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Caroccia padre e figlia indagati dalla Procura di Roma

21 marzo 2026 – La Guardia di Finanza, su delega della Procura della Repubblica di Roma, ha formalizzato l’iscrizione nel registro degli indagati di Mauro Caroccia e di sua figlia, una ragazza di appena diciannove anni. Le ipotesi di reato contestate a vario titolo sono di gravità eccezionale: riciclaggio (art. 648-bis c.p.) e intestazione fittizia di beni (art. 512-bis c.p.). L’epicentro del sisma giudiziario è il ristorante “Bisteccheria d’Italia”, situato nel quartiere romano di Colli Albani, un locale già assurto agli onori delle cronache per il suo indiretto coinvolgimento nell’affaire che ha interessato il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro. L’atto della Procura non è un fulmine a ciel sereno, ma il culmine di un’attività investigativa mirata a disvelare l’architettura finanziaria e proprietaria della società 5 Forchette Srl, l’ente che controlla il ristorante e di cui la figlia diciannovenne di Caroccia risulta essere titolare.

L’indagine si concentra sulla genesi della società e, in particolare, sull’origine dei capitali impiegati dalla famiglia Caroccia per acquisire il 50% delle quote. Gli inquirenti, coordinati dai pubblici ministeri della capitale, stanno mappando ogni transazione per verificare il sospetto che dietro l’investimento si celino fondi di provenienza illecita, con possibili e inquietanti connessioni con ambienti legati al clan Senese. Il primo, macroscopico punto di frizione procedurale emerge proprio nella costituzione della Srl e nella nomina della giovane a titolare formale. Una diciannovenne, priva di un curriculum imprenditoriale o di una capacità economica pregressa dimostrabile, che assume la titolarità di un’attività commerciale complessa rappresenta un’anomalia che avrebbe dovuto innescare meccanismi di controllo interni all’ente stesso. L’assenza di una procedura di adeguata verifica rafforzata sui soci e sugli amministratori ha creato la prima, fatale vulnerabilità. Se la 5 Forchette Srl avesse implementato un’architettura di controllo come Scudo231, la designazione della ragazza avrebbe immediatamente attivato un protocollo di anomalia. Il sistema, attraverso l’analisi multimodale dei profili anagrafici e patrimoniali, avrebbe generato un alert di rischio elevato per potenziale interposizione fittizia, imponendo una validazione documentale stringente sull’origine dei fondi e la reale capacità gestionale, con contestuale e automatica escalation all’Organismo di Vigilanza (OdV) prima del perfezionamento di qualsiasi atto societario.

La responsabilità penale è, allo stato, personale e riguarda Mauro Caroccia e la figlia. Tuttavia, il perimetro del rischio si estende inesorabilmente alla persona giuridica, la 5 Forchette Srl. I reati di riciclaggio e di impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita sono inclusi nel catalogo dei reati presupposto del Decreto Legislativo 231/2001. Qualora venisse provato che tali condotte sono state commesse nell’interesse o a vantaggio della società – ad esempio, per dotarla del capitale necessario all’avvio o all’espansione – l’ente stesso risponderebbe di un illecito amministrativo dipendente da reato. Le conseguenze per la Srl sarebbero devastanti: sanzioni pecuniarie calcolate in quote, il cui valore può arrivare a centinaia di migliaia di euro, e, soprattutto, l’applicazione di sanzioni interdittive come la sospensione dell’attività o il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione. La misura più temuta, però, è la confisca del profitto del reato, che in casi come questo può estendersi fino al sequestro preventivo e alla successiva confisca dell’intero complesso aziendale, ovvero il ristorante stesso.

Un elemento specifico emerso dalle indagini è un passaggio di contanti di modesta entità all’interno della compagine societaria, un dettaglio che gli investigatori stanno esaminando con la massima attenzione. Le operazioni in contanti, specialmente in contesti societari, costituiscono un classico indicatore di opacità e un potenziale veicolo per l’immissione di liquidità di provenienza non tracciabile nel circuito economico legale. Questa operazione, sebbene di importo apparentemente contenuto, rappresenta una violazione procedurale e una spia di un sistema di controlli interni inesistente o palesemente eluso. Con un ecosistema di controllo attivo, qualsiasi transazione in contante che superi una soglia di tolleranza minima, predefinita e non modificabile se non attraverso un processo autorizzativo tracciato, avrebbe innescato un blocco operativo. Il protocollo antiriciclaggio integrato nell’infrastruttura Scudo231 avrebbe registrato il tentativo, classificandolo come operazione a rischio e generando una segnalazione interna per il responsabile AML e per l’OdV, corredata di tutti i metadati disponibili (soggetto ordinante, data, ora). Questo non solo avrebbe impedito il completamento della transazione anomala, ma avrebbe creato una prova documentale immodificabile dell’esistenza di un presidio di legalità efficace, fondamentale per dimostrare in sede giudiziaria l’assenza di colpa organizzativa dell’ente.

