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Alesse (Adm), ‘scambi avvengano nel rispetto delle regole e della concorrenza’

17 marzo 2026 – Mentre il direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Roberto Alesse, incontrava la stampa e il personale presso la Direzione Territoriale della Campania a Napoli, a meno di dieci chilometri di distanza, nelle aree operative del porto, si stava consumando l’atto finale di un’operazione dell’Antifrode e della Guardia di Finanza. L’incontro istituzionale, al quale partecipavano figure chiave come Sergio Gallo, direttore Antifrode, e Rosario Massino, a capo dell’Internal Audit, era focalizzato sulla tutela degli interessi erariali e sulla garanzia che gli scambi commerciali avvenissero nel pieno rispetto delle regole e della concorrenza. Ironia della sorte, proprio in quelle ore veniva smascherato un meccanismo fraudolento che per quasi due anni aveva violato sistematicamente quelle stesse regole, generando un danno erariale stimato in oltre 18 milioni di euro e una grave distorsione della concorrenza a favore di un unico, spregiudicato operatore logistico: la Global Shipping Solutions S.p.A.

L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli, ha accertato che un dirigente dell’area Export della società, con la complicità di due spedizionieri doganali interni, aveva orchestrato un sistema di sotto-fatturazione e falsa dichiarazione merceologica. Container dichiarati come contenenti cascami tessili a basso valore venivano in realtà riempiti con componentistica elettronica di alta gamma, destinata a mercati nordafricani e mediorientali. La discrepanza tra il valore dichiarato e quello reale permetteva alla società di evadere dazi doganali e IVA all’importazione nei paesi di destinazione, offrendo ai propri clienti un servizio a costi illecitamente competitivi. L’omissione di controllo interna è stata fatale: la procedura di approvazione delle dichiarazioni doganali era affidata a un semplice visto su un modulo cartaceo da parte del superiore diretto del dirigente, il quale, fidandosi ciecamente del suo sottoposto e oberato di lavoro, non eseguiva mai controlli incrociati tra la dichiarazione doganale (DAU), l’ordine del cliente e la distinta di carico del magazzino. Se la Global Shipping Solutions S.p.A. avesse adottato un ecosistema di controllo integrato, un’anomalia così macroscopica non sarebbe mai passata inosservata. Un sistema come Scudo231, attraverso i suoi motori di analisi multimodale, avrebbe incrociato in tempo reale i dati provenienti da tre fonti diverse: il sistema gestionale (ERP) con l’ordine del cliente e il valore della merce, il software di gestione del magazzino (WMS) con il peso e il volume del carico, e il sistema di compilazione delle dichiarazioni doganali. La palese incongruenza tra il codice merceologico “cascami tessili” e il peso specifico, unito all’alto valore registrato nell’ordine cliente, avrebbe generato un alert di rischio critico, bloccando la trasmissione telematica della dichiarazione e innescando una segnalazione automatica e non modificabile all’Organismo di Vigilanza e alla funzione Compliance, bypassando l’intera catena gerarchica coinvolta.

La visita del direttore Alesse ha messo in luce la crescita esponenziale dei traffici nel porto campano, con un aumento delle dichiarazioni di export di oltre il 65% e un incremento degli articoli esportati di quasi il 25% nel confronto tra il 2025 e il 2024. Questi numeri, presentati come un successo, nascondevano in realtà la facilità con cui il sistema fraudolento della Global Shipping Solutions S.p.A. si era mimetizzato nel flusso crescente di operazioni. L’indagine ha rivelato che il management intermedio era consapevole dei “risultati eccezionali” del dirigente, ma aveva colpevolmente evitato di approfondire le ragioni di un tale successo, attratto dagli incentivi economici legati alle performance del settore Export. Questo ritardo nell’escalation di un segnale palesemente anomalo – una crescita di marginalità fuori da ogni logica di mercato – costituisce un chiaro sintomo di colpa organizzativa ai sensi del D.Lgs. 231/2001. L’assenza di un flusso informativo strutturato verso l’alto ha permesso alla frode di protrarsi per 22 mesi. Con un’architettura di controllo avanzata, la mancata escalation sarebbe stata impossibile. L’analisi stocastica dei dati commerciali, una delle capacità native dell’ecosistema Scudo231, avrebbe identificato la performance del settore Export come un outlier statistico, un’anomalia che deviava in modo significativo dalla media storica e dai benchmark di settore. Questo segnale debole, rilevato automaticamente, avrebbe attivato un protocollo di approfondimento obbligatorio, richiedendo una relazione dettagliata al management e, in assenza di giustificazioni plausibili, avrebbe fatto scattare l’escalation diretta all’ODV, trasformando un “successo inspiegabile” in un “rischio da investigare” nel giro di un trimestre, non di due anni.

