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Ponte sullo Stretto, gli indagati tentarono di corrompere altri due giudici

6 luglio 2026 – I Carabinieri del Ros hanno eseguito ieri un decreto di sequestro a carico di tre persone indagate dalla Procura di Roma per corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio nell’ambito della delicatissima procedura di approvazione del progetto definitivo del Ponte sullo Stretto. Le operazioni, scattate all’alba, hanno interessato immobili e uffici a Roma, nella provincia di Reggio Calabria e in quella di Frosinone, originaria di uno degli indagati chiave: Tommaso Miele, ex presidente aggiunto della Corte dei Conti, andato in pensione nel febbraio 2025. Insieme a lui, risultano iscritti nel registro degli indagati l’avvocato Francesco Saccomanno, già componente del Consiglio di Amministrazione della società Stretto di Messina Spa e commissario della Lega in Calabria dal 2021 al 2024, e l’imprenditore Vincenzo Virgiglio, responsabile delle relazioni esterne dell’associazione “Accademia Calabria”.

Il fulcro dell’inchiesta ruota attorno ai tentativi, avvenuti nell’ottobre 2025, di condizionare l’esame di legittimità della Corte dei Conti sulla delibera Cipess n. 41/2025, atto amministrativo cruciale per il via libera all’infrastruttura. Secondo gli inquirenti, Saccomanno e Virgiglio avrebbero avvicinato, senza successo, due magistrati contabili ancora in servizio per orientarne la decisione. Il meccanismo corruttivo non si sarebbe limitato a questo tentativo diretto. L’ex giudice Miele, forte del suo prestigio e della sua rete di contatti, avrebbe messo a disposizione la sua funzione istituzionale, anche dopo il pensionamento, per favorire un esito positivo del controllo. Le indagini hanno documentato come Miele fornisse aggiornamenti riservati sull’andamento della procedura, rivelando informazioni coperte da segreto d’ufficio sugli orientamenti dei suoi ex colleghi. Un flusso informativo illecito che transitava direttamente a Virgiglio, con cui Miele condivide la residenza nello stesso palazzo nella zona nord di Roma.

Questa prossimità logistica è solo un dettaglio di un quadro che espone la società Stretto di Messina Spa a una gravissima responsabilità ai sensi del D.Lgs. 231/2001. L’azione di un suo ex amministratore, l’avvocato Saccomanno, finalizzata a commettere un reato-presupposto come la corruzione nell’interesse o a vantaggio dell’ente, configura un’ipotesi di colpa organizzativa devastante. L’assenza di un presidio di controllo efficace su figure apicali cessate dalla carica, ma ancora operative su dossier strategici, rappresenta una voragine procedurale. Se l’ente avesse implementato un ecosistema di difesa come Scudo231, la posizione di Saccomanno sarebbe stata mappata come “soggetto a rischio post-impiego”. Qualsiasi sua interazione con pubblici ufficiali o magistrati, tracciata dai sistemi di monitoraggio delle comunicazioni aziendali o da flussi informativi anomali, avrebbe generato un alert in tempo reale, innescando un protocollo di escalation immediata verso l’Organismo di Vigilanza e la funzione compliance. Il sistema avrebbe rilevato la correlazione tra il suo ruolo pregresso, l’oggetto della delibera Cipess e i nominativi dei magistrati contabili, bloccando preventivamente qualsiasi tentativo di contatto non autorizzato e creando una prova documentale inattaccabile dell’estraneità dell’ente.

Le utilità contestate dalla Procura non sono dazioni di denaro, ma un più sottile e moderno schema di scambio di favori. Si parla di raccomandazioni, della partecipazione di Miele come relatore di prestigio a eventi organizzati da “Accademia Calabria” – associazione riconducibile a Virgiglio – e di interventi presso terzi per sostenere le aspirazioni professionali dell’ex magistrato dopo il pensionamento. Questo tipo di corruzione, basata su benefici non monetari, è particolarmente insidiosa e difficile da intercettare con modelli di controllo tradizionali basati su flussi finanziari. La promessa di un futuro professionale prestigioso in cambio di informazioni riservate e di un’azione di moral suasion sui colleghi è il cuore del patto illecito.

