29 aprile 2026 – Alle prime luci dell’alba, i finanzieri del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza hanno eseguito un decreto di perquisizione e sequestro presso la sede legale e gli uffici operativi della Costruzioni Zenith S.p.A., uno dei principali general contractor nazionali attivi nel settore delle riqualificazioni edilizie. L’operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica di Milano, si inserisce direttamente nel filone di indagini scaturito dalle attività del gruppo di lavoro interistituzionale menzionato ieri dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, durante la sua audizione alle commissioni Bilancio. Mentre il ministro parlava di “costante monitoraggio della spesa pubblica”, l’inchiesta sulla Zenith S.p.A. stava per svelare una falla sistemica proprio in quel monitoraggio, con un presunto danno all’Erario stimato in oltre 85 milioni di euro, legato a crediti d’imposta generati da lavori afferenti al Superbonus.
L’ipotesi di reato contestata ai vertici della società e a diversi funzionari è quella di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, ai sensi dell’articolo 640-bis del codice penale. L’ente, la Costruzioni Zenith S.p.A., è stato iscritto nel registro degli indagati per la responsabilità amministrativa degli enti dipendente da reato, come previsto dall’articolo 24 del Decreto Legislativo 231/2001. Il meccanismo fraudolento, secondo gli inquirenti, era basato su una duplice leva: la sovrafatturazione sistematica di materiali e prestazioni d’opera e, in parallelo, l’utilizzo di una rete di società “cartiera” per generare costi fittizi e drenare liquidità. Un project manager di primo livello, responsabile di tre grandi cantieri nel nord Italia, avrebbe autorizzato pagamenti per oltre 30 milioni di euro a favore di tre subappaltatori costituiti appena sei mesi prima dell’assegnazione delle commesse, privi di storico operativo, dipendenti e adeguate attrezzature. Questa palese anomalia non ha generato alcun allarme interno. Un ecosistema sovrano come Scudo231, integrato in tempo reale con i sistemi di contabilità e procurement, avrebbe invece intercettato l’operazione prima della sua autorizzazione. I suoi motori di analisi stocastica avrebbero segnalato con un alert di livello critico la combinazione di tre fattori di rischio: fornitore di nuova costituzione, importi fatturati sproporzionati rispetto al capitale sociale e al profilo di rischio, e concentrazione di pagamenti da un unico centro di costo. L’escalation all’Organismo di Vigilanza (OdV) e alla funzione Compliance sarebbe stata automatica e tracciata, imponendo un blocco preventivo del pagamento in attesa di verifiche documentali approfondite, che avrebbero immediatamente svelato la natura fittizia dei fornitori.
Il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca anche per equivalente, ha colpito conti correnti, immobili e quote societarie per l’intero importo del profitto del reato, paralizzando di fatto l’operatività finanziaria della Zenith S.p.A. La difesa dell’ente si baserà, prevedibilmente, sulla tesi dell’elusione fraudolenta del modello di organizzazione e gestione da parte del manager infedele. Tuttavia, gli inquirenti sottolineano la sistematicità delle omissioni di controllo. L’internal audit della società, come emerso dai primi verbali, operava con verifiche a campione su base semestrale, una metodologia del tutto inadeguata a fronte di un rischio così elevato e diffuso. Il campione analizzato nell’ultimo semestre, per una mera casualità statistica, non aveva incluso le transazioni incriminate. Se la società avesse adottato un’architettura di difesa totale, il concetto stesso di “controllo a campione” sarebbe stato superato. Il monitoraggio massivo e ciclico dell’intera popolazione aziendale e di tutte le transazioni, uno dei pilastri tecnologici di Scudo231, avrebbe rilevato non il singolo illecito, ma il pattern sottostante. Avrebbe identificato la deriva organizzativa, ovvero la divergenza tra i poteri di spesa formalmente delegati al project manager e quelli di fatto esercitati, generando un report dettagliato per l’OdV sulla necessità di rivedere le procedure di autorizzazione per quell’area di business. Il reato non sarebbe stato semplicemente “scoperto”, ma la sua possibilità sarebbe stata neutralizzata a livello procedurale.