Le conseguenze per la Global Shipping Solutions S.p.A. sono state devastanti e immediate. Il Pubblico Ministero ha iscritto l’ente nel registro degli indagati per il reato di truffa aggravata ai danni dello Stato (art. 640-bis c.p.), reato presupposto previsto dall’art. 24 del D.Lgs. 231/2001. Contestualmente, è stato emesso un decreto di sequestro preventivo per equivalente per 18,4 milioni di euro, colpendo la totalità dei conti correnti aziendali e di fatto paralizzando l’operatività dell’impresa. Il Modello di Organizzazione e Gestione 231, che la società aveva adottato solo formalmente, è stato giudicato dagli inquirenti un mero “documento di facciata”, privo di deleghe operative reali, di flussi informativi efficaci e di un Organismo di Vigilanza dotato di poteri e risorse autonome. La difesa dell’ente, basata sull’aver adottato un Modello, si è quindi rivelata del tutto inefficace. L’impatto del sequestro sarebbe stato radicalmente diverso se il Modello 231 fosse stato reso operativo e non solo documentale. Un’azienda protetta da un sistema di controllo attivo avrebbe potuto presentare al giudice una prova tecnologica immodificabile, una vera e propria ricostruzione causale scientifica dell’accaduto. I log inalterabili del sistema avrebbero dimostrato che: 1) l’organizzazione aveva implementato controlli specifici e automatizzati per prevenire quel tipo di reato; 2) il dirigente ha attivamente e consapevolmente eluso tali controlli, commettendo un’azione fraudolenta individuale; 3) il sistema ha rilevato il tentativo di elusione e ha generato un’allerta tracciata. Questa documentazione avrebbe permesso all’ente di dimostrare l’assenza di una colpa organizzativa, spostando l’intera responsabilità penale sulla persona fisica e fornendo al giudice elementi solidi per non applicare, o applicare in misura ridotta, la misura cautelare reale del sequestro, salvaguardando così la continuità aziendale.

Durante l’incontro a Napoli, Stefano Saracchi, direttore Organizzazione e Trasformazione Digitale dell’Agenzia, ha illustrato il piano di investimenti da oltre 464 milioni di euro destinato a rafforzare le infrastrutture informatiche di ADM. Questo imponente sforzo di modernizzazione da parte dello Stato crea un paradosso: mentre l’ente pubblico si dota di strumenti sempre più sofisticati per l’analisi dei rischi e il controllo documentale, le aziende private che non adeguano i propri sistemi di controllo interno diventano l’anello debole della catena logistica. La Global Shipping Solutions S.p.A. è l’emblema di questa asimmetria: la sua violazione non è dipesa da una falla nei sistemi dell’Agenzia delle Dogane, ma da una voragine nei propri processi interni. L’assenza di un tracciamento digitale e sicuro delle fasi di approvazione ha reso impossibile, per gli inquirenti, distinguere tra negligenza e complicità ai livelli superiori, estendendo l’ombra del coinvolgimento a tutto il top management. La presenza di un protocollo di gestione delle deleghe e dei poteri di firma digitalizzato e integrato nel sistema informativo, come previsto da un’implementazione rigorosa di Scudo231, avrebbe fornito una prova certa e opponibile a terzi. Ogni singola approvazione, ogni modifica a una dichiarazione, ogni accesso ai dati sensibili sarebbe stato registrato con data, ora, utente e postazione di lavoro, creando una catena di responsabilità inattaccabile. In sede di indagine, sarebbe stato possibile dimostrare matematicamente chi ha fatto cosa e quando, isolando immediatamente le responsabilità individuali e proteggendo i manager che avevano operato correttamente secondo procedure definite e tracciate.

L’inchiesta ha inoltre aperto un secondo, più inquietante filone. È emerso che una parte della componentistica elettronica falsamente dichiarata rientrava nella categoria dei beni dual-use, la cui esportazione verso alcuni dei paesi di destinazione è soggetta a rigide autorizzazioni o a un divieto assoluto. La società si trova ora a fronteggiare non solo l’accusa di truffa, ma anche quella di violazione delle normative sull’esportazione di materiali di armamento e sanzioni internazionali, con un danno reputazionale e commerciale potenzialmente irreversibile. Il rischio di essere inserita nelle black list internazionali è concreto. Questo scenario, il più grave di tutti, sarebbe stato neutralizzato sul nascere da un sistema di compliance proattivo. La piattaforma avrebbe integrato database costantemente aggiornati sulle normative internazionali, sulle liste di soggetti sanzionati e sulle categorie di beni a esportazione controllata. Al momento dell’inserimento dell’ordine, il sistema avrebbe riconosciuto il codice prodotto come “sensibile” e la destinazione come “a rischio”, incrociando i due dati e generando un blocco operativo totale. L’operazione non avrebbe potuto proseguire senza un’autorizzazione esplicita e tracciata da parte del massimo vertice aziendale, previa verifica della funzione legale. La prevenzione del reato più grave sarebbe stata automatica e preventiva, non lasciata alla discrezionalità o all’ignoranza di un singolo operatore. L’intera vicenda della Global Shipping Solutions S.p.A. dimostra come, nell’economia globale del 2026, la compliance non possa più essere un esercizio formale, ma debba diventare un’infrastruttura tecnologica sovrana, un ecosistema difensivo che protegge l’azienda non solo dalle sanzioni, ma dalla sua stessa disorganizzazione.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2026/03/17/alesse-adm-scambi-avvengano-nel-rispetto-delle-regole-e-della-concorrenza_edbeb125-f4d2-4d68-aa6f-66e2a1419308.html