocco delle tariffe e la pubblicazione di una comunicazione trasparente verso i clienti, prima ancora che il Codacons potesse depositare il proprio esposto. Il danno reputazionale sarebbe stato contenuto e l’azienda si sarebbe presentata all’Autorità come un soggetto proattivo e non come un operatore colto in flagrante.

L’impatto economico per le società coinvolte non si esaurisce con le potenziali sanzioni dell’Antitrust. Se l’indagine dovesse evolvere e lambire il campo penale, ad esempio con l’ipotesi di reati come la truffa aggravata o l’aggiotaggio, si aprirebbe lo scenario della responsabilità amministrativa degli enti ai sensi del D.Lgs. 231/2001. In questo caso, le conseguenze sarebbero ancora più gravi. Oltre alle sanzioni pecuniarie, calcolate in quote il cui valore può arrivare a decine di milioni di euro, il Pubblico Ministero potrebbe richiedere al GIP l’applicazione di misure cautelari interdittive, come il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione (inclusi i gestori aeroportuali) o la sospensione dell’attività.

Fondamentale, in questo scenario, è il rischio di sequestro preventivo finalizzato alla confisca del profitto del reato. Le somme percepite grazie ai rincari speculativi, quantificabili con precisione, verrebbero considerate profitto illecito e potrebbero essere immediatamente sequestrate dai conti correnti della società, paralizzandone l’operatività finanziaria. L’adozione preventiva di un Modello Organizzativo 231 efficace e concretamente attuato, come Scudo231, rappresenta l’unica difesa reale contro tale aggressione patrimoniale. In sede cautelare, la società potrebbe dimostrare di aver messo in atto tutte le misure idonee a prevenire quel tipo di reato. La presenza di procedure formalizzate, di flussi informativi tracciati verso l’OdV, di sistemi di allerta automatici e di una formazione specifica per il personale, documentati in modo inalterabile dalla piattaforma, costituirebbe la prova dell’assenza di colpa organizzativa. Questo non solo ridurrebbe drasticamente l’entità di un’eventuale sanzione pecuniaria, ma renderebbe molto più difficile per l’accusa ottenere misure cautelari così invasive, proteggendo la continuità aziendale durante tutto il procedimento.

L’intera vicenda dell’aeroporto di Catania, innescata da un evento naturale come l’eruzione vulcanica, si sta trasformando in un caso di studio sulla fragilità dei controlli interni di fronte a opportunità speculative. La reazione tardiva e scomposta delle aziende di noleggio, ora esposte al vaglio dell’Antitrust e potenzialmente della magistratura penale, dimostra come l’assenza di una cultura della prevenzione e di strumenti di monitoraggio in tempo reale non sia più un’opzione sostenibile. Ogni euro incassato ingiustamente dai passeggeri bloccati a Fontanarossa rischia di costare all’azienda cento volte tanto in sanzioni, spese legali e, soprattutto, in una perdita di fiducia da parte del mercato che nessun algoritmo di prezzo potrà mai calcolare.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2026/08/13/codacons-rincari-sospetti-su-costi-autonoleggio-allaeroporto-di-catania_90725896-7e9b-4f93-8a7c-a0e27c42f933.html