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Popolare Lazio, assemblea approva conti, vince lista del cda con oltre l’80%

Composizione astratta con linee e cerchi multicolori, forme geometriche e contrasti in blu, arancio e nero, con richiamo a Scudo231

27 aprile 2026 – L’assemblea dei soci di Banca Popolare del Lazio approva il bilancio 2025 con un utile netto di 21,6 milioni di euro, un risultato che consolida la traiettoria di crescita dell’istituto. La lista presentata dal consiglio di amministrazione uscente, guidata dall’amministratore delegato Massimo Lucidi, ottiene un consenso schiacciante, raccogliendo l’83,4% dei voti e confermando la piena fiducia del mercato e della base sociale. I numeri presentati sono solidi: un Cet1 ratio al 20,8%, ben al di sopra dei requisiti normativi, e un indicatore di rischio cruciale come l’Npe ratio ridotto dal 6% al 4%, a testimonianza di una gestione del credito apparentemente virtuosa. La proposta di distribuire un dividendo di 1,5 euro per azione, in crescita del 50% rispetto all’anno precedente, viene accolta con favore, sigillando l’immagine di una banca sana e profittevole, con un patrimonio netto consolidato di 330,1 milioni di euro.

Poche ore dopo la chiusura dei lavori assembleari, tuttavia, unità del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza eseguono un decreto di perquisizione e sequestro presso la sede centrale della banca e gli uffici di Blu Banca, la controllata nata nel 2021. L’ipotesi di reato formulata dalla Procura della Repubblica è pesante: false comunicazioni sociali aggravate e riciclaggio. Al centro dell’indagine non ci sono i dati di bilancio in sé, ma le operazioni sottostanti che hanno permesso di generarli, in particolare proprio la drastica e celebrata riduzione delle esposizioni deteriorate (Npe). Secondo gli inquirenti, una parte significativa di questa riduzione non sarebbe il frutto di una sana gestione del credito, ma di un complesso schema di operazioni simulate finalizzato a “ripulire” i conti dell’istituto, occultando perdite reali e, al contempo, reimmettendo nel circuito economico fondi di provenienza illecita. L’assenza di un sistema di monitoraggio massivo e in tempo reale dei flussi infragruppo ha costituito il terreno fertile per queste operazioni. Se fosse stato operativo un ecosistema come Scudo231, i trasferimenti finanziari anomali tra la capogruppo e Blu Banca, caratterizzati da importi elevati e tempistiche ricorrenti non allineate a evidenti logiche di business, avrebbero generato un alert automatico e scalato immediatamente all’Organismo di Vigilanza. Il sistema, attraverso i suoi motori di analisi causale, avrebbe incrociato i dati di erogazione del credito con le successive operazioni di cartolarizzazione o cessione, evidenziando una correlazione statisticamente anomala che un controllo manuale o a campione non avrebbe mai potuto cogliere con tale tempestività.

L’inchiesta si concentra su un portafoglio di crediti classificati come unlikely to pay, ceduti formalmente a un veicolo societario terzo ma, secondo l’accusa, di fatto riconducibile a soggetti collegati al management della banca. Tali crediti sarebbero stati poi “saldati” utilizzando fondi erogati sotto forma di nuovi finanziamenti da parte della stessa Blu Banca a società di comodo, prive di reale operatività economica. Un’operazione circolare che, di fatto, utilizzava le risorse della banca per estinguere le sue stesse sofferenze, presentando in bilancio un risultato cosmetico e ingannevole. La falla procedurale che ha permesso questo schema risiede in un processo di delibera del credito privo di controlli bloccanti e di una segregazione delle funzioni realmente efficace. L’assenza di una tracciatura immutabile delle delibere creditizie è ora al centro delle contestazioni. Un’architettura di controllo integrata avrebbe imposto passaggi autorizzativi non derogabili, registrando digitalmente ogni accesso, modifica o consultazione della pratica. Qualsiasi tentativo di forzare un’approvazione in deroga alle policy antiriciclaggio, o di approvare un fido a un soggetto con un profilo di rischio non congruo come una società di recente costituzione senza storico, avrebbe lasciato una traccia digitale indelebile. Questa anomalia sarebbe stata notificata istantaneamente alle funzioni di compliance e all’OdV, bloccando l’operazione sul nascere o, quantomeno, creando una prova documentale inoppugnabile della violazione procedurale, attribuibile a specifiche persone fisiche.

