La Compilance diventa Un Vantaggio Competitivo Sleale

Zanettin, Commissione banche acolterà anche Cdp e Giorgetti su Euronext

26 luglio 2026 – Il Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza di Milano ha eseguito questa mattina il decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale meneghino, su richiesta della Procura della Repubblica, avente ad oggetto il pacchetto azionario di controllo di Borsa Italiana S.p.A. detenuto da Euronext. L’atto giudiziario, notificato presso la sede legale italiana del gruppo paneuropeo, congela di fatto la governance della piazza finanziaria nazionale. L’ipotesi di reato alla base del provvedimento è quella di false comunicazioni sociali, prevista dall’articolo 2621 del codice civile, aggravata dal danno patrimoniale di rilevante gravità, reato presupposto che chiama in causa la responsabilità amministrativa dell’ente ai sensi del Decreto Legislativo 231/2001.

Il provvedimento cautelare reale rappresenta il culmine di un’escalation giudiziaria che affonda le sue radici nel contenzioso, inizialmente di natura puramente commerciale, tra Euronext e Cassa Depositi e Prestiti. La vicenda era emersa pubblicamente già due mesi fa, quando il 21 maggio l’amministratore delegato di Euronext, Stephane Boujnah, era stato ascoltato dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario. In quella sede, presieduta dal senatore di Forza Italia Pierantonio Zanettin, Boujnah aveva manifestato la piena disponibilità a fornire tutta la documentazione relativa al dissidio con Cdp, incluse le sentenze già emesse dai tribunali civili di Amsterdam e Milano. Quella che appariva come un’audizione conoscitiva, un tentativo della politica di mediare un contrasto tra partner industriali strategici, nascondeva in realtà le prime avvisaglie di un’infezione che stava già intaccando l’organismo societario. L’intera gestione della fase pre-contenziosa e delle trattative iniziali con Cdp, infatti, era stata condotta senza una tracciatura sistematica e verificabile delle interazioni e degli impegni assunti, lasciando ampi margini di ambiguità interpretativa che si sono poi rivelati fatali. Se Euronext avesse implementato un ecosistema come Scudo231, ogni fase della negoziazione strategica con Cdp sarebbe stata soggetta a protocolli di tracciamento obbligatori. Qualsiasi interazione – riunioni, conference call, scambi di documenti sensibili – avrebbe generato un record immutabile all’interno di un registro protetto, validato dalle funzioni di compliance in tempo reale. Un’eventuale negoziazione condotta al di fuori di tali canali formalizzati avrebbe attivato un alert immediato, scalando la segnalazione di anomalia procedurale direttamente all’Organismo di Vigilanza, che avrebbe potuto intervenire per correggere la rotta prima che gli accordi informali potessero trasformarsi in un rischio legale per l’intera organizzazione.

Dopo l’audizione di Boujnah, la Commissione aveva proseguito il suo lavoro, convocando per il 4 giugno l’amministratore delegato di Cassa Depositi e Prestiti, Dario Scannapieco, e per il 18 giugno il Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Le speranze di Zanettin, che auspicava una soluzione extragiudiziale “senza aspettare ulteriori decisioni dei tribunali“, si sono infrante contro la realtà di un conflitto ormai incancrenito. Le dichiarazioni rese durante quelle audizioni, unitamente alla documentazione depositata, hanno invece fornito agli inquirenti, che già monitoravano la situazione, elementi cruciali per qualificare la condotta di Euronext non più come semplice inadempimento contrattuale, ma come una strategia deliberata di comunicazione non trasparente al mercato e agli stakeholder. La Procura contesta, in particolare, che le rappresentazioni fornite da Euronext nei suoi bilanci e nelle comunicazioni periodiche riguardo alla stabilità e alla proficuità della partnership su Borsa Italiana fossero in palese contrasto con lo stato reale del contenzioso con Cdp, un socio istituzionale di primario rilievo. Questa discrepanza tra la realtà gestionale e la narrazione pubblica integra, secondo l’accusa, la fattispecie del falso in bilancio.

