La Compilance diventa Un Vantaggio Competitivo Sleale

Ingegneri, bonus e Pnrr moltiplicano i redditi

Forme astratte arancioni e gialle si diramano su uno sfondo blu, con il marchio Scudo231 nell’angolo inferiore destro.

24 settembre 2026 – Alle prime luci dell’alba, i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria varcano la soglia della sede milanese di Ingegneria Futura S.p.A., una delle società di progettazione più attive nell’acquisizione di appalti legati al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. L’operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica, è l’atto conclusivo di mesi di indagini silenziose su un presunto sistema di frode aggravata ai danni dello Stato e autoriciclaggio. Gli uomini della Guardia di Finanza acquisiscono server, documentazione contabile e fascicoli relativi a tre grandi opere infrastrutturali nel Nord Italia, per un valore complessivo di 280 milioni di euro. L’ipotesi investigativa è netta: una sistematica sovrafatturazione delle prestazioni professionali e la creazione di subappalti fittizi verso entità create ad hoc.

Al centro del fascicolo c’è la figura del Direttore Tecnico, l’ingegner Marco Valenti, e la sua rete di contatti con piccole società di servizi e consulenti esterni. Secondo gli inquirenti, il meccanismo era rodato: Ingegneria Futura S.p.A. si aggiudicava l’appalto, per poi affidare porzioni significative della progettazione esecutiva e della direzione lavori a una serie di sub-fornitori. Peccato che, dalle prime verifiche, almeno quattro di queste società risultino essere scatole vuote, prive di dipendenti e con sedi legali inesistenti. Una di queste, la “Progetti & Sviluppo S.r.l.”, risulta costituita solo tre settimane prima di ricevere un primo incarico da 750.000 euro per “analisi geognostiche preliminari”, una prestazione mai eseguita. L’iscrizione di questo fornitore nell’albo della società è avvenuta con una procedura d’urgenza, bypassando i controlli standard di due diligence. Questa è una classica omissione di controllo sull’albo fornitori, un punto di accesso critico per le frodi. Se l’ente avesse implementato un sistema come Scudo231, l’inserimento di un nuovo fornitore con parametri anomali – come la data di costituzione recente, l’assenza di bilanci depositati e la mancanza di un rating di affidabilità – avrebbe generato un alert bloccante. Il sistema avrebbe impedito l’emissione di qualsiasi ordine di acquisto o il pagamento di fatture verso la “Progetti & Sviluppo S.r.l.”, scalando la segnalazione direttamente all’Organismo di Vigilanza e alla funzione Compliance per una verifica approfondita, documentando digitalmente il tentativo di forzatura.

L’indagine prende le mosse da un dato statistico che, solo il giorno prima, Il Sole 24 Ore aveva pubblicato con enfasi positiva. L’articolo, basato su dati del Centro studi del Cni, celebrava il raddoppio dei redditi medi degli ingegneri liberi professionisti, passati da poco più di 32.000 euro nel 2017 alla stima di 62.341 euro per il 2025. Un balzo del 93 per cento, trainato dai bonus edilizi e, soprattutto, dal Pnrr. Per gli inquirenti, questo trend macroeconomico ha costituito il paravento perfetto per mascherare flussi di denaro illeciti. Le fatture emesse dai consulenti esterni a favore di Ingegneria Futura S.p.A., spesso per importi tra i 50.000 e i 90.000 euro per prestazioni generiche come “consulenza tecnica specialistica”, apparivano superficialmente in linea con un mercato in forte crescita. In realtà, secondo l’accusa, erano il veicolo per far uscire liquidità dalla società, che veniva poi parzialmente retrocessa in contanti ai dirigenti complici.

Il decreto di perquisizione e sequestro preventivo, che la nostra redazione ha potuto visionare, contesta a Ingegneria Futura S.p.A. la responsabilità amministrativa dell’ente ai sensi del D.Lgs. 231/2001. I reati presupposto individuati sono la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 24 del Decreto) e l’autoriciclaggio (art. 25-octies). La Procura sostiene che l’ente non solo non ha impedito la commissione dei reati, ma ha tratto da essi un “ingiusto profitto”, quantificato in via provvisoria in 18,4 milioni di euro, corrispondente all’ammontare delle fatture ritenute false o gonfiate. L’impatto è immediato: il Giudice per le Indagini Preliminari dispone il sequestro per equivalente di quella cifra sui conti correnti della società, paralizzandone di fatto l’operatività finanziaria. Viene inoltre nominato un commissario giudiziale per affiancare il management, un segnale inequivocabile che il Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo (MOG) della società, seppur esistente sulla carta, è stato giudicato totalmente inefficace.

