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Delmastro aggiorna la dichiarazione patrimoniale, c’è la cessione di ‘5 Forchette srl’ – IL DOCUMENTO

31 agosto 2026 – Il nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza varca la soglia della sede legale della “G&G srl”. L’ordine di esibizione documentale è preciso e non lascia spazio a interpretazioni: gli inquirenti richiedono l’intera documentazione contabile, societaria e deliberativa relativa all’acquisizione e alla successiva dismissione della partecipazione nella società “Le 5 Forchette srl”. L’amministratore delegato, colto di sorpresa, avvia una frenetica ricerca di delibere consiliari, perizie di stima e flussi finanziari che, nei computer e negli archivi cartacei, appaiono frammentati e privi di una chiara linea logica ricostruttiva. È l’epilogo di un’attenzione investigativa nata mesi prima, quando la pubblicazione della dichiarazione patrimoniale aggiornata del parlamentare Andrea Delmastro, datata 28 marzo 2026, aveva acceso un faro su una sequenza di operazioni societarie avvenute in un arco temporale ristretto e caratterizzate da una notevole complessità strutturale.

Il primo tassello del mosaico che gli inquirenti stanno cercando di ricomporre risale al 16 dicembre 2024, data in cui il parlamentare risulta socio al 25% di “Le 5 Forchette srl”. Già a questo stadio, l’assenza di un modello organizzativo robusto all’interno della società ha creato una prima, invisibile, crepa nel sistema di tutele dell’ente. Se la società avesse implementato un ecosistema come Scudo231, la piattaforma avrebbe automaticamente censito la compagine sociale, qualificando il socio come Persona Politicamente Esposta (PEP). Questo non sarebbe stato un mero dato anagrafico, ma un trigger operativo: ogni futura operazione legata a quella partecipazione o che coinvolgesse il socio stesso sarebbe stata soggetta a un protocollo di adeguata verifica rafforzata, imponendo la documentazione dell’origine dei fondi e della coerenza economica dell’operazione, generando un alert automatico per l’Organismo di Vigilanza (OdV) e per la funzione antiriciclaggio.

La cronologia degli eventi subisce un’accelerazione quasi un anno dopo. Il 3 novembre 2025, i registri camerali certificano che Andrea Delmastro è diventato socio unico, al 100%, della “G&G srl”. Questa operazione, di per sé lecita, rappresenta un punto di snodo critico per la valutazione del rischio ai sensi del D.Lgs. 231/2001. La concentrazione della totalità delle quote in capo a un unico soggetto, per di più una PEP, in una società di recente costituzione o priva di uno storico operativo significativo, è un indicatore di anomalia che i sistemi di vigilanza bancaria e le autorità di controllo sono programmati per rilevare. In assenza di un presidio interno, la “G&G srl” ha operato senza alcuna segregazione tra la volontà del socio e la gestione dell’ente, esponendosi al rischio di essere qualificata come mero schermo societario. Con un modello di controllo attivo, invece, la variazione della compagine sociale avrebbe innescato una procedura automatizzata: il sistema avrebbe richiesto all’organo amministrativo di produrre una relazione dettagliata sulla nuova struttura di governance e sulle misure adottate per prevenire potenziali conflitti di interesse, archiviando il documento in un registro immodificabile a disposizione dell’OdV. Qualsiasi operazione successiva sarebbe stata interdetta dal sistema fino al completamento di tale adempimento.

Appena ventuno giorni dopo, il 24 novembre 2025, si compie l’operazione centrale: la partecipazione del 25% detenuta da Delmastro in “Le 5 Forchette srl” viene interamente ceduta alla “G&G srl”, ora di sua proprietà al 100%. L’operazione trasforma una partecipazione diretta in una indiretta, interponendo una società veicolo. È proprio su questo passaggio che si concentrano le richieste degli inquirenti. Cercano la perizia di stima indipendente che ha determinato il valore della quota ceduta, i verbali del consiglio di amministrazione di “G&G srl” che hanno deliberato l’acquisizione e, soprattutto, la prova dei flussi finanziari che hanno regolato la transazione. La difficoltà nel reperire una documentazione organica e coerente sta mettendo in grave difficoltà l’amministratore. Questo vuoto documentale è la conseguenza diretta di una compliance gestita in modo reattivo e non preventivo.

