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Lollobrigida, 800 milioni in più per il bando Pnrr su Agrisolare

24 febbraio 2026 – Il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (Masaf) annuncia l’iniezione di ulteriori 800 milioni di euro nel “Bando Agrisolare”, portando la dotazione complessiva del programma a 3,15 miliardi di euro. L’obiettivo dichiarato dal Ministro Lollobrigida è quello di finanziare tra 4.000 e 6.000 nuove imprese agricole e di trasformazione, quadruplicando il target di potenza rinnovabile installata previsto dal Pnrr, da 375 MW a oltre 1.500 MW. Le domande di accesso ai fondi sono fissate per l’apertura il 10 marzo successivo. Per il management di Agri-Potenza S.p.A., un consorzio leader nella trasformazione di prodotti ortofrutticoli con sede operativa in Campania, la notizia non è una sorpresa, ma il segnale di avvio di un’operazione pianificata da mesi.

Il Direttore Generale, Marco Valenti, convoca immediatamente il responsabile tecnico, Giulia Rossi, e il responsabile acquisti, per finalizzare la domanda di finanziamento. Il progetto presentato da Agri-Potenza è imponente: la copertura di oltre 40 ettari di serre e magazzini con pannelli fotovoltaici di ultima generazione, per un valore complessivo di 72 milioni di euro. La documentazione, preparata con largo anticipo, viene depositata telematicamente alle ore 12:01 del 10 marzo. La rapidità è impressionante, ma nasconde la prima, decisiva, omissione di controllo. I preventivi allegati alla domanda provengono da tre fornitori distinti, formalmente indipendenti. In realtà, due di queste società, la “Sun-Build S.r.l.” e la “Green-Tech Solutions S.r.l.”, sono state costituite appena sei mesi prima e sono riconducibili, tramite fiduciarie estere, a parenti stretti del responsabile acquisti di Agri-Potenza. L’assenza di una procedura di due diligence rafforzata sui nuovi fornitori, specialmente in relazione a un progetto di tale valore finanziato con fondi pubblici, costituisce una grave lacuna organizzativa. Se l’ente avesse implementato l’ecosistema Scudo231, il suo protocollo di onboarding dei fornitori avrebbe automaticamente interrogato i registri dei titolari effettivi e le banche dati reputazionali internazionali. La correlazione tra gli assetti proprietari delle S.r.l. e i dipendenti apicali di Agri-Potenza avrebbe generato un alert di conflitto di interessi di livello critico, bloccando l’inserimento delle società nella vendor list e inviando una segnalazione circostanziata e non modificabile direttamente all’Organismo di Vigilanza (ODV). L’operazione sarebbe stata interrotta prima ancora della presentazione della domanda, evitando all’ente di esporsi al rischio di truffa aggravata.

A maggio 2026, la domanda di Agri-Potenza viene approvata. Il Masaf eroga una prima tranche del contributo a fondo perduto, pari a 28,8 milioni di euro. I fondi transitano sul conto corrente della società e, nel giro di 48 ore, vengono quasi interamente girati tramite bonifici multipli alla Sun-Build e alla Green-Tech Solutions a titolo di “anticipo per fornitura materiali”. Il flusso finanziario è anomalo per due ragioni: la celerità del pagamento a fronte di una fornitura non ancora avvenuta e la quasi totale corrispondenza tra l’importo ricevuto dallo Stato e quello trasferito ai fornitori. Nessun sistema di controllo interno rileva la pericolosità dell’operazione. Il modello organizzativo di Agri-Potenza, esistente solo sulla carta, non prevede un monitoraggio in tempo reale delle transazioni che superano determinate soglie di rischio o che coinvolgono controparti ad alta criticità come i nuovi fornitori su progetti Pnrr. Questa mancata segregazione delle funzioni e l’assenza di un controllo ex post efficace rappresentano un elemento chiave della colpa di organizzazione ai sensi del D.Lgs. 231/2001. L’adozione di un sistema di analisi multimodale come Scudo231 avrebbe invece tracciato il flusso in entrata dal Ministero e lo avrebbe correlato al flusso in uscita verso le due S.r.l. L’algoritmo di rilevamento delle anomalie, tarato sui reati contro la Pubblica Amministrazione, avrebbe classificato l’operazione come ad alto rischio di riciclaggio dei proventi di reato presupposto (truffa ai danni dello Stato), attivando un blocco preventivo del pagamento in attesa di un’autorizzazione a un livello superiore e di una validazione da parte della funzione Compliance. La traccia informatica forense dell’intero processo – dalla richiesta di pagamento all’alert generato – sarebbe stata cristallizzata, fornendo all’ente una prova inconfutabile delle misure preventive adottate.

