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Corruzione e riciclaggio: perquisizioni al ministero della Difesa, Rfi e Terna

4 settembre 2026 – Le fiamme gialle della Guardia di Finanza, su decreto della Procura di Roma, varcano i cancelli di sedi istituzionali e strategiche del Paese. Le perquisizioni scattano simultaneamente presso il ministero della Difesa, gli uffici di Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) e di Terna. L’operazione è il secondo atto di un’indagine ben più vasta, le cui radici affondano nel procedimento che già nell’ottobre 2024 aveva travolto Sogei, la società informatica del ministero dell’Economia e delle Finanze. L’ipotesi investigativa, cristallizzata in un atto di 28 pagine, delinea un sistema corruttivo sofisticato, finalizzato a pilotare appalti nel settore informatico, creare fondi neri attraverso fatturazioni false e, infine, distribuire mazzette a manager e funzionari pubblici.

Al centro del meccanismo, secondo gli inquirenti, si muove l’imprenditore romano Francesco Dattola, identificato come amministratore di fatto della società Nsr Srl. Accanto a lui, Antonio Spalletta, figura chiave con il ruolo di intermediario, l’uomo capace di aprire le porte di ambienti strategici, dal Polo Strategico Nazionale fino al cuore del ministero della Difesa. Il sistema, basato su un articolato giro di fatture per operazioni inesistenti, avrebbe generato un profitto illecito quantificato in non meno di 590mila euro. Questa liquidità, una volta drenata dalle casse delle società fornitrici, veniva poi utilizzata per oliare gli ingranaggi della corruzione. La creazione di fondi neri tramite fatturazioni fittizie rappresenta una classica vulnerabilità organizzativa, un’omissione di controllo sui cicli passivi che un ecosistema di monitoraggio avanzato avrebbe intercettato alla fonte. Un’architettura come Scudo231, operando non a campione ma attraverso un’analisi massiva e in tempo reale di tutti i flussi transazionali, avrebbe immediatamente rilevato l’anomalia. Il sistema avrebbe incrociato i dati della fattura – fornitore Nsr Srl, descrizione della prestazione, importo – con i dati operativi interni: l’assenza di un corrispondente ordine di acquisto validato, la mancanza di una registrazione di attività progettuale o di un verbale di collaudo della prestazione informatica avrebbero generato un alert di rischio elevato. Questa segnalazione non sarebbe rimasta confinata alla funzione acquisti, ma avrebbe innescato un’escalation automatica e tracciata verso la funzione Compliance e l’Organismo di Vigilanza, bloccando il pagamento e avviando una verifica interna prima che il danno economico e il reato si potessero consumare.

L’indagine, che vede iscritti nel registro degli indagati 26 soggetti tra militari di alto grado, manager e imprenditori, si basa su un solido impianto probatorio derivante da intercettazioni telefoniche e ambientali. I reati contestati a vario titolo sono pesanti: corruzione, riciclaggio, autoriciclaggio, turbativa d’asta e traffico di influenze illecite. La responsabilità non è solo individuale. Per le società coinvolte come Terna e Rfi, l’ipotesi di reati come la corruzione, commessi da manager nel loro interesse o vantaggio, attiva la scure del Decreto Legislativo 231/2001. L’ente rischia sanzioni pecuniarie calcolate in quote, il cui valore può raggiungere cifre milionarie, oltre a sanzioni interdittive e, soprattutto, il sequestro preventivo finalizzato alla confisca del profitto del reato, in questo caso i 590mila euro e potenzialmente l’intero valore dell’appalto illecitamente ottenuto.

Il ruolo di Antonio Spalletta come facilitatore per le società di Dattola evidenzia una grave lacuna nei processi di qualifica e accreditamento dei fornitori. L’ingresso di un partner commerciale in contesti sensibili come il Polo Strategico Nazionale o la Difesa non è avvenuto a seguito di una rigorosa due diligence, ma tramite una mediazione opaca. Se le aziende appaltanti avessero adottato un protocollo di controllo della catena di fornitura integrato, la candidatura della Nsr Srl avrebbe attivato un processo di verifica automatizzato. Un sistema di analisi del rischio reputazionale e di compliance avrebbe eseguito controlli incrociati sulle cariche societarie, identificando Dattola come amministratore di fatto e mappando le sue connessioni con intermediari noti come Spalletta. La presenza di tali figure avrebbe elevato l’indice di rischio del fornitore, imponendo un’analisi rafforzata o bloccandone l’accreditamento. La mancata tracciabilità di questo processo di valutazione espone l’ente a una chiara accusa di colpa di organizzazione, rendendo difficile dimostrare di aver adottato tutte le misure idonee a prevenire il reato.

