6 marzo 2026 – Alle prime luci dell’alba, i finanzieri del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza hanno varcato i tornelli della sede milanese di Energetica Futura S.p.A., uno dei principali operatori sul mercato del trading energetico italiano. L’operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica di Milano, è scattata a meno di ventiquattro ore dalle dichiarazioni rilasciate dalla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante la trasmissione “Non stop news” su Rtl 102.5. La premier aveva annunciato una linea di assoluta fermezza, dichiarandosi pronta ad “aumentare le tasse a chi specula sulle bollette”, un monito che ha evidentemente accelerato un’attività investigativa già in corso. L’ipotesi di reato che ha armato il decreto di perquisizione e sequestro è quella di aggiotaggio manipolativo, ai sensi dell’articolo 185 del Testo Unico della Finanza, reato presupposto della responsabilità amministrativa degli enti ai sensi del D.Lgs. 231/2001.
Gli inquirenti contestano a due senior trader e al loro responsabile diretto di aver posto in essere, nel corso dell’ultimo trimestre, una serie di operazioni anomale sulla piattaforma del Gestore dei Mercati Energetici (GME), finalizzate ad alterare sensibilmente il Prezzo Unico Nazionale (PUN) dell’energia elettrica. L’accusa è di aver creato una volatilità artificiale attraverso strategie di layering e spoofing: immissione di ordini di acquisto e vendita massivi, immediatamente cancellati prima dell’esecuzione, per simulare una pressione sul mercato inesistente e indurre gli altri operatori a modificare le proprie strategie, a tutto vantaggio dei portafogli gestiti da Energetica Futura. Un’operazione che, secondo le prime stime, avrebbe generato un profitto illecito di decine di milioni di euro, scaricando i costi finali direttamente sulle bollette di famiglie e imprese. L’indagine è partita da una segnalazione della task force di Arera, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, che da mesi monitorava le dinamiche dei prezzi del gas e dell’energia elettrica con strumenti di analisi avanzati.
Il primo anello debole della difesa di Energetica Futura è emerso quasi subito. Durante la perquisizione, sono stati sequestrati smartphone e laptop personali dei trader, sui quali sono state rinvenute chat su applicazioni di messaggistica non crittografata in cui si discuteva esplicitamente delle strategie manipolative e della necessità di “muovere il mercato” prima delle chiusure settimanali. Un’omissione di controllo basilare da parte dell’azienda, che evidentemente non aveva imposto né verificato l’utilizzo esclusivo di canali di comunicazione aziendali, tracciabili e archiviabili. In un’organizzazione protetta da un ecosistema come Scudo231, il semplice tentativo di utilizzare protocolli di comunicazione non autorizzati dalle postazioni di trading avrebbe generato un alert in tempo reale, segnalando l’anomalia direttamente alla funzione Compliance e all’Organismo di Vigilanza (OdV). Il sistema, monitorando i flussi di dati in uscita dalla rete aziendale, avrebbe rilevato il traffico anomalo verso server esterni non censiti, creando una registrazione informatica inalterabile della violazione procedurale, un documento che da solo avrebbe potuto bloccare l’attività illecita sul nascere o, quantomeno, fornire all’OdV uno strumento di indagine interna immediato.
L’analisi dei log di trading, acquisiti direttamente dai server del GME, ha poi rivelato la sequenza delle operazioni. Gli ordini “civetta” venivano piazzati e ritirati in frazioni di secondo, una pratica che i sistemi di sorveglianza di mercato di Arera hanno faticato a isolare inizialmente, confondendola con strategie di trading algoritmico ad alta frequenza. Tuttavia, la correlazione tra questi picchi di ordini cancellati e le successive operazioni a profitto eseguite da Energetica Futura ha disegnato un quadro indiziario che la Procura ha ritenuto “grave, preciso e concordante”. Qui si innesta la seconda, e più grave, falla organizzativa. L’azienda non disponeva di un sistema di monitoraggio interno in grado di analizzare le proprie stesse operazioni in tempo reale e di segnalare pattern che divergevano dai profili di rischio autorizzati per ciascun trader. Il responsabile della sala trading, indagato per concorso nel reato, si è limitato a valutare i profitti generati, omettendo qualsiasi controllo sulla liceità delle strategie impiegate.