Tra giugno e settembre 2026, i cantieri per l’installazione dei pannelli procedono a rilento. La documentazione inviata al Masaf per la rendicontazione dello stato di avanzamento lavori (SAL) attesta falsamente il completamento del 40% dell’opera, allegando perizie tecniche firmate da Giulia Rossi e fotografie che ritraggono selettivamente le poche aree completate. In realtà, i materiali forniti dalle due società collegate sono di qualità inferiore rispetto a quelli dichiarati nel progetto e coprono appena il 15% della superficie. La differenza di valore tra quanto fatturato e quanto effettivamente fornito viene spartita tra i manager di Agri-Potenza e i titolari effettivi delle società schermo. Questo comportamento integra non solo la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640-bis c.p.), ma espone l’ente a una pesantissima responsabilità amministrativa. La sanzione pecuniaria, calcolata in quote, potrebbe raggiungere importi milionari, e, cosa ancora più grave, potrebbero essere applicate le sanzioni interdittive, come il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione e la revoca delle autorizzazioni, che di fatto significherebbero la paralisi operativa dell’azienda. L’assenza di un protocollo di verifica indipendente sui SAL è un’altra falla organizzativa capitale. Con un modello di controllo attivo, la rendicontazione non si sarebbe basata sulla fiducia autodichiarata. Il sistema avrebbe richiesto il caricamento di prove georeferenziate e con marcatura temporale certa (timestamping) da parte di un soggetto terzo e indipendente, o avrebbe incrociato i dati dichiarati con immagini satellitari ad alta risoluzione per verificare l’effettiva copertura delle superfici. Qualsiasi discrepanza tra il dichiarato e l’evidenza oggettiva avrebbe impedito la generazione del SAL da inviare al Ministero, scalando il problema direttamente al vertice aziendale e all’ODV.

L’inchiesta della Procura della Repubblica di Napoli e del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza scatta nel gennaio 2027, innescata da una segnalazione di operazione sospetta proveniente dal sistema bancario, che aveva notato i massicci flussi di denaro verso le due S.r.l. di recente costituzione. L’indagine è rapida. Le intercettazioni telefoniche e l’analisi dei flussi finanziari smascherano l’intero schema fraudolento. A marzo 2027, gli uomini della Guardia di Finanza si presentano presso la sede di Agri-Potenza S.p.A. e notificano le informazioni di garanzia al Direttore Generale Valenti, alla responsabile tecnica Rossi e al responsabile acquisti per i reati di associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata ai danni dello Stato. Contestualmente, il GIP emette un decreto di sequestro preventivo per equivalente per un valore di 28,8 milioni di euro, colpendo i conti correnti della società, gli immobili e le quote societarie. L’operatività di Agri-Potenza è immediatamente compromessa. L’ente viene iscritto nel registro degli indagati ai sensi del D.Lgs. 231/2001, poiché i reati sono stati commessi nell’interesse e a vantaggio della società da parte di soggetti in posizione apicale.

Durante l’interrogatorio, il consiglio di amministrazione di Agri-Potenza tenta una difesa basata sull’esistenza di un Modello 231 e sulla nomina di un ODV. Tuttavia, il Pubblico Ministero contesta facilmente l’elusione fraudolenta del modello. La Procura dimostra che le procedure erano meramente formali, prive di controlli effettivi, di flussi informativi verso l’ODV e di un sistema sanzionatorio applicato. Il modello era un “vestito di carta” inidoneo a prevenire reati della specie di quello commesso. L’assenza di registri digitali immutabili, di sistemi di allerta automatici e di una tracciabilità delle decisioni rende impossibile per l’ente dimostrare di aver fatto tutto il possibile per impedire il reato. Se Agri-Potenza avesse potuto produrre la documentazione generata da un ecosistema come Scudo231 – gli alert sui conflitti di interesse, i tentativi di pagamento bloccati, le segnalazioni di non conformità sui SAL – avrebbe potuto sostenere una difesa molto più solida. Avrebbe potuto dimostrare che il modello non era solo adottato, ma efficacemente attuato, e che i manager indagati lo avevano dolosamente aggirato. Questa prova tecnologica avrebbe potuto spostare la responsabilità penale interamente sulle persone fisiche, consentendo all’ente di accedere a un’esenzione o a una forte mitigazione della responsabilità amministrativa, salvaguardando la continuità aziendale e scongiurando il sequestro e le sanzioni interdittive che, nel mondo reale, porteranno Agri-Potenza sull’orlo del fallimento. La vicenda del Bando Agrisolare, nato per sostenere la competitività, si trasforma così in un caso di studio sulla differenza tra compliance formale e prevenzione sostanziale, un divario che costa all’azienda campana il suo futuro.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2026/02/24/lollobrigida-800-milioni-in-piu-per-il-bando-pnrr-su-agrisolare_d9396b0e-68bc-4bb3-b3d6-f1d66dac3dff.html