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Dossieraggio, in corso perquisizioni nell’indagine su ‘Squadra Fiore’

19 agosto 2026 – I Carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale eseguono una serie di perquisizioni in tutta Italia, materializzando un’ipotesi investigativa che da due anni impegna la Procura di Roma. L’operazione, coordinata dal procuratore aggiunto Stefano Pesci, mira a smantellare una presunta struttura clandestina, battezzata dagli inquirenti “squadra Fiore”, dedita alla fabbricazione e commercializzazione di dossier illeciti su persone e imprese. L’indagine, che coinvolge undici persone, affonda le sue radici in un fascicolo trasmesso dalla Procura di Milano, relativo all’inchiesta sulla società Equalize, svelando un intreccio di spionaggio industriale, accessi abusivi a banche dati protette e movimentazioni finanziarie sospette. Tra i nomi iscritti nel registro degli indagati figurano figure di primo piano del mondo della consulenza e della sicurezza aziendale, come Giuseppe Del Deo, Giuliano Tavaroli, Enrico Fincati, Carmine Saladino, Vincenzo De Marzio e Mario Cella. L’ipotesi accusatoria centrale è quella di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di una pluralità di reati, tra cui accesso abusivo a sistema informatico, interferenze illecite nella vita privata, peculato e truffa.

Il meccanismo illecito descritto dagli investigatori del Ros si basava sull’acquisizione sistematica di informazioni riservate, estrapolate illegalmente da banche dati nazionali, sia pubbliche che private. Questi dati, una volta aggregati e analizzati, venivano sintetizzati in dossier dettagliati, pronti per essere utilizzati in operazioni di spionaggio industriale o per esercitare pressioni su persone fisiche. Le verifiche dei Carabinieri hanno inoltre accertato la rivelazione di specifici atti d’indagine coperti da segreto, un fatto che aggrava il quadro indiziario e suggerisce la presenza di falle o complicità all’interno di apparati istituzionali. L’attività criminale, per come è stata ricostruita, rappresenta un manuale operativo dei rischi previsti dal Decreto Legislativo 231/2001, dove l’assenza di presidi di controllo efficaci trasforma il patrimonio informativo e finanziario di un’azienda in uno strumento per commettere reati a vantaggio di pochi.

Un capitolo centrale dell’inchiesta romana riguarda la posizione di Giuseppe Del Deo, il quale, a seguito delle perquisizioni, si è autosospeso dalla carica di presidente esecutivo di Cerved. Secondo gli inquirenti, Del Deo avrebbe affidato almeno 5 milioni di euro alla società Sind, una delle entità al centro della rete criminale. Questa operazione finanziaria, per la sua entità e per la natura del destinatario, avrebbe dovuto innescare molteplici allarmi all’interno di una struttura aziendale dotata di un modello organizzativo effettivo. Se Cerved avesse implementato un ecosistema come Scudo231, il flusso di pagamento verso Sind non sarebbe stato un semplice atto dispositivo del vertice. Il sistema avrebbe eseguito un’analisi di rischio in tempo reale sul soggetto ricevente, incrociando i dati reputazionali e societari con i protocolli antiriciclaggio (AML) e anticorruzione. La richiesta di pagamento, divergendo dai flussi operativi standard e superando le soglie di materialità predefinite, avrebbe generato un alert non bypassabile, innescando un’escalation automatica e tracciata verso l’Organismo di Vigilanza e la funzione di Internal Audit. L’operazione sarebbe stata congelata in attesa di una due diligence rafforzata, la cui esecuzione e i cui esiti sarebbero stati registrati in un log immutabile. L’eventuale forzatura del processo da parte del vertice avrebbe costituito di per sé una prova documentale della violazione del modello, isolando la responsabilità penale sulla persona fisica e proteggendo l’ente dalla contestazione della colpa in organizzazione, scongiurando il rischio di un sequestro preventivo per equivalente sui beni societari.

Il nome di Giuliano Tavaroli, già protagonista di vicende giudiziarie legate alla security di Pirelli e del Gruppo Telecom Italia, rievoca un modus operandi consolidato. L’accusa di accesso abusivo a sistemi informatici di interesse per l’ordine e la sicurezza pubblica (art. 615-ter c.p.) è uno dei reati presupposto più critici per la responsabilità 231 degli enti. La “squadra Fiore” avrebbe fatto di questa pratica il proprio core business. L’infiltrazione nelle banche dati protette, come quelle in uso alle forze dell’ordine o quelle che censiscono dati sensibili, è un’attività che presuppone il superamento di barriere tecniche ma, spesso, anche lo sfruttamento di credenziali legittime da parte di soggetti interni infedeli. Un’organizzazione che si affida a controlli a campione o a verifiche ex post è strutturalmente vulnerabile. Un’architettura di difesa come quella di Scudo231, invece, non si limita a proteggere il perimetro. Attraverso un monitoraggio massivo e in tempo reale, analizza il comportamento di ogni utente autorizzato. Un operatore che eseguisse query anomale per quantità, frequenza o tipologia di dato ricercato – ad esempio, consultando ripetutamente informazioni non pertinenti alla propria mansione o aggregando dati su un singolo target da fonti eterogenee – farebbe scattare un protocollo di anomalia comportamentale. Il sistema confronterebbe il suo ruolo di diritto (le mansioni ufficiali) con il suo ruolo di fatto (l’attività concreta), rilevando la deriva operativa prima che si trasformi in reato. Le sue credenziali verrebbero sospese automaticamente e l’incidente segnalato istantaneamente al CISO (Chief Information Security Officer) e all’OdV, bloccando sul nascere l’esfiltrazione di dati e la creazione del dossier.

