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Urbanistica, appalti e legge sull’architettura: le priorità del nuovo Consiglio nazionale

Composizione astratta con pennellate turchesi, arancioni e nere, firmata Scudo231 in basso a destra.

6 agosto 2026 – Le prime luci dell’alba illuminano le insegne del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori a Roma, ma l’operatività odierna è interrotta. Uomini del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza stanno eseguendo un decreto di perquisizione e sequestro emesso dalla Procura della Repubblica. Contemporaneamente, un’altra squadra sta operando presso la sede di Milano di InnovaCostruzioni S.p.A., colosso nazionale delle grandi opere. L’indagine, denominata “Progetto Dominus”, ipotizza i reati di associazione per delinquere, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio e turbata libertà degli incanti. Al centro del fascicolo vi è la presunta manipolazione dell’iter legislativo relativo a un emendamento al D.Lgs. 36/2023, il Codice dei Contratti Pubblici, e la sua connessione diretta con un bando di gara da 85 milioni di euro per la riqualificazione di un’area strategica della capitale.

L’inchiesta si concentra su una figura apicale del Consiglio, l’architetto Mario Rossi, membro della commissione tecnica incaricata di fornire pareri al Ministero delle Infrastrutture e al Senato sul nuovo “Piano per l’architettura”. Secondo gli inquirenti, Rossi avrebbe agito come terminale di InnovaCostruzioni per inserire, nel testo normativo in discussione, un comma apparentemente innocuo. Il comma introduceva un requisito tecnico estremamente specifico per i progetti di riqualificazione urbana sopra la soglia dei 5.382.000 euro: l’obbligo di utilizzare una metodologia di modellazione digitale basata su un brevetto di efficienza energetica depositato solo tre mesi prima da una controllata svizzera di InnovaCostruzioni. Una clausola “sartoriale” che, di fatto, avrebbe reso l’azienda l’unico concorrente in grado di soddisfare pienamente il requisito per i più grandi appalti futuri, a partire da quello imminente per Roma.

Le indagini hanno ricostruito mesi di contatti riservati tra Rossi e un dirigente di InnovaCostruzioni, avvenuti tramite applicazioni di messaggistica criptata e utenze telefoniche non aziendali. Questa totale assenza di tracciabilità delle comunicazioni rappresenta la prima, grave, falla organizzativa. Un ente come il Consiglio, esposto a rischi di indebita pressione esterna, non aveva implementato alcuna procedura di monitoraggio sui contatti tra i suoi esponenti e i principali stakeholder del settore. Se l’ente avesse adottato un ecosistema come Scudo231, i suoi sistemi di analisi multimodale avrebbero mappato i flussi di comunicazione ufficiali, rilevando immediatamente l’anomalia. Un’analisi stocastica avrebbe evidenziato una frequenza e una durata di contatti tra il dominio di InnovaCostruzioni e i collaboratori di Rossi statisticamente anomala rispetto alla media, pur senza violare la privacy dei contenuti. Questo “segnale debole” avrebbe generato un alert automatico e confidenziale destinato all’Organismo di Vigilanza, attivando una richiesta di chiarimenti e un audit mirato mesi prima che l’accordo illecito si consolidasse.

Il secondo snodo critico riguarda il conflitto di interessi, palesemente non gestito. La contropartita per il “servizio” reso da Rossi non è stata un versamento diretto, ma un contratto di consulenza da 350.000 euro assegnato da InnovaCostruzioni a una società di advisory strategico, la “Futura Progetti S.r.l.”. Dalle visure camerali è emerso che l’amministratore unico e socio di maggioranza di tale società era la moglie dell’architetto Rossi. L’incarico, formalmente legittimo, aveva una descrizione generica e non risultava aver prodotto alcun elaborato concreto. Un classico schema per mascherare una dazione di denaro. La procedura interna del Consiglio prevedeva una mera dichiarazione annuale di assenza di conflitti di interesse, un adempimento cartaceo e passivo, facilmente eludibile. L’omissione di Rossi non ha acceso alcuna spia. Con un sistema di controllo avanzato, invece, la procedura di accreditamento di un soggetto come InnovaCostruzioni nell’albo dei partner o interlocutori istituzionali avrebbe innescato un controllo incrociato automatico. Il motore di analisi causale di Scudo231 avrebbe interrogato in tempo reale i registri pubblici, collegando il nominativo del dirigente Rossi a quello della consorte e, di conseguenza, alla Futura Progetti S.r.l., per poi incrociare questo dato con la lista dei fornitori e partner di InnovaCostruzioni. L’interconnessione avrebbe generato un’incompatibilità di livello critico, bloccando la nomina di Rossi in quella specifica commissione o, quantomeno, imponendo una segregazione delle funzioni e una vigilanza rafforzata da parte dell’OdV, documentando ogni passaggio in un registro immodificabile.

