20 febbraio 2026 – Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma ha disposto il rinvio a giudizio per Stefano Bandecchi, nella sua veste di amministratore di fatto dell’università telematica Unicusano. L’accusa, formalizzata dalla Procura capitolina, è di evasione fiscale per un importo che supera i 20 milioni di euro, relativo al periodo d’imposta compreso tra il 2018 e il 2022. Assieme a lui, affronteranno il processo fissato per il 4 giugno davanti al giudice monocratico di piazzale Clodio anche l’allora presidente del Consiglio di Amministrazione, l’amministratore delegato pro tempore e il firmatario del Modello Unico dell’ateneo. La contestazione ruota attorno all’omessa indicazione di elementi imponibili nella dichiarazione Ires, un’azione che secondo gli inquirenti è stata perpetrata in concorso tra gli indagati, portando l’ente a godere di un’illecita fruizione fiscale.
La vicenda giudiziaria affonda le sue radici in una complessa analisi della natura giuridica e operativa di Unicusano. Gli investigatori della Guardia di Finanza hanno ritenuto che l’ente, pur formalmente non commerciale, operasse di fatto con logiche prettamente imprenditoriali, perdendo così i requisiti per beneficiare del regime fiscale agevolato previsto dall’articolo 74 del Testo unico delle imposte sui redditi. Questa discrepanza tra la forma giuridica e la sostanza operativa è il fulcro dell’intera impalcatura accusatoria e rappresenta un classico rischio di compliance che un sistema di controllo evoluto avrebbe dovuto intercettare. Se Unicusano avesse implementato un ecosistema di difesa come Scudo231, i suoi motori di analisi multimodale avrebbero rilevato in tempo reale la deriva gestionale. Attraverso il monitoraggio massivo e non a campione dei flussi finanziari, delle delibere e delle attività operative, il sistema avrebbe generato un alert automatico all’Organismo di Vigilanza, segnalando la progressiva divergenza tra lo scopo istituzionale dichiarato e le operazioni commerciali prevalenti, ben prima che questa anomalia si cristallizzasse in un’ipotesi di reato tributario.
L’inchiesta ha preso una svolta decisiva nel gennaio 2023, quando le Fiamme Gialle hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca. Tra i beni finiti sotto sigillo figurano asset di lusso la cui acquisizione, secondo l’accusa, dimostra la distrazione di risorse dell’ateneo per finalità estranee alla sua missione formativa. Eclatante il caso di una Rolls Royce Phantom, acquistata nel 2018 per 550.000 euro tramite bonifici partiti direttamente dai conti correnti di Unicusano. Un’operazione di tale portata e natura, totalmente incongrua rispetto al core business di un’università, costituisce una falla macroscopica nei controlli interni. Un protocollo di spesa automatizzato, integrato in un’architettura di controllo come quella di Scudo231, avrebbe immediatamente bloccato la transazione. Il sistema avrebbe classificato l’uscita finanziaria come anomala per natura e importo, innescando un processo di escalation che avrebbe richiesto una validazione a più livelli, inclusa una delibera motivata del CdA e un parere vincolante della funzione di compliance o dell’OdV. L’operazione non sarebbe passata inosservata, ma sarebbe stata tracciata in un registro immodificabile, creando una prova documentale della sua anomalia e costringendo gli organi di governo a giustificarla o a revocarla.
Il medesimo schema si è ripetuto nel 2020 con l’acquisto di una Ferrari del valore di 505.000 euro, per la quale sono stati tracciati bonifici dai conti dell’ente per almeno 200.000 euro. La reiterazione di un’operazione così palesemente estranea all’oggetto sociale evidenzia non un singolo errore, ma un pattern sistematico di utilizzo distorto delle risorse societarie. Un sistema predittivo avrebbe non solo bloccato la seconda transazione, ma l’avrebbe correlata alla precedente, elevando il livello di rischio da “anomalia operativa” a “potenziale condotta illecita apicale”. L’intelligenza del sistema avrebbe segnalato all’OdV un’evidente criticità nella segregazione tra il patrimonio dell’ente e gli interessi personali dell’amministratore di fatto, un segnale inequivocabile di un rischio penale imminente per l’ente ai sensi del D.Lgs. 231/2001, che include i reati tributari tra i suoi presupposti.