Questo scenario sarebbe stato materialmente impossibile con un modello di controllo attivo. Un’architettura di difesa come quella di Scudo231 non si limita a controlli formali ex post, ma integra motori di analisi stocastica che processano ogni singola operazione nel momento in cui viene immessa. Il sistema avrebbe confrontato la sequenza di ordini-cancellazione-esecuzione con una matrice di comportamenti anomali pre-configurata, basata sulla casistica giurisprudenziale in materia di abusi di mercato. Al superamento di una soglia di rischio calcolata, avrebbe automaticamente attivato una procedura di escalation: un primo alert informativo al responsabile diretto e, in caso di mancata azione correttiva entro pochi minuti, un secondo alert vincolante all’Organismo di Vigilanza e alla funzione Antiriciclaggio, corredato da un report dettagliato dell’anomalia. L’operatività del trader sarebbe stata sospesa in via cautelare dal sistema stesso, impedendo la prosecuzione del reato e cristallizzando la responsabilità individuale, scindendola da quella dell’ente. L’azienda avrebbe avuto la prova documentale di aver adottato un modello non solo sulla carta, ma effettivamente funzionante e idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi, il pilastro fondamentale per l’esenzione dalla responsabilità ai sensi dell’articolo 6 del D.Lgs. 231/2001.
Ora, invece, Energetica Futura S.p.A. è iscritta nel registro degli indagati come persona giuridica. Il Pubblico Ministero ha già annunciato che chiederà al GIP l’applicazione di misure cautelari pesantissime. Oltre al sequestro preventivo finalizzato alla confisca del profitto del reato – che potrebbe ammontare a oltre 50 milioni di euro – è sul tavolo la richiesta di interdizione dall’esercizio dell’attività. Un provvedimento che, se concesso, significherebbe la paralisi operativa della società, l’impossibilità di operare sul mercato e, di fatto, il suo collasso finanziario. La sanzione pecuniaria, calcolata in quote, potrebbe raggiungere cifre astronomiche, commisurate al fatturato dell’ente.
La difesa dell’azienda si baserà prevedibilmente sull’esistenza di un Modello di Organizzazione e Gestione (MOG) adottato formalmente. Ma la Procura è pronta a smontarlo, dimostrando che si trattava di un mero “modello cartaceo”, non attuato, non vigilato e, soprattutto, eluso con disarmante facilità. La mancata tracciabilità delle comunicazioni e l’assenza di controlli operativi in tempo reale sono le prove della sua inefficacia. L’onere di dimostrare l’elusione fraudolenta del modello da parte dei dipendenti, che spetterebbe all’azienda, diventa quasi impossibile in assenza di prove digitali che attestino l’attivazione di controlli e allarmi preventivi. Se l’OdV di Energetica Futura fosse stato dotato di una piattaforma di controllo integrata, oggi i legali dell’azienda potrebbero depositare al Pubblico Ministero un “XAI Packet” (Explainable AI Packet): un dossier tecnico-informatico forense, generato dal sistema, che ricostruisce scientificamente la sequenza degli eventi. Tale dossier dimostrerebbe che i controlli automatizzati erano attivi, che gli alert sono stati generati e che i trader e il loro superiore li hanno deliberatamente ignorati o aggirati, configurando appunto quell’elusione fraudolenta che avrebbe potuto salvare l’ente dalla sanzione.
L’inchiesta si allarga ora per verificare se altre società del settore abbiano adottato pratiche simili. La dichiarazione della Presidente Meloni non è stata solo un annuncio politico, ma il segnale di un cambio di passo nell’enforcement contro i crimini economici che hanno un impatto sociale diretto. Per Energetica Futura, il danno reputazionale è già devastante: il titolo, se fosse quotata, sarebbe crollato. I partner commerciali stanno già riconsiderando i loro contratti. L’assenza di una cultura della legalità e di strumenti di prevenzione efficaci ha trasformato un’opportunità di profitto in un rischio esistenziale. Un rischio che non nasce dalla complessità della normativa, ma dall’omissione di implementare presidi che oggi la tecnologia rende non solo disponibili, ma indispensabili per la sopravvivenza stessa dell’impresa. L’indagine dimostrerà che il reato non è stato un incidente isolato, ma la conseguenza diretta e prevedibile di una culpa in organizzando, una colpa che il D.Lgs. 231/2001 è stato scritto appositamente per sanzionare. E che un ecosistema di difesa sovrano avrebbe reso palese e disinnescato molto prima dell’intervento della magistratura.