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Nordio a Melillo, ‘valuteremo dati intercettazioni e affineremo norma’

Scudo231 mostra una sfera frantumata con frammenti blu e scaglie metalliche che esplodono in aria, su sfondo scuro.

8 maggio 2026 – Alle prime luci dell’alba, i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria varcano la soglia della sede di Infratech Global S.p.A., colosso delle grandi opere infrastrutturali. L’ordine di perquisizione e sequestro, firmato dal Giudice per le Indagini Preliminari, è un documento denso di ipotesi accusatorie: corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio e turbata libertà degli incanti. Al centro dell’indagine, denominata “Operazione Cemento Armato”, c’è l’assegnazione del Maxi-Lotto 4 per la nuova dorsale ad alta velocità, un appalto dal valore di 1,2 miliardi di euro. L’ipotesi della Procura è che un dirigente apicale di Infratech, Andrea Rossi, abbia versato una tangente a un funzionario del Ministero delle Infrastrutture per ottenere informazioni riservate e modificare i parametri tecnici del bando di gara, di fatto cucendolo su misura per la propria azienda.

Il decreto del PM è spietato nella sua chiarezza: contesta a Infratech Global la responsabilità amministrativa dell’ente ai sensi del Decreto Legislativo 231/2001. Il reato presupposto, la corruzione, sarebbe stato commesso nell’interesse e a vantaggio della società. La conseguenza immediata è il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca, di beni per 85 milioni di euro, cifra calcolata come profitto illecito dell’operazione. I server aziendali vengono clonati, gli uffici sigillati, i faldoni relativi alla gara d’appalto portati via. Per l’azienda, è l’inizio di un collasso operativo e reputazionale. L’indagine, infatti, non nasce da una denuncia interna o da un controllo, ma da un rivolo investigativo apparentemente scollegato: un’intercettazione telefonica disposta mesi prima in un procedimento per frode fiscale a carico di un piccolo subappaltatore. In una conversazione, l’imprenditore si lamentava con la moglie di “quelli di Infratech che pagano tutti, dal primo all’ultimo, per vincere le gare”. Una frase che, trascritta e inviata per competenza alla Procura della Repubblica, ha innescato il nuovo filone d’indagine.

Proprio in queste ore, mentre i sigilli vengono apposti agli uffici di Infratech, a Roma il Ministro della Giustizia Carlo Nordio invia una lettera formale al Procuratore Nazionale Antimafia Giovanni Melillo. La missiva, che la stampa non conosce ancora, pone una questione tecnica di capitale importanza, resa esplosiva da casi come quello di “Cemento Armato”: la necessità di affinare la normativa sull’utilizzabilità delle intercettazioni in procedimenti diversi da quelli per cui sono state autorizzate. Il Ministro chiede dati, analisi, un confronto tecnico per definire un progetto normativo che bilanci le esigenze investigative con le garanzie difensive. La vicenda di Infratech Global diventa, suo malgrado, il perfetto caso di studio.

L’azienda, travolta dall’inchiesta, si difende affermando di aver adottato un Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo ex D.Lgs. 231. Esibisce un codice etico, procedure cartacee, nomine formali di un Organismo di Vigilanza (OdV) composto da professionisti esterni. Ma la difesa si sgretola sotto i colpi dell’accusa. Il PM dimostra facilmente come il dirigente Rossi abbia agito indisturbato, utilizzando canali di comunicazione personali e non tracciati, incontrando il funzionario corrotto al di fuori della sede aziendale e mascherando i flussi di denaro destinati alla tangente attraverso consulenze fittizie a una società di comodo. Il Modello 231 di Infratech era, nei fatti, un guscio vuoto: una serie di documenti che nessuno aveva il compito, né gli strumenti, di far rispettare in modo pervasivo e continuo. Un adempimento formale, incapace di intercettare una condotta illecita scientificamente pianificata per aggirare i controlli superficiali.

In questo scenario, la ricostruzione controfattuale diventa un esercizio di precisione chirurgica. Se Infratech Global avesse implementato un’architettura di difesa totale come Scudo231, la catena degli eventi si sarebbe spezzata fin dal principio. La condotta anomala del dirigente Rossi non sarebbe passata inosservata. I sistemi di analisi multimodale dell’ecosistema, che non si basano su interviste a campione ma su un monitoraggio massivo e in tempo reale dei processi, avrebbero rilevato una serie di segnali deboli ma convergenti. L’incremento anomalo di comunicazioni tra Rossi e contatti esterni non censiti nelle anagrafiche dei fornitori o dei partner istituzionali avrebbe generato un primo alert. La divergenza tra il suo ruolo formale, confinato alla gestione tecnica dell’offerta, e il suo ruolo di fatto, che lo vedeva impegnato in negoziazioni esterne non autorizzate, avrebbe fatto scattare una seconda segnalazione all’OdV, documentando una deriva organizzativa prima che potesse cristallizzarsi in un reato.