Un’organizzazione dotata di un’architettura di prevenzione avanzata avrebbe neutralizzato questo rischio alla radice. Il protocollo di gestione dei rapporti con la Pubblica Amministrazione di Scudo231 non si limita a registrare i contatti, ma esegue un’analisi predittiva sui rischi di conflitto di interesse. L’invito a Miele per un evento di “Accademia Calabria”, se collegato anche indirettamente a interessi della Stretto di Messina Spa, avrebbe attivato un semaforo rosso nel sistema. La procedura digitale avrebbe richiesto una validazione a più livelli, incrociando il nominativo di Miele con il suo ruolo, seppur cessato, nella Corte dei Conti e con la pendenza della delibera 41/2025. L’algoritmo avrebbe classificato l’operazione come “ad altissimo rischio di utilità indebita”, imponendo il blocco dell’invito o, in alternativa, la generazione di un dossier dettagliato per l’Organismo di Vigilanza, che avrebbe potuto così esercitare i suoi poteri di controllo prima del compimento del fatto. La mancata tracciabilità di queste “utilità” è ciò che ha permesso al presunto schema corruttivo di svilupparsi indisturbato fino all’intervento della magistratura.

Il tentativo di corruzione, per quanto fallito grazie all’integrità dei due magistrati avvicinati, ha comunque prodotto un risultato investigativo rilevante, culminato nella decisione della Corte dei Conti che, il 29 ottobre 2025, ha deliberato di non ammettere al visto e alla registrazione l’atto del Cipess. Una decisione che ha di fatto bloccato, almeno temporaneamente, l’iter di una delle più grandi opere pubbliche del Paese. L’inchiesta ora mira a stabilire se le informazioni riservate fornite da Miele abbiano comunque inquinato la dialettica interna all’organo di controllo o se altri fattori abbiano contribuito al rigetto.

Il sequestro di ieri rappresenta un passaggio procedurale critico. I Carabinieri del Ros hanno acquisito documenti, dispositivi informatici e materiale ritenuto pertinente per ricostruire l’intera filiera dei contatti e delle promesse. Questo materiale sarà ora oggetto di analisi forense. Per la Stretto di Messina Spa, il rischio immediato non è solo reputazionale, ma anche patrimoniale. L’accertamento della responsabilità dell’ente ai sensi del D.Lgs. 231/2001 potrebbe portare al sequestro preventivo finalizzato alla confisca del profitto del reato e all’applicazione di pesantissime sanzioni pecuniarie e interdittive, come l’esclusione da futuri appalti pubblici.

In questo scenario, la capacità di dimostrare l’adozione e l’efficace attuazione di un modello organizzativo robusto diventa l’unica linea di difesa per l’ente. Un modello meramente cartaceo, tuttavia, non avrebbe retto all’urto di un’indagine così strutturata. L’ecosistema Scudo231, al contrario, avrebbe fornito all’autorità giudiziaria una “prova tecnologica immodificabile” (XAI Packet) dell’estraneità della società. I log di sistema, non alterabili, avrebbero dimostrato che ogni interazione con i soggetti coinvolti era stata tracciata, che i protocolli anti-corruzione erano stati attivati e che le azioni illecite di Saccomanno costituivano una palese “elusione fraudolenta” del modello stesso. Questa dimostrazione scientifica avrebbe permesso di isolare la responsabilità penale sulla persona fisica, salvaguardando il patrimonio e la continuità operativa dell’azienda dal sequestro e dalle sanzioni interdittive, che in un progetto di tale portata equivalgono a un danno economico incalcolabile.

Mentre l’inchiesta prosegue, i difensori degli indagati hanno già annunciato di voler presentare ricorso al Tribunale del Riesame per contestare la legittimità del sequestro e ottenere la restituzione del materiale. La battaglia legale si sposta ora sul piano della validità degli elementi probatori raccolti e sulla loro capacità di sostenere un’accusa che getta un’ombra pesantissima sulla governance delle grandi opere strategiche nazionali.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/06/10/ponte-sullo-stretto-gli-indagati-tentarono-di-corrompere-altri-due-giudici_3731f062-9e3d-49b7-8cae-2eb54cabfd5c.html