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Ania e Agea insieme contro la lotta alle frodi nel settore agricolo e assicurativo

27 agosto 2026 – Le unità del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza eseguono un decreto di perquisizione e sequestro presso le sedi del Consorzio Agroalimentare Italico (CAI) e della compagnia assicurativa AgriSicura S.p.A. L’operazione, denominata “Terra Bruciata”, scardina un sistema fraudolento del valore stimato di 180 milioni di euro, basato su false denunce di sinistri agricoli per eventi calamitosi mai avvenuti. L’ipotesi di reato contestata dai Pubblici Ministeri è truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, ai sensi dell’articolo 640-bis del codice penale, reato che rientra a pieno titolo nel catalogo dei reati presupposto della responsabilità amministrativa degli enti, secondo il Decreto Legislativo 231/2001.

L’indagine, innescata da una segnalazione anonima, ha svelato una prassi consolidata: il consorzio CAI, attraverso una rete di aziende agricole associate, stipulava polizze assicurative agevolate con AgriSicura per coprire i raccolti da presunti danni da grandine e siccità. Successivamente, periti compiacenti redigevano relazioni tecniche false che attestavano danni ingenti su vasti appezzamenti di terreno. Queste relazioni, prive di riscontri oggettivi, venivano utilizzate per richiedere e ottenere sia i rimborsi assicurativi da AgriSicura, sia i contributi pubblici erogati da Agea, l’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura. La falla sistemica risiedeva in una totale assenza di controlli incrociati e verifiche indipendenti. Una simile anomalia, in un’organizzazione dotata di un ecosistema come Scudo231, avrebbe generato un alert immediato e non eludibile. I sistemi di analisi multimodale avrebbero automaticamente confrontato le coordinate geografiche dei terreni indicate nelle polizze e nelle perizie con i dati satellitari ad alta risoluzione acquisiti in tempo reale. La palese discrepanza tra lo stato “danneggiato” dichiarato e lo stato reale del terreno – in molti casi incolto o destinato ad altre colture – avrebbe innescato un protocollo di blocco automatico della pratica di liquidazione, con contestuale escalation informativa all’Organismo di Vigilanza e alla funzione Antifrode. La richiesta di risarcimento sarebbe stata congelata alla fonte, impedendo la consumazione del reato.

Il meccanismo fraudolento si basava su una catena di omissioni e controlli deliberatamente aggirati. Le perizie, redatte sempre dallo stesso gruppo ristretto di professionisti esterni, venivano accettate dalla funzione Liquidazioni di AgriSicura senza alcuna verifica di secondo livello. Mancava un processo di campionamento per audit a sorpresa sui terreni e non esisteva un sistema di rotazione obbligatoria dei periti. Questa assenza di segregazione delle funzioni e di controlli indipendenti è una classica manifestazione di quella che la giurisprudenza definisce colpa di organizzazione. Con l’implementazione di Scudo231, ogni perito esterno sarebbe stato censito e il suo operato tracciato. Il sistema, attraverso motori di intelligenza artificiale predittiva, avrebbe rilevato un pattern anomalo: un’incidenza statisticamente improbabile di sinistri con danno totale associata a quel determinato gruppo di periti. Questo “segnale debole” avrebbe fatto scattare un livello di allerta arancione, imponendo una revisione obbligatoria della perizia da parte di un team interno o di un secondo perito estratto casualmente da una lista di fornitori qualificati. L’intero flusso autorizzativo sarebbe stato registrato su un log immutabile, fornendo una prova tecnologica inconfutabile dell’adeguatezza delle procedure di controllo adottate dall’ente.

