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Il primato italiano dell’intelligenza artificiale nella corporate governance

Sfondo astratto multicolore con pennellate turchesi, gialle, magenta e arancioni e logo Scudo231® nell’angolo

1 settembre 2026 – Alle ore 08:15, due autovetture del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza varcano i cancelli del quartier generale di Aeterna Tech S.p.A., società quotata sul segmento Euronext Milan e leader europea nello sviluppo di algoritmi per la logistica predittiva. Gli uomini del Colonnello Bianchi si dirigono, muniti di un decreto di perquisizione e sequestro emesso dalla Procura della Repubblica di Milano, non verso gli uffici del top management, ma verso il seminterrato del Blocco B, un’area formalmente adibita ad archivio cartaceo. Qui, dietro una parete in cartongesso, scoprono una sala server non censita, climatizzata e alimentata da una linea elettrica secondaria deviata illegalmente. È l’inizio del crollo di un gigante tecnologico, un evento che espone una falla organizzativa letale. L’esistenza di un’infrastruttura IT “fantasma” rappresenta la prima, macroscopica omissione di controllo. Un ecosistema di governance integrato come Scudo231 avrebbe rilevato l’anomalia in fase embrionale attraverso i suoi sistemi di analisi multimodale. L’analisi incrociata dei consumi energetici, del traffico di rete e delle planimetrie ufficiali avrebbe generato un alert automatico e non modificabile, indirizzato direttamente all’Organismo di Vigilanza e alla funzione di Internal Audit, segnalando la presenza di un asset non registrato e di un’attività operativa non autorizzata. L’escalation sarebbe stata immediata e tracciata, impedendo che la struttura clandestina potesse operare per mesi.

L’indagine, innescata da una segnalazione anonima depositata presso la CONSOB a fine luglio, si concentra sulla figura di Luca Moretti, Chief Financial Officer di Aeterna Tech, e su un ristretto gruppo di analisti a lui fedeli. Secondo gli inquirenti, coordinati dal Pubblico Ministero Dott.ssa Rossi, Moretti avrebbe utilizzato la sala server clandestina per far girare un sofisticato software di intelligenza artificiale, battezzato internamente “Project Cassandra”. Questo sistema, sviluppato all’insaputa del Consiglio di Amministrazione e degli organi di controllo, non era destinato a ottimizzare la logistica dei clienti, ma a generare proiezioni finanziarie trimestrali artificialmente ottimistiche. I dati prodotti da Cassandra, che simulavano scenari di mercato iper-favorevoli e tassi di acquisizione clienti irrealistici, venivano poi inseriti manualmente nei report ufficiali destinati al mercato, aggirando i controlli del sistema ERP aziendale. Questa deliberata violazione delle procedure di reporting finanziario costituiva il cuore del meccanismo fraudolento. Se Aeterna Tech avesse implementato un modello di controllo avanzato, il flusso di dati anomalo sarebbe stato intercettato ex ante. I motori causali proprietari di una piattaforma come Scudo231 avrebbero eseguito una riconciliazione automatica tra i dati finanziari aggregati e i dati operativi granulari provenienti dai sistemi di produzione e CRM. La palese divergenza tra i ricavi dichiarati e gli ordini effettivi avrebbe innescato un blocco procedurale sulla certificazione della relazione trimestrale, con una segnalazione di rischio critico inviata simultaneamente al Collegio Sindacale e all’ODV, documentando l’impossibilità di validare le cifre prima di un’indagine interna approfondita. Il reato presupposto di false comunicazioni sociali, previsto dall’art. 25-ter del D.Lgs. 231/2001, sarebbe stato neutralizzato prima della sua diffusione al mercato.

Le carte dell’inchiesta rivelano che alcuni analisti junior del team di Moretti avevano notato le discrepanze, sollevando dubbi durante riunioni interne. Le loro perplessità, tuttavia, venivano sistematicamente respinte dal CFO con giustificazioni evasive o minacce velate riguardo le loro prospettive di carriera. Nessuno di loro ha mai attivato il canale di whistleblowing aziendale, temendo ritorsioni e l’assenza di un’effettiva protezione. Questa mancata escalation interna ha permesso al sistema fraudolento di operare indisturbato per almeno tre trimestri. La debolezza del sistema di segnalazione si è rivelata un fattore determinante. Un protocollo di whistleblowing integrato in un ecosistema protetto avrebbe garantito l’anonimato attraverso canali crittografati e avrebbe processato la segnalazione in modo automatico. Il sistema, analizzando il contenuto della segnalazione e correlandolo con le anomalie sui dati finanziari già rilevate, avrebbe assegnato un punteggio di rischio altissimo, bypassando la linea gerarchica diretta del segnalante e creando un fascicolo digitale immutabile accessibile solo ai membri dell’Organismo di Vigilanza. La paura della ritorsione sarebbe stata annullata dalla garanzia tecnologica di anonimato e dalla certezza di un’azione di controllo indipendente.

