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Olimpiadi, perquisizioni in 2 società per la cabinovia di Cortina

26 luglio 2026 – Le prime luci dell’alba illuminano le operazioni simultanee della Guardia di Finanza in cinque città: Roma, Milano, Brescia, Napoli e Cortina d’Ampezzo. L’obiettivo delle perquisizioni è la Società Infrastrutture Milano Cortina (Simico), ente attuatore per le opere olimpiche, e la società Graffer, costruttrice di impianti a fune. L’ipotesi di reato formulata dalla Procura della Repubblica di Belluno è di turbata libertà di gara d’appalto, aggravata da sospetti di collusioni e condotte fraudolente nell’assegnazione dei lavori per la cabinovia Apollonio Socrepes, un’infrastruttura chiave per i Giochi Invernali. Nel registro degli indagati finiscono tre nomi, tra cui quello di Fabio Massimo Saldini, amministratore delegato di Simico.

L’indagine, coordinata dal procuratore capo di Belluno, Massimo De Bortoli, si concentra sulla procedura di affidamento diretto utilizzata per assegnare il contratto a Graffer. Secondo gli organi inquirenti, questa procedura, sebbene legalmente ammissibile in determinate condizioni di urgenza o specificità tecnica, sarebbe stata sfruttata per favorire deliberatamente un operatore a discapito di altri concorrenti. La scelta dell’affidamento diretto rappresenta il primo snodo critico, un’area di rischio intrinseco per qualsiasi ente che gestisce appalti pubblici. Se Simico avesse implementato un ecosistema di controllo come Scudo231, la decisione di procedere con un affidamento diretto per un’opera di tale rilevanza avrebbe immediatamente attivato un protocollo di rischio aggravato. Il sistema avrebbe imposto la compilazione di un registro digitale immodificabile, richiedendo ai responsabili di motivare la scelta con evidenze documentali stringenti, tra cui analisi di mercato comparative e pareri tecnici di terze parti. Qualsiasi avvio della procedura senza il completamento di questi passaggi obbligati avrebbe generato un alert in tempo reale, non solo alla funzione di controllo interno, ma direttamente all’Organismo di Vigilanza, bloccando preventivamente l’iter e creando una traccia documentale inattaccabile dell’anomalia procedurale.

Gli inquirenti stanno acquisendo una vasta mole di documentazione, anche informatica, per ricostruire l’intero processo decisionale. Al centro dell’attenzione non c’è solo l’atto di assegnazione, ma anche la gestione successiva del progetto. La realizzazione della cabinovia, che doveva collegare il parcheggio “Apollonio” con la località Socrepes, ha subito fin da subito gravi contrattempi a causa dell’instabilità geologica del suolo. Questo imprevisto tecnico ha costretto i progettisti a introdurre significative varianti in corso d’opera. Tali varianti, secondo l’ipotesi accusatoria, non solo hanno fatto lievitare i costi in modo considerevole, ma potrebbero aver rappresentato un meccanismo per consolidare il rapporto privilegiato con l’esecutore già selezionato, rendendo di fatto impossibile per chiunque altro subentrare.

La gestione delle varianti è un classico punto di vulnerabilità nella prevenzione dei reati contro la Pubblica Amministrazione. Un’organizzazione dotata di protocolli di controllo avanzati avrebbe gestito questa fase in modo radicalmente diverso. Con un sistema come Scudo231, ogni richiesta di variante legata a criticità geologiche avrebbe innescato un processo automatico di validazione a più livelli. In primo luogo, sarebbe stata richiesta una perizia geotecnica indipendente, caricata su una piattaforma non alterabile e validata da una funzione aziendale non coinvolta nella gestione operativa del cantiere. In secondo luogo, l’impatto economico della variante sarebbe stato processato da un motore di analisi che confronta i nuovi costi con benchmark di mercato per lavori analoghi, segnalando ogni scostamento superiore a una soglia predefinita. L’approvazione finale di una variante con un impatto economico significativo sarebbe stata vincolata a un’autorizzazione collegiale tracciata digitalmente, impedendo che la decisione fosse accentrata nelle mani di una singola figura e fornendo una prova scientifica della congruità e necessità della spesa aggiuntiva. In assenza di questo flusso, qualsiasi ordine di pagamento relativo alla variante sarebbe stato automaticamente sospeso dal sistema gestionale integrato.