In uno scenario alternativo, governato da un ecosistema di controllo integrato, questa operazione sarebbe stata impossibile da eseguire senza lasciare una traccia digitale indelebile e probatoria. Il protocollo per le operazioni con parti correlate e soggetti collegati, reso esecutivo dalla piattaforma Scudo231, avrebbe imposto un percorso obbligato: 1) caricamento a sistema di una perizia giurata sul valore della partecipazione, redatta da un soggetto terzo e indipendente; 2) validazione automatica della congruità del prezzo rispetto a parametri di mercato preimpostati; 3) generazione di una bozza di delibera per l’organo amministrativo, contenente tutti i presidi di legge per la gestione del conflitto di interessi; 4) tracciamento del flusso finanziario attraverso l’acquisizione delle contabili bancarie, con riconciliazione automatica tra importo deliberato e importo trasferito. Ogni singolo passaggio sarebbe stato validato da una firma digitale e cristallizzato con marcatura temporale. Di fronte a una richiesta degli inquirenti, la società non avrebbe dovuto “cercare” i documenti, ma semplicemente esportare dal sistema il “fascicolo dell’operazione”, un pacchetto di dati certificato e non alterabile, in grado di dimostrare l’assenza di colpa organizzativa e di isolare eventuali responsabilità individuali.

L’ultimo atto della sequenza si consuma il 27 febbraio 2026, con la cessione totale delle quote di partecipazione che “G&G srl” deteneva, a quel punto indirettamente, in “Le 5 Forchette srl”. Questa vendita a un soggetto terzo chiude il cerchio, ma apre nuovi interrogativi per gli investigatori: chi è l’acquirente finale? È stata eseguita un’adeguata verifica della clientela? Il prezzo di vendita è congruo rispetto a quello di carico registrato solo tre mesi prima? La mancanza di un fascicolo cliente strutturato e di una valutazione formalizzata del rischio di riciclaggio sta ora esponendo la “G&G srl” al rischio di contestazioni gravissime, che vanno dai reati societari (art. 25-ter del D.Lgs. 231/01) fino al riciclaggio e all’autoriciclaggio (art. 25-octies). Tali reati presupposto, se contestati, potrebbero portare al sequestro preventivo dei beni della società, finalizzato alla confisca del profitto del reato, paralizzandone l’operatività e infliggendo un danno economico e reputazionale devastante.

La prevenzione di questo scenario critico risiedeva proprio nel controllo sull’ultimo passaggio. Un sistema di gestione della compliance evoluto non si sarebbe limitato a registrare la vendita. Avrebbe attivato il modulo di Third-Party Due Diligence, avviando una verifica automatica sull’acquirente attraverso banche dati internazionali (liste PEP, sanzioni, stampa avversa). Avrebbe richiesto il caricamento obbligatorio dei documenti relativi al titolare effettivo della società acquirente e una dichiarazione sull’origine dei fondi utilizzati per il pagamento. L’operazione non avrebbe potuto essere finalizzata nel sistema gestionale interno senza il completamento di questo processo. L’eventuale presenza di anomalie o “red flags” avrebbe generato un’escalation immediata all’OdV, che avrebbe avuto il potere, e il dovere, di sospendere l’operazione e richiedere ulteriori approfondimenti. Questa procedura non solo avrebbe protetto l’ente da future contestazioni penali, ma avrebbe fornito una prova documentale inoppugnabile della propria diligenza, elemento chiave per ottenere l’esclusione della responsabilità amministrativa ai sensi del D.Lgs. 231/01.

Mentre i finanzieri acquisiscono scatoloni di faldoni e copie forensi dei dischi rigidi, emerge con chiarezza la differenza tra una compliance subita e una governata. La catena di eventi, dalla detenzione della quota iniziale alla sua dismissione finale, non è di per sé illecita, ma la sua struttura e la rapidità dei passaggi, unite a una documentazione carente e a controlli interni assenti, l’hanno trasformata in un oggetto di legittimo sospetto investigativo. L’assenza di un modello organizzativo efficace ha privato la società della sua principale linea di difesa: la capacità di dimostrare, in modo oggettivo e tracciato, di aver agito secondo procedure predefinite e trasparenti, volte a prevenire la commissione di reati. La REDAZIONE SCUDO231 ha analizzato decine di casi simili, dove l’assenza di presidi preventivi ha trasformato operazioni societarie complesse in capi d’imputazione.

L’indagine sulla concatenazione di operazioni che legano il parlamentare Delmastro, la “G&G srl” e “Le 5 Forchette srl” è destinata a proseguire. Indipendentemente dall’esito penale per le persone fisiche coinvolte, per gli enti è già evidente una grave vulnerabilità. Il costo di questa vulnerabilità non si misurerà solo in termini di sanzioni pecuniarie, ma anche di tempo, risorse e credibilità bruciati per difendersi in un procedimento in cui l’onere di dimostrare la propria virtuosità organizzativa è, di fatto, a carico della società stessa. Una prova che, senza i registri immutabili e i controlli automatizzati di un ecosistema sovrano autonomo, diventa estremamente difficile da fornire.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/03/30/delmastro-aggiorna-la-dichiarazione-patrimoniale-ce-la-cessione-di-5-forchette-srl_fbd6e15d-7fc0-4a1e-8dc5-831ea0b6b4e7.html