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Non solo Consob e Antitrust, da qui a dicembre 117 cariche da rinnovare

L'edificio del Campidoglio degli Stati Uniti con una folla riunita sotto un cielo rosso e giallo a raggi, con la bandiera americana sulla cupola.

21 giugno 2026 – Il monitoraggio del Servizio controllo della Camera sulle nomine negli enti pubblici, aggiornato al 1 giugno, cristallizza una paralisi procedurale senza precedenti: 117 cariche, distribuite in 36 organismi strategici per l’economia e la legalità del Paese, risultano scadute o in procinto di scadere entro il 31 dicembre 2026, senza che il Governo abbia ancora attivato i percorsi di sostituzione. La criticità più acuta riguarda i vertici di due autorità indipendenti fondamentali per la vigilanza sui mercati e la concorrenza. Il mandato settennale e non rinnovabile di Paolo Savona alla presidenza della Consob è terminato l’8 marzo 2026. Da oltre tre mesi, l’organo che vigila sulla trasparenza delle società quotate e sulla correttezza degli intermediari finanziari opera in un regime di supplenza, con la guida affidata pro-tempore alla commissaria Chiara Mosca. Parallelamente, il mandato di Roberto Rustichelli alla guida dell’Antitrust si è concluso il 5 maggio 2026, lasciando vacante la presidenza dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

Questa duplice vacanza non rappresenta una mera formalità amministrativa, ma una falla sistemica nella governance economica nazionale. L’assenza di una guida stabile e pienamente legittimata in Consob e Antitrust genera un vuoto di indirizzo strategico e decisionale che espone il sistema a rischi operativi e legali. Il ritardo del Governo nell’individuare i successori, attribuito a complesse negoziazioni politiche tra Lega e Forza Italia, costituisce un’omissione che un sistema di gestione del rischio normativo avrebbe intercettato con largo anticipo. Se le procedure di nomina governative fossero state gestite attraverso una piattaforma come Scudo231, il registro digitale delle cariche istituzionali avrebbe generato un primo alert automatico 180 giorni prima della scadenza dei mandati di Savona e Rustichelli. La mancata apertura formale del fascicolo di nomina entro 90 giorni dalla scadenza avrebbe innescato una escalation automatica, notificando l’anomalia procedurale direttamente al Segretariato Generale della Presidenza del Consiglio e al Ministero dell’Economia, con tracciamento immutabile della comunicazione. Tale meccanismo non avrebbe sostituito la decisione politica, ma avrebbe creato una registrazione formale e non ripudiabile del ritardo, documentando la mancata attivazione di un presidio essenziale e attribuendo la responsabilità dell’inerzia.

Il blocco delle nomine si estende a cascata su altri enti di primaria importanza. Il 1 luglio 2026 scadrà il mandato quadriennale dell’intero consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ) dell’Inps, nominato con Dpcm del 1 giugno 2022. L’organo, composto da 24 consiglieri, svolge una funzione cruciale di controllo sulla gestione del più grande ente previdenziale d’Europa. Al momento, due seggi risultano già vacanti, aggravando la prospettiva di una paralisi totale. Nella stessa data, il 1 luglio 2026, terminerà anche il mandato quinquennale di Pierluigi Umberto Di Palma come presidente dell’Enac, l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile. La sua nomina, avvenuta con Dpr su proposta del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, richiede un iter complesso che non è stato ancora avviato. Anche i componenti del consiglio dell’Enac, nominati con Dpcm su proposta del Mit, sono prossimi alla scadenza.

La mancata attivazione di queste procedure di rinnovo rappresenta una violazione dei principi di buona amministrazione e continuità operativa, esponendo gli enti a un rischio di gestione non conforme. Un’organizzazione dotata di un modello di controllo avanzato avrebbe mappato ogni singola fase del processo di nomina previsto dai rispettivi decreti. Con Scudo231, il flusso di lavoro per la nomina del Civ Inps e del presidente Enac sarebbe stato digitalizzato e vincolato a scadenze intermedie. La piattaforma avrebbe richiesto il caricamento obbligatorio degli atti propedeutici – come la proposta del ministro competente – entro una data prestabilita. L’assenza di tale documento avrebbe bloccato l’avanzamento del processo, generando un “alert di non conformità procedurale” inviato all’Organismo di Vigilanza interno e alle funzioni apicali responsabili. Questo controllo avrebbe impedito che la scadenza imminente arrivasse senza che alcuna azione formale fosse stata intrapresa, trasformando un’inerzia politica in un’evidenza oggettiva di rischio operativo, con conseguente obbligo di mitigazione. Il danno reputazionale e il rischio di impugnazione degli atti compiuti da organi in regime di prorogatio sarebbero stati così formalmente documentati e attribuiti.