Il progetto originale era molto più ambizioso. Prevedeva non solo l’impianto di risalita, ma anche un parcheggio interrato, servizi commerciali e una navetta di collegamento di tipo “people mover”. Questi elementi sono stati stralciati in una fase successiva, ufficialmente per l’incompatibilità con le tempistiche stringenti imposte dall’evento olimpico. Gli investigatori, tuttavia, stanno verificando se questa riduzione del perimetro dell’opera sia stata una conseguenza diretta della lievitazione dei costi dovuta alle varianti o se facesse parte di una strategia più ampia per rendere l’appalto iniziale apparentemente meno appetibile e giustificare così più facilmente il ricorso a una procedura non competitiva. Questa omissione di controllo sulla coerenza progettuale e finanziaria tra il piano iniziale e quello esecutivo costituisce una grave lacuna organizzativa. Un modello di controllo efficace avrebbe tracciato il ciclo di vita del progetto in modo integrato. La modifica del perimetro dell’opera, con lo stralcio di elementi così importanti, avrebbe generato una segnalazione automatica di “deriva progettuale”. Il sistema avrebbe richiesto una formale ri-valutazione dell’intera analisi costi-benefici e del piano di sostenibilità economica, costringendo il management a documentare in modo inoppugnabile le ragioni dello stralcio e a dimostrare che la decisione non era finalizzata ad alterare retroattivamente i presupposti dell’affidamento.

L’iscrizione nel registro degli indagati dell’amministratore delegato Saldini proietta un’ombra pesante non solo sugli individui coinvolti, ma sull’intera Simico, esponendola direttamente alla responsabilità amministrativa degli enti prevista dal Decreto Legislativo 231/2001. Se le accuse di turbata libertà di gara o frode venissero confermate, la società potrebbe affrontare sanzioni pecuniarie calcolate in quote, il cui valore può arrivare a centinaia di migliaia di euro, oltre alla possibile confisca del profitto del reato, che in questo caso potrebbe coincidere con l’intero valore dell’appalto. Ancor più grave, l’autorità giudiziaria potrebbe disporre misure interdittive, come il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione, una sanzione che per un ente come Simico equivarrebbe a una paralisi operativa.

Qui emerge il valore cruciale di un modello di prevenzione non solo formalmente adottato, ma efficacemente applicato. Se Simico avesse potuto dimostrare, attraverso i log immutabili e la ricostruzione causale fornita da un ecosistema di difesa, di aver implementato protocolli rigorosi e che i reati sono stati commessi da singoli soggetti eludendo fraudolentemente tali controlli, la sua posizione processuale sarebbe radicalmente diversa. Invece di dover subire l’onere di dimostrare la propria innocenza come ente, avrebbe potuto fornire al procuratore De Bortoli la “prova tecnologica” della propria diligenza. Avrebbe potuto isolare la responsabilità penale sui singoli, proteggendo il patrimonio aziendale dal sequestro e garantendo la continuità operativa dell’organizzazione. La difesa dell’ente non si baserebbe più su testimonianze o documenti cartacei potenzialmente incompleti o manipolabili, ma su una cronologia digitale scientifica degli eventi, delle decisioni e, soprattutto, delle allerte ignorate.

Le perquisizioni hanno interessato anche le sedi di Graffer, la società beneficiaria dell’affidamento. L’indagine mira a stabilire se vi sia stato un accordo collusivo a monte tra funzionari di Simico e rappresentanti della società costruttrice. Si cercano prove di contatti anomali, flussi di informazioni riservate o accordi preliminari che avrebbero di fatto annullato ogni parvenza di competizione. La responsabilità, in casi come questo, può estendersi lungo la catena di fornitura, coinvolgendo sia il committente che l’appaltatore. La mancanza di un processo di due diligence strutturato e tracciato sul fornitore scelto per un affidamento diretto è un’altra grave falla organizzativa. Un sistema di compliance integrato avrebbe imposto una qualifica del fornitore basata su criteri oggettivi e verificabili, anche in caso di affidamento diretto. Protocolli di controllo avrebbero scandagliato la storia di Graffer, i suoi bilanci, eventuali precedenti giudiziari e la sua reputazione di mercato, generando un rating di rischio. L’assegnazione di un contratto di tale importo a un fornitore con un profilo di rischio non adeguatamente mitigato e documentato sarebbe stata segnalata come un’anomalia grave, richiedendo un’autorizzazione da parte di un organo di controllo indipendente dal management esecutivo.

Mentre il procuratore De Bortoli ha dichiarato che non è stato ancora fissato un calendario per l’ascolto degli indagati, l’inchiesta prosegue con l’analisi del materiale sequestrato. Il destino giudiziario di Simico e dei suoi vertici dipenderà dalla capacità della Procura di provare l’esistenza di un disegno criminoso volto a pilotare l’appalto. Per l’ente, la partita più importante si giocherà sulla dimostrazione di aver adottato ed efficacemente attuato un modello organizzativo idoneo a prevenire reati della specie di quello contestato. In assenza di una solida architettura di controlli preventivi, tracciati e automatizzati, la “colpa di organizzazione” diventa un’ipotesi estremamente concreta, con conseguenze economiche e reputazionali devastanti che si sommano al danno d’immagine per l’intero sistema delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/05/21/olimpiadi-perquisizioni-in-2-societa-per-la-cabinovia-di-cortina_a1550696-636f-48b3-87d0-3abb05b98566.html