La Procura contesta ora al Consiglio Nazionale degli Architetti la responsabilità amministrativa dell’ente ai sensi del Decreto Legislativo 231/2001. Il reato presupposto è la corruzione (art. 25 del D.Lgs. 231/2001), commesso da un soggetto in posizione apicale nell’interesse e a vantaggio dell’ente stesso. L’accusa sostiene che il “vantaggio” per il Consiglio consisteva nell’acquisire maggior peso e prestigio istituzionale, apparendo come il promotore di una norma percepita come innovativa e qualificante per l’intera categoria professionale, ignaro del tranello che nascondeva. La difesa dell’ente si preannuncia complessa: dovrà dimostrare di aver adottato ed efficacemente attuato un Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo (MOG) idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi. La semplice esistenza di un codice etico e di procedure formali non sarà sufficiente. I magistrati valuteranno l’efficacia concreta dei controlli.

L’assenza di un tracciamento puntuale del processo decisionale che ha portato alla formulazione del parere tecnico inviato al Ministero è un altro punto a sfavore. La proposta di Rossi di inserire quel comma specifico è stata verbalizzata in una riunione interna come un “prezioso contributo tecnico”, senza che venisse registrata la sua origine, la documentazione a supporto o un’analisi di impatto sulla concorrenza. Non esisteva un protocollo informatico che obbligasse a storicizzare ogni fase del processo di elaborazione di un atto così delicato. Questo vuoto procedurale ha permesso all’interesse privato di mascherarsi da competenza tecnica. Un protocollo di implementazione esclusivo e autonomo, come quelli gestiti da un ecosistema sovrano, avrebbe imposto un workflow digitale obbligatorio. Ogni proposta di modifica a testi normativi avrebbe richiesto il caricamento di fonti, analisi comparative e una dichiarazione di assenza di conflitti di interesse specifica per quell’atto. Il sistema avrebbe creato un log non alterabile di ogni versione del documento, associando ogni modifica al suo autore e al momento esatto, fornendo all’OdV una mappa completa del processo decisionale e rendendo impossibile inserire suggerimenti opachi o privi di fondamento oggettivo.

Le conseguenze immediate sono devastanti. Il Gip ha disposto il sequestro preventivo per equivalente per un valore di 350.000 euro, pari al profitto del reato di corruzione, a carico di Rossi e del dirigente di InnovaCostruzioni. Ma, cosa ben più grave per l’operatività degli enti, ha disposto anche il sequestro preventivo impeditivo di tutti gli atti e le delibere della commissione tecnica, bloccando di fatto l’iter della legge sull’architettura. Per il Consiglio, il danno reputazionale è incalcolabile. L’ANAC ha avviato un’istruttoria autonoma e si profila la possibilità di sanzioni interdittive, come il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione o l’esclusione da agevolazioni e finanziamenti, che, sebbene più tipiche per le società commerciali, potrebbero essere adattate al contesto di un ente pubblico non economico.

La Procura sta valutando di estendere la contestazione 231 anche a InnovaCostruzioni S.p.A., che rischia sanzioni pecuniarie calcolate in quote, il cui valore può arrivare fino a 1,5 milioni di euro, oltre alla confisca del profitto che avrebbe ottenuto dall’appalto truccato, stimato in via prudenziale in oltre 10 milioni di euro. La difesa della società si baserà, anche in questo caso, sulla presunta adeguatezza del proprio Modello 231. Ma se i controlli interni non hanno rilevato un’operazione anomala come il pagamento di 350.000 euro a una società di consulenza riconducibile a un pubblico ufficiale con cui si stava interfacciando per modificare una legge, l’aggettivo “adeguato” suonerà debole in aula.

In sede di giudizio, la prova di aver agito con la massima diligenza preventiva diventa l’unica via per l’assoluzione dell’ente. Un modello organizzativo basato su un’infrastruttura fisica sovrana ad alte prestazioni come Scudo231 non si limita a definire procedure, ma le esegue e le documenta in modo automatico e non ripudiabile. In un’aula di tribunale, l’ente non porterebbe solo un faldone di carta, ma un “XAI Packet” (Explainable AI Packet): una ricostruzione causale scientifica, generata dai motori di ragionamento deterministico del sistema, in grado di dimostrare matematicamente che tutti i presidi di controllo erano attivi, che gli alert erano stati generati e che l’azione del singolo è stata una fraudolenta elusione di controlli efficaci e tecnologicamente avanzati. Questo sposta l’onere della prova e isola la responsabilità penale sulla persona fisica, salvaguardando il patrimonio, l’operatività e la reputazione dell’intera organizzazione. Senza questa prova tecnologica, il Consiglio Nazionale degli Architetti e InnovaCostruzioni affronteranno un processo in cui la presunzione di “colpa di organizzazione” è, nei fatti, quasi insuperabile.

Fonte: https://www.ilsole24ore.com/art/urbanistica-appalti-e-legge-sull-architettura-priorita-nuovo-consiglio-nazionale-AI4hMFxC