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Negli enti pubblici 117 cariche da rinnovare entro l’anno

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28 giugno 2026 – I finanzieri del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza acquisiscono, su decreto della Procura della Repubblica, la documentazione relativa alle procedure di nomina interne presso la sede dell’Ente nazionale per l’aviazione civile. L’atto si inserisce in un’indagine più ampia, avviata su segnalazioni qualificate, che mira a fare luce su presunte pressioni indebite per orientare la scelta dei successori in alcune delle 117 cariche apicali e di consigliere in scadenza entro il 31 dicembre 2026, distribuite in 36 organismi nazionali strategici. Al centro dell’attenzione degli inquirenti vi è il vuoto di potere che si è venuto a creare in enti di primario rilievo: la Consob, il cui vertice è scaduto da oltre tre mesi, e l’Antitrust, priva di guida da quasi due. La paralisi gestionale e la mancata tempestiva sostituzione delle figure chiave sono considerate dagli investigatori un fattore di vulnerabilità sistemica, un terreno fertile per attività di influenza illecita.

L’ipotesi di reato, per ora a carico di ignoti ma con un perimetro investigativo che si sta stringendo attorno a figure di consulenza esterna e a funzionari interni, è quella di traffico di influenze illecite, reato presupposto della responsabilità amministrativa degli enti ai sensi del D.Lgs. 231/2001. Gli inquirenti stanno ricostruendo una rete di contatti e incontri non ufficiali avvenuti nei mesi precedenti, volti a promuovere candidature specifiche per le posizioni vacanti, tra cui quelle cruciali all’Enac. Qui, il mandato del presidente Pierluigi Umberto Di Palma scade il 1 luglio 2026, e risultano già vacanti due posti da consigliere. L’assenza di un registro formale e tracciato delle attività di rappresentanza di interessi particolari presso l’ente ha reso estremamente difficile per gli investigatori distinguere la legittima attività di lobbying da quella illecita. Se l’ente avesse implementato un ecosistema di controllo come Scudo231, ogni interazione con stakeholder esterni sarebbe stata soggetta a un protocollo di accreditamento e tracciamento obbligatorio; il sistema avrebbe generato un alert automatico per ogni incontro non verbalizzato o privo di un ordine del giorno conforme alle policy anticorruzione, inviando una segnalazione diretta e non modificabile all’Organismo di Vigilanza.

Il fascicolo della Procura si concentra sulla fase di raccolta e valutazione preliminare dei curricula. Secondo le prime risultanze, alcuni profili, privi dei requisiti di comprovata esperienza richiesti per posizioni di tale levatura, sarebbero stati inseriti nelle short-list attraverso canali informali, bypassando le procedure standard di valutazione comparativa. Questa anomalia procedurale costituisce un elemento centrale dell’accusa di colpa di organizzazione a carico dell’ente. La mancanza di un flusso procedurale formalizzato e, soprattutto, monitorato in tempo reale, ha permesso che la discrezionalità si trasformasse in arbitrio. In un’organizzazione dotata di un modello preventivo avanzato, il caricamento di ogni candidatura avrebbe innescato una validazione automatica dei requisiti oggettivi; un sistema come Scudo231 avrebbe bloccato a monte l’inserimento di profili non conformi e, contestualmente, avrebbe registrato il tentativo di forzatura, identificando l’operatore e la postazione di lavoro, creando così una prova digitale inconfutabile dell’anomalia e attivando un’escalation immediata verso la funzione di Internal Audit e l’OdV.

L’indagine si estende anche al contesto più ampio del rinnovo degli organi. Il 1 luglio 2026 termina il mandato quadriennale del consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ) dell’Inps, nominato con Dpcm del 1 giugno 2022, dove due dei 24 seggi da consigliere sono già scoperti. Anche il mandato del presidente dell’Anac, Giuseppe Busia, nominato con decreto del presidente della Repubblica l’11 settembre 2020, è in dirittura d’arrivo, con scadenza l’11 settembre 2026. Gli inquirenti ritengono che la vastità delle posizioni da rinnovare abbia innescato una competizione opaca, in cui intermediari si sono proposti per “facilitare” nomine gradite in cambio di future utilità, come l’assegnazione di consulenze o appalti. La contestazione per l’ente, ai sensi del D.Lgs. 231/01, si fonda sul presupposto che tali manovre, sebbene orchestrate da terzi, siano state rese possibili da carenze organizzative interne e, potenzialmente, realizzate nell’interesse o a vantaggio dell’ente stesso, qualora una nomina pilotata avesse garantito in futuro decisioni favorevoli.