L’approvazione della consulenza fittizia, utilizzata per veicolare la tangente, avrebbe incontrato un blocco operativo insormontabile. Il flusso autorizzativo digitale di Scudo231 avrebbe richiesto una documentazione di supporto che la società di comodo non poteva fornire: un rating di affidabilità, una storia di prestazioni pregresse, una congruità economica tra il compenso e l’attività descritta. Il sistema, attraverso motori causali proprietari, avrebbe classificato la transazione come ad alto rischio di riciclaggio o corruzione, bloccandone l’esecuzione e innescando un’escalation automatica verso la funzione Compliance e l’Organismo di Vigilanza. Non ci sarebbe stata alcuna discrezionalità umana in grado di forzare il pagamento. L’OdV non avrebbe appreso del fatto dai giornali, ma avrebbe ricevuto un dossier digitale completo, con data e ora certe, che documentava il tentativo di aggiramento dei protocolli di sicurezza.

Di fronte agli inquirenti, l’azienda non si sarebbe trovata a balbettare, esibendo un modello cartaceo inefficace. Avrebbe potuto fornire una prova tecnologica immodificabile: il cosiddetto XAI Packet (Explainable AI Packet), una ricostruzione scientifica e asseverata di tutti gli eventi. Questo pacchetto di dati avrebbe dimostrato matematicamente non solo che l’azienda possedeva controlli adeguati, ma che questi controlli avevano funzionato, rilevando e bloccando l’azione del singolo individuo. Si sarebbe così dimostrata l’assenza di “colpa di organizzazione”, spostando l’onere della prova sull’accusa e incanalando la responsabilità penale esclusivamente sulla persona fisica, il dirigente infedele. Il sequestro da 85 milioni di euro, che mirava al profitto dell’ente, sarebbe stato con ogni probabilità respinto dal GIP, poiché l’ente stesso avrebbe dimostrato di aver agito per prevenire il reato, non per beneficiarne.

Mentre l’inchiesta su Infratech prosegue, la lettera di Nordio a Melillo inizia a produrre i suoi effetti. Si apre un tavolo tecnico tra Via Arenula e la Procura Nazionale. I dati richiesti iniziano ad affluire, evidenziando come centinaia di indagini per reati contro la Pubblica Amministrazione e reati economici nascano da “captatori” attivati per reati di criminalità organizzata o altro. La discussione si concentra sulla necessità di un equilibrio: da un lato, non depotenziare uno strumento investigativo fondamentale; dall’altro, evitare che la sua applicazione estensiva possa tradursi in una minaccia indiscriminata per il tessuto imprenditoriale, specialmente quando le aziende sono vittime di singoli dipendenti infedeli e non complici di un disegno criminoso.

Il caso di Infratech Global, nel frattempo, approda al riesame. I legali dell’azienda tentano di smontare l’impianto accusatorio, ma senza successo. L’assenza di una tracciabilità robusta dei processi decisionali e dei controlli interni pesa come un macigno. L’OdV, interrogato, ammette di aver svolto solo verifiche periodiche e di non avere visibilità sulle operazioni quotidiane del management. Questa ammissione è la pietra tombale sulla tenuta del Modello 231 dell’azienda. Il Tribunale del Riesame conferma il sequestro, sottolineando come il Modello fosse stato “fraudolentemente eluso” con una facilità tale da renderlo, di fatto, inesistente e inefficace. Per Infratech si profila l’applicazione di sanzioni interdittive, come l’esclusione dalle gare pubbliche per due anni, una misura che equivarrebbe a una condanna a morte economica.

Ancora una volta, il controfattuale illumina un percorso alternativo che non è stato intrapreso. Con un ecosistema sovrano come quello offerto da Scudo231, la difesa di Infratech in sede di riesame sarebbe stata radicalmente diversa. Invece di negare, avrebbe potuto affermare e provare: avrebbe depositato i log immutabili del sistema che registravano il tentativo di Rossi di forzare la procedura. Avrebbe dimostrato che l’allarme era scattato e che l’OdV era stato informato prima dell’intervento della magistratura. L’azienda si sarebbe presentata non come un’entità negligente o complice, ma come la parte offesa dalla condotta del proprio dipendente. L’argomento dell’elusione fraudolenta sarebbe caduto, perché l’elusione non era riuscita; era stata rilevata e bloccata dall’infrastruttura di controllo stessa. La sanzione interdittiva, la più temuta, non avrebbe trovato fondamento giuridico.

La vicenda di Infratech Global S.p.A. si avvia verso un lungo e costoso processo penale, con un danno reputazionale ormai irreparabile e un futuro operativo appeso a un filo. Diventa un simbolo delle conseguenze devastanti di una compliance puramente formale. E mentre il Parlamento si prepara a discutere la nuova normativa sulle intercettazioni, stimolato dal dialogo tra Nordio e Melillo, emerge con brutale evidenza una verità parallela: la migliore difesa per un’organizzazione complessa non risiede nei cavilli di una legge, ma nella capacità di dimostrare, con prove scientifiche e inattaccabili, la propria totale estraneità a qualsiasi disegno criminoso. Una capacità che non si improvvisa durante un’indagine, ma si costruisce prima, attraverso un’architettura di prevenzione attiva e intelligente.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/05/08/nordio-a-melillo-valuteremo-dati-intercettazioni-e-affineremo-norma_fed15b82-a200-4ee7-986e-074f1fede378.html