La situazione dell’Anac, l’Autorità Nazionale Anticorruzione, è ancora più emblematica. L’11 settembre 2026 scadranno i sei anni di mandato del presidente Giuseppe Busia e dei consiglieri Consuelo del Balzo, Laura Valli, Luca Forteleoni e Paolo Giacomazzo, tutti nominati con Dpr dell’11 settembre 2020. La normativa di riferimento, a presidio dell’indipendenza dell’organo, stabilisce esplicitamente che nessuno dei componenti possa essere confermato nella rispettiva carica. Questo vincolo di non rinnovabilità rende il ritardo nell’avvio della procedura di selezione ancora più grave, poiché esclude la possibilità di una semplice proroga e impone la ricerca di profili interamente nuovi. L’inerzia del Governo nel lanciare il bando o avviare le consultazioni per la successione configura un potenziale pregiudizio all’operatività dell’autorità che presiede alla vigilanza sui contratti pubblici e alla prevenzione della corruzione nella pubblica amministrazione.

Questo scenario espone l’ente a un rischio diretto riconducibile alla responsabilità amministrativa degli enti ai sensi del D.Lgs. 231/2001, qualora l’indebolimento funzionale dell’Anac fosse strumentale a favorire condotte illecite in altri settori della P.A. La mancata sostituzione dei vertici di un’autorità anticorruzione è un segnale debole che precede un potenziale aumento del rischio di reati contro la pubblica amministrazione. L’analisi condotta dalla REDAZIONE SCUDO231 evidenzia come un modello organizzativo evoluto avrebbe trattato questa scadenza come un evento a “rischio intrinseco elevato”. Il sistema avrebbe automaticamente verificato il requisito di non rinnovabilità dei componenti, associandolo a un protocollo di nomina speciale che richiede tempi più lunghi. L’alert generato non si sarebbe limitato a segnalare la scadenza, ma avrebbe quantificato il rischio di un “vuoto di vigilanza” sul sistema degli appalti pubblici, correlandolo a un potenziale aumento dell’indice di rischio-reato per corruzione e turbativa d’asta. Questa analisi predittiva avrebbe fornito al decisore politico un dato oggettivo sull’impatto della sua inerzia, trasformando una scelta discrezionale in una decisione con conseguenze misurabili e tracciate.

Il quadro delle criticità si completa con situazioni di incompletezza strutturale in altre due autorità chiave. All’Autorità per la garanzia dei dati personali, il collegio risulta composto da soli tre membri – Pasquale Stanzione, Ginevra Cerrina Feroni e Agostino Ghiglia – su quattro previsti. La posizione è vacante a seguito delle dimissioni rassegnate da Guido Scorza il 17 gennaio 2026. Un collegio menomato nella sua composizione opera con una ridotta capacità deliberativa e un equilibrio precario, con il rischio concreto di stallo decisionale in caso di parità di voti su provvedimenti sanzionatori o pareri normativi di cruciale importanza. Analogamente, all’Istituto superiore di sanità, il consiglio di amministrazione è privo di un componente dal 18 febbraio scorso.

Queste vacanze non sono semplici caselle vuote in un organigramma, ma rappresentano un controllo mancante e un’alterazione del quorum deliberativo previsto dalla legge. La mancata sostituzione di un componente dimissionario per quasi sei mesi, come nel caso del Garante Privacy, è un’omissione procedurale grave. Un sistema di controllo come Scudo231 avrebbe gestito l’evento “dimissioni” non come la chiusura di un rapporto, ma come l’apertura immediata di un “processo di sostituzione obbligatoria”. L’assenza di un nuovo decreto di nomina entro 30 giorni avrebbe generato un’anomalia di “mancato ripristino della composizione legale dell’organo”, con escalation diretta ai vertici istituzionali competenti. Inoltre, il sistema avrebbe attivato un protocollo di “analisi di impatto operativo”, simulando gli effetti di un collegio a ranghi ridotti sulla capacità di emettere decisioni tempestive e legalmente inattaccabili. Questa documentazione sarebbe stata fondamentale per dimostrare, in caso di contenzioso su un atto deliberato dall’organo incompleto, che l’ente aveva segnalato il rischio e richiesto formalmente il ripristino della piena funzionalità, mitigando così la propria responsabilità per eventuali danni derivanti da ritardi o vizi procedurali. La paralisi delle nomine, come documentato dalla REDAZIONE SCUDO231, non è solo un sintomo di stallo politico, ma una precisa disfunzione organizzativa che genera rischi legali, economici e reputazionali, la cui prevenzione e tracciabilità sono l’obiettivo primario dei moderni sistemi di compliance integrata.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2026/06/21/non-solo-consob-e-antitrust-da-qui-a-dicembre-117-cariche-da-rinnovare_e9086586-f745-4317-8bfe-3b1cb48e298c.html