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Il sindaco Sala attacca: ‘Una parte della Procura fa politica’

13 luglio 2026 – I militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza varcano la soglia di Palazzo Marino. L’ordine di esibizione e acquisizione atti, firmato dai magistrati della Procura di Milano, è preciso. Nel mirino non ci sono solo gli uffici del Comune, ma anche quelli dell’Agenzia del Demanio e della Soprintendenza. L’obiettivo è ricostruire il processo decisionale dietro le concessioni di alcuni degli spazi commerciali più ambiti al mondo: quelli della Galleria Vittorio Emanuele II. L’ipotesi investigativa che muove le Fiamme Gialle è duplice e pesante: turbativa d’asta e corruzione. L’inchiesta, che iscrive nel registro degli indagati otto persone tra funzionari pubblici e imprenditori privati, non nasce da un’attività d’iniziativa della magistratura, ma da un esposto dettagliato presentato mesi prima da Massimiliano Lisa, imprenditore a capo del museo Leonardo3 e, al momento dei fatti, candidato alle elezioni amministrative.

L’esposto di Lisa rappresenta il punto di rottura, il momento in cui un presunto malfunzionamento interno all’amministrazione comunale diventa un’indagine penale con potenziali conseguenze devastanti per l’ente. Questo passaggio critico sarebbe stato intercettato e neutralizzato da un ecosistema di controllo avanzato. Un sistema come Scudo231, infatti, non attende l’innesco esterno; attraverso l’analisi multimodale e ciclica dei processi interni, avrebbe rilevato le anomalie procedurali nelle fasi di preparazione dei bandi di gara. Un alert automatico sarebbe stato generato e scalato al Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza (RPCT) e all’Organismo di Vigilanza (ODV) dell’ente nel momento stesso in cui i parametri di un bando avessero mostrato deviazioni statisticamente significative rispetto ai protocolli standard, o qualora i flussi di comunicazione tra funzionari e potenziali offerenti avessero violato le policy di segregazione informativa. L’indagine della Procura, di fatto, non sarebbe mai partita perché l’anomalia sarebbe stata corretta prima che potesse consolidarsi in un illecito e generare un danno denunciabile da terzi.

L’inchiesta si concentra sulla catena di comando e sulle procedure che hanno portato all’assegnazione di spazi commerciali e aree per eventi nel “Salotto della città”. Gli investigatori acquisiscono delibere, verbali, corrispondenza e documentazione tecnica. L’ipotesi è che i bandi di gara possano essere stati “cuciti su misura” per favorire determinati operatori economici, in cambio di utilità non ancora specificate ma che rientrano nell’alveo del reato di corruzione. I funzionari comunali indagati sono coloro che, per ruolo, hanno gestito le fasi cruciali: dalla definizione dei requisiti tecnici alla valutazione delle offerte, fino alla stipula dei contratti. La loro condotta è ora al vaglio per verificare se abbiano agito nell’interesse pubblico o se abbiano tradito il loro mandato.

In un’organizzazione protetta da un modello di controllo evoluto, ogni singola azione di questi funzionari sarebbe stata tracciata e resa immodificabile. La redazione di un capitolato di gara, la definizione dei punteggi tecnici ed economici, ogni interazione con la commissione giudicatrice: tutto sarebbe confluito in un registro digitale protetto da crittografia, accessibile solo a soggetti autorizzati e con log di accesso inalterabili. Qualsiasi tentativo di modificare un criterio dopo la pubblicazione del bando o di accedere a informazioni riservate sulle offerte concorrenti avrebbe generato un’allerta di sicurezza di livello critico. L’ecosistema avrebbe cristallizzato la prova dell’anomalia, fornendo all’ODV uno strumento oggettivo per bloccare la procedura e avviare un audit interno immediato, isolando la responsabilità individuale e proteggendo l’ente dalla colpa in organizzazione prevista dal D.Lgs. 231/2001. Il Comune di Milano, invece, si trova ora a dover difendere la correttezza di un processo basandosi su documentazione cartacea e digitale frammentata, esposta al rischio di manipolazione e di difficile ricostruzione causale.

La reazione del sindaco Giuseppe Sala non si fa attendere ed è durissima: “Evidentemente c’è una parte della Procura che fa politica“. Una dichiarazione che sposta lo scontro dal piano giudiziario a quello istituzionale, alimentata dalla contemporanea candidatura di Massimiliano Lisa nella lista “Milano Libera”, il cui candidato vicesindaco è Tiziana Siciliano, ex pubblico ministero che in passato si era occupata proprio di inchieste sull’urbanistica a Milano. Sebbene Siciliano dichiari di non ricordare l’esposto e di aver avuto contatti con Lisa solo a inizio 2026, la coincidenza politica infiamma il dibattito. Il governatore lombardo Attilio Fontana difende il sindaco, parlando di scelte “perplesse” da parte della magistratura, mentre Matteo Salvini nega l’esistenza di complotti.