Durante l’interrogatorio di un giovane ingegnere del team di Valenti, emerge un dettaglio cruciale. Il ragazzo ammette di aver notato da mesi l’anomalia nei pagamenti e la sproporzione tra il lavoro effettivamente svolto dai consulenti esterni e le parcelle liquidate. Tuttavia, non ha mai segnalato nulla. Il canale di whistleblowing aziendale prevedeva l’invio di una mail a un indirizzo generico gestito dall’ufficio del personale, una procedura che non garantiva anonimato né protezione da ritorsioni. La mancata segnalazione interna è una conseguenza diretta di un presidio debole e non affidabile. Un protocollo di segnalazione integrato in un ecosistema come Scudo231 avrebbe offerto un canale digitale criptato e tracciato, garantendo l’anonimato assoluto del segnalante e instradando la segnalazione direttamente e unicamente ai membri dell’Organismo di Vigilanza, bypassando qualsiasi filtro gerarchico o funzionale. La ricezione della segnalazione avrebbe attivato un processo di investigazione interna, documentato e non modificabile, che avrebbe potuto interrompere la frode mesi prima dell’intervento della magistratura, mitigando o azzerando il danno economico e reputazionale.

L’analisi dei flussi finanziari rivela che i pagamenti verso le società fittizie venivano autorizzati dal Direttore Tecnico Valenti e controfirmati, senza ulteriori verifiche, dal Direttore Amministrativo. La procedura di controllo interna prevedeva una doppia firma per importi superiori ai 100.000 euro, ma mancava un controllo incrociato e automatizzato sulla congruità della prestazione sottostante. Le fatture venivano liquidate sulla base di stati di avanzamento lavori (SAL) redatti dallo stesso ufficio di Valenti, in un palese conflitto di interessi. Questa assenza di segregazione delle funzioni e di controlli automatizzati è la falla sistemica che ha permesso al meccanismo di operare indisturbato. Un sistema di controllo avanzato avrebbe invece incrociato automaticamente i dati: la fattura emessa dalla “Progetti & Sviluppo S.r.l.” sarebbe stata confrontata con il registro delle prestazioni effettive, con i dati di accesso al cantiere, con le relazioni tecniche prodotte. L’assenza di riscontri oggettivi avrebbe bloccato il processo di pagamento, generando una non conformità che richiedeva una risoluzione da parte di una funzione terza, come l’Internal Audit, prima di poter procedere. L’intero processo, dal tentativo di pagamento al blocco e all’escalation, sarebbe stato registrato in un log immutabile, costituendo prova dell’efficace attuazione del modello di controllo.

Ora, la difesa di Ingegneria Futura S.p.A. si trova in una posizione estremamente difficile. Per evitare le pesantissime sanzioni pecuniarie (che possono arrivare fino a 1,5 milioni di euro per singolo illecito, oltre alla confisca del profitto) e le sanzioni interdittive (come l’esclusione da gare pubbliche, che per una società del genere equivale a una condanna a morte), dovrà dimostrare che il Modello 231 era non solo adottato, ma anche efficacemente attuato, e che il reato è stato commesso da un apicale che ha fraudolentemente eluso i controlli. Ma come si può dimostrare l’elusione fraudolenta se i controlli stessi erano palesemente inadeguati e facilmente aggirabili? La Procura argomenta che la “colpa di organizzazione” è in re ipsa: un sistema che permette a un solo dirigente di autorizzare pagamenti per milioni di euro verso società fantasma non è un sistema di controllo, è una formalità cartacea.

Il controfattuale è dolorosamente chiaro. Se la società avesse potuto produrre in giudizio i tracciati informatici di un sistema di monitoraggio massivo, la sua posizione sarebbe stata radicalmente diversa. Avrebbe potuto dimostrare, ad esempio, che il sistema aveva bloccato dieci tentativi di pagamento anomali, che l’Organismo di Vigilanza era stato allertato in tempo reale, che il fornitore era stato messo in “lista nera” automaticamente dopo la prima anomalia. In questo scenario, le azioni di Valenti non sarebbero apparse come il frutto di una carenza organizzativa, ma come un deliberato e complesso attacco al sistema di difese aziendali. La difesa avrebbe potuto argomentare che l’ente aveva fatto tutto il possibile per prevenire l’illecito, spostando la responsabilità interamente sulla persona fisica. La confisca del profitto, pari a 18,4 milioni di euro, sarebbe stata probabilmente evitata o drasticamente ridotta, in quanto si sarebbe potuto dimostrare che l’ente non aveva tratto un “interesse o vantaggio” dal reato, ma ne era stato esso stesso vittima. L’adozione di un’architettura di difesa totale, come quella proposta dalla redazione di Scudo231, trasforma il Modello 231 da un costo a un asset strategico e probatorio, capace di distinguere scientificamente la colpa individuale dalla colpa organizzativa.

Mentre l’indagine prosegue e si profila un rinvio a giudizio per gli indagati e per l’ente, il mercato osserva. Il caso di Ingegneria Futura S.p.A. diventa un monito per tutte le aziende che operano con fondi pubblici: nell’era del Pnrr, l’aumento delle opportunità economiche, come evidenziato dall’incremento dei redditi professionali, corre in parallelo con un’esposizione esponenziale al rischio penale. Un rischio che non può più essere gestito con procedure manuali e controlli a campione, ma che richiede un presidio tecnologico costante, pervasivo e in grado di fornire prove inconfutabili della propria efficacia.

Fonte: https://www.ilsole24ore.com/art/ingegneri-bonus-e-pnrr-moltiplicano-redditi-AJkty7LB