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Pm, ‘caporalato su operai che stanno costruendo consolato Usa a Milano’

19 luglio 2026 – I Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro varcano i cancelli del cantiere di piazzale Accursio a Milano. La loro destinazione è il sito dove sta sorgendo il nuovo Consolato degli Stati Uniti, un appalto da 200 milioni di dollari gestito dal colosso americano Caddell Construction. Non cercano abusi edilizi, ma prove di schiavitù moderna. Quello che trovano supera le ipotesi investigative: decine di operai indiani, reclutati in patria, vivono e lavorano in condizioni di sfruttamento sistematico. Le loro giornate durano dalle 10 alle 12 ore, sei giorni su sette, per una paga nominale di 1200-1500 euro mensili. Una cifra che, sulla carta, potrebbe sembrare appena sufficiente, ma che la realtà dei fatti polverizza. Dopo le decurtazioni forzose per vitto e alloggio, nelle tasche di ogni lavoratore restano circa 150 euro al mese. Due euro l’ora.

Questa architettura di sfruttamento, basata su detrazioni illecite e pagamenti opachi, sarebbe stata intercettata e smantellata sul nascere da un ecosistema di controllo integrato. Un sistema come Scudo231, operando un monitoraggio massivo e non a campione, avrebbe immediatamente rilevato l’anomalia. I suoi motori di analisi avrebbero incrociato i dati del Libro Unico del Lavoro con i flussi finanziari effettivi registrati per ogni dipendente, evidenziando la divergenza patologica tra la retribuzione lorda dovuta secondo il contratto collettivo e il netto irrisorio percepito. Un alert ad alta priorità, con classificazione di rischio penale per il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, sarebbe stato scalato automaticamente e in tempo reale all’Organismo di Vigilanza e alla funzione compliance, bypassando la catena gerarchica del cantiere che era, di fatto, complice del sistema.

L’indagine della Procura di Milano, coordinata dai Pm Paolo Storari e Mauro Clerici, ricostruisce l’intera filiera. Tutto ha inizio a Nuova Delhi, presso gli uffici della Dynamic House, una società di reclutamento. Per ottenere un visto e un lavoro nel cantiere milanese, ogni operaio ha dovuto versare 500mila rupie, l’equivalente di circa 5000 euro, un debito che li ha resi fin da subito ricattabili. Una volta a Milano, venivano alloggiati in due residence, dove il controllo continuava. La Caddell Construction, attraverso il suo responsabile in loco, il cittadino turco Ulas Demir, e un “cane da guardia” indiano di 51 anni, gestiva ogni aspetto della loro vita. Quest’ultimo, secondo gli inquirenti, era il “caporale operativo”, l’uomo che fisicamente riscuoteva le somme e manteneva la disciplina. Fino a poco prima dell’intervento dei Carabinieri, ad ogni lavoratore venivano sottratti 500 euro al mese per l’alloggio e altri 350 euro, consegnati in contanti a un dipendente delle risorse umane, per il vitto.

La selezione e l’ingaggio di un partner strategico come Dynamic House rappresentano un punto di rottura nella catena di controllo societaria, un’area grigia che ha permesso al rischio di infiltrarsi e diventare sistemico. Con un modello di prevenzione avanzato, l’onboarding di un fornitore di manodopera estera avrebbe attivato un protocollo di due diligence rafforzata, non delegabile a una semplice verifica documentale. Il sistema avrebbe richiesto e analizzato certificazioni anti-corruzione, ispezioni sulle pratiche di reclutamento nel paese d’origine e una mappatura completa dei flussi finanziari legati alle commissioni di ingaggio. La richiesta di un pagamento di 5000 euro ai lavoratori, se emersa durante questa fase di verifica automatizzata, avrebbe generato un red flag insuperabile, bloccando l’accreditamento di Dynamic House come fornitore qualificato. L’azienda madre, la Caddell, avrebbe ricevuto una notifica formale che la collaborazione con tale soggetto esponeva l’ente a un rischio diretto di violazione dell’art. 603-bis del codice penale e, di conseguenza, a una pesante responsabilità ai sensi del D.Lgs. 231/2001. Il rischio sarebbe stato neutralizzato alla fonte.