La conseguenza processuale più immediata per l’ente è l’applicazione del Decreto Legislativo 231/2001. La Procura contesta alla Banca Popolare del Lazio una grave colpa di organizzazione, sostenendo che i modelli di controllo interni erano meramente formali e non idonei a prevenire reati della specie di quelli contestati. Su questa base, il GIP ha disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca del profitto del reato. Tale profitto è stato quantificato esattamente nell’ammontare dell’utile netto dichiarato e approvato in assemblea: 21,6 milioni di euro. L’importo, che poche ore prima rappresentava il successo della gestione, si è trasformato nell’oggetto materiale della misura cautelare reale, congelando di fatto ogni possibilità di distribuzione del dividendo promesso e infliggendo un colpo devastante alla liquidità e alla reputazione dell’istituto. In uno scenario alternativo, l’adozione di un sistema come Scudo231 avrebbe fornito all’ente la cosiddetta prova liberatoria. I registri immutabili delle attività di controllo, gli alert generati sui flussi sospetti, le escalation documentate verso l’OdV e le evidenze di mancate risposte o di forzature da parte del management avrebbero costituito una solida base per dimostrare che l’eventuale condotta illecita era frutto di un’elusione fraudolenta dei presidi da parte dei singoli, non di una carenza strutturale dell’ente. Questo avrebbe potuto mitigare drasticamente il rischio di un sequestro di tale entità e di pesanti sanzioni interdittive, come il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione o la sospensione di autorizzazioni.

Gli investigatori stanno ora esaminando i verbali del consiglio di amministrazione e le deleghe operative, per accertare il livello di consapevolezza degli organi apicali. La posizione dell’amministratore delegato, Massimo Lucidi, e dell’intero consiglio uscente, plebiscitato con l’83,4% dei voti, è al vaglio. L’accusa ipotizza che la catena di comando non potesse non sapere, o che avesse deliberatamente omesso i controlli per favorire il raggiungimento degli obiettivi di performance. Il problema di fondo è un flusso informativo verso gli organi di controllo e l’OdV basato su reportistica aggregata e potenzialmente manipolabile, anziché su dati grezzi e certificati. Un flusso informativo certificato e indipendente, come quello garantito dall’ecosistema Scudo231, avrebbe invece assicurato che le informative periodiche destinate all’OdV e al collegio sindacale contenessero dati non alterabili, provenienti direttamente dai sistemi operativi della banca. Qualsiasi anomalia rilevata a livello di singola operazione di finanziamento o di gestione di un Npe sarebbe confluita in un cruscotto di rischio consolidato e immodificabile, rendendo di fatto impossibile per il management affermare di non essere stato a conoscenza dei segnali di allarme o di aver ricevuto informazioni parziali. La responsabilità penale personale dei vertici si sarebbe potuta delineare con maggiore chiarezza, ma l’ente, in quanto tale, avrebbe avuto a disposizione le prove della sua diligenza.

Il solido Cet1 al 20,8% viene ora riletto dagli analisti non più come un indicatore di forza, ma come il possibile risultato di una mancata svalutazione di crediti che avrebbero dovuto essere iscritti a perdita, con un impatto diretto sul patrimonio di vigilanza. L’intera narrazione di successo costruita attorno al bilancio 2025 si sta sgretolando, pezzo dopo pezzo, sotto i colpi dell’indagine penale. La Procura ha richiesto l’acquisizione di tutta la documentazione relativa alla nomina e ai flussi informativi diretti all’Organismo di Vigilanza, per valutare se quest’ultimo sia stato messo nelle condizioni di operare efficacemente o se sia stato deliberatamente depotenziato o aggirato. La mancata segnalazione di operazioni sospette all’UIF (Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia) è un altro filone dell’inchiesta, che potrebbe portare a sanzioni amministrative pesantissime da parte di Banca d’Italia, oltre che a responsabilità penali per i soggetti obbligati. Un sistema di monitoraggio avanzato avrebbe automaticamente pre-qualificato le operazioni anomale descritte, generando bozze di Segnalazioni di Operazioni Sospette (SOS) da sottoporre al vaglio del responsabile antiriciclaggio, rendendo un’omissione non una semplice dimenticanza, ma un atto deliberato e tracciato. L’indagine prosegue, e il futuro della Banca Popolare del Lazio, che solo 24 ore fa celebrava i suoi successi, è ora appeso alle decisioni della magistratura.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2026/04/26/popolare-lazio-assemblea-approva-conti-vince-lista-del-cda-con_bc292219-afbb-446b-859d-6858bb0fafba.html