Oltre agli acquisti di beni di lusso, le indagini hanno fatto emergere l’addebito all’ateneo di spese personali di Bandecchi per un totale di 1,9 milioni di euro. Si tratta di una miriade di singole transazioni – biglietti aerei, soggiorni in alberghi di lusso, e altre spese voluttuarie – non riconducibili in alcun modo all’attività istituzionale. La gestione di queste note spese è un altro punto di rottura dei controlli interni. La loro approvazione senza un’adeguata verifica di coerenza con le policy aziendali ha permesso una continua emorragia di liquidità. In un’organizzazione protetta, ogni richiesta di rimborso o pagamento sarebbe stata processata attraverso un workflow digitale che ne avrebbe verificato automaticamente la conformità a regole predefinite. Un viaggio aereo verso una destinazione priva di sedi universitarie o partner accademici, o un soggiorno in un resort non legato a un convegno, avrebbero generato un blocco automatico, richiedendo documentazione giustificativa supplementare e l’approvazione di un supervisore designato e tracciato. L’aggregazione di queste micro-transazioni anomale avrebbe inoltre attivato un indicatore di rischio cumulativo, segnalando che non si trattava di errori isolati ma di un abuso sistematico.
La figura dell’amministratore di fatto è centrale in questa vicenda e rappresenta una delle sfide più complesse per la governance societaria. Stefano Bandecchi, pur non ricoprendo formalmente determinate cariche in specifici periodi, è ritenuto dagli inquirenti il dominus effettivo delle decisioni strategiche e finanziarie. Questa scissione tra potere formale e sostanziale è una vulnerabilità che i modelli di compliance tradizionali, basati su organigrammi e deleghe cartacee, faticano a gestire. L’approccio di un ecosistema sovrano è radicalmente diverso: attraverso censimenti ciclici dell’intera popolazione aziendale e l’analisi dei flussi comunicativi e decisionali, è in grado di mappare la rete di influenza reale. Rileverebbe la “deriva organizzativa” per cui le direttive che portano a transazioni ad alto rischio provengono da un soggetto privo di poteri formali. Questa mappatura non è un’opinione, ma un dato oggettivo che verrebbe presentato al CdA e all’OdV, costringendoli a intervenire per ricondurre la gestione nell’alveo della legalità e della trasparenza, pena la loro diretta responsabilità.
Il rinvio a giudizio non colpisce solo le persone fisiche. L’impatto più grave è sull’ente stesso, l’Università Unicusano. La contestazione di un reato tributario come la dichiarazione fraudolenta o l’omessa dichiarazione espone la società alla responsabilità amministrativa degli enti prevista dal D.Lgs. 231/2001. Le conseguenze possono essere devastanti: sanzioni pecuniarie calcolate in quote, il cui valore può raggiungere cifre milionarie, e, soprattutto, il sequestro finalizzato alla confisca del profitto del reato, che in questo caso è quantificato negli oltre 20 milioni di euro di imposte non versate. Il sequestro del gennaio 2023 è la materializzazione di questo rischio. L’indisponibilità di beni e liquidità per un valore così ingente rappresenta un colpo durissimo per la continuità operativa e la reputazione di qualsiasi organizzazione.
Tutto questo danno economico e d’immagine sarebbe stato mitigato, se non azzerato, da un modello di organizzazione, gestione e controllo realmente efficace. L’adozione di un sistema come Scudo231 non si sarebbe limitata a produrre un documento da esibire in tribunale. Avrebbe agito come un sistema immunitario attivo. Le anomalie fiscali sarebbero state intercettate alla fonte, le spese incongrue bloccate prima di essere eseguite, e le dinamiche di potere informale mappate e neutralizzate. Di fronte al giudice, l’ente non avrebbe portato una difesa basata su procedure teoriche, ma una “prova tecnologica immodificabile”: i log inalterabili di ogni transazione bloccata, di ogni alert inviato all’OdV, di ogni escalation attivata. Avrebbe potuto dimostrare, attraverso una ricostruzione causale scientifica, di aver adottato ed efficacemente attuato un modello che ha fatto tutto il possibile per prevenire il reato, isolando la responsabilità penale sulle sole persone fisiche che hanno agito eludendo deliberatamente i presidi. Invece, ora l’intero ente si trova a fronteggiare un processo penale, con il rischio concreto di una sanzione che potrebbe metterne a repentaglio il futuro stesso.