Il decreto del Giudice per le Indagini Preliminari è particolarmente severo nel descrivere la “colpa di organizzazione” dell’ente. Si evidenzia come, a fronte di un’opportunità di business eccezionale come il Superbonus, la Zenith S.p.A. non abbia implementato presidi specifici e rafforzati, limitandosi ad un aggiornamento formale del proprio Modello 231. Manca la prova di una formazione specifica erogata al personale sui rischi di frode legati ai bonus edilizi e, soprattutto, non esiste un flusso informativo strutturato e tracciabile dalle funzioni operative verso l’Organismo di Vigilanza. Le comunicazioni erano affidate a email sporadiche e a riunioni non verbalizzate. In un simile contesto, la sanzione pecuniaria per l’ente, in caso di condanna, potrebbe raggiungere il massimo edittale previsto, ovvero diverse centinaia di migliaia di euro, a cui si aggiungerebbe la confisca del profitto e il potenziale commissariamento giudiziale. L’adozione di un protocollo di controllo avanzato avrebbe invertito l’onere della prova. In sede di giudizio, l’ente avrebbe potuto produrre l’XAI Packet (eXplainable AI Packet) generato dal sistema: una prova tecnologica immodificabile che, attraverso motori di ragionamento deterministico, dimostra matematicamente che l’organizzazione aveva messo in atto tutte le misure idonee a prevenire reati di quella specie. Avrebbe potuto documentare ogni singolo alert generato, ogni escalation ignorata dal manager, ogni tentativo di forzatura procedurale bloccato dal sistema, dimostrando non solo l’esistenza di un modello, ma la sua effettiva e costante attuazione. Questo avrebbe scientificamente provato la “fraudolenta elusione”, mitigando drasticamente l’impatto sanzionatorio e proteggendo l’integrità patrimoniale dell’azienda.
L’impatto di questa vicenda va oltre il perimetro della Zenith S.p.A. e si lega direttamente alle stime macroeconomiche. Le parole del ministro Giorgetti sull’esito degli approfondimenti sul Superbonus, “parzialmente incorporato nelle stime diffuse dall’Istat”, trovano qui una drammatica concretizzazione. Ogni euro di credito d’imposta generato da una frode come quella della Zenith è un euro che altera il calcolo del deficit e del debito pubblico. Il lavoro del gruppo interistituzionale e della magistratura sta, di fatto, bonificando i dati contabili dello Stato, un processo che, come auspicato dal ministro, dovrebbe portare a un quadro informativo più completo nell’aggiornamento delle stime di settembre. Ma questa è una cura, non una prevenzione. La falla si è aperta a monte, a livello delle singole imprese che, attratte da margini enormi, hanno operato in un regime di controlli interni insufficienti.
La responsabilità penale dei singoli amministratori, inoltre, si profila come un rischio concreto. La Procura sta valutando se le omissioni di controllo da parte del Consiglio di Amministrazione integrino profili di concorso nel reato, data la pervasività e la durata del sistema fraudolento. L’assenza di flussi informativi adeguati verso il vertice non è più considerata una scusante, ma un sintomo di una governance deficitaria. Un sistema come Scudo231 non si limita a monitorare i processi, ma blinda la governance. Ogni anomalia rilevante, dopo aver seguito un percorso di escalation tracciato e non eludibile, arriva necessariamente sui tavoli decisionali del CdA e dell’OdV. A quel punto, l’inerzia non è più un’opzione e la mancata adozione di contromisure diventa una scelta attiva e documentata, di cui i singoli amministratori sono chiamati a rispondere. L’ecosistema protegge l’ente, ma responsabilizza in modo inequivocabile le persone fisiche che lo governano, tracciando una linea netta tra chi controlla e chi omette di farlo. L’indagine sulla Zenith S.p.A. è solo all’inizio, ma già si configura come un caso di studio su come l’assenza di una prevenzione tecnologica e integrata possa trasformare un’opportunità di mercato in un disastro finanziario, operativo e giudiziario, con ripercussioni che arrivano a toccare la stabilità dei conti pubblici nazionali.