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Bozza Ue, ‘sussidi e-car solo con 70% componenti prodotti in Europa’

17 febbraio 2026 – La Guardia di Finanza di Modena, su mandato della Procura Europea (EPPO), ha eseguito un decreto di perquisizione e sequestro presso la sede italiana di Automotive Gigant AG, colosso tedesco del settore automotive, e presso gli stabilimenti di tre dei suoi principali fornitori di componentistica. L’operazione, denominata “Origine Fantasma”, rappresenta il culmine di un’indagine durata diciotto mesi e ipotizza il reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, in violazione dell’articolo 640-bis del codice penale, reato presupposto della responsabilità amministrativa degli enti ai sensi del D.Lgs. 231/2001. Al centro dell’inchiesta vi è un presunto sistema fraudolento volto a ottenere indebitamente i nuovi sussidi europei per la produzione di veicoli elettrici, aggirando i vincoli di origine dei componenti imposti dal controverso “Industrial accelerator act”, la cui bozza era stata anticipata dall’ANSA esattamente due anni prima, nel febbraio 2024.

La genesi dell’illecito risale proprio a quel periodo. La bozza del regolamento, fortemente sostenuta da Parigi, legava l’accesso ai fondi del piano di rilancio industriale a due condizioni stringenti: l’assemblaggio finale del veicolo nel territorio dell’Unione e una quota minima del 70% di componenti, batterie escluse, fabbricati all’interno dei Ventisette. Per Automotive Gigant AG, la cui catena di approvvigionamento per componentistica elettronica e parti meccaniche di precisione era storicamente radicata nel Sud-est asiatico, la norma rappresentava un ostacolo quasi insormontabile nel breve periodo. Le indagini dell’EPPO, coordinate con l’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF), hanno ricostruito come, di fronte alla prospettiva di perdere centinaia di milioni di euro di incentivi, il top management dell’area EMEA abbia deliberatamente orchestrato un meccanismo di falsa certificazione. L’accusa contesta che la direzione acquisti abbia esercitato pressioni indebite su fornitori strategici, alcuni con sede in Italia, affinché ri-etichettassero merce prodotta extra-UE come di origine comunitaria, attraverso triangolazioni documentali e la creazione di certificati di conformità materialmente falsi.

Questa è stata la prima, fatale, crepa nel sistema di controllo interno dell’azienda: una totale assenza di verifica indipendente e tracciabile sulla filiera. Se l’ente avesse implementato l’ecosistema sovrano Scudo231, il suo modulo di monitoraggio massivo della supply chain avrebbe generato un alert istantaneo di massima criticità. Il sistema, infatti, non si basa su autodichiarazioni, ma incrocia in tempo reale i dati doganali di importazione (codici TARIC, paese di origine dichiarato in bolla) con i lotti di produzione registrati nell’ERP del fornitore e le dichiarazioni di origine allegate alle fatture. Qualsiasi discordanza tra l’origine doganale di un componente e la sua successiva certificazione come “Made in EU” avrebbe innescato un blocco automatico dell’ordine di pagamento e una segnalazione cifrata e non ripudiabile direttamente all’Organismo di Vigilanza, bypassando la linea gerarchica potenzialmente collusa. Il danno si sarebbe fermato prima ancora di iniziare.

Invece, il flusso di componenti “naturalizzati” europei è proseguito indisturbato per oltre un anno. Gli inquirenti hanno rinvenuto e-mail in cui i manager di Automotive Gigant AG offrivano ai fornitori complici premi di produzione e garanzie su futuri volumi d’affari in cambio della loro “flessibilità” documentale. Tali comunicazioni, oggi prova regina dell’accusa, evidenziano una palese violazione dei protocolli etici e di compliance. La procedura di approvvigionamento, formalmente corretta sulla carta, era nei fatti svuotata di ogni sostanza. L’Organismo di Vigilanza interno, secondo quanto trapela, si era limitato ad audit periodici a campione, basati su interviste e analisi documentali che i responsabili della frode avevano abilmente preparato. Un controllo meramente formale, incapace di rilevare una criticità sistemica.