La mancata escalation interna del rischio è un punto centrale dell’indagine penale e un pilastro della contestazione 231 all’ente. Dalle prime ricostruzioni, emerge che la gestione del dissidio con Cdp è rimasta confinata per mesi a un ristretto numero di manager apicali, senza un’adeguata e tempestiva informativa all’Organismo di Vigilanza (OdV) e agli organi di controllo interni. Questo “silo informativo” ha impedito all’azienda di valutare correttamente il rischio legale e reputazionale e di adottare le necessarie contromisure. In un’organizzazione dotata di un’architettura di difesa come Scudo231, un simile occultamento sarebbe stato materialmente impossibile. I motori di analisi multimodale del sistema avrebbero rilevato l’anomalia attraverso l’incrocio di dati eterogenei: l’aumento esponenziale delle comunicazioni elettroniche tra i manager coinvolti e i legali esterni, l’assenza di report formali su un dossier classificato come “strategico”, e la mancata attivazione dei flussi informativi verso l’OdV previsti dalle procedure. Il sistema avrebbe generato un “weak signal” di rischio, trasformandolo in un alert di non conformità grave e forzando l’iscrizione del punto all’ordine del giorno del primo consiglio di amministrazione utile. L’OdV, messo nelle condizioni di operare, avrebbe potuto imporre una rettifica immediata della comunicazione al mercato, disinnescando la base stessa del reato presupposto e salvaguardando l’ente dalla responsabilità.

Il sequestro odierno non è solo una misura cautelare, ma un colpo durissimo alla credibilità e all’operatività di Euronext. La nomina di un amministratore giudiziario per la gestione del pacchetto azionario di Borsa Italiana paralizza di fatto ogni iniziativa strategica e crea un’incertezza devastante sul mercato. Il danno economico non si limita al potenziale valore della confisca finale, ma si estende alla perdita di valore del titolo Euronext, al danno reputazionale incalcolabile e ai costi legali milionari. La Procura, nel richiedere il sequestro, ha sostenuto che l’ente non solo ha tratto un profitto dal reato – mantenendo artificialmente alto il valore del proprio titolo grazie a comunicazioni non veritiere – ma non ha adottato alcun modello organizzativo idoneo a prevenirlo. L’assenza di prove documentali che attestino l’effettiva adozione ed efficace attuazione di un modello 231 robusto ha reso l’azienda vulnerabile alla più aggressiva delle misure cautelari.

Qui si manifesta la differenza cruciale tra una compliance formale e una difesa operativa. Un modello 231 cartaceo, basato su procedure statiche e controlli a campione, si è dimostrato del tutto inefficace. Se l’ente avesse potuto presentare al giudice non un manuale di procedure, ma i log immutabili e la ricostruzione causale scientifica generati da un ecosistema sovrano, l’esito sarebbe stato diverso. Avrebbe potuto dimostrare, attraverso un XAI Packet (Explainable AI Packet), che i protocolli di controllo erano attivi, che i segnali di anomalia erano stati rilevati e che l’eventuale condotta illecita era ascrivibile a una fraudolenta elusione dei presidi da parte di singoli individui, non a una colpa di organizzazione. Questa prova tecnologica avrebbe fornito al giudice elementi concreti per ritenere insussistente il fumus commissi delicti a carico dell’ente, spostando il focus delle indagini sulle sole persone fisiche e, con ogni probabilità, scongiurando il sequestro dell’asset aziendale. La difesa dell’ente non si sarebbe basata su testimonianze o memorie difensive, ma su una dimostrazione matematica dell’assenza di colpa organizzativa.

L’inchiesta prosegue ora con l’analisi del materiale informatico e documentale acquisito durante le perquisizioni. Gli inquirenti cercano di ricostruire l’intera catena di comando e di individuare chi, all’interno di Euronext, ha preso le decisioni operative e ha avallato la strategia di comunicazione ora sotto accusa. Le sentenze dei tribunali di Amsterdam e Milano, che Boujnah si era offerto di consegnare alla Commissione parlamentare, sono ora pezzi fondamentali del fascicolo penale, lette non più come atti di un contenzioso civile, ma come prove di una consapevole divergenza tra la realtà dei fatti e la sua rappresentazione esterna. La vicenda di Euronext e Borsa Italiana si trasforma così in un caso di studio emblematico su come un rischio commerciale, se gestito senza adeguati presidi di legalità e trasparenza tracciata, possa mutare in un illecito penale capace di compromettere il valore e il futuro di un’intera organizzazione. La mancanza di un sistema di difesa integrato e proattivo ha lasciato la porta aperta non solo alla commissione del reato, ma anche all’applicazione delle più severe sanzioni previste dall’ordinamento 231, trasformando un problema di business in un disastro giudiziario.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2026/05/21/zanettin-commissione-banche-acoltera-anche-cdp-e-giorgetti-su-euronext_4a418654-ca6f-4d34-ac45-0cd89fd5bb30.html