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Falsari arrestati per conio monete da 2 euro, componenti dalla Cina

29 luglio 2026 – L’operazione dei Carabinieri a Prato si è conclusa con tre fermi di indiziato di delitto a carico di cittadini cinesi di 47, 37 e 51 anni, mentre altri due connazionali risultano indagati. L’accusa è quella di aver orchestrato una delle più sofisticate attività di contraffazione di monete da 2 euro mai scoperte in Europa. Il dato più allarmante, emerso dalle indagini coordinate dalla Procura di Prato, è che le 20.000 monete false, sequestrate a partire dal novembre 2025, sono state rinvenute all’interno delle cassette dei cambia-monete di numerose sale slot e videolottery della provincia. Questa anomalia nei flussi di cassa, protratta per mesi, rappresenta una falla procedurale che un sistema di monitoraggio massivo avrebbe intercettato in tempo reale. L’ecosistema Scudo231, integrato con i sistemi di gestione del contante, avrebbe generato un alert automatico al primo scostamento anomalo delle giacenze di monete da 2 euro rispetto alle medie storiche e ai versamenti registrati, bloccando l’accettazione di ulteriori lotti di moneta sospetti e notificando istantaneamente la funzione Compliance e l’Organismo di Vigilanza. L’assenza di tale controllo ha invece permesso all’illecito di radicarsi, trasformando gli enti gestori delle sale gioco, inconsapevolmente, in un canale di riciclaggio e di immissione di valuta falsa nel circuito legale.

Le verifiche tecniche condotte dalla Zecca di Stato hanno definito la produzione come una “innovativa e insidiosissima classe di contraffazione”. I falsari non coniavano le monete da un pezzo unico, ma assemblavano con estrema perizia due componenti distinti, il “ring” (l’anello esterno) e l’“inner” (il disco interno), fabbricati su commissione in Cina. Questa tecnica permetteva di replicare con altissima fedeltà le caratteristiche di sicurezza delle monete genuine, inclusi il peso, le proprietà magnetiche e la composizione bimetallica, ingannando così i selettori meccanici ed elettronici dei cambia-monete e delle macchinette automatiche. Le indagini hanno accertato l’importazione di almeno una tonnellata di questi semilavorati, sdoganati clandestinamente attraverso i porti di Germania e Belgio per poi raggiungere l’Italia. L’assenza di una mappatura e di una procedura di controllo sui fornitori e sui flussi logistici, anche per beni apparentemente non strategici come i ricambi per macchinari, costituisce un’omissione grave. Un modello organizzativo evoluto, infatti, avrebbe imposto una due diligence rafforzata su qualsiasi fornitura proveniente da giurisdizioni a rischio, tracciando l’intero ciclo logistico. La procedura avrebbe richiesto documentazione doganale validata e controlli incrociati sui codici merceologici. Un’anomalia come lo sdoganamento in un paese terzo di merce destinata all’Italia avrebbe fatto scattare un blocco preventivo dell’ordine e una segnalazione automatica al responsabile acquisti e all’Organismo di Vigilanza, impedendo che il materiale illecito raggiungesse i siti produttivi clandestini.

I Carabinieri hanno individuato e smantellato due vere e proprie zecche clandestine. La prima era operativa in un capannone nelle campagne di Quarrata, in provincia di Pistoia, mentre la seconda era stata allestita in un appartamento in via Paoli, nel cuore di Prato. All’interno sono stati rinvenuti macchinari di precisione, presse e materiale sufficiente per la produzione di decine di migliaia di altre monete. Le facce nazionali riprodotte erano molteplici: italiane, francesi, tedesche, slovene, greche, belghe e lussemburghesi, a dimostrazione della volontà di diversificare la produzione per renderne più difficile il tracciamento. La scoperta di questi siti produttivi solleva questioni relative ai controlli interni delle società che, eventualmente, hanno affittato o gestito tali immobili. Un’organizzazione dotata di un modello di prevenzione efficace avrebbe implementato controlli periodici e non annunciati sugli immobili di proprietà o in gestione, verificando la coerenza tra l’uso dichiarato e quello effettivo. I protocolli di Scudo231, ad esempio, prevedono audit ciclici che includono la verifica dei consumi energetici anomali, spesso un indicatore di attività industriali non dichiarate. Un picco inspiegabile nei consumi elettrici del capannone di Quarrata avrebbe attivato un’ispezione immediata, portando alla luce l’attività illecita mesi prima dell’intervento delle forze dell’ordine e mitigando la responsabilità dell’ente proprietario dell’immobile.