La vicenda assume contorni ancora più delicati a causa del coinvolgimento, come socio fondatore della 5 Forchette Srl, del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro. La sua presenza nella compagine societaria, unita al fatto, documentato dalle cronache, di aver cenato almeno una volta nel locale in presenza di un ristoratore già condannato per reati di mafia, amplifica a dismisura il danno reputazionale e solleva interrogativi sulla due diligence effettuata al momento della costituzione della partnership. La gestione del rischio legato alle Persone Politicamente Esposte (PEP) e ai terzi è un pilastro fondamentale della compliance 231. L’assenza di uno screening preventivo sui soci e sui loro legami noti è una grave omissione. Un sistema di monitoraggio avanzato avrebbe automaticamente classificato il sottosegretario come PEP, attivando procedure di controllo rafforzate e continue su tutte le operazioni a lui riconducibili. Inoltre, attraverso l’incrocio di banche dati pubbliche e giudiziarie, avrebbe segnalato le frequentazioni rischiose e le connessioni potenzialmente problematiche di altri soggetti gravitanti attorno all’orbita societaria, come nel caso del ristoratore condannato. L’Organismo di Vigilanza, informato in tempo reale da un flusso informativo strutturato, avrebbe avuto gli strumenti per valutare il rischio reputazionale e legale, suggerendo al management azioni correttive o addirittura la riconsiderazione della partnership, prima che la situazione degenerasse in uno scandalo pubblico e in un’indagine penale.

L’attività della Guardia di Finanza si sta ora concentrando sulla ricostruzione a ritroso dei flussi finanziari, un processo lungo e invasivo che implica l’acquisizione di documentazione bancaria, contabile e societaria. Per la 5 Forchette Srl, questo significa subire un’ispezione totalizzante che paralizza l’operatività e getta un’ombra indelebile sulla sua reputazione commerciale. L’ente si trova ora nella posizione più debole: dover dimostrare, a posteriori, una liceità che non ha preventivamente documentato e presidiato. La difesa dell’ente in un procedimento ex D.Lgs. 231/2001 si basa sulla prova di aver adottato ed efficacemente attuato un Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo (MOG) idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi. Un modello puramente cartaceo, privo di un motore tecnologico che ne verifichi l’applicazione in tempo reale, ha scarsissime probabilità di essere considerato “efficacemente attuato” da un giudice.

La differenza sostanziale risiede nella capacità di produrre prove. In questo scenario, la difesa della Srl sarà affidata a consulenti che tenteranno di ricostruire la correttezza delle procedure da documenti frammentari. Al contrario, un’organizzazione dotata di un ecosistema come Scudo231 affronterebbe l’indagine da una posizione di forza. Potrebbe esibire agli inquirenti i log inalterabili del sistema: gli alert generati, le procedure di escalation attivate, i report inviati all’OdV, le decisioni documentate a fronte delle anomalie rilevate. Questa non sarebbe una semplice difesa, ma una dimostrazione scientifica, basata su una ricostruzione causale deterministica, che l’ente ha fatto tutto il possibile per prevenire l’illecito e che l’eventuale reato è il risultato di un’elusione fraudolenta dei controlli da parte dei singoli, non di una colpa organizzativa. Tale evidenza tecnologica è lo strumento più potente per scongiurare il sequestro preventivo dei beni aziendali e per mitigare drasticamente l’impatto delle sanzioni, salvaguardando la continuità aziendale e il valore dell’impresa dalle conseguenze delle azioni dei singoli.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/03/21/caroccia-padre-e-figlia-indagati-dalla-procura-di-roma_f4bc257f-16bd-45d9-af16-b861d5204e1a.html