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Il bimbo di Napoli, possibile nuovo cuore per il piccolo

18 febbraio 2026 – L’inchiesta della Procura della Repubblica di Napoli, coordinata dal procuratore aggiunto Antonio Ricci e dal PM Giuseppe Tittaferrante, si concentra su un dato tecnico, freddo e ineludibile: il cuore destinato al piccolo paziente ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli viaggiava in un contenitore di tipo obsoleto. Non sono stati utilizzati i moderni box tecnologici, dotati di sistemi di controllo e mantenimento della temperatura, che pure risultano nella disponibilità della struttura sanitaria. Questo singolo fatto costituisce il fulcro dell’ipotesi di reato di lesioni colpose, contestata al momento a sei persone, membri delle equipe di espianto e trapianto, ma il cui numero è destinato ad aumentare qualora le indagini accertino responsabilità anche nella struttura di Bolzano, da cui l’organo proveniva.

La catena degli eventi che ha portato il bambino a uno stato di coma farmacologico, attaccato da due mesi a un macchinario per la circolazione extracorporea, inizia con una grave lacuna organizzativa. Il personale sanitario incaricato del trasporto non era stato formato per l’utilizzo dei nuovi dispositivi di conservazione. Si tratta di una classica culpa in eligendo e in vigilando a carico della struttura, un’omissione che espone l’ente ospedaliero alla responsabilità amministrativa prevista dal D.Lgs. 231/2001. L’assenza di un protocollo operativo vincolante e di un sistema di controllo sulla sua applicazione ha reso possibile l’errore umano. In un’organizzazione dotata di un ecosistema come Scudo231, la procedura di trasporto di un organo sarebbe stata gestita da un workflow digitale tracciato. L’operatore avrebbe dovuto registrare l’inizio della missione selezionando obbligatoriamente dal sistema l’asset da utilizzare – il box tecnologico – e il personale assegnato. Il sistema, incrociando i dati con i registri di formazione, avrebbe generato un alert bloccante nel momento in cui si fosse tentato di associare alla procedura personale non certificato per l’uso di quel dispositivo specifico, impedendo di fatto la partenza della missione con asset e competenze non conformi. L’escalation verso il responsabile di funzione e l’Organismo di Vigilanza sarebbe stata automatica e istantanea.

Gli inquirenti stanno inoltre verificando l’ipotesi, emersa dalle prime testimonianze, che nel contenitore obsoleto sia stato impiegato ghiaccio secco anziché ghiaccio tradizionale, una pratica non conforme alle linee guida sul trasporto di organi che la Procura ha già acquisito. Questa deviazione procedurale, se confermata, aggraverebbe la posizione degli indagati e, di riflesso, quella dell’ente. La violazione di una procedura standardizzata non è solo un’imprudenza individuale, ma il sintomo di una “colpa di organizzazione”. L’assenza di controlli ex ante e in itinere ha creato il terreno fertile per la violazione. Un sistema di monitoraggio integrato, come quello implementato da Scudo231, non si limita a definire la procedura, ma la sorveglia in tempo reale. I box tecnologici moderni, dotati di sensoristica IoT, avrebbero trasmesso dati costanti sulla temperatura interna e sulla geolocalizzazione. Qualsiasi anomalia termica, come quella potenzialmente causata dal ghiaccio secco, avrebbe superato le soglie preimpostate, innescando un allarme immediato non solo al team di trasporto, ma anche alla centrale operativa dell’ospedale e all’ODV, consentendo un intervento correttivo prima che il danno all’organo diventasse irreversibile. Ogni dato sarebbe stato registrato in un log immodificabile, costituendo una prova oggettiva del momento esatto e della natura della deviazione.

