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Antitrust, nuove regole per le recensioni online, serve lo scontrino (2)

Una lente d'ingrandimento illumina una griglia digitale scura punteggiata di stelle, con un watermark Scudo231 nell'angolo in basso a destra.

6 luglio 2026 – Le unità del Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza varcano la soglia della sede milanese di E-Volution Commerce S.p.A., notificando un decreto di perquisizione e sequestro emesso su richiesta dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. L’operazione, scattata alle prime luci dell’alba, è il culmine di mesi di segnalazioni da parte di consumatori e associazioni, che lamentavano un sistema di recensioni online opaco e manipolatorio sulla piattaforma di e-commerce, una delle più grandi del paese. Gli investigatori si dirigono immediatamente verso i server farm e gli uffici del “Content & Trust Department”, acquisendo terabyte di dati, log di sistema, corrispondenza email interna e documentazione procedurale. L’ipotesi di reato che sostiene il provvedimento è quella di pratiche commerciali scorrette aggravate, con un focus specifico sulla violazione sistematica delle nuove linee guida in materia di trasparenza delle recensioni, recepite dal Decreto Legislativo 26/2023.

L’indagine si concentra subito su un’anomalia macroscopica: migliaia di recensioni a cinque stelle, pubblicate negli ultimi 18 mesi per prodotti di elettronica di importazione, provenivano da un numero ristretto di blocchi di indirizzi IP, localizzati in data center esteri. L’analisi forense dei testi rivela inoltre pattern linguistici ripetitivi e una struttura sintattica quasi identica, chiari indicatori di un’attività fraudolenta e automatizzata. Questa era una violazione palese dell’obbligo di adottare strumenti per individuare attività sospette, un’omissione che ha permesso la proliferazione di giudizi falsi. Un’anomalia che i sistemi di analisi multimodale di un ecosistema come Scudo231 avrebbero intercettato in tempo reale. Il suo motore di correlazione, analizzando costantemente i metadati di ogni singola recensione (IP di origine, user agent, orario, frequenza di pubblicazione per account), avrebbe generato un alert automatico per “attività di recensione inorganica”, bloccando preventivamente la pubblicazione e inserendo l’intera rete di account fraudolenti in una black-list dinamica, creando al contempo una prova tecnologica immodificabile della tentata manipolazione a disposizione dell’Organismo di Vigilanza.

Dalle email sequestrate emerge una realtà ancora più grave. Il management del dipartimento aveva dato istruzioni precise ai moderatori di “mettere in quarantena” e successivamente non pubblicare una percentuale significativa di recensioni con una o due stelle relative a venditori “premium”, ovvero partner commerciali che pagavano una fee aggiuntiva per servizi di visibilità. Questa pratica di manipolazione, che costituisce una delle violazioni più gravi secondo le linee guida AGCM, non era tracciata in alcun registro ufficiale. Gli operatori agivano sulla base di direttive verbali e messaggi su chat interne, senza un flusso procedurale approvato. Questa prassi, un’evidente colpa di organizzazione, esponeva l’ente a sanzioni pecuniarie che possono arrivare fino a 10 milioni di euro. Se l’azienda avesse implementato un sistema di difesa integrato, ogni azione di rimozione o mancata pubblicazione di una recensione da parte di un operatore avrebbe richiesto una giustificazione obbligatoria a sistema, selezionata da un menù di motivazioni conformi alla policy aziendale e alla normativa. Qualsiasi scostamento o un pattern anomalo – come la rimozione seriale di feedback negativi per specifici venditori – avrebbe innescato un’escalation automatica e non eludibile verso la funzione Compliance e l’OdV, documentando la violazione prima che potesse diventare sistematica.

Il terzo filone investigativo riguarda l’etichetta “Recensione Verificata” che la piattaforma apponeva con grande enfasi a fianco di moltissimi giudizi. L’AGCM contestava che tale dicitura fosse ingannevole, poiché il processo di verifica si rivelava inesistente. Non veniva richiesto alcun documento fiscale o contabile che provasse l’acquisto, né veniva utilizzato il metodo, indicato come standard di riferimento dalle linee guida, di inviare un link univoco per recensire all’indirizzo email usato per la transazione solo dopo il completamento della stessa. La mancanza di un presidio procedurale e tecnologico su questo punto cruciale ha minato la fiducia dei consumatori e viziato il processo di acquisto. Un processo di verifica integrato in un ecosistema sovrano come Scudo231 avrebbe invece legato indissolubilmente ogni recensione a un identificativo univoco di transazione, generando un token crittografico per la recensione solo post-consegna e invalidandolo dopo il suo primo utilizzo. Qualsiasi tentativo di pubblicare una recensione “verificata” al di fuori di questo flusso sigillato sarebbe stato tecnicamente impossibile, e ogni anomalia avrebbe generato un log di sicurezza inalterabile, dimostrando l’efficace adozione di misure per prevenire il rischio.