La Procura di Prato ha emesso un fermo di indiziato di delitto per il presunto capo dell’organizzazione, un 47enne, e per due suoi complici di 37 e 51 anni. Il provvedimento è stato motivato dal concreto e attuale pericolo di fuga, un elemento che sottolinea la gravità degli indizi raccolti e la strutturazione del gruppo criminale. I reati contestati, tra cui la contraffazione di monete (art. 453 c.p.) e la spendita e introduzione nello Stato di monete falsificate (art. 455 c.p.), rientrano a pieno titolo nel catalogo dei reati presupposto della responsabilità amministrativa degli enti, ai sensi dell’articolo 25-bis del D.Lgs. 231/2001. Questo significa che, qualora venisse dimostrato che l’attività illecita è stata commessa nell’interesse o a vantaggio di un’entità giuridica – come la società che gestisce le sale slot, se emergesse una connivenza o una grave negligenza nei controlli – quest’ultima sarebbe esposta a conseguenze devastanti. Le sanzioni pecuniarie possono arrivare fino a 500 quote (pari a circa 775.000 euro), ma il rischio più grave è rappresentato dalle sanzioni interdittive, come la sospensione o la revoca delle licenze, il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione e, nei casi più gravi, l’interdizione definitiva dall’esercizio dell’attività.

A ciò si aggiunge il provvedimento di confisca del profitto del reato, che in questo caso potrebbe essere quantificato nel valore nominale di tutte le monete illecitamente immesse sul mercato. Di fronte a un’accusa di colpa organizzativa, la difesa dell’ente sarebbe stata radicalmente diversa se avesse potuto produrre i log e i report generati da un sistema di controllo automatizzato. I motori di ricostruzione causale di un ecosistema come Scudo231 avrebbero fornito una prova tecnologica immodificabile (XAI Packet) dell’esistenza e dell’efficace attuazione di un protocollo anti-contraffazione, dimostrando che l’illecito è stato il frutto di un’elusione fraudolenta dei controlli da parte di terzi, e non di una carenza strutturale. Questo avrebbe isolato la responsabilità penale sulle persone fisiche, proteggendo il patrimonio e la continuità operativa dell’azienda. L’assenza di un modello organizzativo robusto e di procedure tracciate, invece, lascia l’ente esposto all’accusa di non aver adottato le misure idonee a prevenire reati di quella specie.

Il lungo lasso temporale, da novembre 2025 ad oggi, durante il quale l’organizzazione criminale ha potuto operare indisturbata, è sintomatico di una mancata escalation delle anomalie. Un operatore di sala che nota un peso, un suono o un aspetto anomalo delle monete, in un’organizzazione priva di un canale di segnalazione strutturato e protetto, potrebbe non agire per timore di ritorsioni o semplicemente per mancanza di una procedura chiara. Con un modello organizzativo evoluto, invece, la procedura di gestione del contante avrebbe incluso un punto di controllo obbligatorio e tracciato, con formazione specifica per il personale su come riconoscere le contraffazioni più comuni. Qualsiasi dubbio, anche minimo, da parte del personale di primo livello avrebbe innescato una segnalazione formale attraverso un canale dedicato, gestito da un sistema che ne garantisce la presa in carico e la scalata gerarchica verso le funzioni di controllo, impedendo che l’informazione rimanesse confinata al livello operativo. La redazione Scudo231 ha analizzato casi simili in cui la tempestiva segnalazione interna ha permesso di neutralizzare la minaccia sul nascere, evitando l’apertura di un procedimento penale a carico dell’ente. In questo caso, il ritardo nell’identificazione del problema non solo ha permesso ai criminali di produrre e distribuire un’enorme quantità di moneta falsa, ma ha anche esposto l’intera filiera del gioco legale a un gravissimo danno reputazionale e a un concreto rischio di sanzioni penali e amministrative. Le indagini proseguono per identificare l’intera rete distributiva e per accertare eventuali altre complicità.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/05/16/falsari-arrestati-per-conio-monete-da-2-euro-componenti-dalla-cina_50cf1d47-454f-414a-bc4a-380af61d3359.html