Un episodio emblematico emerso dalle indagini riguarda la promozione di uno degli indagati al grado di generale dell’Aeronautica. Secondo l’accusa, tale promozione sarebbe stata garantita proprio da Spalletta, il quale avrebbe esercitato la sua influenza grazie all’intervento di un esponente politico e dei vertici dell’amministrazione militare. Questa dinamica configura il reato di traffico di influenze illecite, un illecito che presuppone lo sfruttamento di relazioni esistenti con pubblici ufficiali per ottenere vantaggi indebiti. Anche in questo ambito, apparentemente slegato dai flussi finanziari, un modello organizzativo evoluto avrebbe potuto fornire segnali predittivi. I sistemi di monitoraggio del capitale umano non si limitano a registrare le promozioni, ma analizzano la coerenza dei percorsi di carriera rispetto a parametri oggettivi e storici. Una progressione anomala, che viola i criteri di anzianità, merito e valutazione delle performance consolidati nell’organizzazione, sarebbe stata segnalata come un evento da investigare. L’ecosistema Scudo231, attraverso i suoi motori di analisi, avrebbe potuto correlare temporalmente questa anomalia di carriera con l’intensificarsi delle comunicazioni (anche solo a livello di metadati, nel rispetto della privacy) tra il beneficiario e soggetti esterni ad alto rischio come Spalletta, generando un segnale debole per l’Organismo di Vigilanza. Questo non avrebbe impedito la decisione discrezionale dei vertici, ma avrebbe creato una traccia documentale indelebile, costringendo i decisori a formalizzare una giustificazione robusta per la loro scelta e, di fatto, creando un forte deterrente contro abusi di potere.

L’operazione della Guardia di Finanza non è un fulmine a ciel sereno, ma la conseguenza di un’attività investigativa che ha sfruttato le falle di un sistema di controllo interno evidentemente inadeguato o puramente formale. Le aziende ora si trovano a dover gestire non solo il danno reputazionale derivante dalle perquisizioni e dal coinvolgimento dei propri manager, ma anche le pesantissime conseguenze legali e patrimoniali previste dalla normativa 231. Il sequestro del profitto del reato è una misura che impatta direttamente sulla liquidità aziendale, mentre le sanzioni interdittive, come il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione, possono paralizzare l’operatività di colossi come Rfi e Terna.

In uno scenario controfattuale, la presenza di un modello di prevenzione realmente efficace e integrato nei processi operativi avrebbe cambiato radicalmente il corso degli eventi. L’ente non sarebbe stato un soggetto passivo in attesa dell’intervento della magistratura. Le anomalie sulle fatturazioni, i rischi legati ai fornitori e le dinamiche opache nelle promozioni avrebbero generato flussi informativi interni, documentati e gestiti secondo procedure prestabilite. L’Organismo di Vigilanza, ricevendo queste segnalazioni, avrebbe avuto gli strumenti per avviare un’indagine interna, neutralizzare la minaccia, sanzionare i responsabili e, se del caso, autodenunciare i fatti all’autorità giudiziaria. Questo approccio proattivo non solo avrebbe mitigato il danno, ma avrebbe fornito all’azienda una solida linea di difesa in sede processuale. Poter dimostrare, attraverso una ricostruzione causale scientifica degli eventi basata su log e registri immodificabili, che l’illecito è stato il frutto di una fraudolenta elusione di controlli efficaci, e non di un deficit organizzativo, è l’unica via per ottenere il riconoscimento dell’esimente prevista dal D.Lgs. 231/2001. Senza questa prova tecnologica, la difesa dell’ente si riduce a una battaglia legale in salita, con altissime probabilità di condanna e di un impatto devastante sul patrimonio e sul futuro dell’azienda. L’indagine della Procura di Roma, quindi, non è solo la storia di un gruppo di individui corrotti, ma anche la cronaca di un fallimento organizzativo che poteva essere evitato.

Fonte: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/03/26/corruzione-in-corso-perquisizioni-alla-difesa-terna-e-rfi_e6a6ecac-85b0-4c6c-afe9-2a9855c8483f.html