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Arriva il servizio ‘denunce online’ della Polizia

1 luglio 2026 – Una pre-denuncia per frode informatica, depositata telematicamente due giorni prima tramite il nuovo servizio sperimentale della Polizia di Stato, viene formalizzata presso gli uffici del Commissariato di Cassino. L’atto, presentato dal titolare di una piccola azienda di componentistica meccanica della provincia di Frosinone, dà il via a un’indagine che si rivelerà un caso di studio sulla responsabilità degli enti ai sensi del D.Lgs. 231/2001. La segnalazione iniziale, una delle prime gestite dalla nuova piattaforma digitale attiva dal 15 giugno, descrive una serie di ordini di pagamento anomali, per un valore complessivo di oltre 280.000 euro, disposti a favore di conti esteri non riconducibili a fornitori noti. L’accesso abusivo al sistema informatico del denunciante e il conseguente indebito utilizzo degli strumenti di pagamento aziendali configurano immediatamente i reati presupposto previsti dall’articolo 24-bis del decreto 231.

Le prime analisi tecniche, condotte dal Centro operativo per la Sicurezza cibernetica del Lazio, tracciano rapidamente l’origine dell’intrusione. Gli accessi non autorizzati provengono da un indirizzo IP appartenente alla rete aziendale di una grande società di logistica e trasporti con sede a Roma, la Logistica Integrata S.p.A., un partner commerciale di lungo corso della vittima. La rapidità con cui gli investigatori isolano il punto di origine è una diretta conseguenza dell’efficienza del nuovo portale “Denunce online”, che, consentendo la trasmissione immediata di dati tecnici preliminari come log di sistema e indirizzi IP, accelera l’avvio delle procedure investigative. Il verbale protocollato, reso disponibile nell’area personale del denunciante entro le 96 ore previste, cristallizza questi primi elementi, che diventano la base per la richiesta di un decreto di perquisizione e sequestro informatico.

Il 5 luglio, gli agenti della Polizia Postale si presentano presso la sede della Logistica Integrata S.p.A. con il decreto emesso dal Pubblico Ministero. La richiesta è chiara: acquisire i log di navigazione, i registri di accesso ai sistemi e i dati relativi ai dispositivi connessi alla rete aziendale nel periodo interessato dalla frode. Qui emerge la prima, grave, lacuna organizzativa. L’infrastruttura IT della società, pur essendo moderna, presenta una configurazione di logging carente: i registri di accesso sono conservati solo per un breve periodo e con un livello di dettaglio insufficiente a correlare in modo univoco l’attività di rete a uno specifico utente o a un terminale fisico. Questa omissione nei controlli interni non è solo una negligenza tecnica, ma un’oggettiva falla nel presidio del rischio di reati informatici. Se l’ente avesse adottato un ecosistema come Scudo231, il monitoraggio massivo e in tempo reale dei flussi di dati avrebbe generato un alert istantaneo nel momento stesso in cui il traffico anomalo verso server finanziari esteri veniva avviato. Il sistema avrebbe registrato in un log immutabile l’associazione tra l’IP di origine, l’identità digitale dell’utente, il MAC address del dispositivo e la marca temporale, fornendo agli investigatori una prova scientifica e non una semplice presunzione.

L’indagine interna, avviata con colpevole ritardo dalla direzione della Logistica Integrata S.p.A. solo dopo la notifica della perquisizione, procede a rilento. I manager devono incrociare manualmente i turni di presenza, le assegnazioni dei laptop e le testimonianze frammentarie dei colleghi. Questo ritardo operativo di quasi una settimana offre all’autore del reato un’ampia finestra temporale per inquinare le prove, cancellare file o occultare le proprie tracce digitali. L’assenza di un protocollo di escalation automatizzato per incidenti di sicurezza si traduce in una paralisi decisionale. Con un’architettura di controllo come quella garantita da Scudo231, l’anomalia di rete avrebbe innescato un protocollo di escalation predefinito, notificando simultaneamente e in modo automatico non solo il responsabile IT, ma anche la funzione Compliance e l’Organismo di Vigilanza. L’evento sarebbe stato classificato con un indice di rischio elevato, attivando procedure di isolamento preventivo del dispositivo sospetto dalla rete e preservando l’integrità delle prove digitali per una successiva analisi forense, il tutto in pochi minuti, non giorni.