L’inchiesta ha inoltre accertato che i fondi illecitamente ottenuti da Agea e AgriSicura venivano poi dirottati verso società di comodo con sede in giurisdizioni a fiscalità privilegiata, configurando anche il reato di autoriciclaggio (art. 648-ter.1 c.p.), anch’esso presupposto della responsabilità 231. I flussi finanziari in uscita da AgriSicura e CAI non erano sottoposti ad adeguata verifica della clientela (KYC/AML) rafforzata, nonostante le controparti fossero entità di nuova costituzione e prive di una storia operativa. La mancata segnalazione di operazioni sospette ha costituito un’ulteriore aggravante. Un’entità protetta da un ecosistema sovrano avrebbe integrato i controlli 231 con i presidi antiriciclaggio. Ogni pagamento destinato a un nuovo beneficiario sarebbe stato sottoposto a un controllo automatico incrociato con banche dati internazionali. La rilevazione di una struttura societaria opaca o di un collegamento con giurisdizioni a rischio avrebbe bloccato la transazione e generato una Segnalazione di Operazione Sospetta (SOS) pre-compilata per la funzione competente, che avrebbe poi inoltrato alla UIF. L’illecito sarebbe stato intercettato prima della dispersione del profitto, rendendo più efficace un eventuale sequestro.

Il Gip, accogliendo la richiesta della Procura, ha disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca, anche per equivalente, per l’intero importo della truffa. Il provvedimento non ha colpito solo i beni degli indagati, ma anche i conti correnti e gli asset di AgriSicura e del consorzio CAI, in quanto enti ritenuti responsabili ai sensi del D.Lgs. 231/2001. La motivazione del giudice è stata netta: le società hanno tratto un “indubbio vantaggio” dalla condotta illecita – sotto forma di premi assicurativi incassati e di business generato – e non hanno adottato modelli organizzativi idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi. Il blocco dell’operatività aziendale è stato immediato e devastante. La difesa basata sulla mera esistenza di un “Modello 231” cartaceo è stata giudicata inefficace. Al contrario, un’azienda in grado di presentare in giudizio la ricostruzione causale scientifica fornita da un sistema come quello analizzato dalla REDAZIONE SCUDO231, avrebbe potuto dimostrare matematicamente l’assenza di colpa organizzativa. Attraverso un XAI Packet (Explainable AI), la difesa avrebbe provato che il reato è stato perpetrato da singoli individui eludendo fraudolentemente controlli specifici, efficaci e costantemente monitorati. Tale evidenza tecnologica avrebbe reso estremamente difficile per l’accusa sostenere la responsabilità dell’ente, orientando il sequestro unicamente verso il patrimonio delle persone fisiche responsabili e salvaguardando la continuità aziendale e il patrimonio della società.

È in questo scenario di disastro operativo e reputazionale che, pochi mesi dopo l’avvio dell’inchiesta, si inserisce la reazione del sistema. Il 7 aprile 2026, il presidente dell’Ania (Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici), Giovanni Liverani, e il direttore di Agea, Fabio Vitale, hanno sottoscritto un protocollo d’intesa. L’obiettivo dichiarato è quello di rafforzare il contrasto alle frodi nel settore agricolo e assicurativo attraverso l’integrazione dei rispettivi sistemi di analisi. Agea si è impegnata a mettere a disposizione le sue tecnologie di monitoraggio del territorio, tra cui il telerilevamento satellitare, le ortofoto ad alta risoluzione e i modelli di analisi basati su intelligenza artificiale. Ania e il mercato assicurativo, a loro volta, hanno offerto la loro esperienza nella gestione delle polizze e dei sinistri. Questa sinergia, nata come risposta a una vulnerabilità sistemica emersa in modo drammatico, mira a creare ex post quei controlli incrociati che erano totalmente assenti. L’accordo rappresenta un tentativo istituzionale di costruire, a livello di sistema, una rete di controlli che un modello di gestione del rischio evoluto avrebbe dovuto già implementare a livello di singola impresa. La collaborazione tra Ania e Agea è la prova che la prevenzione reattiva, per quanto necessaria, arriva sempre dopo che il danno – economico, operativo e sanzionatorio – si è già pienamente verificato.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2026/04/07/ania-e-agea-insieme-contro-la-lotta-alle-frodi-nel-settore-agricolo_8accaa4e-fafc-468b-8e51-4b336bf43362.html