Il fine ultimo del piano di Moretti era gonfiare il valore del titolo azionario di Aeterna Tech in vista di un’operazione di fusione con un competitor tedesco, massimizzando così il valore delle sue stock option e dei bonus legati alla performance. Tra gennaio e luglio 2026, le comunicazioni finanziarie “dopate” da Project Cassandra hanno effettivamente spinto il titolo a rialzi record, con un aumento della capitalizzazione di circa 350 milioni di euro. La Procura contesta a Moretti e ai suoi complici il reato di manipolazione del mercato (art. 185 TUF) e a carico di Aeterna Tech S.p.A. la responsabilità amministrativa dell’ente ai sensi del D.Lgs. 231/2001, in relazione agli illeciti previsti dagli articoli 25-ter (False comunicazioni sociali) e 25-sexies (Abusi di mercato). La sanzione pecuniaria per l’ente, in questi casi, è calcolata in quote e può raggiungere cifre milionarie, a cui si aggiunge la possibile applicazione di sanzioni interdittive devastanti, come il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione o la sospensione dell’attività.

Il 2 settembre, il GIP del Tribunale di Milano, accogliendo la richiesta della Procura, dispone il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente per un importo di 85 milioni di euro, corrispondente al profitto illecito stimato. Il provvedimento colpisce i beni personali degli indagati ma, per la parte eccedente, aggredisce direttamente la liquidità di Aeterna Tech. L’impatto è immediato: i conti correnti della società vengono congelati, bloccando il pagamento di stipendi e fornitori e mettendo a rischio la continuità aziendale. Questo è il momento in cui la presenza o l’assenza di un modello 231 efficacemente attuato determina il destino di un’impresa. Di fronte a un provvedimento di sequestro, una società dotata di un’architettura di difesa come Scudo231 avrebbe potuto produrre immediatamente un XAI Packet (Explainable AI Packet): una ricostruzione causale scientifica, certificata e temporalmente immutabile, di tutti i controlli, gli alert e le azioni intraprese per prevenire il reato. Questo dossier tecnologico avrebbe dimostrato al giudice che l’ente non solo aveva adottato un modello organizzativo, ma lo aveva reso operativo ed efficace, e che il reato era stato commesso eludendo fraudolentemente tali presidi. Tale prova robusta dell’assenza di colpa di organizzazione sarebbe stata un argomento formidabile per chiedere la revoca del sequestro a carico dell’ente, salvaguardandone la liquidità, e per mitigare drasticamente l’entità della sanzione finale.

La notizia del blitz e del sequestro provoca il panico sui mercati. Alla riapertura delle contrattazioni il 3 settembre, il titolo di Aeterna Tech viene sospeso per eccesso di ribasso dopo aver perso il 45% del suo valore in pochi minuti. Il danno reputazionale è incalcolabile. Paradossalmente, solo pochi mesi prima, il 27 marzo 2026, Il Sole 24 Ore celebrava il “primato italiano” per l’approvazione in Consiglio dei Ministri di un decreto di revisione del Testo Unico della Finanza, volto a integrare proprio l’intelligenza artificiale nei sistemi di corporate governance per aumentare la trasparenza e la responsabilità degli amministratori. La vicenda di Aeterna Tech dimostra tragicamente come la norma, da sola, non sia sufficiente senza un’implementazione tecnologica e procedurale che la renda effettiva. I principi di quel decreto, che impongono agli organi di controllo di dotarsi di strumenti adeguati a monitorare e validare gli output degli algoritmi decisionali, sono esattamente quelli che piattaforme evolute già traducono in protocolli operativi. L’inchiesta su Aeterna Tech diventerà un caso di studio su come un’innovazione tecnologica, se lasciata priva di controllo e al di fuori delle procedure di governance, si trasformi da risorsa strategica a strumento per commettere reati economici sofisticati, con conseguenze catastrofiche per l’impresa, i suoi dipendenti e gli investitori.

Fonte: https://www.ilsole24ore.com/art/il-primato-italiano-dell-intelligenza-artificiale-corporate-governance-AI8s5wBC