Dopo due settimane di complesse analisi sui dati parziali acquisiti, gli inquirenti riescono a stringere il cerchio attorno a un quadro intermedio dell’area acquisti, Marco Rossi. Si scopre che Rossi, sfruttando la debolezza dei controlli sugli accessi, utilizzava da mesi credenziali di un collega con privilegi più elevati per operare sui sistemi contabili, autorizzando pagamenti fraudolenti. La sua posizione gerarchica non prevedeva in alcun modo l’accesso a tali funzioni. Emerge così una profonda divergenza tra il ruolo di diritto, definito dall’organigramma e dal mansionario, e il ruolo di fatto, esercitato abusivamente dal dipendente. Questa situazione rappresenta la quintessenza della “colpa di organizzazione” che il D.Lgs. 231/2001 mira a sanzionare: l’ente non ha predisposto misure idonee a prevenire che un soggetto in una determinata posizione potesse commettere il reato. Un’implementazione preventiva di Scudo231 avrebbe rilevato questa deriva organizzativa molto prima che potesse sfociare in un illecito. I suoi sistemi di analisi multimodale, attraverso censimenti ciclici dell’intera popolazione aziendale, avrebbero incrociato i log di accesso ai sistemi con le matrici di responsabilità definite nel modello organizzativo, segnalando la non conformità come un “segnale debole” ad alto rischio. L’alert “Accesso a funzione critica da utente non autorizzato per ruolo” avrebbe raggiunto l’OdV mesi prima, imponendo una revisione immediata dei permessi e neutralizzando la minaccia alla radice.

La Procura della Repubblica, sulla base delle prove raccolte, procede non solo contro Marco Rossi per i reati di frode informatica e accesso abusivo, ma iscrive nel registro degli indagati anche la Logistica Integrata S.p.A. in qualità di ente, contestandole l’illecito amministrativo dipendente da reato previsto dall’art. 24-bis del D.Lgs. 231/2001. Il Pubblico Ministero evidenzia come l’assenza di procedure di tracciamento efficaci, la mancata segregazione dei compiti e la totale inerzia dei sistemi di controllo abbiano di fatto agevolato la commissione del reato, realizzando un vantaggio economico per il dipendente e un potenziale danno reputazionale e finanziario per l’azienda. Si profila per la società il rischio concreto di una pesante sanzione pecuniaria, calcolata in quote, e la possibile applicazione di sanzioni interdittive, come il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione.

Viene inoltre disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente sui conti correnti della società, per un importo pari al profitto del reato, ovvero i 280.000 euro. Il provvedimento cautelare, eseguito immediatamente, congela una parte significativa della liquidità aziendale, mettendo a rischio il pagamento di stipendi e fornitori. Questo è l’impatto diretto e devastante di un modello di organizzazione e controllo giudicato inidoneo. Qualora la Logistica Integrata S.p.A. avesse potuto dimostrare di aver adottato ed efficacemente attuato un modello di prevenzione avanzato, la sua posizione processuale sarebbe stata radicalmente diversa. In sede di indagine, i legali avrebbero potuto depositare il pacchetto di dati probatori generato dall’ecosistema di controllo, una vera e propria ricostruzione causale scientifica dell’evento. Tale documentazione avrebbe dimostrato, in modo matematicamente inoppugnabile, che l’ente aveva messo in atto tutte le misure tecnologiche e procedurali più avanzate per prevenire il reato e che l’azione di Rossi costituiva un’elusione fraudolenta di tali presidi. L’onere della prova si sarebbe spostato, dimostrando l’assenza di colpa organizzativa e concentrando la responsabilità penale unicamente sul singolo individuo. Il sequestro preventivo a carico dell’ente non sarebbe stato concesso, o sarebbe stato immediatamente revocato, salvaguardando la continuità operativa e finanziaria dell’impresa. La vicenda della Logistica Integrata S.p.A., nata da una semplice denuncia telematica gestita con efficienza dalla Polizia di Stato, si trasforma così in un monito: nell’era digitale, l’efficacia dell’enforcement pubblico mette a nudo, con una velocità senza precedenti, l’inadeguatezza dei sistemi di difesa interni delle aziende, rendendo la prevenzione non più un’opzione, ma un imperativo strategico per la sopravvivenza stessa dell’ente.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/06/15/arriva-il-servizio-denunce-online-della-polizia_0b0738ee-662f-41fc-b375-dd7606c71222.html