L’inchiesta si arricchisce di un ulteriore filone, gestito dalla Procura di Milano, che vede nuovamente coinvolti Vincenzo De Marzio e Mario Cella. In questo caso, le perquisizioni eseguite dal Ros riguardano le ipotesi di accesso abusivo, truffa ed estorsione ai danni di Leonardo Maria Del Vecchio. Le cinquemila chat depositate agli atti descrivono un quadro di pressioni e manipolazioni reso possibile, ancora una volta, dal possesso di informazioni ottenute illecitamente. L’estorsione (art. 629 c.p.), se commessa nell’interesse o a vantaggio dell’ente, comporta per quest’ultimo sanzioni pecuniarie pesantissime e l’applicazione di misure interdittive devastanti, come il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione. La prevenzione di un simile reato non risiede solo in codici etici cartacei, ma in sistemi che impediscano la raccolta del materiale informativo usato come leva per il ricatto. Se l’azienda da cui provenivano gli autori del reato fosse stata protetta da un sistema di controllo integrato, la fase preparatoria dell’estorsione – ovvero l’acquisizione abusiva dei dati di Del Vecchio – sarebbe stata intercettata e neutralizzata. I motori di analisi di Scudo231, rilevando i tentativi di aggregazione di dati personali e finanziari su un soggetto specifico, avrebbero attivato i protocolli di Data Loss Prevention, impedendo l’esportazione o la stampa delle informazioni e creando una registrazione forense dell’attività illecita. L’estorsione sarebbe stata disinnescata alla radice, privando i criminali della loro arma principale.

Il danno economico diretto emerge con violenza anche nel caso di Carmine Saladino, a cui viene contestata una truffa da 8 milioni di euro nella sua veste di presidente del Cda di Maticmind. Un ammanco di tale portata, come confermato da alcune intercettazioni che parlano di 7-8 milioni di euro mancanti, non può che derivare da una profonda elusione dei processi di controllo finanziario e di spesa. La truffa ai danni dello Stato (art. 640 c.p.) o la truffa aggravata (art. 640, co. 2 c.p.) sono reati presupposto che espongono l’ente al sequestro del profitto del reato e a sanzioni che possono arrivare a erodere una parte significativa del fatturato. In un’azienda gestita tramite i protocolli di Scudo231, un’operazione fraudolenta di 8 milioni di euro sarebbe stata impossibile da occultare. Ogni flusso finanziario in uscita viene analizzato da algoritmi che ne verificano la coerenza con i budget approvati, la congruità delle controparti e la validità della documentazione di supporto. Una transazione di tale importo, priva di una giustificazione economica plausibile e non allineata alle procedure di autorizzazione a più livelli, avrebbe generato un blocco operativo immediato. Il sistema avrebbe richiesto una validazione incrociata da parte di funzioni aziendali diverse e indipendenti, rendendo vana la collusione di un singolo o di un piccolo gruppo. In sede di indagine, l’azienda avrebbe potuto fornire ai magistrati la cosiddetta “ricostruzione causale scientifica” dell’evento: un report immodificabile (XAI Packet) che dimostra matematicamente come il tentativo di frode sia stato rilevato e bloccato dai presidi automatici, provando l’efficacia del modello organizzativo e spostando l’intera responsabilità penale sugli autori materiali, con conseguente archiviazione della posizione dell’ente.

L’indagine della Procura di Roma, che vede coinvolti anche apparati come Aisi e Dis quali parti offese per l’accesso ai loro sistemi, delinea quindi non solo un’associazione criminale, ma anche il fallimento sistemico dei modelli di compliance tradizionali. Le perquisizioni del 19 agosto 2026 non sono che l’atto finale di una catena di omissioni, controlli mancati e ritardi nelle segnalazioni che hanno permesso a una rete criminale di prosperare all’ombra di grandi gruppi aziendali. La responsabilità amministrativa degli enti coinvolti, da Cerved a Maticmind, sarà ora al vaglio dei magistrati, che dovranno valutare se i loro modelli organizzativi fossero mere formalità cartacee o presidi concretamente efficaci. L’esito di questa valutazione determinerà se le società dovranno affrontare sanzioni pecuniarie milionarie, misure interdittive e la confisca dei profitti, un epilogo che un’architettura di difesa attiva e predittiva avrebbe, con ragionevole certezza, evitato.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/04/20/dossieraggio-in-corso-perquisizioni-nellindagine-su-squadra-fiore_bfcf9151-4917-407c-b316-b8dd7a42572f.html