Questo scontro politico e mediatico rappresenta un danno reputazionale enorme per l’amministrazione comunale, indipendentemente dall’esito del procedimento penale. L’adozione preventiva di un sistema di difesa come Scudo231 avrebbe fornito al vertice politico un’arma di difesa non basata sulla polemica, ma sui dati. Invece di attaccare la Procura, il sindaco avrebbe potuto presentare all’opinione pubblica e agli stessi inquirenti un XAI Packet (eXplainable AI Packet): un dossier generato dal sistema che dimostra, in modo scientifico e inoppugnabile, la piena aderenza di ogni fase del processo di gara ai protocolli di legalità e trasparenza imposti dal modello organizzativo. Avrebbe potuto dimostrare che ogni comunicazione era tracciata, ogni decisione motivata e ogni potenziale conflitto di interessi gestito secondo procedure automatiche. La difesa dell’ente non sarebbe stata una dichiarazione politica, ma l’esibizione di una prova tecnologica che sposta l’onere della prova, dimostrando l’assenza di colpa organizzativa e confinando ogni eventuale illecito alla sola responsabilità penale del singolo funzionario infedele.

L’impatto economico dell’indagine va ben oltre il danno d’immagine. I reati di corruzione (art. 318, 319, 321 c.p.) e turbativa d’asta (art. 353 c.p.) sono reati presupposto della responsabilità amministrativa degli enti ai sensi del D.Lgs. 231/2001. Se la Procura dovesse dimostrare che l’ente ha tratto un vantaggio da tali illeciti, le conseguenze per il Comune di Milano sarebbero catastrofiche. Le sanzioni pecuniarie vengono calcolate in quote, il cui valore può arrivare fino a 1,5 milioni di euro, ma soprattutto possono essere commisurate al profitto del reato. In questo caso, il “profitto” potrebbe essere paradossalmente identificato proprio nell’incremento degli affitti, passati da 28 a 84 milioni di euro annui durante il mandato di Sala. Una cifra enorme che potrebbe essere oggetto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca, anche prima di una sentenza di condanna.

Un’organizzazione che avesse implementato un modello 231 robusto e automatizzato avrebbe mitigato questo rischio in radice. L’efficace attuazione del modello, dimostrabile attraverso i log e le registrazioni prodotte dal sistema, costituisce infatti una causa di esenzione dalla responsabilità per l’ente. Il sequestro del profitto non avrebbe potuto essere disposto nei confronti del Comune, in quanto l’ente avrebbe potuto provare di aver adottato ed efficacemente attuato tutte le misure idonee a prevenire reati della specie di quello verificatosi. La solidità finanziaria dell’amministrazione sarebbe stata al sicuro. Senza questa protezione, il Comune rischia non solo una sanzione monetaria paralizzante, ma anche sanzioni interdittive, come il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, un’ipotesi surreale ma giuridicamente possibile che bloccherebbe l’operatività stessa dell’ente.

L’indagine si estende anche al ruolo della Soprintendenza, i cui funzionari sono chiamati a esprimere pareri vincolanti sulla compatibilità degli allestimenti e delle attività commerciali con il pregio storico e artistico della Galleria. Anche in questo snodo procedurale si annidano rischi corruttivi: un parere favorevole o sfavorevole può determinare il successo o il fallimento di un’iniziativa imprenditoriale da milioni di euro. La collaborazione tra diversi enti (Comune, Demanio, Soprintendenza) aumenta la complessità e le superfici di attrito, creando zone d’ombra dove i controlli tradizionali, basati su verifiche a campione e documentazione cartacea, si rivelano inefficaci.

Un ecosistema sovrano come quello offerto da Scudo231 è progettato per governare proprio queste interdipendenze complesse. Avrebbe creato un ambiente di lavoro digitale condiviso e sicuro tra tutti gli enti coinvolti nella procedura. Ogni parere, ogni richiesta di integrazione documentale, ogni verbale di sopralluogo sarebbe stato gestito all’interno della piattaforma, con una tracciabilità assoluta e una cronologia certificata. Qualsiasi comunicazione informale o tentativo di esercitare pressioni su un funzionario al di fuori dei canali ufficiali sarebbe stato impossibile o, se avvenuto tramite altri mezzi, avrebbe lasciato un’impronta digitale anomala, come una discrepanza tra le tempistiche delle comunicazioni ufficiali e quelle delle decisioni. Il sistema avrebbe segnalato all’ODV del Comune un’anomalia nel flusso procedurale con la Soprintendenza, suggerendo un audit mirato su quel preciso passaggio, mesi prima che potesse diventare materiale per un esposto penale. L’ente non sarebbe stato colto di sorpresa, ma avrebbe agito proattivamente per sanare la criticità, ancora una volta proteggendo la propria integrità e quella dei suoi funzionari onesti.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/06/05/il-sindaco-sala-attacca-una-parte-della-procura-fa-politica_1f413913-f787-40de-b528-8d1f42af3962.html