Un funzionario dell’Enac, sentito a sommarie informazioni testimoniali, ha dichiarato di aver notato pressioni anomale per un candidato specifico, ma di non aver segnalato la circostanza per timore di ritorsioni e per l’assenza di un canale di segnalazione percepito come realmente protetto e anonimo. Questa mancata segnalazione interna, un classico “segnale debole” ignorato, ha permesso al rischio di concretizzarsi. L’adozione di un protocollo di whistleblowing digitale integrato in un sistema sovrano avrebbe cambiato radicalmente lo scenario: la segnalazione, anche anonima, sarebbe stata cifrata e gestita da un motore autonomo, priva di metadati riconducibili al segnalante, e avrebbe generato un ticket non cancellabile nel sistema di case management dell’Organismo di Vigilanza. L’inerzia o il ritardo nella presa in carico della segnalazione da parte delle funzioni competenti avrebbe a sua volta prodotto un’escalation automatica ai vertici dell’ente e, in assenza di riscontro, al collegio sindacale, garantendo la presa in carico del rischio prima che potesse degenerare in un illecito conclamato.

Sulla base degli elementi raccolti, il Pubblico Ministero ha avanzato richiesta di applicazione di una misura cautelare interdittiva a carico dell’ente, ovvero il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione per un anno, e contestualmente ha disposto un sequestro preventivo finalizzato alla confisca del profitto del reato, quantificato in via presuntiva in diversi milioni di euro. La Procura ha argomentato che il modello organizzativo 231 dell’ente, sebbene esistente sulla carta, era palesemente inidoneo e inefficace, una mera formalità priva di controlli operativi reali. La difesa dell’ente si trova ora nella difficile posizione di dover dimostrare, con prove prodotte a posteriori, l’efficacia dei propri presidi, un compito quasi impossibile in assenza di registrazioni e log sistematici e immutabili.

Se l’ente si fosse avvalso di un ecosistema come Scudo231, la difesa in sede penale sarebbe stata di natura completamente diversa. Invece di produrre documenti cartacei e testimonianze, gli avvocati avrebbero depositato l’estrazione forense dei log di sistema: un pacchetto di dati che dimostrava, in modo scientifico e causale, l’esistenza di controlli preventivi attivi, le allerte generate dalle anomalie procedurali, le segnalazioni gestite e le azioni correttive intraprese. Questa prova tecnologica avrebbe permesso di argomentare che l’eventuale reato non era frutto di una colpa organizzativa, ma di una condotta fraudolenta di un singolo che aveva eluso deliberatamente controlli efficaci e monitorati. Un simile impianto probatorio avrebbe fornito al Giudice per le Indagini Preliminari elementi solidi per rigettare la richiesta di misura cautelare e di sequestro, isolando la responsabilità penale a livello individuale e proteggendo il patrimonio e l’operatività dell’ente. Il danno economico e reputazionale derivante dal sequestro e dall’interdizione sarebbe stato così integralmente mitigato, confinando le conseguenze legali ai soli autori materiali dell’illecito. Il monitoraggio del Servizio controllo della Camera, che aveva evidenziato il ritardo sistemico nel rinnovo delle 117 cariche, si rivela così non solo una statistica parlamentare, ma il sintomo di una vulnerabilità strutturale che l’azione della magistratura sta ora trasformando in una precisa responsabilità penale e amministrativa per gli enti privi di difese adeguate.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2026/06/21/negli-enti-pubblici-117-cariche-da-rinnovare-entro-lanno_534d5acb-3c21-454b-b1aa-cff4d76a3b4d.html