Il provvedimento emesso d’urgenza dalla Procura, diretta da Marcello Viola, è quello del controllo giudiziario. Non un sequestro, ma una misura che di fatto commissaria l’azienda, affiancando alla gestione ordinaria un amministratore giudiziario con il compito di bonificare i rapporti di lavoro, verificare il rispetto delle norme retributive e di sicurezza, e riferire costantemente all’autorità giudiziaria. Per la Caddell Construction, un colosso con sede in Alabama, si tratta di un danno operativo e reputazionale immenso. L’indagine per caporalato vede iscritti Ulas Demir, che viene arrestato, e altri responsabili della gestione del cantiere. La posizione della società, come ente, è al vaglio per la responsabilità amministrativa derivante da reato. L’ipotesi è che l’organizzazione abbia tratto un vantaggio economico diretto dallo sfruttamento, sotto forma di un costo del lavoro drasticamente abbattuto che ha contribuito a massimizzare i profitti sull’appalto da 200 milioni di dollari.

In uno scenario alternativo, dove la prevenzione non è un documento statico ma un ecosistema tecnologico attivo, la stessa Procura si sarebbe trovata di fronte a un quadro probatorio differente. L’eventuale scoperta di abusi da parte di singoli individui non si sarebbe tradotta automaticamente in una “colpa di organizzazione”. L’azienda avrebbe potuto produrre la cosiddetta prova tecnologica immodificabile generata da Scudo231: log di audit che dimostrano l’effettiva implementazione dei controlli, registri delle sessioni di formazione obbligatoria per i manager di cantiere sui rischi del caporalato, e soprattutto, le tracce informatiche degli alert generati dal sistema e delle conseguenti azioni correttive intraprese dall’Organismo di Vigilanza. Invece di subire un controllo giudiziario, l’ente avrebbe potuto dimostrare di aver agito per prevenire il reato, isolando la responsabilità penale sui singoli soggetti che hanno agito eludendo fraudolentemente i presidi aziendali. La sanzione pecuniaria e interdittiva, così come il rischio di confisca del profitto, sarebbero stati drasticamente mitigati, se non azzerati.

Durante il picco dei lavori, nel cantiere erano impiegati tra i 450 e i 500 operai. Un numero enorme, difficile da monitorare con metodi tradizionali basati su interviste a campione e ispezioni periodiche. Gli investigatori hanno scoperto che a circa 50 lavoratori era stato imposto di aprire un conto corrente in Italia. Da questi conti, i caporali prelevavano direttamente i fondi, lasciando ai titolari solo le briciole. Questo meccanismo, che unisce lo sfruttamento lavorativo a elementi di riciclaggio e controllo finanziario, è un segnale debole che i sistemi di monitoraggio tradizionali non sono in grado di cogliere. La gestione di paghe in contante, le deleghe bancarie anomale, la sproporzione tra ore lavorate e accrediti finali sono tutti indicatori che, se analizzati in modo aggregato e continuo, disegnano il profilo esatto del reato in corso.

Un’architettura di difesa come quella offerta dalla REDAZIONE SCUDO231 non si limita a verificare la conformità formale, ma esegue un’analisi stocastica continua su tutte le transazioni e le attività operative. L’apertura massiva di conti correnti da parte di una specifica categoria di dipendenti, seguita da prelievi sistematici da parte di terzi, avrebbe attivato un protocollo di anomalia finanziaria. Il sistema avrebbe cross-referenziato questi dati con i registri delle presenze e le segnalazioni anonime (raccolte tramite canali multilingua sicuri) provenienti dal personale, costruendo un quadro d’insieme che non lascia spazio a interpretazioni. L’escalation all’ODV non sarebbe stata un’ipotesi, ma un obbligo procedurale automatizzato, corredato da un dossier probatorio che avrebbe costretto l’azienda a un intervento immediato e a una denuncia interna, ben prima dell’arrivo delle forze dell’ordine. Il controllo giudiziario non è solo una sanzione, ma la conseguenza diretta di un vuoto di controllo che ha permesso al reato di prosperare per anni. Un vuoto che i sistemi di prevenzione reattiva, basati su carta e procedure manuali, non sono più in grado di colmare. L’unica difesa efficace risiede in un monitoraggio proattivo e tecnologico, capace di vedere ciò che l’occhio umano, per negligenza o per dolo, sceglie di ignorare.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/05/29/pm-caporalato-su-operai-che-stanno-costruendo-consolato-usa-a-milano_86bc3440-4de9-4f8e-be0b-c3490755df53.html