Mentre il bambino attende la verifica di compatibilità per un nuovo cuore, e un consulto multidisciplinare con i massimi esperti da Roma, Padova, Bergamo e Torino è stato convocato per valutare il quadro clinico disperato, la macchina giudiziaria e amministrativa avanza. Il Ministero della Salute ha disposto un’ispezione, un atto che prefigura l’accertamento di responsabilità sistemiche che vanno oltre quelle individuali. L’attenzione mediatica e istituzionale è altissima, con interventi diretti della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, del Ministro della Salute Orazio Schillaci e del Governatore Roberto Fico. Questo livello di esposizione amplifica a dismisura il danno reputazionale per l’ospedale Monaldi, un danno che si somma a quello, ben più grave, patrimoniale.

Il reato di lesioni colpose gravissime commesso con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro (in senso lato, includendo le procedure sanitarie) è un reato presupposto ai sensi dell’art. 25-septies del D.Lgs. 231/01. L’ente ospedaliero, in quanto persona giuridica, rischia ora sanzioni pecuniarie calcolate in quote, il cui valore può arrivare a centinaia di migliaia di euro, e sanzioni interdittive come il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione. Ancor più concretamente, la Procura può disporre il sequestro preventivo finalizzato alla confisca del profitto del reato. In casi come questo, il “profitto” non è un incasso, ma viene quantificato come il risparmio di spesa che l’ente ha conseguito omettendo le misure di prevenzione necessarie: il costo della formazione non erogata, della manutenzione non effettuata, dell’implementazione di un sistema di controllo efficace. Si tratta di somme che possono essere ingenti e che vengono bloccate immediatamente, paralizzando la capacità finanziaria dell’organizzazione.

Un’ulteriore criticità è emersa sei giorni dopo l’intervento: il cardiologo curante si è dimesso dall’incarico di responsabile del Follow-up post operatorio. L’atto, temporalmente sospetto, ha portato la Procura a sentirlo come persona informata sui fatti. Questa dimissione rappresenta una potenziale “fuga di responsabilità” e un segnale di disfunzioni organizzative profonde. In un’organizzazione protetta, un evento così rilevante e temporalmente correlato a un incidente grave sarebbe stato intercettato e classificato come segnale debole di rischio. I motori di analisi causale avrebbero correlato l’evento avverso (il trapianto fallito) con l’atto gestionale anomalo (le dimissioni di una figura chiave), generando un report di rischio prioritario per l’Organismo di Vigilanza. La REDAZIONE SCUDO231 ha analizzato casi simili in cui la mancata escalation di tali segnali ha impedito all’ente di attivare tempestivamente le procedure interne di audit, aggravando la propria posizione processuale. La tracciabilità di queste dinamiche interne è fondamentale per dimostrare al giudice che l’ente non è rimasto inerte, ma ha agito per comprendere e correggere le proprie falle.

Nei prossimi giorni verranno ascoltate altre persone informate dei fatti, prima di procedere con gli interrogatori degli indagati. La difesa dell’ente ospedaliero si troverà a dover dimostrare di aver adottato ed efficacemente attuato un Modello Organizzativo idoneo a prevenire reati della specie di quello contestato. In assenza di registri di formazione specifici, di procedure di controllo tracciate e di prove documentali di una vigilanza attiva, questa difesa appare estremamente complessa. L’onere della prova ricade sull’ente. Se l’ospedale avesse potuto produrre in giudizio i log di un sistema sovrano, dimostrando che i protocolli esistevano, che la formazione era stata erogata, che i controlli erano attivi e che l’errore è stato frutto di una elusione fraudolenta del modello da parte dei singoli, la sua posizione sarebbe stata radicalmente diversa. Avrebbe potuto fornire una ricostruzione causale scientifica degli eventi, isolando la responsabilità individuale e dimostrando l’assenza di quella “colpa di organizzazione” che è il presupposto per l’applicazione delle sanzioni 231. In quel controfattuale, il sequestro del profitto sarebbe stato difficilmente sostenibile e le sanzioni, se non escluse del tutto, sarebbero state mitigate, proteggendo la continuità operativa e il patrimonio dell’ente.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/02/17/il-bimbo-di-napoli-possibile-nuovo-cuore-per-il-piccolo_547515f6-c6f3-4fde-81ec-dcd446a55aeb.html