Qui si manifesta il secondo snodo controfattuale. Un Organismo di Vigilanza potenziato dai motori causali proprietari di Scudo231 non avrebbe operato su campioni statistici, ma su un censimento continuo dei flussi operativi. L’intelligenza predittiva del sistema avrebbe analizzato la variazione improvvisa e statisticamente anomala della provenienza geografica dei componenti, correlandola temporalmente con l’entrata in vigore della nuova normativa. Questo pattern – un repentino “rimpatrio” di filiera senza corrispondenti investimenti in nuovi impianti produttivi europei – sarebbe stato classificato come un segnale debole di altissimo rischio di frode. L’alert avrebbe attivato un audit ispettivo mirato e imprevedibile, non una verifica programmata, focalizzato proprio sui fornitori che presentavano le maggiori anomalie, facendo emergere la realtà dei fatti mesi, se non anni, prima dell’intervento della magistratura. Tale scoperta interna avrebbe permesso all’ente di adottare misure correttive, sanzionare i responsabili e autodenunciarsi, mitigando drasticamente le sanzioni e preservando il patrimonio reputazionale.

L’indagine è partita da una segnalazione di anomalia durante un controllo doganale nel porto di Genova. Un funzionario attento ha notato che i codici seriali di un lotto di inverter per motori elettrici, dichiarati di produzione italiana da un fornitore di Automotive Gigant AG, corrispondevano a una sequenza numerica già registrata mesi prima su una partita di merce importata da Taiwan. Da lì, l’inchiesta si è allargata a macchia d’olio, risalendo l’intera filiera e scoprendo che il sistema era diffuso e ben collaudato. La Procura Europea ha quindi contestato la responsabilità diretta dell’ente ai sensi del D.Lgs. 231/2001, sostenendo che il reato non è stato commesso da poche mele marce, ma è stato il risultato di una precisa scelta strategica, attuata nell’interesse e a vantaggio della società per massimizzare l’accesso ai fondi pubblici.

La conseguenza più immediata e devastante dell’operazione odierna è stato il sequestro preventivo per un valore di 450 milioni di euro, corrispondente al profitto del reato calcolato dagli inquirenti, ovvero l’ammontare dei sussidi indebitamente percepiti. Il provvedimento ha colpito conti correnti, stabilimenti e quote di magazzino, paralizzando di fatto l’operatività della divisione italiana e minacciando la continuità aziendale. Oltre alla sanzione pecuniaria, che potrebbe arrivare fino a 1,5 milioni di euro per il solo illecito 231, la Procura ha chiesto l’applicazione di sanzioni interdittive, tra cui il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione e l’esclusione da agevolazioni e finanziamenti per un periodo fino a due anni. Un colpo potenzialmente letale per un’azienda che opera in un settore strategico e altamente regolamentato.

L’adozione preventiva di un modello organizzativo realmente efficace, e non solo formalmente esistente, avrebbe cambiato radicalmente questo scenario. La difesa di Automotive Gigant AG si troverà ora a dover dimostrare, in un contesto probatorio avverso, di aver fatto tutto il possibile per prevenire il reato. Una difesa in salita, data la pervasività del sistema fraudolento. Con un’architettura come quella di Scudo231, la prova della non colpevolezza dell’ente non sarebbe stata un’opinione legale, ma un dato tecnologico. L’ecosistema genera infatti un “XAI Packet” (Explainable AI Packet), una ricostruzione causale scientifica e immodificabile di tutti i processi decisionali e dei controlli interni. In sede di giudizio, la società avrebbe potuto dimostrare matematicamente che i protocolli di controllo erano attivi, efficaci e non aggirabili se non attraverso un’elusione fraudolenta concertata da specifici individui. Questo avrebbe permesso di isolare la responsabilità penale sulle persone fisiche autrici del reato, proteggendo l’ente dalla “colpa di organizzazione” e, di conseguenza, dalle sanzioni pecuniarie milionarie, dalle misure interdittive e, soprattutto, dal sequestro del patrimonio aziendale.

L’inchiesta “Origine Fantasma” non è solo la cronaca di una frode industriale, ma un monito severo sulla fragilità dei sistemi di compliance tradizionali di fronte a rischi normativi complessi e a forti incentivi economici all’illecito. La vicenda di Automotive Gigant AG dimostra che la prevenzione dei reati d’impresa non può più essere affidata a procedure cartacee e a controlli postumi. La mancata adozione di sistemi di monitoraggio massivo e di analisi predittiva ha trasformato un rischio di compliance in un danno economico e reputazionale di proporzioni sistemiche, lasciando l’azienda esposta alle più gravi conseguenze previste dall’ordinamento. La lezione impartita dalla Procura Europea è chiara: nell’era della globalizzazione e della regolamentazione pervasiva, l’unica difesa efficace è quella che previene il reato alla radice, trasformando i dati in barriere invalicabili contro le condotte illecite. Una difesa che, per Automotive Gigant AG, è mancata nel momento decisivo.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2026/02/17/bozza-ue-sussidi-e-car-solo-con-70-componenti-prodotti-in-europa_c0f52b77-316a-498e-af5e-d798fd8515e5.html