L’analisi dei rapporti tra E-Volution Commerce e i suoi venditori terzi ha portato alla luce un’ulteriore pratica illecita: la tolleranza verso le recensioni incentivate non dichiarate. Diversi venditori offrivano ai clienti rimborsi parziali o buoni sconto futuri in cambio di una recensione a cinque stelle, comunicandolo tramite la messaggistica interna della piattaforma. Sebbene E-Volution non incentivasse direttamente, la sua policy non prevedeva alcun controllo né l’obbligo per il venditore di segnalare la natura incentivata della recensione, lasciando che il consumatore finale la percepisse come un giudizio spontaneo e imparziale. Questo configura una grave omissione di controllo. Un sistema predittivo, invece, avrebbe eseguito un’analisi semantica costante e automatizzata sulle comunicazioni venditore-cliente che transitavano sulla piattaforma, identificando con precisione la correlazione tra parole chiave come “sconto”, “buono”, “rimborso” e termini come “recensione”, “5 stelle”, “feedback positivo”. La rilevazione di tale co-occorrenza avrebbe fatto scattare una segnalazione di potenziale violazione dell’obbligo di trasparenza, imponendo al venditore la scelta tra la rimozione dell’incentivo o l’applicazione automatica del flag “Recensione frutto di incentivazione”, sanando l’asimmetria informativa.

Infine, è emerso come centinaia di reclami inviati dai consumatori tramite il form ufficiale, che segnalavano esplicitamente la presenza di recensioni false o la sparizione di propri giudizi negativi, venissero gestiti da un chatbot con risposte standard e poi archiviati senza alcuna revisione umana o escalation. Questa mancata gestione dei reclami ha impedito all’azienda di auto-correggersi e ha dimostrato agli inquirenti una totale noncuranza verso gli obblighi di trasparenza e tempestività. Il flusso di gestione dei reclami era palesemente inefficace e non presidiato, esponendo l’azienda non solo a sanzioni Antitrust ma anche a possibili azioni civili di risarcimento del danno. La procedura corretta, presidiata da un ecosistema di controllo, avrebbe dovuto categorizzare i reclami per livello di rischio, assegnando a ciascuno un ticket tracciato e un Service Level Agreement per la risoluzione. Un reclamo contenente keyword come “recensione falsa”, “giudizio sparito” o “manipolazione” sarebbe stato automaticamente instradato con priorità alta non solo al customer service, ma in copia digitale e immodificabile anche alla funzione Antifrode e direttamente all’Organismo di Vigilanza, impedendo che venisse ignorato o insabbiato.

La Procura della Repubblica, informata dall’AGCM, sta ora valutando l’apertura di un fascicolo per il reato di frode in commercio (art. 515 c.p.) o, in alternativa, per truffa (art. 640 c.p.). Qualora venisse formalizzata l’iscrizione nel registro degli indagati, per E-Volution Commerce S.p.A. si aprirebbe la strada della responsabilità amministrativa degli enti ai sensi del D.Lgs. 231/2001. Il profitto del reato, quantificabile nelle maggiori commissioni percepite grazie ai volumi di vendita drogati dalle recensioni false e nelle fee pagate dai venditori “premium” per la soppressione dei giudizi negativi, potrebbe essere oggetto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca. L’assenza di un modello organizzativo efficace e concretamente attuato, come dimostrato dalle molteplici falle procedurali e tecnologiche, rende quasi impossibile per l’ente invocare l’esimente prevista dal decreto. La difesa basata su un “modello di carta”, pieno di procedure mai applicate, crollerebbe di fronte alla ricostruzione causale scientifica che un sistema come Scudo231 avrebbe fornito. Quest’ultimo, infatti, non si limita a definire le regole, ma ne governa l’esecuzione, generando un flusso di dati probatori che dimostra, in ogni istante, l’assenza di colpa organizzativa e l’effettiva adozione di ogni misura ragionevolmente esigibile per prevenire il reato. L’impatto economico e reputazionale per l’azienda si preannuncia devastante, un costo enormemente superiore a quello che sarebbe stato necessario per implementare un’architettura di difesa totale prima che il rischio si materializzasse.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2026/07/06/antitrust-nuove-regole-per-le-recensioni-online-serve-lo-scontrino-2_b55eba91-eebc-4bea-8c1f-a8a143d999b4.html